Il PUD e il valore del dissenso

C’è qualcosa che sfugge anche agli analisti più attenti, in questa strana faccenda del coronavirus. Troppe coincidenze per poterle ignorare e non credere che si tratti di qualcosa partito da lontano, non solo in termini geografici, ma soprattutto temporali. Tanti i segnali, che presi uno a uno non dicono granché, ma inanellati l’uno all’altro dipingono un quadro inquietante.
A dirlo si rischia di beccarsi dei complottisti.

In questi giorni tutta la stampa allineata col PUD (Pensiero Unico Dominante), e si presume foraggiata da chi ha tutti i vantaggi a che diventiamo tutti dei “monopensanti”, privi di spirito critico e libertà fisica e intellettuale, si è scatenata a bollare come “complottista” o propalatore di “fake news” chiunque esprima dubbi sulle versioni ufficiali che sono state finora date: cioè che il virus è di origine naturale (forse depositeranno il marchio VON: Virus di Origine Naturale), che la Cina è una benefattrice dell’umanità, che non esistono poteri forti che vogliono comandare il mondo, che non esistono speculatori sulle catastrofi, che non esiste nessun disegno per limitare le nostre libertà, che l’Europa è una benefattrice (v. Cina) ed è la migliore amica degli italiani. Con la speranza (o illusione) che diventi anche la più amata dagli Italiani, surclassando persino la Lorella (Cuccarini) nazionale.
Secondo i lustrascarpe del potere, se non credi a queste indiscutibili verità, o esprimi dubbi, o se osi pensarla un po’ diversamente… sei un complottista.
Ma, francamente, come si fa a credere a tutti questi politici e questi “scienziati” che hanno finora generato (ed espresso) tanti dubbi e nessuna certezza? O meglio, nessuna certezza su ciò che “è”, ma solo su ciò che “non è”: “non è” un virus uscito da un laboratorio; “non è” colpa della Cina; “non c’è” nessun interesse sui vaccini da parte di Big Pharma (o lo “zio” Bill Gates); “non è vero” che l’OMS ha favorito la Cina; “non c’è” nessun collegamento col 5 G; “non c’è” nessun collegamento con l’inquinamento… Insomma, a forza di negare tutto, verrà fuori che “non è” neanche un virus…
In Italia hanno persino creato, come se non ce ne fossero già abbastanza, l’ennesima task force per occuparsi delle “bufale”, dette più elegantemente fake news. Come dire: “i detentori della verità siamo noi e se solo voi fate cenno di avere un’idea diversa vi bastoniamo”. O, per dirla come la “sindaca” di Roma quando minaccia i suoi concittadini (dimenticandosi che un sindaco è al servizio dei cittadini e non viceversa) “vi pizzichiamo”.
Il massimo, per questi aspiranti Torquemada, sarebbe trovare un meccanismo che si inserisce nel nostro cranio per bloccare le idee già sul nascere. Una specie di aborto del pensiero.

Altra idea che i detentori della verità stanno combattendo con alacre impegno è il dubbio da alcuni sollevato circa il ruolo di Bill Gates nella vicenda del Coronavirus. Alcuni hanno rispolverato un suo discorso del 2015 in cui “profetizzava” una pandemia, altri ricordano che la Fondazione Gates, fondata da lui e dalla moglie Melinda, sta finanziando la ricerca e, guarda caso, la sperimentazione sui vaccini. Per il bene dell’umanità, ovviamente.
Mi sbaglierò, ma credere che il fondatore della maggiore azienda di informatica al mondo, uno che è vissuto nel culto del profitto, diventi di colpo un “filantropo” mi riesce un po’ difficile. Ma sicuramente mi sbaglio.
Però dubitare si può, no? Eppure ogni volta che certi giornalisti nominano Bill Gates lo definiscono “filantropo e fondatore di Microsoft”. Proprio così: prima filantropo e poi, giusto perché non si possono ignorare i suoi trascorsi di manager miliardario, “anche” fondatore di Microsoft.
Per carità, Bill Gates sarà anche la persona più generosa del mondo, però è questo appiattimento della comunicazione che mi inquieta.
Conoscendo le leve del marketing come le conosco, mi pare ovvio che la definizione di “filantropo e fondatore d Microsoft” così pedissequamente ripetuta da tanti giornalisti sia partita dall’ufficio stampa di Gates, che ha deciso di presentarsi al mondo con la sua nuova faccia da benefattore dell’umanità. Purtroppo la mia indole incline ad analizzare prima di credere, associata alla mia conoscenza dei meccanismi di persuasione legata alla mia professione, mi induce a prendere queste affermazioni con beneficio d’inventario. Così come prendo con le pinze i vari “sondaggi” ben sapendo come, in base al committente e alla teoria che si vuole dimostrare, siano manipolabili. Ma i non addetti ai lavori non sempre lo sanno.
Proprio giorni fa l’OMS dichiarava: “Non c’è certezza che aver contratto la malattia dia immunità”. E così, con una frase lapidaria, anche se contiene un dubbio, si smontano in un colpo solo le speranze di immunità e, soprattutto, la possibilità che chi è guarito possa evitare il vaccino. No, mette le mani avanti l’OMS, non illudetevi. Toccherà anche a voi, perché non c’è certezza dell’immunità…
Esattamente nello stesso giorno, le agenzie di stampa trasmettono la notizia, come riporta Tg24.com: “Bill Gates è pronto ad assumersi i costi della produzione di un vaccino contro il coronavirus e ha già preso contatti con compagnie farmaceutiche per quanto riguarda il vaccino che viene sviluppato all’università di Oxford, dove sono già iniziati i test sugli essere umani. La sua fondazione si adopererà per finanziare la costruzione degli impianti dove produrre miliardi di dosi dei vaccini, in modo da poterli distribuire nel mondo.” Del resto è un filantropo…
Sembrerebbero notizie collegate, vero?…
Ancor più se si pensa che, all’innalzarsi delle richieste dei cittadini di ricominciare a vivere, l’OMS se ne esce con un’altra doccia fredda: “È essenziale prepararsi a una seconda o una terza ondata, particolarmente se non c’è ancora un vaccino disponibile.“
Ma pensa. Sembra quasi che vogliano metterci paura…

Aggiungiamoci, poi, che proprio ieri a Bruxelles è iniziata la conferenza di donatori ‘World against Covid-19’, per raccogliere almeno 7,5 miliardi di euro per il vaccino contro il coronavirus. Una maratona online a cui hanno aderito alcuni paesi della UE, per la quale Conte si è impegnato a nome dell’Italia (quindi anche mio e di voi che mi leggete) a finanziare la ricerca mettendo sul tavolo una sommetta tra i 110 e i 140 milioni di euro.
La fondazione Gates è sponsor dell’operazione. E proprio pochi giorni fa, in vista di questo evento, zio Bill ha fatto a Conte una “lunga e amichevole” telefonata dalla quale è emersa l’assoluta unità d’intenti nella lotta al covid. A sentir loro l’unico modo per combatterlo sarà proprio il vaccino. Ne ho parlato propio due girni fa nell’articolo “Il cerchio si chiude: dalla Via della Seta all’Autostrada del Vaccino”.
A proposito di coincidenze, è partito l’attacco degli scienziati sostenitori del vaccino contro i medici che all’ospedale di Mantova e Pavia hanno utilizzato con ottimi risultati per la cura del covid il plasma dei guariti. Una terapia a bassissimo costo, ma non redditizia per chi nel vaccino vede guadagni da capogiro.
Come dire: NO vaccino? NO business. E perciò qualunque terapia alternativa viene osteggiata. Anche questa cura col plasma iperimmune di cui il dottor De Donno, primario di pneumologia del Carlo Poma di Mantova che la sta sperimentando sui pazienti, dice: «Adesso in tanti stanno seguendo la stessa strada, sia in Italia sia all’estero. Sabato mi ha chiamato un alto funzionario dell’Onu che ha un ruolo importante nella sanità degli Stati Uniti. Useranno anche loro il nostro protocollo, ci hanno fatto i complimenti.» Mentre il Ministero della Salute nostrano finge di non sapere. Non ne vuole sapere. «Abbiamo provato a contattare il ministero della Salute ma è stato inutile», dichiara De Donno. «Nessun segnale nemmeno dall’Istituto Superiore di Sanità.“

Sono figlia di un medico. Un medico bravo, serio, umano, stimatissimo, che andrebbe replicato all’infinito. Quando è andato in pensione i suoi pazienti hanno pianto e continuavano a chiamarlo non trovando nessuno all’altezza. Un uomo tutto d’un pezzo, che insieme alla mamma ha insegnato a me e a mia sorella la rettitudine come valore irrinunciabile. Quando ancora eravamo piccole, i rappresentanti farmaceutici (allora si chiamavano così, prima di diventare informatori scientifici) andavano a trovarlo in ambulatorio e gli presentavano le novità o gli rinverdivano l’utilizzo dei farmaci già in commercio. Riceveva tre o quattro al giorno di queste visite.
A fine giornata io e Sonia  lo aspettavamo trepidanti perché sapevamo che quasi sempre arrivava con un regalino: una penna, un’agendina, una gomma per cancellare, una torcia tascabile. Una, non due. Per noi, essendo regali non previsti e via dalle feste comandate, erano piccoli tesori. In realtà valevano poche lire. E ogni volta protestavamo: «Papà, ma non puoi dire che hai due figlie? Così te ne danno due…»
Lui ogni volta rispondeva che non si poteva, che avevano pochi omaggi a disposizione, e che gli altri medici (o i loro figli) sarebbero rimasti senza. Così eravamo arrivate a un accordo: una volta il regalino spettava a Sonia, la volta dopo a me.
Quando fui un po’ più grande, il papà mi raccontò delle pressioni che in passato riceveva dalla case farmaceutiche per prescrivere i loro prodotti. Si chiama comparaggio.
E mi elencò i regali che alcuni suoi colleghi ricevevano: pietre preziose, televisori, auto, viaggi, oggetti d’antiquariato. Denaro.
«Papà, e tu?»
«Io accetto al massimo una penna da cento lire, da regalare alle mie figlie. Loro lo sanno e non ci provano neanche.»

Come ben spiegato sul sito “NOI contro la CORRUZIONE” (anticorruzione.eu), è comparaggio “la condotta penalmente rilevante tenuta da un medico e/o un farmacista che stringa un accordo illecito con un’azienda farmaceutica al fine di favorirne la vendita dei prodotti a fronte di pagamento o promessa di danaro o qualsivoglia altra utilità, per sé o per terzi. Nonostante le soluzioni adottate il Comparaggio continua a essere un fenomeno fortemente diffuso e difficilmente individuabile e questo perché le prescrizioni mediche non sono conosciute da soggetti diversi dal paziente, il quale non ha alcuna consapevolezza, comprando il farmaco prescritto, di essere parte fondamentale nella realizzazione dell’accordo illecito. Il paradosso maggiore è rappresentato dal fatto che pur essendo il cittadino la principale vittima di questo sistema corruttivo il più delle volte non presenta alcuna segnalazione delle irregolarità di cui è testimone sia perché tale prassi viene percepita come una condotta accettabile, sia perché lo stesso paziente non è a conoscenza dell’esistenza di un simile reato.”
Sapendo perciò come funzionano (a volte, non sempre) le cose in certi ambienti, avrò diritto di avere ed esprimere dubbi senza essere per questo giudicata complottista? Certo, non bisogna fare di ogni erba un fascio, però quando gli interessi in gioco sono così grandi è giusto farsi delle domande.

Diana Lanciotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *