PACO, IL RE DELLA STRADA 2a ed. (gennaio 2006)

“Paco, il Re della strada”: seconda edizione (da Mursia a Paco Editore)

Ogni anno in Italia vengono abbandonati almeno 150.000 cani. Si stima che gli incidenti stradali provocati da animali abbandonati siano in media 4.000 l’anno. L’estate e il periodo tra novembre e febbraio registrano i picchi più alti di abbandoni. Molti cani acquistati o adottati a Natale, a Pasqua sono già finiti per strada. Il loro destino, si sa, è quasi sempre impietoso: sono mille i modi in cui un cane abbandonato può finire, e tutti molto brutti. Sono davvero pochi quelli che riescono a cavarsela senza essere investiti o addirittura ammazzati volutamente. Pochissimi, poi, quelli che sopravvivono e riescono anche a trovare l’amore di una famiglia. Paco è uno di questi. E’ uno dei pochi che ce l’hanno fatta e, grazie alle sue avventure narrate in prima persona da lui, per mano della sua mamma adottiva, ha svelato a migliaia di umani la faccia triste e a molti sconosciuta del randagismo.
“Paco, il Re della strada” uscì per la prima volta nel giugno 1997 grazie all’editore Mursia (nella collana arCANI &C.) che per primo capì il grande potenziale di questo libro e di questa storia, tanto da farne anche, subito dopo, un testo di narrativa scolastica. Il libro di Paco è diventato rapidamente un vero cult per tutti gli amanti degli animali, e anche uno strumento di sensibilizzazione fondamentale, per capire un fenomeno barbaro come quello dell’abbandono.
Ora, dopo nove anni di successo con Mursia, il libro viene ripubblicato (rivisto e aggiornato dalla stessa autrice) da Paco Editore, la casa editrice nata come emanazione del Fondo Amici di Paco per sostenere le iniziative dell’associazione. Come sanno tutti coloro che hanno letto il libro, Paco è un ex cane di casa trovatosi improvvisamente randagio, che a un certo punto della sua vita viene eletto dal destino “re della strada”, a comando di un branco di altri randagi, che condurrà con coraggio, intelligenza, intraprendenza. Paco è un personaggio memorabile, che passa attraverso esperienze bellissime o durissime con la stessa indomita forza d’animo, e, nonostante tutto, continua ad amare gli umani.
Paco esiste davvero.Vive sul Lago di Garda, insieme ai suoi due amici umani, Diana e Gianni, e quattro gattoni: Maciste, Qubì, Micia e l’ultima arrivata, una trovatella battezzata Maggie. E’ lì che sono andata a trovarlo, come tutte le volte in cui ho il piacere di incontrare lui e Diana, la sua mamma adottiva e autrice del suo primo libro e anche dei due successivi libri che parlano di lui (“Paco. Diario di un cane felice” e “In viaggio con Paco”).
Nonostante abbia più o meno 15 anni, Paco è ancora un bel cane. Il suo sguardo, appena velato dal tempo, quando è attento assume ancora la lucentezza degli anni d’oro. La sua celebre coda bianca, portata spesso in una superba ruota sul dorso (in segno, ovviamente, di comando) vibra ancora della spavalda allegria di quando lo vidi per la prima volta nove anni fa. Allora mi accolse trotterellandomi incontro allegro. Ora non si scomoda, aspetta che sia io ad avvicinarmi per fargli qualche carezza, mentre lui fa le “fusa”. È quando si alza per fare i doveri di casa mentre io intervisto Diana, che il suo incedere lento rivela gli anni.
«Tanti, purtroppo – dice Diana. – Sono volati. Il 7 marzo saranno 14 anni che l’abbiamo portato via dal canile, quindi 15 d’età per lui, che ne aveva suppergiù uno.»

Che cosa ricordi, Diana, di quel primo incontro al canile?
Tutto, come fosse oggi. Lui se ne stava dietro le sbarre di un box, e io, ignara di quello che mi aspettava, passavo in cerca di un cagnolino da portarmi a casa. Fu amore a prima vista e l’inizio di una nuova vita, per Paco, ma anche per me e mio marito.

Una vita che è cambiata grazie a questo incontro, che vi ha messi di fronte alla tremenda e assurda realtà del randagismo.
Sì, infatti non sapevo nulla di abbandono e randagismo. Pur avendo sempre vissuto con cani e gatti non ero mai stata in un canile, non avevo mai affrontato certe verità. Quasi mai nessuno ne parlava, non se ne sapeva nulla. Non si sapeva che ogni anno per strada vengono “scaricati” come scarpe vecchie decine di migliaia di cani e di gatti, che il più delle volte fanno una fine atroce, o schiacciati da un camion o uccisi da qualche matto che odia gli animali, o presi per farli combattere con altri cani, alimentando il giro delle scomesse clandestine. Quelli ai quali va meglio finiscono per aggregarsi ad altri cai, spesso rinselvatichendosi, oppure vengono rinchiusi in un canile, dove spesso consumano il resto della loro vita.

Come mai se ne sapeva così poco di randagismo e canili?
Forse, e dico forse, perché i canili allora erano pochi e non straripavano come ora. Infatti fino al 1991 i cani catturati e portati in canile dopo 3 giorni venivano soppressi… Paco l’ha scampata per pochi mesi, grazie alla nuova legge che impedisce la soppressione dei cani. Non voglio pensare a che cosa gli sarebbe successo se fosse capitato in canile qualche mese prima, e non voglio pensare alle migliaia e migliaia di cani che fino allora sono stati eliminati dopo soli tre giorni. Non solo cani abbandonati, ma anche semplicemente persi e non rintracciati entro quella tremenda scadenza di 3 giorni…

A Paco, alla sua storia, alla vostra storia, hai dedicato un libro “Paco, il Re della strada”, a cui sono seguiti “Paco. Diario di un cane felice” e il recente “In viaggio con Paco”. Il primo della trilogia è stato pubblicato da Mursia dal 1997 fino a pochi mesi fa, e da marzo 2006 viene pubblicato da Paco Editore.
Sì, e devo ringraziare Mursia sia per avermi aiutata a lanciare il primo libro, e quindi anche l’idea del Fondo Amici di Paco, che è nato in contemporanea con il libro. E anche per aver accettato, ora, di cedere i diritti a Paco Editore. Dato che è un libro che continua a vendere parecchio, perché chiunque si accosta per la prima volta al nostro mondo desidera saperne di più sulla “mitica” figura di Paco e legge perciò il suo libro, ora possiamo contare su ricavi maggiori che in precedenza, visto che ora vanno interamente devoluti (e non solo i miei diritti d’autore) in beneficenza.

Posso dire, Diana, che Mursia ha visto bene e lontano, quando ha deciso di pubblicare Paco, un libro che ha avuto un forza deflagrante, che ha aperto gli occhi e scosso le coscienze, diventando la bibbia di ogni animalista.
Sì, anche perché “Paco, il Re della strada” è pubblicato dal 1998 anche in versione scolastica per le scuole medie sempre da Mursia Scuola (ora del gruppo Elemond Le Monnier) e ogni anno viene adottato da tantissime scuole che poi partecipano al Premio Letterario Nazionale Fondo Amici di Paco, basato, appunto, sul primo libro di Paco, un libro che gli insegnanti giudicano educativo e capace di far riflettere senza pugni nello stomaco, ma con il sorriso sulle labbra. Lo considerano la base di ogni discorso sul rispetto verso le altre specie viventi.

Alcuni insegnanti che conosco, veramente, mi hanno detto di averlo adottato perché è un libro anche sull’amicizia e l’altruismo, capace di far capire valori puramente umani attraverso le parole e le vicissitudini di un cane.
È vero anche questo, e anche a me sono arrivati questi pareri. E ne sono felice. Anche perché i ragazzi a volte non hanno voglia di sentirsi fare prediche dagli umani… ma se a parlare di certi argomenti è un cagnolino, uno con il quale riescono a sentirsi alla pari e più in sintonia che con un umano adulto, hanno più voglia di ascoltarlo quando parla di valori come, appunto, l’amicizia, il rispetto per gli altri, la fedeltà.

E poi credo che abbia avuto così tanto successo perché pur essendo un libro che denuncia la crudeltà degli uomini contro gli animali, lo fa in modo soft. Insomma, è un libro anche tanto divertente, che fa commuovere ma anche tanto ridere.
In effetti se fosse stato il classico libro-denuncia, scritto con toni urlati, non credo che sarebbe piaciuto così tanto. Ho voluto scrivere un libro che tutti, ragazzi e adulti, potessero leggere, seguendo il mio motto, che poi è diventato quello del Fondo Amici di Paco: “persuadere con dolcezza”. Formula che ho poi adottato anche nei due libri successivi su Paco.

Parlare di Paco e parlare di un libro è però riduttivo, perché dietro a Paco c’è tutto un mondo: il mondo dell’abbandono, del randagismo, dei canili, il mondo del Fondo Amici di Paco, l’associazione nazionale per la tutela dei cani che hai fondato ispirandoti a Paco e che dal 1997 si impegna a diffondere la cultura del rispetto e dell’amore verso tutte le specie viventi e anche ad aiutare concretamente migliaia e migliaia di cani e gatti meno fortunati di Paco.
In effetti il Fondo Amici di Paco ha fatto tantissime cose, sia sul fronte della sensibilizzazione che degli aiuti concreti: basti pensare che ogni anno riusciamo a distribuire, cioè regalare, migliaia e migliaia di pasti ai rifugi che ospitano cani e/o gatti, oltre a prodotti veterinari. Ho la presunzione di dire che, da quando esiste il Fondo Amici di Paco, che opera tanto anche nelle scuole per far riflettere i giovani e farli crescere con un forte senso di responsabilità verso la terra e le sue creature, molte cose sono migliorate e si è creata una maggiore attenzione, anche da parte dei media e delle istituzioni, verso gli animali e i loro diritti.

Diana, è nato prima il libro o il Fondo Amici di Paco?
Il libro è nato, almeno come idea, negli anni, dalla mia voglia di “ricostruire” l’infanzia di Paco, quella che non ho potuto conoscere visto che lui è arrivato che aveva circa un anno. E mentre la scrivevo mi sono resa conto che, come l’incontro con Paco e i cani dei canili era stato per me determinante e mi aveva cambiata, il libro si sarebbe prestato a far ragionare tante persone su problemi sui quali io stessa, prima, non mi ero mai interrogata. Il Fondo Amici di Paco è nato, quasi per caso, al momento in cui il libro doveva uscire e non ho trovato un’associazione che fosse interessata a ricevere in beneficenza i diritti d’autore. E così abbiamo creato l’associazione, e piano piano abbiamo iniziato a raccogliere fondi e ad aiutare alcuni rifugi, a cui nel tempo se ne sono aggiunti altri e poi altri ancora. Insomma, è stata una cosa che ci è scoppiata tra le mani, costringendoci a dedicarle molto più tempo ed energie di quel che avevamo previsto.

Però mi dicevi che la soddisfazione è molta.
Moltissima. Sapere che grazie al nostro impegno riusciamo a sfamare tanti cani e gatti senza famiglia, a vaccinarli e fargli la profilassi antiparassitaria è una spinta fortissima, anche perché far star meglio i cani e i gatti dei rifugi vuol dire favorirne l’adozione presso nuove famiglie.

Ma come potete fare così tante cose?
Possiamo farlo grazie a persone generose e sensibili, che io chiamo gli “amici di Paco”: parlo dei nostri sostenitori (molti dei quali ci seguono e supportano sin dall’inizio). Con piccole o grandi ma comunque sempre preziosissime offerte, queste persone ci permettono di andare avanti nel nostro impegno, che varrebbe ben poco se non fosse sostenuto anche economicamente.

Se qualcuno che ancora non vi conosce volesse aiutarvi, come dovrebbe fare?
Può scegliere tra vari modi, tutti utilissimi: fare una donazione, iscriversi all’associazione, pagando la quota annuale e diventando così “amico di Paco” (in tal modo si sostengono per tutto un anno le nostre iniziative e in più si ricevono i 4 numeri della rivista), oppure anche solo acquistare i “Regali di Paco” (libri o gadget) per sé o per regalarli e far conoscere anche ad altri la nostra associazione.

Che cos’è cambiato, in tutti questi anni di campagne e impegno contro l’abbandono?
Molto. Basti pensare che nel 1997, l’anno in cui è nato il Fondo Amici di Paco le associazioni per la tutela degli animali si contavano sulle dita di una mano, mentre ora sono davvero molte, sia locali che nazionali. La coscienza animalista sta aumentando, grazie all’incessante operare delle associazioni e anche a una maggiore attenzione da parte dei media. E anche le istituzioni, anche se molti comuni sono tuttora latitanti per quanto riguarda la creazione di canili, hanno preso a cuore i diritti degli animali. Non per niente l’attuale governo Berlusconi ha approvato un’importantissima legge che punisce severamente abbandoni e maltrattamenti (legge da noi fortemente richiesta, anche con una raccolta firme), e ha messo in atto altre misure importanti come il divieto di importazione di pelli di cane e gatto, e ha sancito un accordo Stato-Regioni sul benessere degli animali da compagnia e la pet-therapy.

Ma gli abbandoni sono diminuiti?
Nessuno può dirlo, nemmeno quelli che, per creare attenzione intorno all’argomento, ogni inizio estate sparano cifre a casaccio, asserendo che gli abbandoni sono aumentati. In realtà è impossibile monitorare la situazione in “tempi reali”, come farebbero credere, ed è assurdo parlare, a inizio giugno, di aumenti del… 20% degli abbandoni. Purtroppo bisogna essere allarmistici ed eclatanti, se si vuole fare notizia e avere l’attenzione dei media, però non mi pare un atteggiamento corretto. Io credo, semplicemente, che ora ci sia un maggiore attenzione verso il randagismo; se ne parla di più e perciò pare che gli abbandoni siano più di una volta. Ma una volta semplicemente non se ne parlava…

Certo che tra campagne e iniziative di sensibilizzazione, la rivista, il sito, raccolte fondi e aiuti concreti avete messo in piedi un’associazione attivissima. Eppure so che siete in pochi.
Pochissimi. Praticamente tutto passa sulle spalle mie e di mio marito. Il Fondo Amici di Paco, infatti, e ci tengo a dirlo, è un’organizzazione anomala, nel senso che non è un apparato. Mi spiego: non abbiamo impiegati, centralinisti, persone pagate per seguire le attività dell’associazione. Non vogliamo che i soldi che i nostri sostenitori ci danno per aiutare gli animali servano per pagare persone che rispondono al telefono o altro. Non vogliamo che vadano a pagare una sede, dei mobili, dei computer, delle fotocopiatrici, la luce, il telefono, e tutte le strutture e le attrezzature, insomma, che servono a far funzionare un’associazione. Tutte queste spese sono a carico nostro. Per questo motivo il Fondo Amici di Paco non ha una sede propria, ma ha sede presso gli uffici della nostra attività lavorativa (agenzia di pubblicità e studio d’architettura, infatti Diana e Gianni sono titolari di un’agenzia di pubblicità e in più Gianni è architetto, n.d.r.), che a loro volta sono nella nostra abitazione. In questo modo il Fondo Amici di Paco non deve sopportare spese vive di funzionamento, perché ce le sobbarchiamo noi.

È il motivo per cui quando si telefona rispondete tu o Gianni, tuo marito.
Sì, quando non siamo fuori per lavoro rispondiamo al telefono, solo che o siamo in riunione o comunque stiamo lavorando e allora mi tocca essere un po’ sbrigativa. Me ne scuso con chi a volte mi trova un po’ frettolosa, ma il mio tempo da dedicare al Fondo Amici di Paco si riduce alla sera e ai fine settimana liberi da impegni di lavoro.

Però, Diana, so che chi telefona trova sempre un… orecchio amico ad ascoltare e tutti vi riconoscono un’umanità che se telefoni ad altre organizzazioni (non necessariamente animaliste) non trovi.
Forse proprio perché trovano noi che capiamo e condividiamo i loro problemi, i loro sentimenti, e non una centralinista il più delle volte stipendiata, che filtra semplicemente le chiamate e fornisce risposte standardizzate.

Vale lo stesso anche per la rivista? Cioè, fate tutto da voi?
Certo, anche quella, essendo pubblicitari, ce la realizziamo noi all’interno, per quanto riguarda creatività, contenuti e impaginazione, e quindi è tutto gratis per il Fondo Amici di Paco. Le sole spese sono di stampa e spedizione, il resto è a carico nostro (di Diana e Gianni, n.d.r.).

La rivista, in particolare, è un grande impegno per te.
Sì, e infatti a volte ne risente, nel senso che se io ho poco tempo esce in ritardo. Ma sono i pro e i contro del volontariato…

Questo numero, in particolare, esce con un certo ritardo, ma non per tuoi impegni di lavoro, purtroppo…
Sì, è così, e approfitto dell’occasione per scusarmene con i nostri lettori per averli fatti aspettare tanto.

Credo che quando sapranno che cosa è successo ti scuseranno. Vuoi parlarcene?
Faccio fatica, a dir la verità. È successo che il 7 novembre, all’improvviso, è morto il mio Boris. Non aveva ancora 8 anni e mezzo e sembrava che stesse benissimo. Lui era il mio cane speciale, il mio tesoro, il mio angelo custode… anzi, di più: era la mia anima gemella. Non ho mai avuto un legame di così totale comprensione con nessun altro cane. Nemmeno con Paco, lo ammetto. Perderlo, e così inaspettatamente, è stato un colpo tremendo dal quale incomincio a riprendermi, a fatica, solo ora, dopo quasi 4 mesi. Ho passato i primi tempi a non fare assolutamente nulla. Ho staccato la spina, fermato il mio mondo. Non ho più combinato nulla per un sacco di tempo. Quindi anche questa rivista, che passa tutta per le mie mani, ne ha risentito. È stato come se mi fossi ritrovata improvvisamente al buio e non sapessi più dove andare, che cosa fare. Perdendo Boris ho perso uno dei doni più belli che la vita mi abbia dato. Ci manca ancora immensamente, a me e Gianni, a Paco, ai miei genitori. Lui era un appoggio grandissimo per tutti, e non averlo più con noi ci ha disorientati. Ora ci resta il ricordo di un amore grande e meraviglioso, la gratitudine alla vita per averci dato la felicità di vivere con lui, la consapevolezza di essere stati non sfortunati a perderlo, ma fortunati ad averlo avuto.

So che avete ricevuto moltissime attestazioni di solidarietà per la vostra perdita.
Sì, è vero, sia da persone vicine a noi, che da persone che non conoscevo, scoprendo che siamo in tanti, tanti davvero, ad amare così profondamente i nostri animali, senza vergognarcene o sentirci fuori luogo. Voglio ringraziare dal profondo del cuore tutte le persone, tantissime, che con una lettera, una telefonata, una visita, un’e-mail, ci hanno testimoniato la loro vicinanza, facendoci sentire amati e capiti. E’ stato molto importante per noi.

Diana, proprio a Boris avevi dedicato alcune delle pagine più belle del tuo libro fotografico “I miei musi ispiratori”, libro che ha avuto un enorme successo (è stato il più venduto sotto Natale). Vorrei concludere leggendo una delle frasi che mi hanno più colpita: “Questo è Boris, il mio angelo custode biondo: un concentrato di bontà, dolcezza, dedizione, fedeltà in quasi ottanta chili di peso. Da uno sguardo così non puoi che aspettarti sincerità e amore assoluto. Come da tutti i cani, del resto. Non c’è cane che non adori il proprio umano, anche il più immeritevole d’amore.”

Paola Cerini (“Amici di Paco” n° 33)