– MAMMA STORNA – Seconda edizione (novembre 2017)

Mamma storna. Un inno alla vita, a tutte le vite che ci circondano, a “questo mondo meraviglioso a cui dobbiamo essere onorati di appartenere”

Intervista a Diana Lanciotti, autrice di tante storie di animali, in occasione della seconda edizione di un grande successo

A quanti è capitato di trovare un uccellino caduto dal nido? Spesso però purtroppo l’esperienza si traduce in un dramma, che ci fa sentire impotenti e frustrati. Ma quando succede di riuscire a salvarne uno, e magari a conviverci per qualche tempo, l’esperienza è di quelle che lasciano il segno. E se l’esperienza tocca a una persona che ha fatto della scrittura e dell’amore per gli animali il centro della sua vita… be’, si corre il rischio che, leggendo la sua storia, saltino molte delle nostre più fondate certezze. Come, ad esempio, che solo con i cosiddetti “animali domestici” si possa creare un rapporto di comprensione e… affetto.
Scritta come Diana sa scrivere, con quel mix di ironia, sensibilità e commozione che lasciano tracce profonde, Mamma storna si presta a demolire una a una tante certezze.
Come già saprete sono una fan sfegatata di Diana Lanciotti, ma vi assicuro che siamo in tanti. Lo testimoniano le migliaia di libri venduti nella sua ormai più che ventennale carriera di scrittrice e ben 17 titoli pubblicati, in prevalenza storie che sono diventate dei veri e propri cult, come i libri su Paco, o Boris, professione angelo custode, uno dei libri più commoventi e veri sull’amore per gli animali, che hanno cambiato il nostro rapporto con gli animali di casa.
Ma con Mamma storna i cambiamenti riguardano il nostro atteggiamento nei confronti di animali che spesso ci limitiamo a considerare pura “coreografia”.
Il racconto è appassionante, esilarante, ma anche toccante. Intervallando la narrazione dei fatti con riflessioni personali e dialoghi irresistibili tra lei e Oreste, Diana mette a nudo i suoi sentimenti e ci rende partecipi della sua meraviglia, coinvolgendoci pagina dopo pagina in questa storia incredibile ma vera.
Con il coraggio e la sensibilità che la contraddistinguono, Diana parla liberamente e senza ipocrisie delle emozioni che le responsabilità verso un piccolino da crescere le scatena, senza preoccuparsi del  giudizio di chi dice “sono solo animali”.
Così, grazie a uno storno che si crede un umano, scopriamo che anche un uccellino può possedere una spiccata personalità, manifestare sentimenti (in particolare… possessività ed egoismo), una sorprendente capacità di apprendimento e una notevole intelligenza.
Del resto era stato Konrad Lorenz, per primo, a spiegare i misteri dell’imprinting raccontando le sue straordinarie esperienze con le oche selvatiche.
Mamma storna è un inno alla vita, a “questo mondo meraviglioso a cui noi dobbiamo essere onorati di appartenere”. Una storia fuori da ogni immaginazione, toccante, ironica, divertente, che apre il cuore e la mente a una verità che molti preferiscono ignorare: che è possibile interagire, comprendersi (e amarsi) tra specie completamente diverse.
Ne parliamo con la stessa Diana, a 8 anni dalla prima uscita di questo libro sconvolgentemente coinvolgente.

Diana, tu stessa hai ammesso di non aver mai avuto con gli uccellini nessun particolare feeling. Ma quel fatidico 23 giugno 2008…
Quel fatidico 23 giugno la mia vita è cambiata. E di cambiamenti ne avevo già vissuti, soprattutto ogni volta che un animale (finora cani o gatti) era entrato nella mia vita, ognuno scrivendo insieme a me un capitolo, anzi un libro nuovo, in senso figurato. Alcuni di loro, addirittura, mi hanno insegnato tanto da farmi scrivere veri e propri libri…

Come è successo con questo storno spennacchiato e bruttarello, come tu stessa lo definisci…
Eh, sì: chi se lo sarebbe aspettato che un mostriciattolo del genere riuscisse a farsi largo nella mia vita, ma soprattutto nel mio cuore, in modo così prepotente… destabilizzante.

Destabilizzante? Perché?
Perché anche dentro un piccolo uccellino c’è un mondo di sentimenti, pensieri, intelligenza che, una volta che lo scopri, più nulla è come prima. Scoprire che quei robini alati che solcano il nostro cielo non sono entità così lontane da noi, ma capaci di interagire, adattarsi, farsi capire e capirci, di ragionare e provare sentimenti… be’, è qualcosa di sconvolgente. Ancora più sconvolgente se gli animali sei abituato a vederli confezionati in vaschette cellofanate al supermercato e cotti o serviti direttamente nel piatto.

Sembra di sentirti parlare de La vendetta dei broccoli, il tuo “giallo vegetariano”, più che di Mamma storna...
In realtà a distanza di tempo ho capito che c’era e c’è un collegamento tra l’esperienza raccontata in Mamma storna e La vendetta dei broccoli. Sono le riflessioni che ho maturato ancora più in profondità dopo l’esperienza con Oreste che mi hanno fatto venire voglia di puntare l’attenzione non solo e sempre sui cani e sui gatti, ma anche su tutti gli animali che, non considerandoli “domestici”, ci sentiamo in diritto di non rispettare, di non dover preservare, o addirittura ammazzare (o far ammazzare… che è più comodo e ci fa sentire meno colpevoli) per cibarcene. Scoprire che anche gli storni hanno un’anima, e perciò l’hanno anche i vitelli, i maiali, i cavalli, i polli… è davvero una bella botta alle nostre abitudini di vita di esseri che si sentono al centro dell’universo, e come tali in diritto di saccheggiarlo a piene mani. Come fosse nostra esclusiva proprietà.

A parte che anche le proprietà vanno salvaguardate…
Verissimo. Però purtroppo l’uomo, nella sua innata presunzione, non è più capace di capire che offendere e calpestare il Creato significa anche offendere e calpestare sé stesso.

In Mamma storna parli di “emozioni mai provate”. Eppure hai sempre vissuto circondata da animali…
Sì, ma di cani e gatti, non di certo uccellini. Nemmeno in gabbia. Non mi sarei mai aspettata che anche un piccolo storno potesse “addomesticarsi”.

Addomesticarsi? Vorrai dire “farsi addomesticare”…
No, no. Hai capito bene. Oreste aveva una personalità troppo spiccata per accettare di “essere addomesticato”. È lui che ha deciso, bontà sua, di diventare domestico.

Come scrivevo 8 anni fa, credo che “incredibile” sia l’aggettivo più appropriato per definire un libro che ti coinvolge come pochi.
Ti dirò che mentre vivevo quell’esperienza anch’io mi rendevo conto che a raccontarla molti l’avrebbero considerata incredibile. È il motivo per cui da un certo momento in poi ho incominciato a fotografare Oreste.

E infatti il libro contiene una sezione fotografica corposa, che ti mette al sicuro da eventuali incredulità. Insomma, è vero che è una storia che ha dell’incredibile…
Ma è incredibilmente vera!

“Allegro, spiritoso, chiacchierone, curioso. Impertinente.” È così che descrivi il piccolo Oreste. Un personaggio irresistibile. I tuoi lettori l’hanno amato subito, tributando il successo del libro, che dopo tante ristampe, esce in una nuova edizione, arricchita da un nuovo capitolo e da nuove foto. Come mai, dopo 8 anni?
È successo qualcosa, che mi ha dimostrato che quello che “sentivo” era vero. Per alcuni anni ne ho avuto solo la sensazione. Ma quando una “mamma” ascolta il proprio cuore quasi sempre ha ragione.

Ed è innegabile che tu di Oreste sia stata la mamma per quelli che definisci 42 “fantastici, strampalati” giorni.
Sì, e il fatto è che anch’io ho sentito in quel periodo come non mai scatenarsi veri e propri istinti materni che finora erano rimasti sopiti.

So che in questi anni hai ricevuto tanti riscontri entusiasti dai tuoi lettori. Che cosa li ha colpiti di più?
Direi un po’ tutto: soprattutto il fatto che anche un uccellino possa mostrare una personalità tanto spiccata. Ma anch’io, dai miei lettori, ho scoperto che salvare un uccellino non è così infrequente come pensavo: tanti altri l’hanno fatto, con rondini, piccioni, merli, passerotti…

Però nessuno ne aveva fatto un libro.
E infatti i più entusiasti e i primi a complimentarsi sono stati proprio coloro che hanno vissuto un’esperienza analoga. Anche perché, prima, a raccontarla temevano di essere presi per matti. Invece ora che… carta canta, non hanno più remore a raccontare le loro esperienze straordinarie. Proprio ieri un’amica di Bolzano, Sandra, mi ha raccontato della sua convivenza durata un anno con Jassu, un nidiaceo di passero che ha salvato quando era ancora implume, e che ha condiviso con lei la quotidianità della vita: se lo portava persino al lavoro, tenendolo posato sulla spalla! Una volta cresciuto, per diversi mesi Jassu usciva di giorno, se ne stava in giro a… fare il farfallone, però rientrava a casa per le pappe e la notte. Anche sul mio sito ho pubblicato alcune di queste testimonianze.

Quello che è piaciuto di più?
Direi i dialoghi. Pensa che in un primo tempo ero indecisa se inserirli: temevo di far sembrare la storia irreale. Però, come speravo, chi legge si rende conto che il legame tra me e Oreste era talmente forte da essere quasi telepatico. Perciò non mi ci è voluto molto a tradurre in parole i suoi pensieri e i suoi stati d’animo.

Così come hai fatto con i libri su Paco.
Due esseri speciali… Come ti dicevo all’epoca del lancio, Oreste era (anzi: è) un esserino straordinario, che mi ha regalato emozioni incredibili e mi ha fatto riflettere sulle barriere di incomunicabilità che l’uomo ha innalzato verso le specie diverse da lui. A dire il vero anche verso gli appartenenti alla sua stessa specie… L’essere umano è speciale nel campo dell’incomunicabilità e dell’incomprensione. Un vero campione. Anch’io, del resto, prima dell’incontro fatidico con Oreste mi trinceravo dietro il mio “essere umana”, e in quanto tale non obbligata né particolarmente interessata a interagire con un appartenente a una specie tanto diversa, e per di più non domestica. Del resto prima del 1992, prima d’incontrare Paco, non avevo mai pensato di adottare un cane abbandonato.

Otto anni fa chiudevo l’intervista su Mamma storna chiedendoti che cosa ti ha insegnato questa storia. A distanza di otto anni te lo richiedo.
Ti rispondo con le stesse parole, visto che ho sotto gli occhi il numero 43 di Amici di Paco: che non bisogna mai avere pregiudizi, che bisogna essere aperti alle meraviglie che questo mondo, di cui siamo solo coinquilini con altre specie, può riservarci ogni giorno. La penso ancora così, oggi più che mai. Non dobbiamo chiuderci in noi stessi e smettere di imparare e meravigliarci. Per quanto riguarda la comprensione con gli animali siamo ancora alle elementari… ne abbiamo di strada da fare, prima di laurearci..

Grazie a te, Diana; la “laurea” però si sa avvicinando, per tante persone…
Diciamo che ho aiutato molte persone a compiere piccoli ma fondamentali passi… Un’immensa soddisfazione.

Ai tuoi lettori questo tuo Mamma storna che cos’ha insegnato?
Dai commenti ricevuti, direi le stesse cose che ha insegnato a me: che anche un essere così piccolo e diverso da noi ha dentro di sé un mondo da scoprire, e che, volendolo, è possibile capirsi, interagire e amarsi anche tra specie tanto diverse.

Rispetto a quanto hai svelato sul mondo di un piccolo storno, come si colloca oggigiorno la caccia?
Non si dovrebbe collocare proprio per niente. È una barbarie senza senso, un’atrocità travestita da sport.

Diana, un appello ai tuoi lettori e sostenitori?
Fallo tu: sei sempre più brava di me.

Ok: anche se avete letto la prima edizione (e a maggior ragione se non l’avete letta) comprate Mamma storna. Volete due motivi? È bellissimo e aiuta il Fondo Amici di Paco.

Paola Cerini da Amici di Paco n° 66