Extracomunitario fa arrosto un gatto: diciamo basta alla barbarie

Da stamattina sui social circola un video girato davanti alla stazione di Campiglia Marittima in provincia di Livorno, in cui un extracomunitario, dopo aver presumibilmente sbattuto sull’asfalto un povero micio, lo arrostisce su un fuoco da lui stesso acceso. Non metto il link perché voglio risparmiarvi l’orrore, anche se credo che in tanti l’avrete già visto.
Allora: già il fatto di accendere un fuoco per strada non è ammissibile. Quindi anche a voler dire, come fanno e faranno in tanti, “ma le usanze… cosa volete che sia un gatto… la fame…” non ci siamo. Siamo fuori regola.
Ma… ammazzare e fare arrosto un gatto come lo vogliamo definire? Fame? Usanze diverse? Diversa civiltà? Tradizioni culinarie?


E come vogliamo definire un uomo che prende un gatto e lo fa arrosto? Lo vogliamo chiamare “risorsa”? Esempio a cui ispirarci? Tentativo di integrazione non riuscito?
Io lo chiamo essere immondo, immorale, schifoso. Lo chiamo sottoprodotto del genere umano. Lo chiamo feccia, scarto, abominio.
Non lo chiamo “bestia” come qualcuno sta facendo. Perché non sono di certo le bestie a commettere atti di una crudeltà così rivoltante. Sono solo gli esseri (dis)umani.
È ora di finirla.
BASTA, BASTA, BASTA. Basta con il “politicamente corretto” secondo il quale quelli lì, quelli che vengono qua a portarci delinquenza, barbarie, sporcizia e malattie dobbiamo continuare ad accoglierli e sopportarli. BASTA.
Alt! Non ho detto TUTTI, perciò evitate di darmi della razzista perché cadreste veramente male e sul piano dialettico vi distruggerei. Ho detto QUELLI LI’, quelli che vengono qua portati dai trafficanti di vite umane, cioè da quelli che chiamo aguzzini dell’accoglienza ai quali ho dedicato tanti articoli negli ultimi anni e anche una sezione del mio nuovo libro Antivirus. Emergere dall’emergenza. QUELLI LI’ che arrivano con i barconi, attratti con l’inganno e l’illusione di una vita migliore per essere invece tenuti ai margini della società, sfruttati e maltrattati, vittime del colossale business dell’accoglienza e obbligati a delinquere per sopravvivere in quello che credevano il Bengodi, e invece è solo un inferno. E se siete dalla parte di coloro che si spacciano come salvatori di questi poveracci, essendone invece solo degli aguzzini, siete moralmente loro complici. Non venite perciò a fare la morale a me, perché se approvate e favorite l’ipocrisia dell’accoglienza non siete tanto diversi da questi loschi speculatori.

Ma torniamo a questo fatto raccapricciante del gattino fatto arrosto. La nostra civiltà è fondata su valori come il rispetto e la comprensione verso gli esseri viventi. Gli animali (soprattutto quelli domestici, che occupano felicemente le nostre case e sono a tutti gli effetti considerati parte della famiglia) hanno acquisito un ruolo importante nelle nostre case e nella nostra società. Non solo dispensatori di affetto e compagnia, ci curano, ci soccorrono, ci proteggono.
Lasciamo stare che personalmente non faccio differenze tra animali d’affezione e i cosiddetti “animali da reddito”: a entrambe le categorie attribuisco stessa dignità e stessi diritti. Ma non voglio addentrami in questa strada impervia per non uscire dal seminato e cascare nella trappola dei “carnivori”, che ogni volta che un vegetariano esprime il proprio pensiero cercano di smontarglielo nei modi più folcloristici e anacronistici. A volte addirittura violenti. No, non è questa la sede. Mi basta, per ora, ricordare l’altro mio libro, La vendetta dei broccoli, dove ho trattato proprio il tema degli allevamenti intensivi e delle scelte alimentari.
Soffermiamoci invece, e concentriamoci tutti per almeno un minuto, sull’interminabile minuto per cui dura quell’orripilante filmato, e aggiungiamo i minuti, o anche solo i secondi, che quel micio deve aver vissuto prima di essere trucidato. E per un secondo, non pretendo di più, immaginiamo che al posto di quel gattino ci sia il vostro micio o il vostro cagnolino, che amate e che vi ama.
Non vi manca l’aria, al pensiero, non vi si torce lo stomaco, non vi viene da piangere, urlare, inveire?
E ora, vedendo quell’orrore, pensando a quell’orrore, immedesimandoci in quell’orrore, vogliamo continuare ad accettare che questi rifiuti della società vivano in mezzo a noi?
Vogliamo continuare a fare i misericordiosi, a spalancare i porti, le porte e le braccia a esseri che non sono capaci di integrarsi, di fare propri i nostri valori, di capire la sacralità della vita, che sia umana e animale poco cambia?
Non possiamo continuare a subire.
Non è, non era solo un gatto. Non è solo lì la questione. Uccidere un animale è la porta spalancata verso qualunque altro tipo di abominio e crudeltà.

Dobbiamo finirla di sopportare, giustificare, autoflagellarci.
La nostra civiltà è sotto attacco. Oggi parliamo di questo povero micio (e io lo sto facendo anche come fondatrice di un’associazione che da 23 anni si occupa di tutela degli animali), ma ogni giorno parliamo dei reati e dei crimini commessi da questi incivili verso esseri umani. Verso di noi, i nostri cari, i nostri valori, i nostri simboli, la nostra cultura, la nostra civiltà, calpestata, svilita, depredata. Ogni giorno contiamo le vittime di questa barbarie che ci siamo portati in casa, vittime a cui nessuno dei politici o dei giornalisti progressisti dedica il ginocchietto in terra…
Allora tocca a noi. Noi che non abbiamo venduto l’anima e il cervello al demone del “politicamente corretto”, che sarebbe meglio chiamare “politicamente corrotto”. Noi che non siamo contagiati dal virus della rassegnazione.
Facciamoci valere, facciamoci sentire. Urliamo il nostro orrore. Esprimiamo il nostro disgusto. Chiediamo giustizia.
Non limitiamoci a stigmatizzare l’episodio sui social. Chiediamo alle istituzioni e alla giustizia di fermare questi scempi. Di intervenire senza mezzi termini contro il comportamento abominevole di questo assassino. Almeno questa volta non lasciamogliela passare liscia andando a cercare col lanternino improbabili e impossibili attenuanti.
Quando si ammazza, animale o uomo che sia, non ci sono attenuanti.
Non lasciamo correre perché, se lo faremo, daremo un esempio di debolezza, di degrado, di corruzione morale. E QUELLI LI’, quelli che non sanno e non vogliono capire e accettare i nostri valori, ne approfitteranno e crederanno che tutto gli sia concesso. Di poter portare da noi il loro modo di vivere barbaro, incivile, immorale.
Diciamo BASTA. Scrivete i vostri commenti qua sul mio sito. Li raccoglierò per inviarli ai politici e alle istituzioni che con il loro atteggiamento da struzzi o da conniventi hanno portato questo schifo in casa nostra. In Italia, la nazione che noi onoriamo, e che loro hanno disonorato.

Diana Lanciotti

P.S. Di seguito la lettera che ho scritto al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei Ministri, ai ministri della Giustizia e dell’Interno per chiedere giustizia e una presa di posizione dura e netta contro tutti i crimini commessi da persone che mostrano disprezzo per la nostra civiltà, i nostri valori, la nostra Patria. Mi aspetto che anche le altre associazioni animaliste facciano altrettanto.

14 commenti per “Extracomunitario fa arrosto un gatto: diciamo basta alla barbarie

  1. Buongiorno, avete avuto parole giuste ed ovvie nella lettera, dovrebbe esserci inevitabilmente una.punizione esemplare, ma se queste cose succedono in Italia ..ed a quanto pare solo qui… è perché le leggi ci sono ma non vengono MAI applicate e questi atti crudeli e atroci non vengono neanche presi in considerazione.
    Basti guardare chi ha ucciso un essere umano e sconta forse 6 anni di carcere x buona condotta…
    Inoltre chi non è italiano viene protetto ed aiutato in tutto..è la triste verità ..è una VERGOGNA direi !
    Ricordiamoci anche dei cani padronali di Lampedusa uccisi x strada e mangiati da extracomunitari appena sbarcati..tutto finito nel nulla…
    La questione è veramente pesante e fuori controllo…siamo tutti a rischio con questa immigrazione fuori controllo, umani ed animali.
    ( ci tengo a precisare che non è un discorso razzista,che io nn lo sono mai stata,ma la cruda e triste realtà )
    Cari saluti
    Isabella

  2. Ben detto Diana! Quando ho letto questo articolo mi è venuto un magone incredibile… E non ce l’ho fatta a vedere il video…
    Pensiamo di vivere in un mondo evoluto e civile ma azioni di questo tipo sono costantemente prova del contrario..purtroppo.. E non devono essere assolutamente tollerate!
    Persone come questa pensano di venire qui e poter fare quello che vogliono e dobbiamo dimostrargli il contrario o continuerrano a succedere cose di questo genere e lo stesso vale per gli italiani che si permettono di maltrattare o uccidere dei poveri animali indifesi…quando capiranno che non sono oggetti e vivono e soffrono come noi?!?!?!?
    Per me meritano di fare la stessa fine!
    Non mi dilungo oltre che è meglio…chiuderò con NO COMMENT e dicendo che non voglio più vedere notizie di questo tipo… dobbiamo cambiare…

  3. Condivido in toto. Purtroppo i buonisti ad oltranza (tutt’altro che buoni) stanno sollevando un gran polverone che impedisce alle persone più semplici una visione chiara e una lucida analisi di quanto sta succedendo. Complice un’astuta e scorretta strumentalizzazione del Vangelo.

  4. Brava Diana, hai risposto per le rime ad una affermazione fatta da una persona che probabilmente non è abituata ad usare il cervello! Perché se si permette di dire: “sei uguale a lui” vuol dire che non ha capito proprio un bel niente di te e dei tuoi ideali. Io ho scelto di diventare vegetariana perché per me mangiare la carne di qualsiasi animale equivale a cannibalismo perché li considero miei simili e meritano amore più di tante persone. Con questo non vuol dire che io condanno i carnivori e comunque rispetto anche le scelte degli altri. Però chi maltratta e sevizia gli animali li appenderei volentieri al palo!!!! O meglio ancora gli riserverei lo stesso trattamento.

  5. Sono perfettamente d’accordo con lei. Chi fa del male a un essere indifeso e resta impunito, può continuare contro un bambino, una donna, un handicappato, un anziano.
    Lei immagina lo strazio della famiglia, se il gatto era di proprietà ed è uscito di casa? E se fosse stato un randagio, era ugualmente tutelato dalla legge risalente al 1991, che delega ai sindaci la gestione degli animali liberi!
    Annarosa

  6. Cara Diana,
    ti seguo da quando mia nonna Rosa ha letto uno dei tuoi primi articoli su un giornale….
    Grazie per quello che fai… grazie di tutto
    bisogna fermarli ……
    non posso pensare a un mondo cosi 🙁
    Un abbraccio
    Silvia

  7. Grazie x il suo interesse sono pienamente d’accordo con lei continuerò il mio dovuto all’associazione grazie

    Fiorella

  8. Carissima Diana ,avevo letto ieri e mi si è chiuso lo stomaco dal ribrezzo.
    Ho pensato subito a te, ma non ti ho detto niente sapendo quanto la tua sensibilità ne avrebbe sofferto.
    Leggendo poi che questo signore era stato giustificato per esigenze di sopravvivenza,allora la ribellione ha preso il sopravvento anche in me!
    E le chiamano risorse per la nostra società!
    È un mondo tutto alla rovescia!
    INACCETTABILE!!!

    Maria Vittoria

    1. Vero. Peccato che lei prima di scrivere un commento non si sia informato sul fatto che io non ammazzo né tantomeno mangio esseri viventi.
      Un consiglio amichevole: per evitare figure barbine e perdite di tempo, si informi prima… Non ci vuole molto:https://www.dianalanciotti.it/luglio-2014-la-vendetta-dei-broccoli/
      E comunque si ricordi che col dire sempre “Ma c’è di peggio…” non si va da nessuna parte. Il mondo va cambiato un pezzettino alla volta. E se ognuno si prendesse in carico il proprio pezzetto da migliorare saremmo messi molto meglio.

      Buona giornata

      Diana Lanciotti

      1. lei forse non ammazza e non mangia esseri viventi pero’ quel gatto si, non si fa certo scrupoli quando vede un topo o una lucertola, anzi certe volte li ammazza e neanche li mangia Quindi e’ cosa giusta che sia finito arrosto anche lui

        1. Ecco vede, signor Barnaba, ammesso che lei si chiami davvero così, il “forse” può anche toglierlo perché io non mangio carne né pesce da oltre 20 anni. E ancora una volta lei scrive senza aver cercato di conoscere il suo interlocutore. Troppa fatica: si fa prima a sparare la prima sciocchezza che passa nell’ammasso cerebrale.
          Per il resto lei pare afflitto da una delle sindromi tipiche degli “eroi della tastiera”, che si divertono a scrivere idiozie e ad attirarsi disprezzo e derisione, in una continua altalena tra provocazione, odio, masochismo, godimento, disprezzo (soprattutto per sé stessi). Un profondo e desolante senso d’inferiorità che sfocia in aggressività. Come i bimbi che si divertono a provocare ma godono ancora di più a farsi sgridare, pur di attirare l’attenzione. Materia per psicoterapeuti ma non per me, che mi occupo più volentieri d’altro.
          Buonanotte

          Diana Lanciotti

  9. Condivido ogni riga dell’articolo della signora Diana Lanciotti. Il buonismo corrotto che sta avvelenando la nostra società è figlio di una politica distorta, che non si cura del Paese come un buon padre di famiglia, ma ne sugge la linfa permettendo e sostenendo una scriteriata e incontrollata migrazione. Chi ha rispetto e onora il paese ospitante è meritevole di farne parte. Chi lo disprezza, ne imbratta le tradizioni e insulta la civiltà dei suoi cittadini, è soltanto una presenza scomoda, sterile, inadeguata ed essa stessa insoddisfatta. Si faccia un passo indietro e si rifletta sugli italiani che amano davvero la loro terra. Questi soggetti che commettono atti di crudeltà verso gli animali, sono privi di umanità. Una denuncia o un arresto sono provvedimenti inutili. Non prenderanno mai coscienza della loro meschinità, vanno pertanto allontanati dal suolo italiano. I porti si devono chiudere, non abbiamo più nulla da offrire.

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