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Scandalo: un Papa che fa del bene…

Ormai se n’è parlato dappertutto: non c’è organo d’informazione che non abbia dato la notizia, mostrato le immagini e rilasciato un commento. Si va dallo scettico, al derisorio, al polemico, allo strabiliato.
Parlo di Papa Francesco e del suo gesto compiuto al termine della messa di Pentecoste verso un infermo. Si vede chiaramente l’uomo che si sporge per afferrare la mano del Papa, il Papa che assume un’espressione pensosa e di colpo si fa serio, e poi lo stesso Papa che pregando posa entrambe le mani sul capo dell’uomo, il quale invece arretra e spalanca la bocca come se volesse gridare o comunque espirare, espellere qualcosa.

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Qualcuno ha parlato di esorcismo (i primi sono stati quelli della tv della CEI, che poi hanno ritrattato, scusandosi), qualcun altro di semplice benedizione, altri hanno gridato alla sceneggiata, come se la scenetta fosse stata preparata e recitata ad arte da un Papa con "evidenti" doti da attore.
Il portavoce della Santa Sede si è precipitato a smentire, e gli "intenditori" di esorcismi hanno sottolineato che un esorcismo è "qualcosa di più complesso, che richiede riti e la recitazione di testi particolari", asserendo che, piuttosto, si è trattato di una semplice "preghiera di liberazione".
Eppure mai nessuno gridò allo scandalo o smentì quando, a quanto si dice, Papa Giovanni Paolo II operò degli esorcismi. In proposito, Padre Amorth, il più noto degli esorcisti, ha recentemente dichiarato: "L’esorcismo non è solo quello fatto secondo regole del rituale, con le preghiere scritte e riservate agli esorcismi. Sono esorcismi anche le preghiere di liberazione che uno fa con parole proprie. Io ho tre casi di esorcismi fatti da Giovanni Paolo II, senza nessun libro di esorcismi".
In ogni caso non capisco dove stia lo scandalo, e a che cosa serva stabilire se si sia trattato di esorcismo, benedizione o preghiera di liberazione.
Se la Chiesa riconosce e anzi nomina degli esorcisti, credo che la figura più "titolata" per praticare un esorcismo e comunque a opporsi al male sia proprio il capo della Chiesa. Il Papa.
Eppure, a sentir parlare di diavolo, di lotta tra il bene e il male e di esorcismi anche i più "incalliti" credenti alzano il sopracciglio.
E’ strano e non capisco perché chi per altri versi si dichiara credente sia scettico verso certe manifestazioni che sono fuori dalla portata della nostra mente razionale.
E’ come quando ci si scandalizza e si mostra incredulità verso le visioni dei fedeli nei luoghi di pellegrinaggio e si grida all’inganno.
Per forza deve essere tutta una finzione. Ma potrebbe anche non esserla…
Se si crede, non si crede a metà, si deve credere fino in fondo. Non valgono i distinguo. Se si crede nell’Immacolata Concezione, nello Spirito Santo, nella resurrezione di Cristo, nello stesso Dio, concetti che vanno al di là di qualunque ragione o ragionamento, e accettabili solo con la fede, tanta fede, non vedo perché non si debba accettare anche le apparizioni, i miracoli, gli esorcismi. Fa comodo credere a fasi alterne, operando una selezione tra ciò che la nostra mente accetta più facilmente e ciò che sembra "strano", fuori dalla nostra realtà.
E guardate che lo dice una che è piena di dubbi in fatto di religione, e però la è anche verso l’atteggiamento totalmente meccanicista e razionalista in cui molti, negando il soprannaturale e il non scientificamente provabile, si rifugiano.
Facciamo un esempio: tutti noi che amiamo gli animali abbiamo giorno per giorno la prova che i nostri animali soffrono, gioiscono, provano sentimenti né più né meno di noi. Eppure ogni tanto se ne esce qualche scienziato che questi concetti, per noi banali, li vuole provare scientificamente e pretende di dimostrare a noi qualcosa per cui non abbiamo bisogno di prove. E’ il nostro cuore che ce le dà ogni giorno.
Gli animali hanno un’anima, anche se non è possibile "fotografarla", dissezionarla, metterla sopra un vetrino e analizzarla al microscopio. Noi lo sappiamo. Senza il bisogno che nessuno ce lo provi. Ma in assenza di prove scientifiche c’è sempre qualcuno che vuole negare agli animali la condizione di esseri senzienti, trovando così giustificazione agli atti più crudeli compiuti nei loro confronti.
Non c’è bisogno di provare tutto per sapere se esiste.
Il male c’è. Che abbia le corna e occhi di fuoco poco importa. E’ intorno a noi, dentro molti di noi. Gente che ammazza, devasta, sevizia, tormenta.
Gente che non rispetta gli altri, uomini o animali che siano, mostri con sembianze umane che hanno abiurato qualunque forma di bene. Che siano posseduti da satana non sta a noi stabilirlo. Ma chi può fare qualcosa per scacciare il male deve farlo; chi può diffondere il bene e "contagiarne" gli altri deve farlo, a costo di essere deriso.
In un mondo devastato da guerre, odio e crudeltà, la bontà viene intesa e declinata come "buonismo", il desiderio di pace come "pacifismo". In una società dove dominano gli egoismi e gli interessi personali, fare del bene verso le persone o gli animali agli occhi di molti è un lusso, una stranezza, un capriccio da privilegiati.
A volte ti fanno provare vergogna se invece di pensare a te stesso o a riempirti la pancia e il portafoglio pensi un po’ anche agli altri. Ti compatiscono, o come minimo ti additano per la tua bizzarria. O pensano che ci sia un doppio fine.
Tutte queste polemiche, smentite, precisazioni sul fatto che il Papa abbia fatto un segno di benedizione o anche qualcosa di più verso una persona che soffre fanno parte di questo modo di pensare.
Ce ne fossero di persone che si accostano alle altre con l’intenzione di aiutarle anziché far loro del male. Persone che danno anziché prendere.
Purtroppo ci sono troppe persone che vivono godendo del male altrui, in tutti i settori della vita. Persone incapaci di vedere la propria ricchezza interiore, ma capaci solo di vedere e invidiare il poco che qualcuno ha ma di cui sa fare tesoro. Persone che odiano la pienezza interiore altrui, perché dentro di sé hanno il deserto. Persone che vorrebbero annientare la serenità degli altri, perché vivono arse dal fuoco dell’invidia. Persone che pensano che la felicità altrui escluda la propria, che sia qualcosa di contingentato… e non capiscono che ce n’è per tutti.
Le classiche persone che dicono "Tu sei fortunato, io invece…": eccole lì che si autodenunciano, che con una semplice frase mostrano la propria avidità nei confronti delle piccole o grandi gioie (a volte presunte) degli altri. Dico presunte, perché a volte sotto una facciata di felicità si nascondono grandi sofferenze. Solo che c’è chi sa affrontarle con serenità, non con astio e rancore verso chi "sta meglio".

Invidia… quanta ce n’è in questo mondo. Assurda, insensata, di chi vorrebbe assomigliare agli altri, fare quello che gli altri fanno, non essendo capace di accettare i doni che la vita gli ha dato ma lui (o lei) non sa riconoscere e onorare.
Invidia che genera il male. Il male contro cui qualcuno ancora cerca di fare qualcosa. Non maledicendo, ma benedicendo.
Dov’è lo scandalo?

Diana

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