Basta con le richieste di aiuto! (?)

Alcune settimane fa abbiamo ricevuto questa lettera da un signore che in passato è stato “amico di Paco” e ha quindi sostenuto le iniziative del Fondo Amici di Paco:

“Sono un pensionato al minimo pensionistico che deve sopravvivere con circa 550.000 euro.
Ad inizio anno, da quando sono in pensione, scelgo 5/6 associazioni a cui destinare il mio modesto contributo.
Però ho preso l’abitudine di conservare in una scatola tutte le vostre lettere contenenti un bollettino.
Nell’anno 2012 ne ho ricevute 162 e nel 2013 164, spesso doppie o triple nell’arco dei 12 mesi.
Ora capirete bene che, pur apprezzando la grande opera che ognuna di voi svolge, non posso sacrificare una sia pur minima parte dei miei introiti a soddisfare una seconda vostra richiesta.
Pertanto, nel caso dovessi ricevere da una di voi un secondo bollettino, non mi basta più cestinare l’insistenza e l’anno successivo non sarete fra quelle a cui dedicherò la mia attenzione.
Perdonatemi, ma ricevo più richieste economiche che posta personale e noi pensionati non ce la facciamo più a sopravvivere.
Grazie”

Mauro

Posso capirlo: anch’io ogni giorno, non solo e tanto come Fondo Amici di Paco ma anche e soprattutto come privata cittadina, sono subissata da richieste di aiuto di ogni tipo. E a volte si fa fatica a orientarsi se si vuole fare qualcosa.

Rispondo al gentile Mauro:
Gentile signor Mauro, la ringrazio per averci scritto.
Mi stupisco però che lei ci comprenda tra coloro che mandano bollettini, in quanto non è nostra abitudine. Se lei ha ricevuto bollettini di richiesta a nome del Fondo Amici di Paco non sono di certo partiti da noi. Da parte nostra ha finora ricevuto la rivista, in quanto in passato è stato iscritto alla nostra associazione. La rivista per noi è un modo di comunicare le iniziative rese possibili grazie alla solidarietà dei nostri sostenitori, tra i quali abbiamo avuto il piacere di annoverarla.
Dico sempre a tutte le persone che mi scrivono o telefonano per “scusarsi” del poco che fanno, che ognuno deve fare solo ciò che può, e che se tutti, anche e soprattutto quelli che possono, facessero qualcosa per gli altri andrebbe tutto molto meglio.
La ringrazio per quanto ha fatto per aiutarci e la saluto cordialmente

Diana Lanciotti

Mauro mi risponde a sua volta:

Cara Diana, per prima cosa ti ringrazio per la sollecita risposta, per la verità mi aspettavo che la mia fosse solo letta dai miei destinatari senza degnarmi di commento. Per ora avevo solo iniziato a inviare la mia a quelle a cui più tengo, poi vedrò se proseguire, proprio perché qualcun altro non demorde arrivando a molteplici richieste nell’anno.
In verità volevo intendere che tutti usano inviare come comunicati lettere o riviste in cui l’indirizzo del destinatario è tratto da un bollettino di c/c o che come nel vostro caso, all’interno della rivista c’è una intensa segnalazione di bisogni, emergenza Sardegna, Emilia Romagna, campagna antiparassitari, 5×1000. A volte mi rattrista non poter far di più per i cani e per chi, come te ci dedica la vita, credimi.
Con questo sareste l’ultima associazione a cui rinuncerei, amo i cani, fortunatamente mi viene riconosciuto uno splendido feeling con loro, tanto che, per sopravvivere arrotondando la pensione, sono il dog sitter, e spesso dog trainer (dilettante) per amici e conoscenti.
I tuoi manifesti, ogni volta che mi arrivano, sono sempre affissi nel bar che frequento.
Ti ringrazio ancora

Mauro

Di seguito la mia risposta:

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

A chi vanno i nostri soldi

Buona sera Signora Lanciotti,
ho preso contatto da poco con il Vs. gruppo tramite l’ordinazione del libro del canile di Olbia. Mi è saltato l’occhio su una recensione del libretto perché il cane nero sulla copertina potrebbe essere il ns. amatissimo GIULIO PRINCIPE DELLA SARDEGNA: stessi colori, stesse macchie, stessa forma della testa, stesso destino (prima che l’abbiamo trovato!).
Il libro è bellissimo e tocca veramente il cuore; mi piace tantissimo e Lei è veramente una persona speciale e l’amore e la sua dedizione a questi randagi è ammirevole.
Il destino degli animali in genere mi sta a cuore e mi piacerebbe di sostenere le Vs. iniziative, però chiedo – prima di impegnarmi – qualche dato in più:
si può vedere il bilancio della onlus / AMICI DI PACO? In internet non ho trovato niente. Non ho capito bene dove andranno eventuali donazioni o il ricavo degli abbonamenti del giornale.
Purtroppo ho sentito tante volte notizie brutte in riguardo a dove sono finiti le offerte delle persone con intenzioni buone, che non ho più tanto fiducia.
Non è solo un mio problema, purtroppo la ns. società ci fa diventare diffidenti e alla fine tante persone non aiutano più perché hanno dubbi della destinazione dei loro sostegni.
Per questo scrivo oggi direttamente a Lei.
Le donazioni andranno alla LIDA di Olbia o a chi????? Come è il collegamento con AMICI DI PACO????
Può documentarmi sul Vs. lavoro, quanto sono i ricavi con il giornale e le vendite e quanti donazioni ricevete nel arco di un anno e – importantissimo – dove vanno a finire questi soldi.
Vedendo che la agenzia delle entrate ha accettato LIDA DI OLBIA come indirizzo per il 5 per mille, mi sembra una cosa seria, però vorrei sentire cosa mi può dire Lei personalmente.

Cordiali saluti,

Angelika

 

Gentilissima signora Angelika,
la ringrazio per l’interesse che dimostra per le nostre iniziative e per le belle parole che mi ha rivolto. Per quanto riguarda Giulio, sarebbe bello che si trattasse dello stesso cane che fotografai il 31 dicembre del 2005 al rifugio I Fratelli Minori di Olbia. Potrebbe essere lui? Mi racconta la sua storia?

Per quanto riguarda la sua richiesta di informazioni: il rendiconto annuale del Fondo Amici di Paco è depositato presso la Regione Lombardia, ai cui controlli le organizzazioni come la nostra sono sottoposte. Non abbiamo obbligo di pubblicazione e le dirò che ne abbiamo parlato in passato ma abbiamo preferito non farlo.
Non di certo per tenere nascosto qualcosa (anche perché trattandosi di animali e non di esseri umani le cifre che girano non sono gran cosa) ma per una serie di motivi che cerco di esporle.

Come credo lei sappia la nostra è un’associazione che opera a livello nazionale, che non ha canili o gattili ma aiuta i rifugi che già esistono e hanno veramente bisogno di aiuto. Cerchiamo di aiutare quelli che ci danno garanzie di trattare al meglio i loro animali, di non lucrare sulle loro vite, di assicurare loro condizioni di vita “umane” e di fare il possibile per trovare loro delle famiglie.
In questa ottica si colloca, ad esempio, la nostra Campagna Antiparassiti, promossa ogni anno per assicurare la profilassi contro i parassiti a cani e gatti, e mantenerli quindi in salute per agevolarne l’adozione (come può immaginare è molto più facile far adottare un cane o un gatto sano che uno malato).

Purtroppo i fondi che raccogliamo attraverso le iscrizioni, le donazioni e le vendite dei Regali di Paco non sono mai abbastanza per soddisfare tutte le richieste di aiuto che riceviamo. Ed ecco uno dei motivi per cui preferiamo non rendere pubblico il nostro bilancio: se io do 10 al rifugio A e 5 al rifugio B, creo degli scontenti. Non tutti si rendono conto che se decido di dare di più a uno anziché all’altro ci sono delle necessità oggettive. Quello che vogliamo evitare è di creare contrasti tra le varie realtà che aiutiamo. Il mondo animalista è straordinariamente meraviglioso ma a volte un po’ strano (glielo dice una che non si ritiene animalista, ma semplicemente e perdutamente innamorata degli animali).

Il Fondo Amici di Paco è nato nel 1997, 17 anni fa, quando le associazioni che aiutavano agli animali erano pochissime, molto grandi e poco operative. Da allora, grazie all’esempio di questa nostra piccola ma attivissima realtà ne sono sorte migliaia, ed è merito di Paco che con la sua storia ha saputo sgretolare il muro di indifferenza, non conoscenza e superficialità che nascondeva la realtà del randagismo.

I nostri sostenitori che ci conoscono da anni sanno di potersi fidare di noi: noi (io e mio marito) ci mettiamo la nostra faccia, dietro ogni cosa che facciamo, non ci nascondiamo dietro la sigla di un’organizzazione o i meandri di un apparato. La nostra è una piccolissima associazione che però grazie al fatto che non ha una sede per cui pagare affitto, luce, gas, attrezzature, personale, mezzi di trasporto, può devolvere in beneficenza tutto quanto raccoglie.
Non ci sono spese fisse o vive da sostenere.

Le faccio un esempio: quando i nostri volontari vanno in posta a portare le lettere con le tessere o qualunque altra corrispondenza del Fondo Amici di Paco, i soldi per i francobolli vengono direttamente dal mio portafoglio. E le buste, la carta per le fotocopie, la fotocopiatrice stessa, i computer, i tavoli, le sedie, il riscaldamento, la luce, l’aspirapolvere, l’acqua, i detersivi per pulire i pavimenti… i pavimenti stessi, i muri, il tetto, insomma tutto quello che serve per far funzionare la nostra associazione è messo a disposizione gratuitamente dalla Errico & Lanciotti, l’agenzia di pubblicità che porta il cognome di mio marito e il mio (ne siamo i titolari dal 1990), per le attività del Fondo Amici di Paco. Che, quindi, come dicevo, non ha spese.
È il nostro modo di fare volontariato: mettere a disposizione di una causa in cui crediamo le nostre strutture, le nostre attrezzature e la nostra professionalità. Tutta la comunicazione del Fondo Amici di Paco, dalla realizzazione creativa della rivista, ai libri, alle campagne, tutto è realizzato gratuitamente dalla nostra agenzia. Ripeto: per noi è il nostro modo di fare volontariato.

Mi dispiace che lei non abbia fiducia nelle associazioni no-profit. Forse per colpa di pochi che si sono comportati scorrettamente, gettando discredito sull’intera categoria che invece è fatta di persone che operano correttamente e con genuina passione.
Però la capisco: come ho raccontato in “Paco. Diario di un cane felice”, all’epoca dell’uscita del primo libro di Paco (allora edito da Mursia) mi rivolsi a una grossa associazione per la difesa dei cani a cui mi ero iscritta un anno prima (senza mai ricevere notizia delle sue iniziative) per proporre di devolverle i diritti d’autore del mio libro. Mi sentii rispondere di no: i signori ritenevano troppo bassa la cifra che avrei raccolto con le vendite del libro per potermi… concedere di dichiarare che avrei versato a loro i diritti provenienti dal libro. «Anche se arrivasse a 20 milioni (di lire) non sarebbe interessante, per noi», mi sentii rispondere. «Noi concediamo il nostro marchio solo per operazioni dai 250 milioni in su.»
Fu così, per caso, non voluto e non programmato, che nacque il Fondo Amici di Paco: per poter devolvere direttamente i fondi raccolti, senza passare per grosse e ricche associazioni, evidentemente tanto ricche da potersi permettere di rifiutare, anzi disprezzare, 20 milioni di lire. Venti milioni che, tradotti in euro, cioè circa 10mila euro, a noi farebbero gola in ogni momento per poter comprare cibo, medicinali, antiparassitari da donare ai canili e ai gattili che ogni giorno affrontano decine di emergenze e a volte appaiono così lontani da associazioni organizzate come veri e propri apparati ministeriali.
Però per fortuna stiamo parlando di casi isolati. La maggior parte è fatta di realtà genuinamente e realmente meritevoli di aiuto.

Lei mi chiede se le donazioni andranno alla LIDA di Olbia, cioè al rifugio I Fratelli Minori di Olbia. Certo, tutto quello che raccogliamo per aiutarli va a loro. Ne abbiamo parlato anche sul numero 56 di “Amici di Paco”, che forse lei ha ricevuto. E comunque trova anche sul nostro sito le cose che stiamo facendo per loro.
In proposito le riporto quanto scritto nella lettera che i nostri sostenitori ricevono:
“Anche se tv e giornali non ne parlano più, l’emergenza non è finita, i problemi sono ancora tanti e ci vorrà tempo, fatica e denaro per risolverli. Perciò noi vogliamo continuare ad aiutare i rifugi sardi: per il rifugio di Olbia stiamo partecipando alla “Missione tettoie”, cioè al ripristino delle coperture dei recinti. Un bel contributo l’abbiamo già inviato (che ha permesso di acquistare e installare le tettoie del lotto A), ma è solo una piccola parte dell’intera spesa prevista, che ammonta a 165 mila euro! Sembra tanto, lo so, ma il rifugio è davvero enorme, per poter ospitare così tanti cani senza famiglia.
Per quanto riguarda il rifugio dell’Arca Sarda di Santa Teresa Gallura, la cifra è invece per fortuna molto più bassa e l’abbiamo in parte già raccolta.
Per aiutare questi e altri rifugi sardi in difficoltà, oltre a promuovere una raccolta fondi abbiamo deciso di devolvere per tutto il 2014 il ricavato di due miei libri: Occhi sbarrati-Reportage dal canile, libro fotografico ambientato al rifugio di Olbia, per aiutare proprio quel rifugio, e La gatta che venne dal bosco per aiutare gli altri canili sardi alluvionati.”

Come vede anche in questo caso non ho parlato di cifre. Però qualcun altro l’ha fatto, e si è saputo che la somma finora inviata dal Fondo Amici di Paco per la “Missione tettoie” è di 10.766,50 euro.
Qualcuno ha commentato che è poco, rispetto alla cifra totale, altri hanno detto che è una pazzia dare tutti quei soldi per gli animali…
Vede? Non si accontenta mai del tutto nessuno.
Qualcuno ha già avanzato delle richieste (“Avete dato tanto a Olbia… a noi no?”) altri come le dicevo ci hanno criticati.
Per noi, le assicuro, è una cifra enorme. Tanto che… non l’abbiamo ancora raccolta. Allora, mi dirà… come avete fatto a versarla? L’abbiamo fatto, come è successo in altri casi, anticipando risorse personali in attesa di poter ricevere aiuto dai nostri sostenitori. Come è successo per l’alluvione del 18 novembre: il giorno dopo, saputo dei danni ingenti subiti dal rifugio, abbiamo immediatamente attinto al salvadanaio personale, nella speranza che i nostri sostenitori ci aiutassero a riempirlo di nuovo e che ci aiutassero a mandare altri aiuti. A volte non c’è il tempo di aspettare di raccogliere aiuti, ma bisogna intervenire subito. Ma non si può fare sempre. I tempi di crisi non permettono di essere generosi come si vorrebbe.

Lei mi chiede che collegamento c’è tra il rifugio di Olbia e il Fondo Amici di Paco: un legame di affetto, amicizia e fiducia, innanzitutto. Conosciamo Cosetta e i suoi ragazzi e sappiamo quanto si sacrificano per i cani e i gatti del rifugio. Aiutarli per noi è una necessità, una gioia. Li aiutiamo come aiutiamo altri rifugi, ma confesso che con loro c’è un legame speciale, rinsaldatosi nel tempo, vedendo con quanto amore e quanta passione si dedichino ai loro ospiti a 4 zampe e come a volte lavorino in condizioni proibitive. Il mio Tommi, arrivato dopo la scomparsa di Paco, viene da lì.
Personalmente, poi, ho un legame particolare con la Sardegna, e conoscendo le difficoltà con cui operano i volontari faccio di tutto per poterli aiutare.

E loro sanno di poter contare su di noi:
http://www.amicidipaco.it/index.php?p…2&tc=0

Ma come le dicevo non aiutiamo solo loro. Aiutiamo altri rifugi in tutta Italia.
Solo che… per presentarle la nostra realtà dovrei riassumerle 17 anni di impegno, a volte anche molto pesante, a comunque splendido. Allora le chiedo un piccolo sforzo: dopo aver letto questa mia lettera, visiti il nostro sito andando indietro a scoprire le nostre iniziative condotte negli anni passati. Se vuole posso mandarle qualche copia arretrata della nostra rivista, dove oltre alle informazioni sulle nostre iniziative troverà le testimonianze dei rifugi che aiutiamo.

Per quanto riguarda il 5×1000 sia la Lida di Olbia che il Fondo Amici di Paco sono sin dall’inizio nell’elenco degli aventi diritto. E, come lei dice, è una cosa seria.

La ringrazio e la saluto cordialmente

Diana

Un saluto e un grande GRAZIE

Cara Diana,
le scrivo per ringraziarla.
Ringraziarla per i libri, gli articoli, le risposte alle tante mail e lettere che riceve… in una parola per aver CONDIVISO con noi il suo grande amore per gli animali e aver CONTRIBUITO in modo così forte a costruire o consolidare il sentimento di rispetto e dedizione che è giusto avere nei confronti dei nostri compagni a 4 zampe. 
Ho letto molti dei suoi libri e ne ho regalati (e ancora lo farò) a persone che credo possano amarli come li ho amati io e che non resteranno indifferenti  di fronte alle questioni da lei trattate “con dolcezza”, secondo lo stile di Paco e dei suoi Amici.
Non credo di scriverle niente di originale rispetto a quanto già testimoniato da tante altre persone che seguono il Fondo amici di Paco, ma ci tengo comunque e farle arrivare tutta la mia stima e la mia gratitudine. 
Ha ragione nel dire che non bisogna vergognarsi dei sentimenti profondi che ci legano ai nostri animali, né avere timore di rivelarli. Nella realtà però non è sempre facile, perché la reazione che sovente si provoca negli interlocutori, con  parole e lacrime dette e versate per degli “animali”, non è sempre incoraggiante. 
Ho trovato tante affinità, nei suoi racconti con la mia esperienza personale.
Anch’io ho tre gatti: MATISSE (il Re della casa), MATILDE (la dolcissima irrequieta) e FIFO (il fifone che, come il suo Qubì, si nasconde nell’angolo più nascosto della casa ad ogni rumore sospetto o alla vista di un estraneo.) E poi un cane, BELLA, adottata al canile 4 anni fa tra mille interrogativi: “Come farò a sceglierne uno tra tanti? Con che cuore lascerò qui tutti gli altri?” Ma lei ha ragione: sono loro a scegliere noi! E Bella, un po’ come il suo Paco, mi ha conquistata con uno sguardo.
Andavo al canile da qualche anno per portare crocchette, pane, asciugamani e dare i biscottini (quelli da cane, non i biscotti da umani) ai cani delle gabbie accessibili (con il permesso degli operatori del canile).
Un giorno in una gabbia vedo una cagnolina che non vuole saperne di venire a prendersi il suo biscotto: se ne sta a fissarmi un metro dietro le sbarre della sua “cella”; con lei c’è un compagno piccolino che si agita , le abbaia nelle orecchie e si avvicina per mangiarsi tutti i biscottini che invano cerco di allungare anche verso di lei. Finito il giro delle gabbie torno indietro. Lei è ancora lì, ferma, solo un po’ più vicina alle sbarre. Mi guarda dal basso all’altro facendo vedere quel bianco degli occhi che rende lo sguardo dei cani così struggente… non traspare noia insolente, ma timida rassegnazione mescolata forse a un pizzico di curiosità. Alla fine prende un biscotto, giusto per farmi un piacere (!), ma lo tiene in bocca senza mangiarlo. 
E’ così che mi ha conquistata: con uno sguardo stando ferma senza far niente!
Da quel giorno per un mese e mezzo sono tornata tutti i sabati con i miei biscotti (per tutti, non solo per lei) e l’addetta del  canile mi ha tenuto “prenotato” il cane per tutto quel tempo (e sì,  ha ragione, l’espressione prenotato è davvero bruttissima) permettendomi di farla uscire ad ogni visita per un’ora per “abituarsi a me” e per avvicinarci alle gabbie del gattile a familiarizzare con i gatti (visto che a casa se ne sarebbe trovata intorno ben tre e con dei caratteri belli tosti). Una volta terminato il  recinto, la cuccia coibentata e  appianate le difficoltà casalinghe che si opponevano all’entrata in famiglia del PRIMO CANE, finalmente ho portato BELLA  a casa con me (con la fermata d’obbligo in toelettatura lungo il tragitto).
Il recinto è servito agli inizi, quando i gatti dovevano ancora abituarsi alla nuova venuta, ma adesso lo usiamo pochissimo. E la cuccia coibentata, ripiena di materassini e coperte la usa micio-Matisse, quando d’estate si rifiuta di dormire in casa e dorme fuori, cioè in giardino dentro la cuccia di Bella appunto! Fifo invece si sdraia sulla sua brandina, sotto la tettoia riparata dall’enorme pino che ormai supera in altezza l’intera casa.
Adesso Bella è qui sotto la mia scrivania: al pomeriggio per fortuna posso portarla in ufficio e alla sera andare a casa con lei a piedi.
Non riesco nemmeno ad immaginarmi quanto sarebbe più arida la mia vita senza di lei e senza i miei affettuosi felini.
Prima di loro ho avuto per 16 anni MICIA, una gatta che ho adorato e che considero una sorta di angelo custode per me e per i miei animali (soprattutto per micia–Matilde, che è arrivata piccolissima e col tempo ha avuto problemi di salute piuttosto seri)…
Vorrei continuare a raccontarle tante cose, cose belle e altre pesanti da accettare ancora adesso… ad esempio il modo in cui la MICIA se n’è andata, lasciandomi con un profondo senso di colpa per non essere stata con lei – ma al lavoro, mio malgrado – negli ultimi momenti. Era stata così male la sera che avevo insistito per farla portare dal veterinario il giorno successivo anche senza di me: avevo paura che aspettando potesse essere tardi. Al mattino a dire il vero sembrava meno in difficoltà della sera precedente, aveva anche voluto farsi un giretto in giardino, ma aveva passato alcune ore quasi in apnea, con la bocca spalancata alla ricerca di aria e perciò pensavo che un controllo fosse necessario. Magari dovevamo solo aggiungere una medicina a quelle che già da tempo le davamo giornalmente.
E’ morta là, sul tavolo del veterinario, dopo che le avevano fatto un’ennesima lastra: ha guardato mia mamma, ha miagolato e ha chiuso gli occhi. Credo che non mi perdonerò mai per questo, per NON ESSERE STATA LI’ CON LEI, a tranquillizzarla, ad accarezzarla. La mia situazione lavorativa di quel periodo era pazzesca, ma questo di certo non mi consola e del resto, se non l’avessi fatta visitare e fosse morta a casa, mi sarei incolpata di non aver fatto abbastanza per salvarla. E se invece stando a casa, tranquilla, avesse vissuto ancora per un po’?… Insomma non se ne esce. Per 16 anni era stata sempre con me: in giardino se ero in giardino, nella stanza in cui studiavo se ero in casa, in fondo ai piedi del letto se dormivo. Aveva fatto i cuccioli una sola volta e il primo l’aveva fatto sul mio letto, in fondo ai piedi, al mattino presto mentre dormivo (ricordo che mi svegliò un suono acuto del nuovo nato!) Finora non ho incontrato nessuno che abbia capito il senso di vuoto che ho provato quando mi ha lasciato (ormai sono passati più di 12 anni) e l’angoscia che provo tuttora pensando a quell’ultimo giorno… ma un’alzata di spalle e un ”Dai, che era solo un gatto” è la reazione più comune se ne parlo con qualcuno.
Ma mi accorgo che questa lettera sta diventando troppo lunga e non posso approfittare oltre della sua pazienza.
 
Un’ultima cosa mi ha fatto riflettere: le scrivo dall’Emilia, una regione con una tradizione politica molto diversa da quella che mi sembra di capire sia stata la sua esperienza personale. Eppure io leggo sempre con curiosità e attenzione le sue opinioni, perché mi piace “ascoltare” chi, in certe questioni, non la pensa esattamente come me. Lo trovo giusto, interessante. Credo sia importante confrontarsi nel pieno rispetto reciproco e capire che in tanti ambiti, se le persone usassero cuore e buonsenso, le idee potrebbero convergere o addirittura arrivare a coincidere. Credo che oggi l’errore dei politici sia quello di demonizzare gli avversari, di dipingerli per forza come dei “nemici” o degli ignoranti  incapaci addirittura di pensare. Temo che questo estremismo ai livelli alti (dei politici di professione intendo, così lontani ormai dal mondo reale in cui vive la gente “comune”) sia il modo più sbrigativo per catalizzare l’attenzione, marcare le differenze, forzare o banalizzare le questioni (che poi difficilmente vengono risolte) dando così l’impressione che sia impossibile una qualsiasi forma di dialogo e di reciproco rispetto! Si riscontra un tale astio in certe affermazioni, una tale cattiveria, che poi non stupisce di vederla riprodotta anche nei rispettivi sostenitori o riversata sugli indifesi (animali, o persone che vivono ai margini della società). Non vorrei mai vivere in un paese in cui tutti la pensassero esattamente allo stesso modo, magari senza possibilità  di critica e con epurazione dei diversi… purtroppo ci sono tanti paesi nel mondo in cui questa è ancora la realtà quotidiana. La nostra realtà è più libera e più “matura”, ma ci vogliono più pazienza, dialogo, rispetto dell’altro, misura… quante cose sarebbero migliori con un po’ più di coraggio e un po’ più di cuore?
Questo credo sia un altro insegnamento che possiamo trarre dal rapporto con i nostri amici animali: non solo per loro non ha importanza come la pensiamo, o se siamo belli o brutti, estroversi o solitari… ma il rapporto con loro fa nascere in noi un sentimento bello, profondo che ci accomuna tutti senza differenze.
Se è arrivata in fondo a questa lunghissima lettera la ringrazio di cuore… sono stata fin troppo “lunga”, ma erano tante le cose che volevo scriverle…. se non leggerà o non risponderà lo capirò perfettamente.
Spero soprattutto che le siano arrivati tutto l’apprezzamento e il sincero affetto che sento per lei.
La abbraccio sinceramente.
Mando un saluto a suo marito e una carezza a Tommi e alla Maggie (Maggie, un bellissimo nome con la M!.. anche io all’inizio davo ai miei gatti nomi con la mia inizialeJ).
Un pensiero ad Oreste.
Una carezza, sempre col pensiero, anche a tutti gli altri suoi amati animali di cui ci ha parlato nei suoi libri, a cui mi sono affezionata e che ora l’assistono da lassù (Boris, Joy, Patrick, la Micia, Maciste, Qubì…)
E infine un abbraccio e un enorme GRAZIE a PACO per essere stato, oltre che il suo adorato cagnolino,  il simbolo del riscatto e della rinascita per tanti animali e tante persone, per aver ispirato, e ispirare tuttora, tante buone azioni di solidarietà. Lo sguardo di Paco era davvero magnetico, guardarlo e restare indifferenti era, ed è, impossibile. Mi sarebbe tanto piaciuto incontrarlo, fargli una carezza… ma lo sento ancora qui, vicino a noi, ad ispirarci con la sua vitalità e la sua fortissima e unica personalità.
Ancora un saluto

Monica

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Il pasticciaccio di Facebook

Ho scoperto adesso, sia sul sito Amici di Paco, sia su quello di Diana, del vergognoso furto di identità comparso su facebook.
C’è gente imbecille, che se andasse a spazzare le strade farebbe un lavoro socialmente utile, invece che importunare le persone civili!
Spero che questo non comporti spam e telefonate cretine per la signora Lanciotti!

Annarosa

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Non siamo ruminanti/bis

Ho appena finito di leggere dapprima con una rabbia crescente per finire con una sonora risata, la mail (e la tua risposta) di quella che si definisce “una lettrice occasionale”: ecco, appunto, se invece di occasionale fosse “moderatamente assidua” magari eviterebbe di sparare certe castronate!
Ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere liberamente le proprie idee, ma la lettera della signora mi è sembrata estremamente fuori luogo; cosa ci voleva dire in quel guazzabuglio di frasi fatte oltretutto appiccicate una con l’altra tanto per mettere insieme una paginetta?
E cosa c’entrano l’abuso di alcool, fumo e droghe con il mangiare o meno altri esseri viventi?
Come dico sempre io, il mondo è bello perché è “avariato”!
Devo farti il mio plauso per la risposta cortese, rispettosa e al contempo ironica che smonta pezzo su pezzo tutte le affermazioni fatte.
Per non parlare del P.S.: se, quando ti manda la foto del vitello felice prima di essere macellato la giri anche a me, ricomincio a mangiare carne pure io!
Un abbraccio

Patrizia

PS : non so se si è capito, ma da tua “fedele lettrice” e amica mi sono sentita estremamente offesa dalle insinuazioni fatte.
Per inciso sono ormai anni che non mangio animali, ma ti posso assicurare che non ho mai fatto uso di nessun tipo di droghe e non so assolutamente cosa vuol dire fumare visto che non ho mai provato, cerco, nei limiti del tempo concesso, di fare un minimo di moto. Unica pecca è l’alcool: infatti mi capita “durante le feste comandate” di bere un bicchiere di buon vino… devo incominciare a preoccuparmi di non seguire un corretto stile di vita???

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Non siamo ruminanti…

Cara Diana, sono una lettrice occasionale della sua rivista che ama gli animali ma che non condivide la sua mentalità estremista esclusivamente vegetariana che trovo che sia solo una filosofia di vita e una moda per persone benestanti.
Ho letto la posta di Diana della rivista n° 50 e riguardo l’idea che si è fatta lei e altri che la pensano nel suo stesso modo che l’essere umano abbia l’apparato digerente uguale a quello di un erbivoro devo dirle che l’essere umano non è in grado di digerire, a differenza dei ruminanti e specie affini, la cellulosa perchè non possiede gli enzimi appropriati. Inoltre i ruminanti hanno una conformazione dell’apparato digerente costituita dai prestomaci (omaso , rumine e reticolo ) che “non mi sembra che l’uomo abbia” o vuole contestarmi quest’ultima affermazione.
Con questo devo dirle, a mio rammarico, che purtroppo siamo onnivori e che siamo destinati a mangiare anche la carne che poi uno scelga o meno di mangiarla è a sua discrezione.
Comunque riguardo agli allevamenti intensivi, non so la situazione dalle sue parti, ma vorrei invitarla dalle mie parti nel comprensorio di Asiago (VI) dove i bovini sia da latte che da carne nel periodo primaverile-estivo pascolano liberamente nei campi della pedemontana, non mi sembrano sofferenti e sono, inoltre, ben controllati per lo stato loro di salute. Non ci sono stati nel nostro compresorio dei casi di malattie nell’uomo legati al consumo di carni, insaccati e prodotti lattiero caseari locali per cui non bisogna generalizzare. Come non si può generalizzare dicendo che una alimentazione esclusivamente vegetariana sia salutare perchè per avere un buon raccolto molto spesso gli agricoltari usano pesticidi e diserbanti per cui alla fine assumiamo ugualmente sostanze tossiche che ormai si trovano quasi ovunque.
Volevo inoltre ricordarle che per avere una buona salute è importante avere un corretto stile di vita che comprende, oltre ad una dieta mediterrranea, anche fare attività fisica, astenersi dall’uso di alcolici, dal fumo, droghe ecc.
Cordiali saluti

Alessandra

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Sul navigare e altro

Cara Diana,
E’ la prima volta che mi collego al tuo sito, nonostante ti conosca da tanti anni, almeno da quando ho letto avidamente il tuo Black Swan. A proposito, navigo a vela con la mia famiglia nelle Bocche di Bonifacio, nord Sardegna e Corsica da una vita e sono arcisicuro che abbiamo fatto piu’ di una rada assieme! Conosco fino all’ultimo granito tutte quelle che hai descritto in quel meraviglioso libro!
Ho sempre pensato che, condividendo le stesse passioni e la stessa filosofia di vita, non potevamo non avere le stesse idee: oggi, leggendo il tuo ultimo post sulla banda Monti, ne ho avuto la conferma e ne sono felice!
Un caro abbraccio, sperando di incontrarti e conoscerti in rada, magari a Porto Nuovo o a Cala Chiesa!

Giancarlo

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Assenze non volute ma… giustificate

Cara Diana, ieri l’altro ti ho chiamato per i consueti auguri di buon compleanno. Come sempre è stato un vero piacere scambiare qualche parola con te però questa volta la telefonata mi ha lasciato l’amaro in bocca e da due giorni sto pensando se scriverti queste righe… Mi ha dato tanto dispiacere sentirti così… amareggiata, stanca, sfiduciata.
Tu hai sempre avuto parole di conforto per me le volte che ho avuto dei problemi (la perdita della mia Cuky adorata e poi del mio tesoro Guglielmo… tu sola ed io sappiamo il piangere che ho fatto e come mi hanno aiutato le parole con le quali mi hai sostenuta convincendomi ad andare avanti donando il mio amore ad un altro esserino che ne aveva bisogno… per questo è arrivata Pinky a farmi compagnia… devo ringraziare te per questo).
Scusami se te lo dico ma avrei voluto sentire la Diana Lanciotti battagliera di sempre, la donna forte che conosco e che non molla mai. Lo so che quell’operazione alla gola ti ha creato solo guai… altro che farti star bene. Ma possibile che i medici riescano a combinare tali e tanti disastri? Come si fa a rovinare la salute di una persona sana e robusta come te e poi non pagarne le conseguenze? Si sente tanto parlare di malasanità ma finché non ti tocca da vicino non sembra possibile che succedano questi fatti.
So che stai soffrendo fisicamente ed anche moralmente per non poter fare tutto ciò che hai sempre fatto con passione. A me e credo a tutti gli “amici di Paco” come me che ti conoscono e stimano dall’inizio (calcolavo oggi che sono quasi 15 anni!) manca vederti in televisione, mancano le presentazioni dei tuoi libri dove era bello vederci (ti ricordi a Milano alla Mondadori in occasione della presentazione di Black Swan… allora c’era anche Paco. E’ stata un’emozione troppo forte ed indescrivibile avervi lì davanti dopo aver letto i vostri libri), mancano i tuoi libri e sapere che “La vendetta dei broccoli” non uscirà come avevi annunciato anticipatamente è un grande dispiacere.
Non so nemmeno perché ti sto facendo questi discorsi… vorrei farti capire che anche se è un momento difficile per te e la tua salute non devi mollare, non devi arrenderti. Ci sarà pure qualcuno che può risolvere un problema che qualche disgraziato (chiamarlo disgraziato è un complimento…) ti ha causato. Alla tua età non puoi arrenderti, abbiamo tutti bisogno di te… pensa a tutti i cani e ai gatti che hai aiutato, a tutti i volontari dei canili/gattili che contano su di te… il Fondo non può esistere se tu ti tiri indietro…. e poi pensa al tuo Joy, che ha ancora tanto bisogno di te.
Scusami Diana ma dal profondo del mio cuore volevo che tu sapessi che ti sono vicina come tu sei stata vicino a me quando ho sofferto per Cuky e Guglielmo. Forza, forza e coraggio!
Un abbraccio pieno d’amicizia e ancora tutti i miei migliori auguri

Silvana

Continua a leggere “Assenze non volute ma… giustificate”

Un miracolo?

Cara Diana, dovevo scriverti da qualche giorno e finalmente ci riesco. La mia Fely, una bastardina regalatami cinque anni fa martedì scorso è uscita inavvertitamente dal cancello ed è stata investita da un’auto. Non ti dico lo spavento, per me Fely è la mia piccola bimba con il pelo e la coda. Piangendo disperatamente l’ho portata alla clinica veterinaria dove il veterinario mi ha dato poche speranze. Le hanno subito fatto raggi ed ecografia. Fely non aveva ferite ma un grave trauma alla testa e alla schiena. Senza guardarmi in faccia il veterinario mi ha detto che era difficile che ce la facesse però mi ha promesso che avrebbero tentato di tutto. So che sono bravi anche se non ho mai avuto problemi gravi prima d’ora.
L’ho lasciata facendole un’ultima carezza e sono tornata a casa nello sconforto più totale. I miei bambini mi sono venuti incontro piangendo: Fely è la loro sorellina con il pelo e la coda.
In gennaio avevo letto il tuo libro che mi aveva tanto commosso: Silver Moon lo stregone del mare e mai più avrei pensato di trovarmi in una stessa situazione. Sono andata a prenderlo dalla libreria ed ho riletto le pagine dove Spillo piano piano guarisce con le cure del veterinario stregone e mi sono ritrovata a sperare che il veterinario della clinica fosse un poco anche lui uno stregone. Per guarire Fely per quanto sentivo ci voleva uno stregone. Mi sono messa a pregare, anche se non lo faccio spesso. Mi sono addormentata col libro in braccio ed ho fatto tanti sogni bellissimi. La mattina dopo sono andata in clinica senza prima telefonare. Ero rassegnata ma serena e quando sono entrata il veterinario mi ha guardata in faccia con aria strana, dicendomi che mi stava telefonando.
Ho capito subito che non era per una bella notizia e gli ho chiesto quando era successo.
“Che cosa, il miracolo?” mi ha risposto. L’ho guardato senza capire, al che lui mi ha spiegato che al suo arrivo la mattina Fely aveva alzato la testa e aveva mosso la coda. L’aveva rivisitata tutta da capo a piedi ed intanto lei era tranquilla e cosciente. Quando ha finito, l’ha rimessa nella gabbietta e lei si è messa in piedi ed ha incominciato a guaire.
E’ passata una settimana e Fely è di nuovo a casa. Sta bene, si capisce che le è successo qualcosa solo perché ogni tanto si lecca la zampina e quando incomincia a camminare zoppica per un po’ ma poi smette.
Il veterinario ha parlato di miracolo ma non so se lo pensava davvero, ho provato a farglielo ripetere ma non ha voluto. Per me lo è stato. Io ho tanto pregato perché succedesse.
Tu che cosa pensi? I miracoli esistono?

Delia

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

A proposito di carne

Carissima Diana,
come faccio sempre appena ho dieci minuti di tempo mi sono collegata al tuo sito e mi sono letta le  varie lettere che ti sono state mandate ultimamente. Tra tutte, quella che mi ha colpita di più è stata la risposta che hai dato a Milena riguardo all’essere vegetariani o come meglio dici tu al “non mangiare carne e pesce” o come dico sempre io al “non mangiare niente che abbia dovuto essere prima ucciso” (anche se qualcuno mi dice che anche l’insalata e il pomodoro sono esseri viventi e quindi mangiandoli “ammazziamo” anche loro!)
Come ben sai anch’io da più di 10 anni non mangio “animali” in senso lato (qualcuno ancora si stupisce che il prosciutto sia stato un povero maiale!) e anche se cucino carne e pesce per mio marito e mio figlio cerco, visto che chi decide i pasti sono io, di  proporre questi tipi di pietanze il meno possibile.
Sono perfettamente d’accordo con te quando dici che le persone non devono essere incoraggiate, in qualche modo “costrette” ad intraprendere questo stile di vita; deve essere un percorso fatto per prima cosa con la testa: solo quando si prende una reale coscienza di che cosa vuol dire mangiare carne e pesce, si scopre quale e quanta sofferenza ci sia dietro una “bella bistecca”, quante porcherie ci siano dietro gli allevamenti intensivi, quali “schifezze” si ingeriscano senza sapere mangiando la carne e quante malattie ne siano conseguenti, solo allora, assieme all’amore per tutti gli esseri viventi, si arriva al punto di diventare “vegetariani”.
La scorsa estate ho praticamente “divorato” il libro di Jonathan S. Foer: è stato per me una folgorazione!
Certo negli anni mi era documentata e sapevo cosa succede negli allevamenti, ma la sua descrizione e soprattutto il modo pacato , senza voler convincere con la forza nessuno, esponendo in maniera quasi scientifica tutte le ricerche che ha condotto, mi hanno ammaliato e aperto un mondo (da incubo).
Un libro che tutti dovrebbero leggere non perché si debba necessariamente essere tutti vegetariani (sarebbe troppo bello!!!), ma perché questo è un testo che spiega in modo semplice e diretto quello che mangiamo e soprattutto quello che diamo da mangiare ai nostri figli, spiega come funziona la filiera e il business degli allevamenti… Spiega! In maniera semplice, diretta.
Se tutti incominciassero, anche solo per la propria salute e quella dei propri cari, a limitare il consumo di carne già saremmo un bel pezzo avanti!
Un caro abbraccio

Patrizia

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)