Intolleranza

Diana carissima, oggi va di moda mettere etichette a coloro che si permettono di avere idee diverse da quelle “di moda”.
O ti omologhi o sei bollato anche se sommessamente esprimi la tua opinione senza pretendere che sia condivisa, anche se giustificata e supportata da oggettività documentate.
Così sei additato e soggetto a liste di proscrizione perché la “verità” è cosa loro.
È così da tempo,da troppo tempo…
Ma non siamo più disposti a subire in silenzio.
GRAZIE Diana perché con l’autorevolezza della tua statura umana e professionale, dai voce a “chi non ha voce

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Aggiornamento sui due “eroi della tastiera”: capitolo chiuso… ma lo spettacolo continua

Cara Diana, mesi fa avevi denunciato la campagna diffamatoria che due persone cattive avevano fatto contro di Te. Avevo letto la Tua intervista e Ti avevo scritto in privato per darti la mia solidarietà poi non ho più letto niente. Sei riuscita a farli smettere?
Con affetto

Silvia
P.S. Ho letto Ogni gatto è un’isola e ho deciso di adottare un micio (Te ne avevo parlato) perché grazie ai Tuoi consigli mi sento pronta.

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Basta con le richieste di aiuto! (?)

Alcune settimane fa abbiamo ricevuto questa lettera da un signore che in passato è stato “amico di Paco” e ha quindi sostenuto le iniziative del Fondo Amici di Paco:

“Sono un pensionato al minimo pensionistico che deve sopravvivere con circa 550.000 euro.
Ad inizio anno, da quando sono in pensione, scelgo 5/6 associazioni a cui destinare il mio modesto contributo.
Però ho preso l’abitudine di conservare in una scatola tutte le vostre lettere contenenti un bollettino.
Nell’anno 2012 ne ho ricevute 162 e nel 2013 164, spesso doppie o triple nell’arco dei 12 mesi.
Ora capirete bene che, pur apprezzando la grande opera che ognuna di voi svolge, non posso sacrificare una sia pur minima parte dei miei introiti a soddisfare una seconda vostra richiesta.
Pertanto, nel caso dovessi ricevere da una di voi un secondo bollettino, non mi basta più cestinare l’insistenza e l’anno successivo non sarete fra quelle a cui dedicherò la mia attenzione.
Perdonatemi, ma ricevo più richieste economiche che posta personale e noi pensionati non ce la facciamo più a sopravvivere.
Grazie”

Mauro

Posso capirlo: anch’io ogni giorno, non solo e tanto come Fondo Amici di Paco ma anche e soprattutto come privata cittadina, sono subissata da richieste di aiuto di ogni tipo. E a volte si fa fatica a orientarsi se si vuole fare qualcosa.

Rispondo al gentile Mauro:
Gentile signor Mauro, la ringrazio per averci scritto.
Mi stupisco però che lei ci comprenda tra coloro che mandano bollettini, in quanto non è nostra abitudine. Se lei ha ricevuto bollettini di richiesta a nome del Fondo Amici di Paco non sono di certo partiti da noi. Da parte nostra ha finora ricevuto la rivista, in quanto in passato è stato iscritto alla nostra associazione. La rivista per noi è un modo di comunicare le iniziative rese possibili grazie alla solidarietà dei nostri sostenitori, tra i quali abbiamo avuto il piacere di annoverarla.
Dico sempre a tutte le persone che mi scrivono o telefonano per “scusarsi” del poco che fanno, che ognuno deve fare solo ciò che può, e che se tutti, anche e soprattutto quelli che possono, facessero qualcosa per gli altri andrebbe tutto molto meglio.
La ringrazio per quanto ha fatto per aiutarci e la saluto cordialmente

Diana Lanciotti

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A chi vanno i nostri soldi

Buona sera Signora Lanciotti,
ho preso contatto da poco con il Vs. gruppo tramite l’ordinazione del libro del canile di Olbia. Mi è saltato l’occhio su una recensione del libretto perché il cane nero sulla copertina potrebbe essere il ns. amatissimo GIULIO PRINCIPE DELLA SARDEGNA: stessi colori, stesse macchie, stessa forma della testa, stesso destino (prima che l’abbiamo trovato!).
Il libro è bellissimo e tocca veramente il cuore; mi piace tantissimo e Lei è veramente una persona speciale e l’amore e la sua dedizione a questi randagi è ammirevole.
Il destino degli animali in genere mi sta a cuore e mi piacerebbe di sostenere le Vs. iniziative, però chiedo – prima di impegnarmi – qualche dato in più:
si può vedere il bilancio della onlus / AMICI DI PACO? In internet non ho trovato niente. Non ho capito bene dove andranno eventuali donazioni o il ricavo degli abbonamenti del giornale.
Purtroppo ho sentito tante volte notizie brutte in riguardo a dove sono finiti le offerte delle persone con intenzioni buone, che non ho più tanto fiducia.
Non è solo un mio problema, purtroppo la ns. società ci fa diventare diffidenti e alla fine tante persone non aiutano più perché hanno dubbi della destinazione dei loro sostegni.
Per questo scrivo oggi direttamente a Lei.
Le donazioni andranno alla LIDA di Olbia o a chi????? Come è il collegamento con AMICI DI PACO????
Può documentarmi sul Vs. lavoro, quanto sono i ricavi con il giornale e le vendite e quanti donazioni ricevete nel arco di un anno e – importantissimo – dove vanno a finire questi soldi.
Vedendo che la agenzia delle entrate ha accettato LIDA DI OLBIA come indirizzo per il 5 per mille, mi sembra una cosa seria, però vorrei sentire cosa mi può dire Lei personalmente.

Cordiali saluti,

Angelika

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Un saluto e un grande GRAZIE

Cara Diana,
le scrivo per ringraziarla.
Ringraziarla per i libri, gli articoli, le risposte alle tante mail e lettere che riceve… in una parola per aver CONDIVISO con noi il suo grande amore per gli animali e aver CONTRIBUITO in modo così forte a costruire o consolidare il sentimento di rispetto e dedizione che è giusto avere nei confronti dei nostri compagni a 4 zampe.
Ho letto molti dei suoi libri e ne ho regalati (e ancora lo farò) a persone che credo possano amarli come li ho amati io e che non resteranno indifferenti  di fronte alle questioni da lei trattate “con dolcezza”, secondo lo stile di Paco e dei suoi Amici.
Non credo di scriverle niente di originale rispetto a quanto già testimoniato da tante altre persone che seguono il Fondo amici di Paco, ma ci tengo comunque e farle arrivare tutta la mia stima e la mia gratitudine.
Ha ragione nel dire che non bisogna vergognarsi dei sentimenti profondi che ci legano ai nostri animali, né avere timore di rivelarli. Nella realtà però non è sempre facile, perché la reazione che sovente si provoca negli interlocutori, con  parole e lacrime dette e versate per degli “animali”, non è sempre incoraggiante.
Ho trovato tante affinità, nei suoi racconti con la mia esperienza personale.
Anch’io ho tre gatti: MATISSE (il Re della casa), MATILDE (la dolcissima irrequieta) e FIFO (il fifone che, come il suo Qubì, si nasconde nell’angolo più nascosto della casa ad ogni rumore sospetto o alla vista di un estraneo.) E poi un cane, BELLA, adottata al canile 4 anni fa tra mille interrogativi: “Come farò a sceglierne uno tra tanti? Con che cuore lascerò qui tutti gli altri?” Ma lei ha ragione: sono loro a scegliere noi! E Bella, un po’ come il suo Paco, mi ha conquistata con uno sguardo.
Andavo al canile da qualche anno per portare crocchette, pane, asciugamani e dare i biscottini (quelli da cane, non i biscotti da umani) ai cani delle gabbie accessibili (con il permesso degli operatori del canile).
Un giorno in una gabbia vedo una cagnolina che non vuole saperne di venire a prendersi il suo biscotto: se ne sta a fissarmi un metro dietro le sbarre della sua “cella”; con lei c’è un compagno piccolino che si agita , le abbaia nelle orecchie e si avvicina per mangiarsi tutti i biscottini che invano cerco di allungare anche verso di lei. Finito il giro delle gabbie torno indietro. Lei è ancora lì, ferma, solo un po’ più vicina alle sbarre. Mi guarda dal basso all’altro facendo vedere quel bianco degli occhi che rende lo sguardo dei cani così struggente… non traspare noia insolente, ma timida rassegnazione mescolata forse a un pizzico di curiosità. Alla fine prende un biscotto, giusto per farmi un piacere (!), ma lo tiene in bocca senza mangiarlo.
E’ così che mi ha conquistata: con uno sguardo stando ferma senza far niente!
Da quel giorno per un mese e mezzo sono tornata tutti i sabati con i miei biscotti (per tutti, non solo per lei) e l’addetta del  canile mi ha tenuto “prenotato” il cane per tutto quel tempo (e sì,  ha ragione, l’espressione prenotato è davvero bruttissima) permettendomi di farla uscire ad ogni visita per un’ora per “abituarsi a me” e per avvicinarci alle gabbie del gattile a familiarizzare con i gatti (visto che a casa se ne sarebbe trovata intorno ben tre e con dei caratteri belli tosti). Una volta terminato il  recinto, la cuccia coibentata e  appianate le difficoltà casalinghe che si opponevano all’entrata in famiglia del PRIMO CANE, finalmente ho portato BELLA  a casa con me (con la fermata d’obbligo in toelettatura lungo il tragitto).
Il recinto è servito agli inizi, quando i gatti dovevano ancora abituarsi alla nuova venuta, ma adesso lo usiamo pochissimo. E la cuccia coibentata, ripiena di materassini e coperte la usa micio-Matisse, quando d’estate si rifiuta di dormire in casa e dorme fuori, cioè in giardino dentro la cuccia di Bella appunto! Fifo invece si sdraia sulla sua brandina, sotto la tettoia riparata dall’enorme pino che ormai supera in altezza l’intera casa.
Adesso Bella è qui sotto la mia scrivania: al pomeriggio per fortuna posso portarla in ufficio e alla sera andare a casa con lei a piedi.
Non riesco nemmeno ad immaginarmi quanto sarebbe più arida la mia vita senza di lei e senza i miei affettuosi felini.
Prima di loro ho avuto per 16 anni MICIA, una gatta che ho adorato e che considero una sorta di angelo custode per me e per i miei animali (soprattutto per micia–Matilde, che è arrivata piccolissima e col tempo ha avuto problemi di salute piuttosto seri)…
Vorrei continuare a raccontarle tante cose, cose belle e altre pesanti da accettare ancora adesso… ad esempio il modo in cui la MICIA se n’è andata, lasciandomi con un profondo senso di colpa per non essere stata con lei – ma al lavoro, mio malgrado – negli ultimi momenti. Era stata così male la sera che avevo insistito per farla portare dal veterinario il giorno successivo anche senza di me: avevo paura che aspettando potesse essere tardi. Al mattino a dire il vero sembrava meno in difficoltà della sera precedente, aveva anche voluto farsi un giretto in giardino, ma aveva passato alcune ore quasi in apnea, con la bocca spalancata alla ricerca di aria e perciò pensavo che un controllo fosse necessario. Magari dovevamo solo aggiungere una medicina a quelle che già da tempo le davamo giornalmente.
E’ morta là, sul tavolo del veterinario, dopo che le avevano fatto un’ennesima lastra: ha guardato mia mamma, ha miagolato e ha chiuso gli occhi. Credo che non mi perdonerò mai per questo, per NON ESSERE STATA LI’ CON LEI, a tranquillizzarla, ad accarezzarla. La mia situazione lavorativa di quel periodo era pazzesca, ma questo di certo non mi consola e del resto, se non l’avessi fatta visitare e fosse morta a casa, mi sarei incolpata di non aver fatto abbastanza per salvarla. E se invece stando a casa, tranquilla, avesse vissuto ancora per un po’?… Insomma non se ne esce. Per 16 anni era stata sempre con me: in giardino se ero in giardino, nella stanza in cui studiavo se ero in casa, in fondo ai piedi del letto se dormivo. Aveva fatto i cuccioli una sola volta e il primo l’aveva fatto sul mio letto, in fondo ai piedi, al mattino presto mentre dormivo (ricordo che mi svegliò un suono acuto del nuovo nato!) Finora non ho incontrato nessuno che abbia capito il senso di vuoto che ho provato quando mi ha lasciato (ormai sono passati più di 12 anni) e l’angoscia che provo tuttora pensando a quell’ultimo giorno… ma un’alzata di spalle e un ”Dai, che era solo un gatto” è la reazione più comune se ne parlo con qualcuno.
Ma mi accorgo che questa lettera sta diventando troppo lunga e non posso approfittare oltre della sua pazienza.

Un’ultima cosa mi ha fatto riflettere: le scrivo dall’Emilia, una regione con una tradizione politica molto diversa da quella che mi sembra di capire sia stata la sua esperienza personale. Eppure io leggo sempre con curiosità e attenzione le sue opinioni, perché mi piace “ascoltare” chi, in certe questioni, non la pensa esattamente come me. Lo trovo giusto, interessante. Credo sia importante confrontarsi nel pieno rispetto reciproco e capire che in tanti ambiti, se le persone usassero cuore e buonsenso, le idee potrebbero convergere o addirittura arrivare a coincidere. Credo che oggi l’errore dei politici sia quello di demonizzare gli avversari, di dipingerli per forza come dei “nemici” o degli ignoranti  incapaci addirittura di pensare. Temo che questo estremismo ai livelli alti (dei politici di professione intendo, così lontani ormai dal mondo reale in cui vive la gente “comune”) sia il modo più sbrigativo per catalizzare l’attenzione, marcare le differenze, forzare o banalizzare le questioni (che poi difficilmente vengono risolte) dando così l’impressione che sia impossibile una qualsiasi forma di dialogo e di reciproco rispetto! Si riscontra un tale astio in certe affermazioni, una tale cattiveria, che poi non stupisce di vederla riprodotta anche nei rispettivi sostenitori o riversata sugli indifesi (animali, o persone che vivono ai margini della società). Non vorrei mai vivere in un paese in cui tutti la pensassero esattamente allo stesso modo, magari senza possibilità  di critica e con epurazione dei diversi… purtroppo ci sono tanti paesi nel mondo in cui questa è ancora la realtà quotidiana. La nostra realtà è più libera e più “matura”, ma ci vogliono più pazienza, dialogo, rispetto dell’altro, misura… quante cose sarebbero migliori con un po’ più di coraggio e un po’ più di cuore?
Questo credo sia un altro insegnamento che possiamo trarre dal rapporto con i nostri amici animali: non solo per loro non ha importanza come la pensiamo, o se siamo belli o brutti, estroversi o solitari… ma il rapporto con loro fa nascere in noi un sentimento bello, profondo che ci accomuna tutti senza differenze.
Se è arrivata in fondo a questa lunghissima lettera la ringrazio di cuore… sono stata fin troppo “lunga”, ma erano tante le cose che volevo scriverle…. se non leggerà o non risponderà lo capirò perfettamente.
Spero soprattutto che le siano arrivati tutto l’apprezzamento e il sincero affetto che sento per lei.
La abbraccio sinceramente.
Mando un saluto a suo marito e una carezza a Tommi e alla Maggie (Maggie, un bellissimo nome con la M!.. anche io all’inizio davo ai miei gatti nomi con la mia inizialeJ).
Un pensiero ad Oreste.
Una carezza, sempre col pensiero, anche a tutti gli altri suoi amati animali di cui ci ha parlato nei suoi libri, a cui mi sono affezionata e che ora l’assistono da lassù (Boris, Joy, Patrick, la Micia, Maciste, Qubì…)
E infine un abbraccio e un enorme GRAZIE a PACO per essere stato, oltre che il suo adorato cagnolino,  il simbolo del riscatto e della rinascita per tanti animali e tante persone, per aver ispirato, e ispirare tuttora, tante buone azioni di solidarietà. Lo sguardo di Paco era davvero magnetico, guardarlo e restare indifferenti era, ed è, impossibile. Mi sarebbe tanto piaciuto incontrarlo, fargli una carezza… ma lo sento ancora qui, vicino a noi, ad ispirarci con la sua vitalità e la sua fortissima e unica personalità.
Ancora un saluto

Monica

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Il pasticciaccio di Facebook

Ho scoperto adesso, sia sul sito Amici di Paco, sia su quello di Diana, del vergognoso furto di identità comparso su facebook.
C’è gente imbecille, che se andasse a spazzare le strade farebbe un lavoro socialmente utile, invece che importunare le persone civili!
Spero che questo non comporti spam e telefonate cretine per la signora Lanciotti!

Annarosa

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Non siamo ruminanti/bis

Ho appena finito di leggere dapprima con una rabbia crescente per finire con una sonora risata, la mail (e la tua risposta) di quella che si definisce “una lettrice occasionale”: ecco, appunto, se invece di occasionale fosse “moderatamente assidua” magari eviterebbe di sparare certe castronate!
Ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere liberamente le proprie idee, ma la lettera della signora mi è sembrata estremamente fuori luogo; cosa ci voleva dire in quel guazzabuglio di frasi fatte oltretutto appiccicate una con l’altra tanto per mettere insieme una paginetta?
E cosa c’entrano l’abuso di alcool, fumo e droghe con il mangiare o meno altri esseri viventi?
Come dico sempre io, il mondo è bello perché è “avariato”!
Devo farti il mio plauso per la risposta cortese, rispettosa e al contempo ironica che smonta pezzo su pezzo tutte le affermazioni fatte.
Per non parlare del P.S.: se, quando ti manda la foto del vitello felice prima di essere macellato la giri anche a me, ricomincio a mangiare carne pure io!
Un abbraccio

Patrizia

PS : non so se si è capito, ma da tua “fedele lettrice” e amica mi sono sentita estremamente offesa dalle insinuazioni fatte.
Per inciso sono ormai anni che non mangio animali, ma ti posso assicurare che non ho mai fatto uso di nessun tipo di droghe e non so assolutamente cosa vuol dire fumare visto che non ho mai provato, cerco, nei limiti del tempo concesso, di fare un minimo di moto. Unica pecca è l’alcool: infatti mi capita “durante le feste comandate” di bere un bicchiere di buon vino… devo incominciare a preoccuparmi di non seguire un corretto stile di vita???

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Non siamo ruminanti…

Cara Diana, sono una lettrice occasionale della sua rivista che ama gli animali ma che non condivide la sua mentalità estremista esclusivamente vegetariana che trovo che sia solo una filosofia di vita e una moda per persone benestanti.
Ho letto la posta di Diana della rivista n° 50 e riguardo l’idea che si è fatta lei e altri che la pensano nel suo stesso modo che l’essere umano abbia l’apparato digerente uguale a quello di un erbivoro devo dirle che l’essere umano non è in grado di digerire, a differenza dei ruminanti e specie affini, la cellulosa perchè non possiede gli enzimi appropriati. Inoltre i ruminanti hanno una conformazione dell’apparato digerente costituita dai prestomaci (omaso , rumine e reticolo ) che “non mi sembra che l’uomo abbia” o vuole contestarmi quest’ultima affermazione.
Con questo devo dirle, a mio rammarico, che purtroppo siamo onnivori e che siamo destinati a mangiare anche la carne che poi uno scelga o meno di mangiarla è a sua discrezione.
Comunque riguardo agli allevamenti intensivi, non so la situazione dalle sue parti, ma vorrei invitarla dalle mie parti nel comprensorio di Asiago (VI) dove i bovini sia da latte che da carne nel periodo primaverile-estivo pascolano liberamente nei campi della pedemontana, non mi sembrano sofferenti e sono, inoltre, ben controllati per lo stato loro di salute. Non ci sono stati nel nostro compresorio dei casi di malattie nell’uomo legati al consumo di carni, insaccati e prodotti lattiero caseari locali per cui non bisogna generalizzare. Come non si può generalizzare dicendo che una alimentazione esclusivamente vegetariana sia salutare perchè per avere un buon raccolto molto spesso gli agricoltari usano pesticidi e diserbanti per cui alla fine assumiamo ugualmente sostanze tossiche che ormai si trovano quasi ovunque.
Volevo inoltre ricordarle che per avere una buona salute è importante avere un corretto stile di vita che comprende, oltre ad una dieta mediterrranea, anche fare attività fisica, astenersi dall’uso di alcolici, dal fumo, droghe ecc.
Cordiali saluti

Alessandra

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