I nostri migliori amici

Sensi di colpa

Tre settimane fa, rientrando a casa, ho investito e ucciso il mio gatto Poiana. Da quella sera il dolore e il rimorso mi accompagnano costantemente. Non riesco a dimenticare il momento in cui ho sentito che l’avevo investito ma quando poi l’ho visto scappare ho creduto e sperato di avergli solo rotto una zampa. Sono andata a cercarlo dove si era nascosto, lo sentivo lamentarsi ma non riuscivo a vederlo per il buio, poi finalmente l’ho visto, l’ho portato in casa per capire cosa gli avessi fatto e a quel punto ho capito quanto fosse grave la situazione. Ho fatto una corsa disperata verso la clinica universitaria ma quando siamo arrivati lui era appena morto.
L’ho tenuto stretto tra le mie braccia fino al giorno successivo, chiedendogli perdono un milione di volte. Ma non riesco a perdonarmi per il male che gli ho fatto, per quei 20 minuti di sofferenza e di agonia… non riesco a perdonarmi perché lui si fidava ciecamente di me. Aveva riposto in me tutto il suo amore incondizionato, la sua devozione, la sua fiducia. Mi voleva bene come fossi la sua mamma e io lo amavo di un amore sincero.
Continuo a vederlo in ogni angolo della mia casa, sul lato del letto dove dormiva, sulla palestrina dove gli piaceva arrampicarsi, sul tappetino dove l’ho adagiato sofferente per l’ultima volta quando i suoi occhi mi gridavano tutto il dolore che stava provando. Sono tre settimane che non riesco a pulire casa, ho paura di togliere le sue tracce
Ti scrivo dopo avere letto le tue parole per l’anniversario della scomparsa di Joy. Non ho altri a cui confidare questo mio grande dolore con la certezza di essere compresa. Solo chi ama profondamente gli animali può capire il dolore che provo in questo momento.

Sabrina

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

E infatti ti capisco, cara Sabrina, anche se credo che il rimorso che si prova causando involontariamente una sofferenza ai nostri animali sia, oltre che un dolore, una tremenda condanna.
Una condanna che ci diamo noi stessi, anche se in realtà colpe non ne abbiamo.
Tu colpe vere non ne hai. Eppure stai soffrendo come se ne avessi, e gigantesche.
E allora mi chiedo: come fanno, invece, quelli che agli animali fanno del male scientemente, come fanno a non sentirsi lacerare, come fanno a continuare a vivere senza sentirsi schiacciare dai sensi di colpa?
Non lo so, è una domanda che mi sono fatta tante volte senza riuscire una sola volta a rispondermi.
So, invece, che vederli soffrire, per noi che li amiamo, per noi che mettiamo la loro vita sullo stesso gradino della nostra, per noi che sappiamo quanto sia meravigliosamente bello amarli ed esserne amati, è qualcosa di insopportabile.
Proprio ieri parlavo con Silvana, cara amica oltre che sostenitrice del Fondo Amici di Paco, che aveva appena detto addio, dopo 14 anni, al suo Saho, cagnolone che, nonostante una grave cardiopatia congenita per cui lo avevano dato per spacciato decine e decine di volte, pur di non rinunciare all’amore di Silvana e per Silvana ha sempre tenuto duro. Per 14 anni!
Silvana mi diceva di sentirsi la testa "ovattata", e di girare per casa come "istupidita". Esattamente come è successo a me ogni volta che ho perso uno dei miei amati cani o gatti.
Capisco, Sabrina, capisco bene quello che provi. E so anche che se ti dicessi che non hai nessuna colpa (come in effetti non ne hai) non servirebbe a niente: lo strazio che provi è grande e inconsolabile.
Ma ci provo a dirtelo lo stesso: non darti delle colpe. Non ne hai. E’ stata una terribile fatalità.
Il tuo gattone sa bene che non hai mai fatto altro che volergli bene
Ora cerca di ricordarlo per i momenti belli che avete vissuto insieme. Lui è ancora accanto a te, in forma diversa, e un giorno di questi ti farà un regalo. Ne sono certa.
Ti capisco, ti sono vicina e, se mi permetti, ti abbraccio

Diana

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