Per favore non chiamatemi animalista/4: la bufala dei cani “deportati” in Germania per la vivisezione

Ancora una volta i social si prestano come macchine del fango. Sedicenti “animalisti” accusano i rifugi di “traffico di cani per la vivisezione”, parlando di prove che non hanno, basate su pure chiacchiere. Se questo è l’animalismo, per l’ennesima volta dico: “Non chiamatemi animalista”.

Come ho detto tante volte, internet è uno strumento straordinario, che permette di entrare in contatto con persone e realtà diverse, interagire, approfondire, confrontarsi. Purtroppo spesso qualcuno ne fa un uso distruttivo, lo usa come valvola di sfogo per le proprie frustrazioni, le proprie sconfitte, le proprie gabbie mentali.
Li chiamo gli “eroi della tastiera”, quelli che, spesso nascondendosi dietro nomignoli (o nickname), mostrano un… coraggio da leone nell’insultare o diffamare il prossimo. Quando a tu per tu probabilmente se la farebbero nelle braghe.
A rimetterci è il dialogo, la capacità di scambiarsi idee, o anche di cambiarle, sulla base del confronto sereno.

È uno dei motivi per cui non ho mai voluto avere un account Facebook. Per non perdere tempo a inseguire le fantasie di questi “eroi della tastiera”.
Tre mesi fa, però, mi sono lasciata tentare da Twitter e ho scoperto che, se entri in contatto con persone intellettualmente interessanti, ne trai un beneficio in termini di informazione e cultura.
Poi però incontri, anche qui, i sedicenti “animalisti”, che al pari degli “eroi della tastiera” cavalcano chiacchiere senza fondamento e le propagano sentendosi depositari della verità. E se gli dici “Guarda che non è vero” o se gli chiedi uno straccio di prova ti rispondono che “le prove ci sono, su internet”.
Le prove in realtà non ci sono. Ci sono solo chiacchiere, tante chiacchiere e insinuazioni. E ogni volta scopri che ad alimentarle sono sempre le solite persone che aspirano al monopolio dell’impegno animalista. Sempre le stesse.
Le stesse che da anni accusano alcuni rifugi di esportare i cani in Germania per la vivisezione. E che, dopo un periodo di dormienza, hanno ricominciato a propagare fango.

«Basta con le deportazioni di massa dei nostri cani in Germania, che poi non si sa che fine facciano», ha dichiarato a un quotidiano sardo una di questa persone abituate a far partire la macchina del fango contro le altre associazioni con una periodicità e una causalità che mi sfuggono, ma sarebbero da verificare. «In quei paesi si pratica la vivisezione e io non mi sento di escludere che una tale e inspiegabile movimentazione di animali non alimenti anche quell’attività.»

Già una dichiarazione così andrebbe presa con le pinze, eppure qualche giornalista ha deciso di prenderla pari pari e costruirci su un caso, senza premurarsi di verificarla.
Se la analizziamo pezzo per pezzo, si smonta da sola:

– deportazioni di massa e già ti immagini treni carichi di cani deportati, che richiamano alla memoria cose che vorremmo non essere mai accadute. Certo che la signora sa fare abile uso di immagini forti, e sa che quelle immagini si fissano con orrore nella testa di chi è propenso a bersele tutte e non conosce l’argomento. Sarebbe il caso che la signora dicesse a quanti cani ammonta quella “massa”. Forse scoprirebbe che si tratta di poche centinaia, e che non si tratta affatto di “deportazione” ma di voli aerei o in auto di singoli cani, seguiti con amorevoli cure dagli adottanti stessi o da tutor che si offrono di accompagnarli fino alle nuove famiglie. Io ho assistito ad alcune di queste “deportazioni”, di singoli cani fatti viaggiare con ogni attenzione e comodità grazie a un’organizzazione ben oliata e funzionante. Ne avevo parlato anche su “Amici di Paco”, con tanto di foto dei cani in procinto di partire e delle loro nuove “mamme” tedesche felici di scortarli fino a casa;

dei nostri cani in Germania… “nostri” di chi? Bisogna ammettere che la signora sa come usare le leve per muovere il suo pubblico a compassione e indignazione. Con quel “i nostri cani” riesce a solleticare la sensibilità delle persone: «Ma come? Quei cattivoni dei tedeschi (e, dopo aver parlato di “deportazioni”, il passo a immaginarli come tanti nazisti in divisa e mitra a strapparci dalle mani i “nostri” cani è brevissimo…) ci portano via “i nostri cani?”» E subito immagini di spaventosi campi di concentramento dilagano nelle menti, suscitando orrore e ancora orrore;

che poi non si sa che fine facciano in realtà si sa che “fine” fanno: vengono adottati da famiglie che poi restano in contatto con i rifugi. Tanto che, per fare un esempio, i Fratelli Minori di Olbia ogni anno organizzano un raduno con le famiglie tedesche che hanno adottato i cani del rifugio. È tutto documentato, basta prendersi la briga (v. https://www.facebook.com/LidaSezOlbia/posts/il-26-giugno-2016-eravamo-a-dusseldorf-al-raduno-dedicato-ai-nostri-cani-adottat/2408621959194320/)

In quei paesi si pratica la vivisezione la contraddizione è già nella forma: prima la signora parla di Germania e poi di “quei paesi”. Sarebbe sufficiente questo esprimersi incoerente per dimostrare l’inconsistenza delle affermazioni. La vivisezione si pratica anche in Italia, cara signora. Si informi. E non di certo sui cani dei rifugi ma su cavie che corrispondono a determinati requisiti e specifici parametri. Green Hill, purtroppo, docet;

io non mi sento di escludere che una tale e inspiegabile movimentazione di animali non alimenti anche quell’attività questa è davvero bellissima: la signora “non si sente di escludere”. Ma senti un po’: anchi’io non mi sento di escludere che il sole non giri intorno alla terra, che il mio cane non sia un gatto, che il Papa non sia in realtà una Papessa, che domani non sia oggi e che ieri non fosse domani.
Ma come si fa a lanciare accuse basandosi su un semplice “non mi sento di escludere”? Le prove dove sono? Non ci sono. Non esistono.

Da anni, tutte queste periodiche e fumose “denunce” hanno prodotto indagini, soldi e tempo spesi, per approdare a NIENTE. Le magistrature italiana e tedesca non hanno mai riscontrato nessun reato, e nessuna delle accuse ha trovato fondamento nella realtà (v. articolo della Nuova Sardegna riportato sotto).
Si tratta, piuttosto, di una leggenda vecchia e stantìa che, nonostante le smentite e le documentazioni prodotte, ciclicamente attecchisce in qualche mente suggestionabile.
Ne avevo parlato ancora nel 2013 (v. https://www.dianalanciotti.it/campagna-antiparassiti-2013-una-visita-allarca-sarda-e-considerazioni-sulla-sardegna/), e tra l’altro scrivevo:

“Tutto stavolta nasce da un manipolo di signore continentali che, arrivate qua con il solito approccio “mi sun de Milan e te sei sardo e devi imparare da me”, hanno scoperto che invece le cose funzionano anche senza di loro, e bene, e sentendosi escluse hanno sparso la voce che dietro le adozioni di cani sardi in Germania ci sarebbe qualche traffico.
Sapevo, per averne parlato più volte con Cosetta e averne avuto le prove, che i cani del rifugio I Fratelli Minori di Olbia adottati in Germania vivono felici e amati con le loro nuove famiglie. Le foto sono state anche pubblicate sulla rivista “Amici di Paco” e sul sito del Fondo Amici di Paco. E sul sito del rifugio ci sono tutte le storie a lieto fine di questi cani fortunati.
Ho comunque approfittato della mia visita all’Arca Sarda di Santa Teresa per farmi spiegare anche da Mariangela Sposito come funzionano le cose, e lei mi ha mostrato le foto dei cagnolini adottati in Germania e della vita felice che là conducono, trattati come principini, come qualcuno qua da noi non ha saputo fare. Potete vedere le foto sul sito.
Tutto documentato, tutto alla luce del sole. Basterebbe aver voglia di informarsi prima di mettere in giro voci false e mistificatrici.”

A fronte di queste accuse infamanti, diffuse con tanta leggerezza se non malafede, Cosetta si era vista costretta a sporgere querela (http://www.lidaolbia.it/calunnie.html).

Eppure, c’è ancora qualche giornalista che, incautamente o pigramente, in ogni caso colpevolmente, riporta questa campagna di diffamazione, dando la stura a una sequenza inarrestabile di tweet o post sui social dove le smentite, guarda caso, non trovano mai spazio.
Mi era toccato parlare del fango gettato sempre dagli stessi “animalisti” verso altri animalisti anche nel 2014 (https://www.dianalanciotti.it/quando-internet-e-lanimalismo-fanno-danni-la-falsa-notizia-della-cagnolina-impiccata-in-sardegna/), e avevo finito per dire:

“Pur essendo giornalista, mi rendo conto che spesso gli organi d’informazione funzionano come delle grandi pattumiere, da riempire con ogni tipo d’immondizia. E più il pattume è avariato, più… lo accolgono volentieri. Ci vanno a nozze, ci sguazzano. Rari, ormai, gli esempi di giornalisti che perdono tempo a vagliare la veridicità delle notizie prima di pubblicarle. Vorrete mica fare tutta questa fatica, vero? Complimenti, perciò, a chi ha messo in moto gli ingranaggi di questa assurda caccia alle streghe.
 Forse sarebbe ora che ci si rendesse conto che internet, e facebook in special modo, sono contenitori pieni di benzina pronta a incendiarsi e che basta anche solo un cerino spento per darle fuoco, con conseguenze devastanti per persone, cose e verità.”

Purtroppo, quando un danno da calunnia è fatto difficilmente si può rimediare. Resta sempre il tarlo del dubbio. “La calunnia è un venticello…” cantano nel Barbiere di Siviglia.
L’antagonismo acceso tra le associazioni, il ricorso ai toni urlati, ai pugni nello stomaco o, come in questi casi, al fango, sono i difetti peggiori dell’animalismo. Un mondo strano, pieno di persone meravigliose ma anche di fanatici pericolosi e irresponsabili. Che, finché continueranno a operare con questi metodi, vedranno allontanarsi la grande occasione di diventare un movimento universalmente riconosciuto e apprezzato: un faro, una guida per il mondo intero.
Come scrissi tempi fa: “Se l’animalismo è questo, violento, becero, fanatico, disinformato, diffamatore, aggressivo, perennemente arrabbiato, io non ho nulla a che farci.”
Spero che anche questa volta le persone che si prestano al gioco degli spalatori (o spalatrici) di fango finiscano per stancarsi e dedichino ad altro la loro attenzione. Insistere non fa bene alla causa animalista.
Sennò, per la quarta volta, mi toccherà dire: per favore non chiamatemi animalista.

Diana Lanciotti

Questo è l’articolo sulle indagini della Procura di Tempio Pausania in collaborazione con l’Interpol che hanno stabilito l’infondatezza delle accuse di “traffico di cani” per la vivisezione in Germania.

OLBIA. PROCURA DI TEMPIO: CADONO LE ACCUSE DEGLI ANIMALISTI GALLURESI
INDAGINE ADOZIONI CANI, TANTE SCUSE ALLA GERMANIA
GLI AMICI DEI QUATTRO ZAMPE POSSONO STARE TRANQUILLI. I CANI ADOTTATI IN GERMANIA STANNO BENISSIMO. LO HA ACCERTATO LA PROCURA DI TEMPIO
Una severa lezione tedesca, è quello che emerge dai risultati di un’accurata indagine condotta dalla Procura di Tempio, con la collaborazione dell’Interpol, sulle adozioni internazionali dei cani. Il pm Roberta Guido sta verificando la regolarità delle procedure di centinaia di randagi, affidati a famiglie in Italia, ma soprattutto all’estero. Le indagini sono ancora in corso (almeno per quanto riguarda la parte italiana), ma c’è già un primo risultato e riguarda la Germania. Da tempo si parla (con un insistente battage di rete) di animali che partono dalla Gallura (400 nel 2015, 387 dal primo gennaio di quest’anno) e che, almeno in parte, sarebbero acquistati dai vivisettori. La Procura di Tempio e l’Interpol hanno verificato la piena infondatezza di questa ricostruzione almeno per quanto riguarda la Germania e altri paesi del Nord Europa. Il quadro che emerge dall’inchiesta è quello di centinaia di famiglie tedesche che si occupano amorevolmente di tantissimi cani. Animali passati dal canile della Lida di Olbia, dove sono stati accolto dopo maltrattamenti, talvolta brutali, o l’abbandono. Centinaia di randagi trovati e soccorsi in Gallura, non costituiscono un problema, solo grazie alle famiglie tedesche, alle associazioni che si occupano dell’adozione e alla Lida di Olbia, guidata da Cosetta Prontu.
TRACOLLO EVITATO. Grazie alle verifiche sulle certificazioni Traces, rilasciate dalla Asl di Olbia, prima della partenza degli animali, è stato possibile avere la conferma della destinazione dei randagi. Non c’è alcuna traccia di laboratori di vivisezione. Non solo, è stato verificato che i cani, anche a distanza di tempo, si trovano in buone condizioni, presso le famiglie che li avevano presi in carico.
L’operato delle associazioni Respektiere e Streunerherzen (cuori randagi) a questo punto è fuori discussione.
In realtà, senza la disponibilità dei tedeschi, oggi il canile rifugio “I Fratelli Minori” di Olbia, sarebbe al tracollo. Dopo un’estate da delirio, arrivano animali ogni giorno (perlopiù portati dai turisti che li raccolgono per strada o in campagna) i cani affidati ai volontari sono 600. Se si aggiungessero i quasi mille randagi adottati a partire dal 1 gennaio 2015, la struttura sarebbe al collasso.
I tedeschi sterilizzano i loro animali e si occupano anche di quelli abbandonati, e in molti casi, maltrattati dai galluresi.
Altro che vivisezione.

– Andrea Busia – <L’Unione Sarda> Sabato 10.09.2016

https://www.facebook.com/LidaSezOlbia/posts/olbia-procura-di-tempio-cadono-le-accuse-degli-animalisti-galluresiindagine-adoz/1191758597547335/

Questo invece è un articolo di Radiobau con un’intervista a Sara Turetta, fondatrice di Save the Dogs:

http://radiobau.it/2020/02/12/fanta-scandalo-dei-migliaia-cani-italiani-dati-alla-germania-la-vivisezione/

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