La liberazione di Silvia/Aisha: uno spot per il terrorismo islamico

Silvia Romano, la cooperante milanese rapita un anno e mezzo fa in Kenya dai jihadisti somali di Al Shabaab, è stata liberata. D’obbligo gioire per la notizia ma anche fare delle riflessioni.
Pare, e aspettiamo conferma se mai verrà, che la liberazione della ragazza sia costata all’Italia 4 milioni di dollari. Dove Italia sta per: Italiani. Cioè io e voi che mi leggete e anche chi non mi legge e ieri si è sdilinquito alla notizia del rientro a casa della “volontaria”.
A proposito di “volontaria” serve una precisazione: sono chiamati genericamente “volontari” i cooperanti che, dopo aver fatto studi specifici, operano per lo sviluppo dei paesi svantaggiati.


Sul sito progettosud.org la figura è così definita:

“Sebbene i cooperanti siano indicati come volontari, il loro ruolo prevede un inquadramento professionale all’interno della ONG di riferimento. Nel 2014 la Open Cooperazioni ha restituito un’immagine interessante dei rapporti lavorativi all’interno delle ONG e delle Onlus nel nostro Paese e all’estero. In Italia, ad esempio, un numero cospicuo di cooperanti, circa il 38,5%, è assunto con contratti a progetto, il 28,8% invece è inquadrato con contratti a tempo determinato, e solo il 2,3% ha stipulato contratti a tempo indeterminato. Per quel che riguarda, invece, la situazione all’estero la Open Cooperazioni evidenzia come il 93% dei cooperanti abbia un contratto locale e il restante 7% collabori a progetto. I cooperanti, a seconda della posizione ricoperta, percepiscono uno stipendio annuo lordo compreso tra i sessantamila e i dodicimila euro.”

Va ricordato che le ONG, lungi dall’essere associazioni no-profit, hanno bilanci milionari, anche se sono pochi a saperlo: la più grande ONG operante in Italia è Save the Children, con un bilancio di 101 milioni di euro (2016), seguita dall’Unicef, con 60 milioni di euro, quindi Medici senza Frontiere (56 milioni), Intersos (49 milioni), Emergency, ActionAid (entrambe 48 milioni di euro), Avsi (46 milioni), Cisp (35 milioni)), Coopi (30 milioni), Medici con L’Africa (23 milioni). Gli stipendi dei manager delle ONG sono spesso elevati, e arrivano  a superare i 100 mila euro annui.

Nel 2013 Repubblica scriveva:

“Amnesty International ha concesso una buonuscita d’oro al suo ex-segretario generale, Irene Khan, che ha ricevuto una liquidazione di 500 mila sterline (circa 600 mila euro), apparentemente più del doppio di quanto inizialmente stabilito dal suo contratto. Sempre Amnesty ha organizzato un evento per la raccolta di fondi di beneficenza l’anno scorso a New York con ospiti del calibro della rock band Coldplay e dell’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, finendo per spendere di più di quanto ha incassato: un “buco” da 750 mila sterline (900 mila euro). Save The Children, per parte sua, avrebbe evitato di criticare uno dei suoi maggiori donatori e sponsor, la British Gas, azienda fornitrice di servizi alla popolazione britannica, per le bollette troppo alte, a detta di molti commentatori, imposte alle famiglie del Regno Unito. E infine si è scoperto che Comic Relief, l’organizzazione che fa mettere un “naso rosso” da clown ai suoi rappresentanti e finanziatori, investe milioni di sterline in fondi di investimento che acquistano tra l’altro azioni di aziende che producono armamenti, alcolici e tabacco, non proprio il massimo per un’associazione che sostiene la pace e le iniziative benefiche per l’infanzia”.

Insomma, non sono in pochi a dire che si tratti di un business molto remunerativo, caratterizzato da voto di scambio e stipendi spesso superiori alla media.
Silvia Romano viene definita cooperante, quindi possiamo immaginare che percepisse uno stipendio. Per carità, nulla toglie al suo impegno umanitario, però la favoletta dei ragazzi pieni di altruismo che vanno in Africa per puro spirito missionario e gratuitamente va un po’ rivisitata.
Detto questo, che bello che Silvia sia tornata a casa. Chissà che cos’avrà passato, ci siamo chiesti tutti con lo stomaco stretto in una morsa… finché non l’abbiamo vista scendere dall’aereo paludata nella veste  verde simbolo dell’Islam. Al che ogni altro commento e ogni pensiero si sono congelati. Come si devono essere congelati i commenti e i pensieri del comitato di accoglienza schierato in pompa magna al suo arrivo a Ciampino, con tanto di cronisti e fotografi pronti a carpire le prime immagini del ricongiungimento di Silvia con i famigliari. Che, essendo congiunti stabili, con l’avallo di Mister Decreto hanno potuto riabbracciare la loro cara, senza che neanche facesse la quarantena.
Conte e Di Maio, pronti a fare la ruota come due pavoncelli, a far finta di contare qualcosa, erano lì ad aspettare Silvia, per mettere il cappello sulla sua liberazione e, soprattutto, sulle immagini diffuse in giro per il mondo a dimostrare, come ha commentato lo stesso Giggi su Twitter, che “Lo Stato non lascia indietro nessuno.” Nessuno… tranne decine di migliaia di Italiani morti per colpa del virus mandato dalla sua cara amica Cina e milioni di Italiani al tracollo a causa dell’inettitudine di un governo di cui lo stesso Giggino è degno rappresentante.
Ma loro erano lì, a rappresentare lo Stato a fianco dei cittadini… Lo Stato italiano che, agli occhi del mondo intero, finanzia il terrorismo pagando il riscatto dei rapiti.
Giggino con tanto di mascherina tricolore, a testimonianza di un patriottismo che è secondo solo all’amore per la Cina, mentre Er Piacione sfoggiava una più sobria mascherina chirurgica, che faceva risaltare il ciuffo “faidaté”.
Non so se i due fossero stati avvisati che Silvia non è più Silvia ma, essendosi convertita all’Islam, è diventata Aisha, e che si sarebbe presentata con il velo (hijab, termine collegato al concetto di “coprire, rendere invisibile”) e la veste verde, indossata dalle donne musulmane per rispettare il precetto coranico della modestia femminile.
Allora: nel caso in cui lo sapessero sono due irresponsabili, per usare un eufemismo. Perché hanno dato modo ai terroristi che odiano l’Occidente di presentarsi all’Occidente con la faccina sorridente di una di noi diventata una di loro.
Nel caso in cui non lo sapessero, sono due fessi.
In ogni caso con la loro presenza, e le foto scattate al fianco di un’Aisha raggiante e apparentemente fiera di portare il velo e la veste delle donne islamiche, hanno mandato in onda uno spot a favore dei jihadisti somali di Al Shabaab. I quali, con il rapimento di Silvia Romano, intendevano raggiungere due scopi: economico (ottenere il riscatto per finanziare la lotta armata contro l’occidente… perciò anche contro di noi, che l’abbiamo pagato) e politico, dimostrando che una ragazza cristiana, accusata di essere una spia e per questo rapita (secondo la versione ufficiale), una volta venuta in contatto con l’Islam decide di rinunciare alla sua fede per abbracciare quella musulmana. Con buona pace delle varie De Micheli (ministro dei Trasporti) e Bonetti (ministro delle Pari Opportunità) che ieri inneggiavano al ritorno a casa dell’eroina, ma forse non hanno calcolato che la donna, nel mondo islamico, le “pari opportunità”, a loro giustamente tanto care, se le sogna.
In definitiva per l’Italia e il cristianesimo si è trattato di un tonfo in diretta tv: la vittoria dell’arretratezza religiosa e culturale sulla civiltà occidentale.
Uno spot gratuito per  i terroristi islamici, pagato a caro prezzo dagli Italiani e dal resto del mondo.
Pubblicità Regresso.

 

7 commenti per “La liberazione di Silvia/Aisha: uno spot per il terrorismo islamico

  1. Questo lo ha scritto un mio caro amico che vive in GB a cui ho mandato i tuoi articoli:

    “Silvia Romano a quattro milioni. Ritorna velata e dice che ha mangiato bene e che i rapitori l’hanno rispettata. L’ultima volta che una cittadina britannica voleva farsi rimpatriare, considerate le sue simpatie con ISIS, le hanno tolto la cittadinanza e l’hanno lasciata a farsi ‘rispettare’ e a mangiare bene in Siria. E i riscatti gli inglesi non li pagano. Mai. Ecco perché vengono rapiti gli italiani. Ed ecco perché vivo qui.”

    F.P.

  2. Nel caso in cui lo sapessero: oltre che essere due irresponsabili, hanno dimostrato Disprezzo per il popolo italiano , martoriato all’inverosimile, e ora costretto a farsi carico anche dei costi per liberare questa “eroina” convertita all’islam.
    Nel caso in cui non lo sapessero: avrebbero fatto meglio quei due babbei a dileguarsi in fretta, senza prestarsi a mettersi in posa, come in uno spot pubblicitario. “Uno spot per i terroristi” , come si legge oggi sul quotidiano La Verità.
    Nell’uno e nell’altro caso, comunque, hanno dimostrato ancora una volta che questo governo è nocivo per l’Italia e deve andarsene a casa, per il bene della Nostra Italia e degli Italiani.

  3. Sono ormai da tanto tempo schifata dalla politica e dai suoi sorrisi di circostanza stampati su quelle facce da manichino che nascondono falsità ed inciuci di convenienza a non finire! Noi italiani, sempre pronti a tirarci su le maniche ed arrangiarci, dovremmo pretendere più chiarezza e giustifiche su come vengono spesi i nostri soldi e non solo preoccuparci del “nostro orticello”

  4. Io sono rimasta di sale, quando l’ho vista e ho appreso la ‘lieta’ novella. L’unica cosa positiva che ho pensato è che potrebbe essere vittima della sindrome di Stoccolma, cosa che mi auguro. In ogni caso, se così fosse, si scoprirà nei prossimi tempi. Sennò..non si sa cosa dire…
    Ho sentito dire, ma non so se corrisponda a verità, che ha già espresso il desiderio di ripartire..
    Secondo me Conte e Di maio non lo sapevano.
    Rita

    Ps. Ho sentito anche che la ragazza sarebbe stata reticente con le autorità di Mogadiscio in merito ai suoi carcerieri. Chissà con gli inquirenti italiani…

  5. Ogni giorno pensi di essere arrivato all’ultimo gradino ma sembra che in molti ne aggiungano altri molto velocemente e con ardore. Povera patria!

    Franca

  6. Per non parlare del debito che abbiamo contratto con altri paesi (come la Turchia) per avere aiutato i nostri servizi.

    M.B.

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