Il mio angelo custode

Una volta tanto non parlerò di Paco (su di lui ho scritto libri e libri) ma di Boris.
E’ il primo sorriso che incontro la mattina, quando scendo al piano terra (il secondo è di Paco, che si alza dalla brandina e mi viene incontro sventolando la coda).
Lui è lì, in fondo alle scale, ad aspettarmi.

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Da quando abbiamo cambiato casa, Boris non dorme più davanti alla porta della camera da letto, che ora è al primo piano, ma al piano terra. Dato che quando dorme sogna e galoppa (muove le zampone come se stesse correndo libero in un prato) con le unghione ha segnato il pavimento di legno. Allora in cima alle scale abbiamo messo un cancellino, di quelli di sicurezza per bambini, e lui sa che deve aspettarmi giù. Però la sera, quando gli do le coccole della buonanotte, e lui mi guarda da sotto in su con i suoi occhioni dolci che parlano ("Dobbiamo proprio stare senza vederci per tutta la notte?" mi dicono) mi verrebbe da fregarmene del pavimento nuovo e portarlo su con me.
In ogni caso poi è bello rivedersi la mattina, tutti insieme, io, Gianni, i cani e i gatti, giù in cucina.
Da circa un mese, al panino della buonanotte che do a Paco e Boris prima d’andare a dormire si è aggiunto un nuovo vizio: il biscotto del buongiorno. A dir la verità non volevo farne un’abitudine, ma è bastato un cedimento di una mattina perché loro due, con i musi speranzosi e le code vibranti, mi ricordassero quell’unico momento di défaillance e mi obbligassero a farne un rito mattutino.
Il biscotto del buongiorno.
In realtà non si tratta di un biscotto, ma a volte di un cracker, a volte di una fetta biscottata. Però con loro preferisco semplificare e, quando pronuncio la parola magica, "biscotto!", qualunque cosa stiano facendo, che stiano compiendo le quotidiane abluzioni al pelo con la lingua o che stiano annusando il sottocoda di uno dei tre gatti, mollano tutto per correre davanti alla credenza.
Boris, con il suo passo da bersagliere, arriva per primo e si piazza seduto, una goccia di "acquolina" che trafila dalle labbra. Paco arriva dopo e si piazza in pole position. E’ lui il capo, del resto, e sa che il primo "biscotto" spetta a lui.
Boris, paziente come solo un angelo o un santo può esserlo, aspetta il suo turno, poi ingoia il "biscotto" tutto intero mentre sul suo muso si dipinge un’espressione di pura gioia. "Anche stamattina la mia mamma mi ha dato il premio perché le voglio così bene". Così pensa, o qualcosa di molto simile.
In realtà non sa che il "biscotto" glielo do in premio per il solo fatto di esistere, indipendentemente dal fatto che mi voglia così tanto bene.
Solo allora, dopo aver consumato il rito del mattino, Boris esce in giardino. Però non accetta di andarci da solo. Infila la porta e poi si gira per vedere se Paco lo segue. Se Paco non arriva, lui lo aspetta, la coda a mezza altezza, il muso puntato in avanti, e finché non lo vede varcare la soglia non si muove da lì. Ma quando Paco sta per uscire, fa un piccolo saltello di gioia, scrolla il testone, sbatte la coda poi, e solo allora, parte a indagare i vari odori che la notte ha seminato in tutto il giardino.
Non sta fuori a lungo, a meno che io non vada con lui. Ma il lavoro, su in ufficio, mi aspetta e, sparecchiata la tavola dopo la nostra colazione, io e Gianni dobbiamo muoverci a guadagnarci la nostra giornata.
Abbiamo il grande, grandissimo privilegio di avere casa e ufficio insieme. Così i nostri cani e i nostri gatti ce li godiamo tutto il giorno, e loro si godono noi per tutto il giorno.
Boris sa di poter contare sulla mia presenza. Io so di poter contare sulla presenza di Boris.
Lui è il "mio" cane. Mentre Paco è il cane di tutti e due, mio e di Gianni, Boris ha deciso di essere totalmente mio. Certo, non è che lui e Gianni non si amino, anzi. Si vogliono un bene dell’anima. Però è tra me e Boris che c’è un legame unico, mai sperimentato con altri cani. Un legame fortissimo. Perfetto.
Lui vive per me. Io sono il suo sole, la sua luce. Perlomeno è così che mi fa sentire quando mi guarda, quando mi appoggia il suo testone sulle ginocchia, quando tende le sue zampone per prendermi un piede e serrarlo per non lasciarmi andar via.
Se invece vado via, non importa che io stia via dieci minuti o dieci ore. L’accoglienza è sempre la stessa. Da gran festa. Come se non ci vedessimo da dieci anni. Io apro la porta del garage per entrare in casa e so per certo che lui è lì. E se non dovesse già essere lì, sento le sue zampone che schiaffeggiano con urgenza gli scalini. A volte, dalla foga di raggiungermi, scivola e fa due o tre gradini col sedere, ma si rialza subito e mi raggiunge per afferrarmi in bocca il polso destro. Devo sempre avere qualcosa da dargli in sostituzione del mio polso da masticare: un panino, una pallina, un pezzo di carta. Sennò lui, respirando con l’affanno di una gioia incontenibile, mi porta in giro per casa tenendomi il polso "delicatamente" tra i denti… solo che il suo concetto di delicatezza è un po’ diverso dal mio. Un cagnone di ottanta chili con dentoni di qualche centimetro che spezzerebbero una caviglia non può essere veramente delicato. Così l’impronta dei suoi canini resta per qualche minuto. Però mai una volta che mi abbia graffiato o bucato la pelle.
Credo che il gesto di prendermi il polso tra i denti sia un segno di attaccamento viscerale (lo fa solo con me e rarissimamente con Gianni), e che lui voglia dimostrarmi che, anche se io vado via, lui è lì, pronto a salvarmi dal "mondo cattivo".
Del resto mi ha conquistata nello stesso modo, quando ad appena trenta giorni mi ha costretta a sceglierlo su una cucciolata di nove Leonberger. Io avevo già scelto uno dei suoi fratellini, ma poco prima che me ne andassi lui incominciò a prendermi in bocca due dita della mano e a tirarle verso di sé con la debole forza della sua giovane età. Obbligandomi a prestargli attenzione, mi obbligò a notare che aveva una testolina e un musino deliziosi. Sembrava una piccola foca.
Mi stava in mano, a un mese. Meravigliosa dolcissima pallottolina di pelo e carne.
Quando poi lo portammo a casa aveva tre mesi ed era già grande come Paco, che aveva sei anni. E quando li portavamo a spasso, Boris prendeva in bocca un orecchio di Paco, e andavamo in giro così. Con Boris che… pendeva letteralmente da Paco, e Paco che assumeva l’aria da santo costretto a subire quel coso appiccicoso per amore di mamma e papà.
Crescendo la pallottolina di pelo è diventata un bestione di quasi ottanta chili. Ottanta chili di dolcezza, di affetto incondizionato, di allegria, di fiducia illimitata.
Boris è un cane vivace ma tranquillo. Un cane accomodante, educato, felice di compiacermi. Non un tonto, però, perché ha la sua personalità. Semplicemente, non ha bisogno di strafare per affermarla.
Non si può non volergli bene, e infatti tutti lo amano, non solo io e Gianni. Tutti i parenti, gli amici o anche le persone che frequentano per lavoro casa nostra subiscono il fascino di Boris, un fascino fatto di dolcezza, educazione, attenzioni.
Ecco, sono le attenzioni, le sue delicate attenzioni nei miei riguardi a farmi pensare di essere al centro del suo universo. Mi dà la sensazione, netta e certissima, che lui viva in funzione di me, "la sua mamma".
Lui è il mio angelo custode. Mi fa sentire importante, protetta, amata. E’ uno dei doni più belli che ho avuto dalla vita.
Ovunque io sia c’è anche lui. Si mette lì, e mi guarda senza staccare un attimo gli occhi da me. Mi segue, anche solo con lo sguardo, senza abbandonarmi mai.
E’ così tutto il giorno.
La sera, la sera è il momento più dolce, in casa nostra. E’ un momento che io e Gianni definiamo "consolante".
"Stasera ce ne stiamo a guardare la televisione con i nostri cagnoni e micioni". E’ il nostro programma preferito per il dopocena. Il modo più dolce e "consolante" di finire una giornata.
E la mattina dopo, sappiamo che quando scenderemo dalle scale troverermo il sorriso di Boris ad accoglierci, e poi Paco, e poi ci sarà il rito del "biscotto del buongiorno".
Ripetitività, routine, ma tutto intinto nell’amore che dà unicità a qualunque gesto, anche il più banale, anche il più scontato.
Dopo le fatiche della giornata, niente può toglierci la grande consolazione, l’immensa gioia di sederci sul divano, ognuno col suo bravo micio in braccio, la micia sullo schienale a mo’ di poggiatesta, Paco sdraiato di fianco che ronfa, e Boris che sonnecchia ma ogni dieci minuti viene a prendersi una superdose di coccole. Forse in vista delle privazioni della notte… una lunga notte senza la sua mamma.
Boris, che cane straordinario. Lo amo con tutta me stessa.
Boris, il mio Boris, non c’è più. Se n’è andato l’altra notte, è andato via senza darmi il tempo di prepararmi.
"Addome acuto", la diagnosi fatale. Probabile conseguenza della piroplasmosi che l’aveva colpito in giugno. Ma sembrava guarito, stava riprendendo peso…
Il mio Boris. Il mio Boris. Il mio Boris.
Dire "Boris è morto" mi sembra un’eresia, un controsenso, un’assurdità. Come dire che il sole gira intorno alla terra, che la pioggia cade da sotto in su, che gli animali non hanno un’anima.
L’anima bella e grande di Boris è volata nel paradiso dei cani, che poi è lo stesso degli umani.
So che è morto, me lo ripeto in continuazione, eppure lo sento muoversi per casa, lo vedo in ogni angolo, sdraiato a guardarmi con i suoi occhi grandi, dolcissimi e intelligenti.
Da ieri questo mondo è meno bello, senza Boris. Perlomeno il mio mondo.
Oggi c’è il sole. Non dico che non scalda, ma certo scalda di meno.
Boris era un cane solare, allegro, pieno di vita. Una delle "cose" più belle che mi sono capitate nella vita.
Otto anni e mezzo sono pochi per rassegnarsi a fare senza di lui.
Mi sento dimezzata, mi sembra di galleggiare in una dimensione che non è vita vera, ma una vita parallela…
Mi sento… ma poi forse non è nemmeno il caso di provare a descrivere come mi sento. Ogni parola sarebbe riduttiva.
Forse… forse "annichilimento" è quella giusta. O forse anche quella dice poco.
So solo che da ieri mi meraviglio di quanto infinite siano le scorte di lacrime che un essere umano può versare. Sono tante le lacrime che io e Gianni stiamo piangendo per lui. E non so quando finiranno.
Il mio Boris non c’è più. Domattina non sarà ad aspettarmi in fondo alle scale, non correrà al suono della parola magica "biscotto", non uscirà ad aspettare che Paco lo raggiunga. Paco è stranito, lo cerca dappertutto.
Io lo piangerò e poi sorriderò anche, pensando al suo faccione buono e gentile, a tutti i momenti belli. Tutti i momenti passati insieme.
Lo penserò, lo penserò tanto e sentirò terribilmente la sua mancanza.
E andrò avanti. Con un pezzettino in meno di me stessa.
Senza il mio angelo custode.

Diana

6 commenti per “Il mio angelo custode

  1. Buongiorno Diana, è da qualche settimana che ho conosciuto il sito e la storia di Paco e ieri ho voluto anche conoscere il tuo sito. Volevo presentarmi, sono Enza e abito in un piccolo paese della provincia si Salerno, mi sono emozionata nel leggere ciò che hai scritto su Boris e sul vostro legame. Amo gli animali e mi dispiace che nei dintorni del mio paese non ci sono canili perchè farei volentieri del volontriato, in compenso però ho Laika salvata dalla strada dopo che qualcuno l’aveva abbandonata con lei ci sono i suoi due ormai cagnoloni Stella e Schizzo, poi ci sono le mie due gatte Musy e Pulce che questo mese faranno aumentare la famiglia con un lieto evento per entrambe.Infine, ma più importante di tutti per il legame che ci unisce c’è la mia dolce Perla, una cagnolina che vive in casa con me da 11 anni, quando ho letto il mio angelo custode ho sentito parole che descrivonoo anche il legame che unisce me e la mia cagnolina, lei è malata di cuore e anche se la curo all’ultimo controllo le sue condizioni sono risultate peggiorate, non voglio pensare a cosa sarà la mia vita senza di lei perchè il solo pensiero mi fa soffrire, per questo capisco cosa hai povato e provi anche distanza di mesi pensando a Boris. Ti abbraccio

  2. ho letto con le lacrime agli occhi, quanto amore ha dato e ricevuto Boris….anch’io sentivo ancora Baffo, che russava nel suo lettino,a distanza di tempo e un giorno sia io che mio marito ci siamo guardati…..e tutte e due"hai sentito anche tu quello che ho sentito io ?? ?una "russata" di baffo, e ci siamo ricordati in spagna, al ristorante, baffo sotto il tavolo,che dormiva,canzoni in sottofondo, poi un attimo di silenzio….solo il russare del cane…e una signora francese , rivolta al marito"tale e quale a te!!" che bei giorni insieme…sulla spiaggia….prima di baffo abbiamo avuto Gea….*censored*er anche lei , quanto bene, ho voluto e quanto amore mi hanno dato… e io che non ho voluto bambini che non soffrissero come me alla morte di mia madre a 18 anni….soffro.soffro..alla morte invece di stivaletto, gatto nero con zampine bianche, al momento che ha reclinato il capo,un quadro di baffo appeso da 10 anni è cascato, la veterinaria si è spaventata, io ho pensato….si sono incontrati lassù e stanno giocando…..ci ritroveremo…aspettateci…..

  3. Cara Diana, trovare le parole per confortarti in questo triste momento è un’impresa impossibile…
    Dieci mesi fà anch’io persi il mio cucciolone di appena quattro anni, molti di voi mi scrissero tra cui anche te e lo apprezzai molto.
    Purtroppo è un dolore talmente forte che solo chi l’ha provato lo può capire, solo chi ha avuto un legame speciale e chi come noi non considera un cane "solo" un cane.
    Mi sono chiesta tante volte se il mio è stato un amore troppo morboso, se mi sono legata troppo a lui, se potevo evitare di soffrire così tanto.
    No, cara Diana, non si può evitare l’amore che ti sanno dare, non si può fare finta di niente e non ascoltare quello che ti sanno comunicare.
    Io verso ancora lacrime per lui, vorrei dirti che non è così, che ora sto bene e che mi è passata, ma come faccio a mentire quando so come ci si sente?!
    Quando ho letto di Boris, credimi, ho pianto come se fosse stato il mio cane e anche adesso mentre ti sto scrivendo ho gli occhi lucidi.
    In questi momenti le parole di conforto servono a ben poco, bisogna invece cercare di aggrapparsi a qualcosa, qualcosa di concreto, qualcosa che ti faccia andare avanti.
    Quando vi scrissi della morte di Giove, scrissi anche che ogni giorno gli chiedevo che mi desse un segnale, che mi provasse che lui era ancora li vicino a me…
    Ho una foto di me e lui senza portafoto che non so per quale motivo non ho mai voluto incorniciare e che tengo appoggiata sulla credenza; parlando a Giove (io gli parlo sempre), gli ho detto di darmi dei segnali attraverso di essa (io credo molto in queste cose)!
    Ogni volta che passo delle giornate tristi pensando a lui, la foto si inclina in avanti; all’inizio ho pensato a delle coincidenze ma quando poi ho visto che fa dei mesi bella diritta e poi quando lo piango si piega, da allora il mio cuore si è illuminato.
    Vorrei però avere la certezza che le mie non siano solo illusioni e sono certa che prima o poi ce l’avrò.
    Ho scelto di parlartene perchè credo che anche tu sia come me e sono convinta che ti possa succedere la stessa cosa, perchè il legame che abbiamo instaurato con i nostri Boris e Giove è troppo forte per finire e neppure la morte lo può fare. Devi crederci veramente…
    Ti abbraccio forte.
    Sonia

  4. Cara Diana, ti sono vicina , non sai quanto e dal mio cuore vorrei scriverti fiumi di parole per cercare di aiutarti a superare questo momento difficile, ma la cosa più importante che sento di dirti è "grazie", grazie per ciò che hai scritto, perchè nonostante il tuo grande dolore hai trovato la forza, la dolcezza, la delicatezza, la sensibilità per esprimere quanto sia unico ed indissolubile il vincolo che ci lega a queste splendide creature che nulla chiedono ma che donano amore puro.
    Il dolore è insopportabile, è dura continuare quando una parte di te se ne è andata per sempre,l’ho provato anch’io 3 anni fa quando la mia dolce Ara mi ha lasciato, ancora oggi il vuoto che ha lasciato è incolmabile e forse solo il tempo lo attenuerà, ma nulla potrà mai cancellare il legame che ci ha unito e che ha arricchito il nostro cuore di un dono speciale.
    Un abbraccio grande
    Marina

  5. come Paola ti sono vicina. Purtoppo sono passata anch’io da poco da questa esperienza. Conosco il terribile vuoto e il dolore rinnovato quotidianamente dai gesti e dalle abitudini modificati dagli eventi.
    Ti auguro di riuscire a recuparare in pochi giorni un po’ di serenità e in attesa di leggerti nuovamente ti abbraccio forte.
    Cristina F.

  6. Non riesco a fermare le mie lacrime, carrissima Diana, pensando a quanto di incredibilmente meraviglioso hai potuto scrivere sul tuo Boris. Mi rendo conto di quanto voi siate stati così incredibilmente fortunati a poter vivere insieme la vostra vita, in un legame assolutamente indistruttibile, che neppure la morte potrà mai spezzare.
    E’ bellissimo quello che scrivi, una meravigliosa lezione di vita per tutti noi che amiamo tanto i nostri amici a quattro zampe e che a volte però sembriamo dimenticare quanto noi possiamo essere speciali e indispensabili per loro.
    Boris ha condiviso con te 8 anni meravigliosi, pieni di piccoli e grandissimi momenti che resteranno per sempre con te. Lo so che ti mancheranno le sue zampettate, il suo dolce musone, i suoi ottanta chili di incredibile dolcezza. Mi ricordo di lui quando ci siamo incontrati; pioveva quel giorno, ma Paco voleva per forza andare in giardino e Boris è corso fuori con lui…… Non ha avuto molto tempo per noi, ma per il suo fratellino sì!!!
    Sono felice di averlo conosciuto, perchè, se pure per poco, ho capito l’incredibile legame che c’è stato tra voi ed è questo che, sono certa, vi aiuterà ad andare avanti.
    Il dolore con il tempo diminuirà, farete l’abitudine a Boris che non c’è più, ma la cosa incredibilmente bella è che i ricordi non svaniranno mai, saranno il tuo più grande e "meravigliosamente pesante" compagno per il futuro, perchè nessuno potrà mai portarti via i pensieri, i ricordi e soprattutto quella meravigliosa vita che avete costruito insieme. Tutto questo sarà tuo per sempre.
    un abbraccio. Paola

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