I nostri migliori amici

Cani comprati? Scandalo!

Signora Diana Lanciotti buongiorno. Voglio farle presente queste mie impressioni.
Da tanto tempo desideravo adottare un cane, ma ci sono sempre state delle precedenze. Ora che sono andata in pensione ho potuto coronare il mio desiderio ed ho adottato Flick al canile. Alcuni amici mi avevano suggerito di andarlo a comperare in un allevamento, ma io ho preferito recarmi al canile dove so che c’è sempre abbondanza di cani da adottare. Flick è un meticcio bianco e nero di quattro anni. Io mi diverto moltissimo a portarlo a passeggio il più possibile ed è per me occasione di incontrare tante persone in giro con il loro cane.
Un paio di queste persone, visto il mio entusiasmo, mi hanno suggerito di iscrivermi a qualche associazione animalista per contribuire maggiormente a questa attività che mi appassiona, e sono così venuta a conoscenza anche della Fondazione Amici di Paco.
Sono andata sul sito ed ho visto e letto tante belle ed interessanti iniziative a favore dei cani e degli animali in genere.
L’altra sera però ho incontrato una signora, anche lei in giro con la sua cagnolina, alla quale ho parlato dell’associazione ma la sua risposta mi ha molto colpito in senso negativo.
Questa signora mi ha detto di conoscere dei suoi vicini di casa sul Lago di Garda i quali le hanno raccontato di come lei, contrariamente a quello che dice sul suo sito, i suoi cani, o almeno alcuni, preferisce comprarli (mi ha detto anche la razza ma, non intendendomene, non la ricordo), e questa è una voce che dalle vostre parti circola frequentemente.
Sarò sincera con lei, mi ha disilluso sulla serietà della sua attività, dicendomi che lei predica bene ma “razzola” male, come si suol dire, perché sul suo sito insiste sempre di adottare cani e non abbandonarli, e che i canili sono pieni di cani, e poi lei stessa invece i suoi cani personali se li va a comprare. Bell’esempio di coerenza, mi viene detto e ripetuto.
Ora sono confusa, dopo una prima grossa arrabbiatura, perché non riesco a capire né a spiegarmi come si possa predicare in un modo e comportarsi invece esattamente all’opposto, soprattutto sulla pelle degli animali che di sicuro non se lo meritano.
Ha una spiegazione da dare a me ed a tutti coloro che hanno finora creduto nel suo lavoro?
Spero di leggere la risposta sul suo sito.
La saluto cordialmente

Anna Donegani

Gentile signora “Anna”,
ricevo una busta con il mio indirizzo stampato su un’etichetta, senza mittente, inviata da Verona (?). Il che mi fa pensare a una ricerca di anonimato. La voglia è di cestinarla.
Ma poi il francobollo di Papa Francesco in bella mostra nell’angolino sinistro mi crea l’aspettativa di un contenuto adeguato alla faccia benevolmente sorridente del Papa. Apro, predisponendomi a una lettura piacevole, e devo dire che la narrazione con tanto di suspense (tutti questi incontri fortuiti… ma non troppo, sembrano estrapolati dalla trama di un romanzo giallo: mai pensato di darsi alla scrittura… o forse ci ha già provato e i risultati non sono quelli che sperava?) mi coinvolge tanto che… solo alla fine mi accorgo dell’abbaglio che mi sono presa e di essere di fronte a un’opera ben costruita… ma… totalmente fasulla. A partire dalla firma.
Lei, cara signora, non è chi si è firmata di essere.
Le spiego come ho fatto a capirlo, oltre che dal fatto che evita di scrivere di suo pugno, per timore di essere identificata.
Se lei, come afferma, mi ha conosciuta tramite il sito, come ha fatto ad avere il mio recapito, con tanto di indirizzo e numero civico, che non compare da nessuna parte? E poi, visto che usa internet, come mai non mi ha scritto una mail? Forse perché avrei potuto conoscere il suo indirizzo di posta elettronica, quindi la sua vera identità?
È chiaro che si tratta di una lettera firmata con un nome fittizio, e come tale ha il sapore e il valore di una lettera anonima.
Eppure, anche se il suo scritto è pieno di circostanze poco credibili e malamente assemblate (e poi… strano come lei non dica di dov’è e in quale canile ha adottato “Flick”: è una delle prime cose che in genere mi scrivono, anche se poi magari mi chiedono di non pubblicare riferimenti personali e di luogo), voglio risponderle lo stesso, e vediamo se la prossima volta avrà argomenti più “pungenti” con cui pungermi.

Mi dispiace per la sua arrabbiatura, che avrebbe potuto risparmiarsi e riservare a cause ben più importanti. Perché si arrabbia se (fortunatamente per lei…) non ha sprecato soldi per sostenere il Fondo Amici di Paco? Ad arrabbiarsi dovrebbero essere i nostri sostenitori, qualora scoprissero “gravi” nefandezze sul mio conto.
Ma i nostri sostenitori, che mi conoscono da anni (ma sono convinta che anche lei mi conosca… e anche bene), fortunatamente sanno capire le cose. E sono persone serene, non rose da chissà quale tarlo. Tra di loro ce ne sono centinaia che convivono felicemente con cani acquistati e il fatto di aver deciso di aiutare animali meno fortunati dei loro beniamini fa loro onore.
Per quanto mi riguarda ho già trattato l’argomento tempo fa su questa rubrica rispondendo a una signora che, senza mascherarsi dietro falsi nomi e falsi pretesti, mi chiedeva in modo gentile e senza livore il perché della mia scelta. Ecco il link, se avrà voglia di leggere:
https://www.dianalanciotti.it/ho-letto-il-suo-libro-una-domanda/ .
Alla gentile signora Adriana spiegavo la verità: io ho un debole irrefrenabile, incontenibile per i Leonberger, razza che mi è entrata nel cuore tantissimi anni fa.
Credo che, al di là e al di sopra dell’amore universale per gli animali, ognuno di noi dentro di sé abbia un proprio ideale di cane (e sono sicura che anche le ne abbia uno… Vero… anna?)
Per me è il Leonberger.
La prima volta che vidi un Leonberger a una mostra, dopo averli ammirati in fotografia ed essermi fatta l’idea che mai in vita mia avrei incontrato un cane così magnifico, rimasi conquistata. Fu il classico colpo di fulmine.
E così nel 1996 conobbi Lucia, che allevava Leonberger, e decisi di prenotarle un cucciolo. I cuccioli nacquero il 4 giugno 1997, quando il Fondo Amici di Paco era in abbozzo. Vide ufficialmente la luce a fine giugno, e non perché l’avessi pianificato: semplicemente perché il responsabile della Lega Nazionale per la difesa del cane di allora non accettò che io devolvessi a loro i diritti d’autore del mio “Paco, il Re della strada”. Erano troppi pochi soldi, non gli interessavano.
Così dovendo uscire col libro, pubblicato allora da Mursia, decidemmo di fondare un’associazione che avrebbe usato i diritti d’autore del mio libro per aiutare i canili. Allora associazioni ce n’erano pochissime, e facevano veramente poco.
Boris nacque prima del Fondo Amici di Paco, quindi, e soprattutto prima che io conoscessi davvero a fondo la realtà del randagismo. Poi lui morì prematuramente, come lei sa, e io, straziata, decisi di prendere un altro Leonberger: Joy (almeno il nome le piace, vero?…) Non fu una scelta facile, i dubbi erano tanti. Ma destino volle che non lo dovessi pagare. Infatti il mio Joy era affetto da megaesofago, patologia per la quale secondo la sua veterinaria era destinato alla soppressione. Alla fine l’allevatrice, che non voleva darmelo per non darmi un cane “difettoso”, capitolò davanti alle mie insistenze e me lo regalò. Ormai mi ero innamorata di Joy e lui di me. Fu il nostro veterinario a convincermi a prenderlo, con questa frase: «Se non lo prende lei, per me non se la cava.»
E infatti il mio splendido Joy, grazie alle cure e all’amore, divenne un cane sano e felice.

In ogni caso non ho bisogno di giustificare le mie scelte, anche se io stessa mi sono fatta un sacco di scrupoli al momento di decidere. Ma li ho superati con l’amore, con la costanza e la coerenza di quanto faccio, ogni giorno, per aiutare gli animali ad avere un futuro più felice accanto a noi umani. Di razza o no, acquistati o no.
Lo faccio grazie al Fondo Amici di Paco, nato, come lei stessa ricorda, per debellare l’abbandono e il randagismo e non… l’acquisto dei cani.
I dubbi li ho superati anche adottando, dopo la scomparsa di Paco, Tommi al canile di Olbia e adottando dei gattini trovatelli dopo aver avuto in casa per oltre 20 anni una famiglia di persianoni, estintasi l’anno scorso con l’ultimo componente, Maciste, alla bella età di 21 anni.
Non bisogna farne una questione di principio.
Io non critico chi compra un cane, perché non ci vedo il male o l’errore. Ognuno è liberissimo di farlo. Ciò che conta è rispettarli, non maltrattarli, non abbandonarli.
Le mie più care amiche (ma lei lo sa, vero?…) hanno cani di razza acquistati, eppure tutte danno un aiuto grande e importante ai rifugi che accolgono cani abbandonati. Non è un controsenso. Così come non è un controsenso, con tutti gli uomini spiantati ed emarginati che purtroppo ci sono, sposarne uno che abbia una posizione e un reddito sicuro.
Certe scelte si fanno col cuore e l’amore, non con la compassione, la demagogia e la predicazione sterile.
Ognuno a questo mondo è libero di fare ciò che vuole, purché non intacchi la libertà degli altri.
Evitiamo gli integralismi e cerchiamo di mantenerci sereni, lasciando da parte astio, maldicenza e invidie. Proprio su questo tema, la invito a leggere (o rileggere?) questo mio editoriale: https://www.dianalanciotti.it/scandalo-un-papa-che-fa-del-bene/

Immagino di non aver soddisfatto la sua domanda e resto in attesa del successivo pretesto con cui, firmandosi con un altro nome, cercherà di mettermi in difficoltà. Alla prossima. Invitandoti (ma sì, buttiamo la maschera, cara “…anna” e torniamo al vecchio “tu”) a impiegare il tuo (e anche il mio) tempo e la tua intelligenza per cause più meritorie. Non ti dico, come faccio di solito, di dare una carezza a Flick, visto che Flick è… pura e semplice invenzione.

Diana

P.S. Dimenticavo: per quanto riguarda i miei pochissimi vicini di casa (vivo in una zona a bassissima densità demografica… ma lo sai, vero?…) hanno ben altro da fare che parlare dei fatti miei con altre persone… sull’altra sponda del lago. Persone che, al pari di “Flick” sono puramente frutto della “fantasia dell’autore”.
Infine, “…anna”, non darmi l’importanza che non ho, affermando “è una voce che dalle vostre parti circola frequentemente.” Seriamente: chi vuoi che stia lì a perdere tempo, coi tempi che corrono, a parlare della Diana Lanciotti e dei suoi cani?
Diciamo che se volevi, potevi anche costruirla meglio e più credibile. Ti andrà meglio, forse, la prossima volta. Auguri.

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