OGNI GIORNO UN TRAMONTO (giugno 2024)

Ogni giorno un tramonto: la magia dei tramonti più scenografici di tutto il Mediterraneo.

Intervista a Diana Lanciotti all’uscita del suo ventiquattresimo libro, uno spettacolare album fotografico dedicato a Costa Paradiso, la località sarda famosa per le sue bellezze naturali alla quale è legata da quarant’anni. Un patrimonio da salvare per noi e le future generazioni.

Ogni volta che esce un suo nuovo libro mi piace ricordare quanto scrissi di lei a proposito de La gatta che venne dal bosco (di cui avevo previsto il grande successo, non solo tra i gattofili): “autrice unica nel panorama letterario italiano per l’originalità e l’eterogeneità delle sue opere”.
In effetti Diana Lanciotti, famosa per essere scrittrice ma anche fondatrice del Fondo Amici di Paco, l’associazione che da ventisette anni ha introdotto importanti cambiamenti nel rapporto tra uomini e animali, ogni volta ci sorprende con temi diversi: dopo una serie di libri dedicati agli animali, a partire dalla famosa trilogia di Paco, si è fatta conoscere come romanziera (con quattro romanzi d’amore e avventura, che l’hanno fatta amare anche da chi non segue la letteratura “animalista”), quindi come fotografa (con quattro libri fotografici dedicati ai suoi “musi ispiratori”), come giallista (con l’originalissimo La vendetta dei broccoli, “giallo vegetariano” che ha aperto un vivace dibattito sulle scelte alimentari, operando delle vere e proprie… conversioni); poi come “L’esperta dei cani”, il libro scritto per dissipare la nebbia che avvolge il mondo dell’educazione cinofila e, più recentemente, come giornalista con tre libri dedicati all’attualità e alla politica.
Insomma, tanti libri tanto diversi che dimostrano un eclettismo difficilmente riscontrabile in campo letterario e che permea tutte le iniziative di una donna capace di spaziare da un campo all’altro con estrema disinvoltura. Ora Diana conferma questo suo talento con il nuovo libro fotografico Ogni giorno un tramonto, che segue a distanza di un anno Cuori grandi così, il toccante fotoracconto dedicato ai cani e ai gatti salvati dal rifugio Fratelli Minori di Olbia.
Solo temporaneamente abbandonate le tematiche animaliste per cui i suoi lettori la apprezzano da una trentina d’anni, Diana si cimenta in uno straordinario omaggio alle bellezze naturali, in particolare i tramonti, di Costa Paradiso, la località sarda alla quale è legata da una quarantina d’anni. Un comprensorio di oltre otto milioni di metri quadrati affacciato sul Golfo dell’Asinara che per la sua particolare conformazione, un misto di rocce di granito scolpite dal vento, macchia mediterranea profumatissima e mare cristallino, con fondali che richiamano ogni anno migliaia di subacquei, ha attratto e continua ad attrarre persone da tutto il mondo.
A Costa Paradiso ci sono stata un paio di volte e ricordo con nostalgia le emozioni che ho provato ogni sera davanti allo spettacolo del sole che si tuffa in mare. Ogni giorno un tramonto, questo bellissimo libro sui tramonti più spettacolari che io abbia mai visto, riaccende in me quelle forti emozioni.

Diana, siamo al tuo quinto libro fotografico, stavolta fuori dalle tematiche che ti hanno fatta amare dal grande pubblico. Come mai questo cambio di direzione, dagli animali ai tramonti?
«Più che un cambio di direzione è un diversivo e un divertimento. In ogni caso non è la prima volta che vado fuori tema, perché ci sono già stati tre libri come Antivirus, Guariremo solo se e Libera mente che con gli animali avevano poco a che fare.»

In effetti hai sempre detto che non ami rinchiuderti in compartimenti stagni.
«E lo confermo. Da buona Gemelli ho più interessi che tempo, e per tanto che cerchi di concentrarmi sull’uno o sull’altro, quelli che si sentono messi da parte scalciano per avere la mia attenzione. In ogni caso, a tutti cerco di dare una direzione univoca, cioè il sostegno a una causa in cui credo.»

E qui, per restare in tema astrologico, il Gemelli si scansa per lasciare posto a…
«Al Sagittario, come mi ha spiegato la mia amica astrologa Sandra Zagatti. Il Sagittario, che si annida non ricordo dove nel mio tema di nascita, sarebbe proprio il segno zodiacale che mi regala quello che Sandra ha definito “spirito missionario”… Fa parte della mia natura prendermi a cuore una causa, che sia quella animale, quella della salute, quella della libertà, quella dei luoghi che amo. Forse è una forma di presunzione, ma provo un perenne bisogno di sentirmi utile per migliorare un pezzettino di mondo. Di dare l’anima per gli altri o qualcosa in cui credo.»

Non la definirei presunzione: ci si augurerebbe che tutti facessero così.
«Purtroppo ci sono persone che hanno un’anima talmente striminzita che se ne donano anche solo una briciola restano completamente senza…»

Ne conosco anch’io, purtroppo… Il Sagittario, Diana, sarebbe perciò quello che spiega il tuo spirito missionario, la tua voglia di fare qualcosa per il prossimo. Ma in questo caso, con Ogni giorno un tramonto, la missione qual è?
«C’è, c’è anche qua. Diciamo che ce ne sono addirittura tre, anche se non me ne sono resa conto finché non ho visto il libro finito. La prima è quella che più salta agli occhi: mostrare le bellezze di un posto meraviglioso e creare emozione, la stessa emozione che provo io davanti a ogni tramonto. La terza è quella di aiutare gli animali, come faccio sempre attraverso i miei libri: e infatti i diritti d’autore sono destinati al Fondo Amici di Paco per la sterilizzazione delle colonie feline di Costa Paradiso, che già finanziamo da sette anni.»

Non ci hai detto la seconda…
«La seconda è nata da sé, quando ho visto il frutto di una fatica durata mesi, o forse dovrei dire anni, perché le fotografie che ho selezionato appartengono a un arco temporale che parte dal 27 aprile del 2003, quando fotografai un tramonto strepitoso che si conquistò la copertina del mio libro Black Swan-Cuori nella tempesta. Davanti a questa raccolta di immagini che mostrano la bellezza di un posto così straordinariamente unico, ho capito che è assurdo ciò che qualcuno ne ha fatto e vorrebbe ancora farne…»

Cioè?
«Una mucca da mungere, come la definì un artigiano locale che conobbi quando nel 1994 prendemmo casa qua. Lui criticava chi considera Costa Paradiso un posto per fare soldi, speculando, costruendo alveari invece che singole (e poche) case, facendone una località prettamente turistica anziché residenziale, dove in estate si arriva a quindicimila presenze su un territorio concepito per accoglierne poche migliaia. Solo chi ci vive per buona parte dell’anno, se non tutto l’anno, ne conosce i limiti e le esigenze ed è in grado di rispettarne le bellezze naturali, anziché usufruirne per pochi giorni senza freni e responsabilità. Ecco, proprio ricordando a tutti la bellezza unica di questo luogo spero che chi vuole e può fermarne il degrado e sottrarlo alle sgrinfie di affaristi senza scrupoli e senza visione si senta chiamato in causa, come è successo a me da alcuni anni.»

Tu hai fatto tanto per Costa Paradiso, e so che in tanti ti hanno scelta come punto di riferimento.
«Sì, hanno capito il grande amore che mi lega a questo posto, lo stesso amore che anima coloro che vogliono una Costa Paradiso diversa da chi invece pensa solo al proprio tornaconto, in spregio alla bellezza della natura e al decoro dell’ambiente. Siamo accomunati dagli stessi sentimenti ed è importante che restiamo uniti per non farli calpestare da chi è animato da ben altro.»

Perciò il tuo è anche un libro-denuncia, non solo un album di splendide fotografie.
«Un libro-denuncia fuori dai canoni, che usa belle immagini anziché i pugni nello stomaco per far conoscere una realtà e stimolare riflessioni e azioni.»

Davanti a immagini così spettacolari, oltre centosettanta fotografie una diversa dall’altra, si è indotti a riflettere e fare di tutto per salvare questa meraviglia.
«Lo scopo che vorrei ottenere con le mie fotografie è proprio di regalare attimi di serenità, stupore, bellezza, ricordandoci quanto è bello il mondo in cui viviamo e quanto, oltre a essere grati, dovremmo sentirci responsabili di preservarne l’irripetibile unicità.»

Parlaci un po’ di Costa Paradiso, come è nata e come è diventata.
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Quella che oggi conosciamo come Costa Paradiso era chiamata Sarra (o Tarra) Niedda, cioè terra del nulla. Era un enorme territorio desolato e selvaggio, popolato dalle capre, che teneva lontani gli intrusi con una fittissima macchia mediterranea ed enormi formazioni rocciose. Era impensabile vivere in un luogo tanto impervio, eppure negli anni Sessanta un imprenditore italo-svizzero, Pierino Tizzoni, vide la possibilità di farne un grande comprensorio residenziale riservato e defilato: la risposta antimondana alla Costa Smeralda.»

In effetti sembra un altro pianeta rispetto alla Costa Smeralda.
«La morfologia aspra e articolata del territorio si prestava alla realizzazione di case (poche, isolate) mimetizzate tra le rocce e la vegetazione, nel rispetto del genius loci, cioè lo spirito del luogo che qua più che in altri contesti fa sentire la sua presenza. Uno spiritello vivace, che ha ispirato grandi architetti suggerendo o meglio imponendo loro di progettare nel pieno rispetto del territorio. Ne nacquero case così ben connaturate con l’ambiente che le vedi solo se sai che ci sono, secondo quella che viene definita architettura mimetica.»

E sono quelle che si notano meno, rispetto a quelle più recenti, fin troppo visibili.
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Purtroppo negli anni Settanta il sogno di Tizzoni fu spazzato dall’ingordigia di speculatori assatanati che videro in Costa Paradiso un osso da spolpare fino al midollo: la mucca da mungere di cui parlavo prima. Era l’epoca della cementificazione selvaggia e anche questo angolo di paradiso non fu risparmiato. Per fortuna il genius loci di Costa Paradiso, questo spiritello dalla grande personalità, non si è mai arreso agli assalti scriteriati e ha preservato ampie zone del territorio permettendo a chi lo ama di goderne ancora oggi la bellezza.»

Bella, questa cosa del genius loci come spiritello custode della bellezza.
«Sì, credo che mi abbia ispirata non solo a realizzare un libro sulla bellezza ma anche a farne un libro di denuncia, naturalmente a modo mio, secondo quel motto da cui non mi sono mai discostata, neppure quando ho parlato di storie di abbandono e maltrattamenti di animali: “persuadere con dolcezza” o, in questo caso, con la bellezza. Far capire cioè, attraverso la rappresentazione fotografica della grandezza della natura, quanto sia sacrilego e inaccettabile violarla e quanto sia necessario impegnarsi, lottare anche in prima persona, per preservarla dalle follie di ottusi faccendieri che pensano di poter sfruttare a proprio piacimento le bellezze di cui il Cielo ci ha fatto dono affinché le custodissimo.»

Se Costa Paradiso non è quella che doveva e poteva essere, la colpa è dei “continentali”, come li chiamano qua?
«Diciamo che c’è stato un bel concorso di colpe. I continentali, come in modo a volte sprezzante siamo definiti (qualcuno arriva a definirci colonizzatori…), hanno contribuito alla scoperta e in alcuni casi allo sfruttamento di luoghi selvaggi. A volte hanno calpestato questa splendida e per certi versi delicatissima terra con gli scarponi pesanti. Però va anche detto che per i sardi questi posti, come nel caso di Costa Paradiso e della Costa Smeralda, erano semplicemente pascoli per le capre. Parliamo di sessant’anni fa. Poi hanno giustamente scoperto di avere tra le mani un valore, anzi un tesoro, e alcuni di loro (non tutti, per fortuna) hanno pensato di sfruttarlo, senza però avere la minima cultura del territorio e di come va valorizzato e rispettato. Qualcuno, come capita nei posti dove di colpo arriva la ricchezza, pensa che lo sfruttamento massivo porti flussi continui di denaro. È la storia della mucca da mungere, ma prima o poi anche quella si schianta. Alcuni vorrebbero continuare a speculare dopo essersi “liberati” della presenza scomoda dei “continentali”, accettandoli tutt’al più come turisti. Sarebbe come se io, lombarda, pretendessi che in Lombardia vivessero e lavorassero solo i lombardi doc. Direi che questa contrapposizione tra sardi e non sardi (alimentata ad arte da chi ha interesse a mantenerla in vita) ha fatto il suo tempo. Sarebbe ora di guardare avanti e condividere lo stesso obiettivo: salvaguardare la bellezza unica di un’isola che non ha eguali nel resto del mondo, nell’ottica di quello che oggi viene definito “sviluppo sostenibile”.»

Uomini e natura in eterno conflitto…
«Non solo uomini e natura, ma anche uomini e uomini. Non sono di quelli che pensano che l’uomo dovrebbe starsene “fuori dalla Natura” e non avere libero accesso a zone incontaminate, rinunciando al progresso e ad abitare in contesti naturali. Credo che l’uomo e la natura dovrebbero convivere in perfetta armonia, l’uno a difesa dell’altra. Un conto però è godere delle bellezze naturali e un conto è violarle e calpestarle. Ci vuole equilibrio in tutto. Equilibrio e armonia.»

Ti definiresti ambientalista?
«Per carità, sai quanto non amo le etichette. Pur occupandomi di tutela degli animali non mi piace essere definita “animalista” e quindi nemmeno “ambientalista”, pur amando e volendo preservare l’ambiente. Sotto certe definizioni si cela spesso uno strato di fanatismo, di protagonismo, di settarismo. Amare gli animali e amare l’ambiente non significa penalizzare l’essere umano e impedirgli di esistere, come vorrebbero coloro che lo considerano un parassita del pianeta. Facciamo l’esempio dei cinghiali, che anche a Costa Paradiso, come ormai dappertutto, imperversano. C’è chi vuole sterminarli e chi invece sostiene che dobbiamo accettare di essere invasi in quanto sarebbero i “padroni di casa”. Ma non è così, perché sono stati immessi nel territorio negli anni sessanta e nel tempo, per soddisfare i cacciatori che chiedevano più selvaggina da abbattere, sono stati ibridati con cinghiali toscani e anche dell’est Europa: più grossi, prolifici, invadenti e, diciamolo, pericolosi. Non è giusto abbatterli come qualcuno chiede, ma è indispensabile cercare soluzioni di buon senso.»

Proprio per parlare dell’emergenza cinghiali hai realizzato la campagna del Fondo Amici di Paco “Non trattateci da cani” (v. https://www.dianalanciotti.it/emergenza-cinghiali-non-trattiamoli-da-cani/).
«Sì, per suggerire alle istituzioni misure non cruente di contenimento e per spiegare ai cittadini che i cinghiali vanno trattati come animali selvatici e non come cagnolini a cui si dà da mangiare per fare il video da postare sui social.»

Tornando a Costa Paradiso: è diventata famosa anche grazie a una serie di artisti, attori e registi che l’hanno scelta proprio per la sua unicità.
«Costa Paradiso è stata il rifugio di Michelangelo Antonioni e Monica Vitti che proprio qua si fecero progettare una casa avveniristica, la famosa Cupola, dall’architetto Dante Bini. Altri personaggi famosi amarono Costa Paradiso, e alcuni di questi si fecero progettare case di grande fascino: l’attrice Macha Meril, i pittori Sergio Vacchi e Giuseppe Banchieri, i fratelli Giuffré, gli stilisti Sergio Soldano, gli eredi di Luisa Spagnoli, Gina Lollobrigida, il console americano Hartley, Cino Tortorella (il famoso “mago Zurlì”), oltre a vari giornalisti e scrittori. Personaggi diversi, protagonisti di un’avventura appena agli inizi, accomunati dall’amore per un posto che a poche ore dalla “civiltà” offriva totale isolamento, in una natura selvaggia.»

E Diana Lanciotti come ci è arrivata?
«Io ci arrivai di passaggio nel 1982 durante un viaggio indimenticabile con i miei genitori e rimasi colpita dalle rocce sparse come tante sculture naturali, dal cielo di un blu profondo e dal mare sferzato dal maestrale. Ma la scintilla scoccò nel gennaio del 1994, quando io e mio marito arrivammo in cerca di una casa per le vacanze e fummo conquistati da un paesaggio indescrivibile, che emana energia e serenità nello stesso tempo. Pioveva a scrosci e soffiava un maestrale impetuoso che quasi impediva di scendere dalla macchina, e una volta scesi obbligava a piegarsi in avanti per non essere spazzati via, eppure rimanemmo incantati da uno spettacolo che se non lo vedi non lo puoi immaginare: quello di una natura che coinvolge e sconvolge tutti i sensi, tutti insieme, trasmettendo sensazioni potenti. Da quel momento la nostra vita, così come in parte quella dei miei genitori che hanno frequentato Costa Paradiso per tanti anni, si è legata in maniera indissolubile a questo posto.»

Ne parli sempre con grande emozione.
«È vero. Dico sempre che nessun architetto e nessun paesaggista saranno mai in grado di imitare la bellezza e la perfezione della natura. Costa Paradiso ne è la prova: ci sono panorami che continuano a emozionarmi come quarant’anni fa, quando arrivai per la prima volta con i miei in una limpida giornata di maestrale. Una mia cara amica ha definito Costa Paradiso un “festival di emozioni”: non saprei trovare definizione più adatta. È un posto unico al mondo, nonostante gli assalti sferrati da truppe agguerrite di affaristi che, lungi dal lasciarsi incantare dai tramonti, dalle mareggiate, dalla conformazione di un territorio che non ha eguali, hanno deciso di sfruttare questo tratto di costa per pura avidità.»

Speri che rinsaviscano grazie al tuo libro?
«No, non credo che un libro che celebra la bellezza di un luogo unico al mondo farà rinsavire persone votate esclusivamente al proprio tornaconto e far loro capire che è ora di cambiare registro. Non nutro nessuna speranza circa il ravvedimento di chi ha calpestato un dono così straordinario. Spero piuttosto che, conquistato dalla meraviglia che ho voluto trasmettere attraverso i miei scatti, chi ne ha le competenze e le possibilità decida di sottrarre agli artigli degli speculatori questa parte di paradiso. Un dono da onorare, preservare, proteggere.»

Quindi in definitiva a chi è rivolto Ogni giorno un tramonto?
«Ovviamente agli amanti di Costa Paradiso, a tutte le persone che come me negli anni se ne sono innamorate e sanno che va difesa da qualunque intento speculativo. Ma è rivolto anche a chi, pur non conoscendo Costa Paradiso e le sue vicende, ama la natura ed è ancora capace di emozionarsi davanti a un tramonto.»

E da emozionarsi qua c’è davvero tanto. A proposito di emozioni, su Instagram hai pubblicato la foto del libro fresco di stampa con questo commento: “Con immensa gioia e grande emozione annuncio la nascita del mio nuovo bimbo. Un lavoro che mi ha impegnata per mesi (anzi anni) dandomi però grandi soddisfazioni.”
«Sì, per uno scrittore un libro è una creatura la cui gestazione dura mesi o addirittura anni e quando è stampato è una gioia da condividere. Una gioia che fino a pochi anni fa condividevo con i miei genitori. Per loro era una festa ogni volta che usciva un mio libro, perché sapevano quanto impegno, quanta passione ci avevo dedicato. Adesso loro non ci sono più e posso solo immaginare quanto sarebbero felici di questo libro, che racchiude la bellezza di un luogo che amavano e che abbiamo condiviso per tanti anni.»

Ora Diana vorrei farti alcune domande per soddisfare gli appassionati di fotografia. Quando hai incominciato a fotografare? La tua è una passione recente?
«Ricordo me stessa ancora piccolissima con la macchina fotografica in mano. Mio papà era appassionato di fotografie. Aveva una Kodak Retina con la quale scattava foto bellissime, soprattutto ritratti. Io ho iniziato ad appassionarmi a 6/7 anni. Già allora mi piaceva fotografare i paesaggi, solo che mio papà diceva che… erano fotografie sprecate (allora si usava la pellicola, quindi non si scattava tanto come oggi col digitale) e insisteva che inserissi sempre un elemento umano, perché a suo dire il paesaggio doveva fare da sfondo. Mia mamma e mia sorella Sonia erano quindi tenute a prestarsi per dare un senso, secondo il papà, alle mie foto. La mamma, che era molto fotogenica (sembrava un’attrice, aveva un fascino e una classe che in foto uscivano prepotentemente) si prestava volentieri. Mentre Sonia, pure lei bellissima (da ragazza era un misto tra Romina Power e Carolina di Monaco), sbuffava e metteva il broncio, così io mi arrabbiavo perché dicevo che mi rovinava le fotografie. Poi anni dopo i nostri… conflitti fotografici sono rientrati, grazie a un ritratto che le ho fatto al mare e che considero tuttora una delle mie foto meglio riuscite. Altro che Carolina e Romina…»

Rimpiangi la pellicola?
«Assolutamente no. Il progresso tecnologico servirà pure a qualcosa. Quando scatto non voglio dovermi preoccupare di finire il rullino. Quando ad esempio vado a un’esposizione canina, in poche ore arrivo a scattare anche duemila foto. Poi me le scarico sul computer e le seleziono. Figurarsi se usassi ancora la pellicola e dovessi aspettare lo sviluppo. A parte i costi, che erano elevatissimi. In quanto alla qualità, le attuale fotocamere hanno raggiunto livelli eccezionali.»

Che attrezzatura usi?
«Nikon professionale. Trovo che Nikon abbia dettato e detti legge nello sviluppo tecnologico da diversi anni. Ho una mirrorless, la Z 9, l’ammiraglia di casa Nikon che attualmente rappresenta il meglio che si possa desiderare a livello di rapidità e qualità di messa a fuoco e risoluzione. Permette di fare foto da stampare (non solo per i social, dove va bene anche il telefonino…) di ottima qualità. Devo dire che uso poco gli automatismi, salvo l’autofocus, perché mi piace avere il massimo controllo sulla foto che voglio realizzare. Per quanto riguarda gli obiettivi, amo in particolare le ottiche fisse, come l’85 mm e il 135 mm (sto parlando del favoloso Plena) che utilizzo soprattutto per i ritratti, anche di cani e di gatti. Ma per i tramonti uso più spesso lo zoom: il 24-120 mm per foto panoramiche e ambientate, il 70-200 o il 100-400 per i… primi piani del sole.»

Bene, abbiamo accontentato la curiosità di chi ama anche la tecnica. In conclusione, Diana, vorrei ricordare l’aspetto benefico che non manca mai nei tuoi libri: i diritti d’autore di Ogni giorno un tramonto, cioè il 10% del prezzo di copertina,  sono destinati al Fondo Amici di Paco per finanziare la sterilizzazione delle colonie feline presenti sul territorio.
«Sì, lo facciamo già da sette anni (v. https://www.dianalanciotti.it/per-lottavo-anno-riconfermata-la-collaborazione-tra-fondo-amici-di-paco-e-arca-sarda/, n.d.r.) e con le vendite di questo libro spero di poter aumentare il numero dei gatti sterilizzati. La sterilizzazione è lo strumento principale per evitare nascite indesiderate e conseguenti abbandoni. I rifugi sono al collasso proprio per il continuo ritrovamento di cuccioli di cani e di gatti che comportano un impegno immane. Solo una piccola parte viene adottata, e gli altri trascorreranno tutta la loro vita in un box, privati dell’amore di una famiglia, come ho di recente raccontato nel mio libro fotografico Cuori grandi così, ambientato al rifugio Fratelli Minori di Olbia (a cui Diana destina i diritti d’autore: v. https://www.amicidipaco.it/prodotto/cuori-grandi-cosi-fotoracconto-tra-gli-angeli-dimenticati/ n.d.r.).»

Un motivo in più per regalarlo e regalarselo.
«Lo spero. Vorrei chiudere con un ringraziamento speciale a Stefania Pasqualini, titolare, insieme al marito Antonello Tiroli, della tipografia Graphicolor di Città di Castello, che da anni stampa i libri di Paco Editore. Stavolta era un lavoro particolarmente impegnativo ma, insieme, con una collaborazione molto proficua, ce l’abbiamo fatta. Quando si lavora in squadra, con passione e motivati dallo stesso entusiasmo, è molto più piacevole e i risultati arrivano più facilmente.»

Paola Cerini

 

Per acquisti: https://www.amicidipaco.it/prodotto/ogni-giorno-un-tramonto/

Presentazione del libro:

OGNI GIORNO UN TRAMONTO. Un festival di emozioni, un Paradiso da difendere