I diavoli della finanza (e dell’accoglienza)

A volte ho l’impressione di avere doti di… veggente. Ai primi di maggio, quando non si parlava quasi più di sbarchi di migranti ma solo di coronavirus, ho scritto l’articolo che poi è uscito su La Verità del 5 maggio: “Facciamo polemiche/4. Gli aguzzini dell’accoglienza”, in cui avvertivo che l’emergenza immigrazione, seppur momentaneamente oscurata dall’emergenza covid, non era affatto cessata e che prima o poi avrebbe ricominciato a bussare alle nostre porte.
Eccola lì. Dopo pochi giorni sono ricominciati gli sbarchi e si è infiammato il dibattito tra chi vuole regolarizzare i clandestini, per poterli sfruttare nei campi (alla testa dello sparuto drappello Teresa Bellanova, ministro dell’Agricoltura) e chi antepone l’interesse degli Italiani, soprattutto in un momento in cui tocca a noi Italiani… essere in alto mare.


Gli schieramenti sono chiari: da una parte chi, come me, considera l’immigrazione (a cui va sempre aggiunto l’aggettivo clandestina) parte di un grande disegno e un vero e proprio traffico di vite umane, dall’altra quelli che definisco “aguzzini dell’accoglienza” che alimentano questo traffico per fini economici e politici. Un enorme business pilotato da manovratori più o meno occulti, probabilmente gli stessi, o a questi ricollegabili, che determinano le sorti delle nazioni a forza di speculazioni finanziarie e di… pandemie.
Adesso ci sarà chi mi dà della complottista, l’arma più usata dai cultori del PUD (Pensiero Unico Dominante) per screditare chi non si allinea e dissente. Ma esprimere dubbi è doveroso per tenere allenata la mente.
La mia comunque non è preveggenza. Vi svelo il trucco: basta non farsi rimbambire dall’informazione a senso unico pilotata dai “lustrascarpe del potere”, mantenere il senso della realtà e, soprattutto, non sentirsi “sopra” la società “comune”, come i politici, tanti giornalisti e “intellettuali” fanno, ma farne parte e respirarne e condividerne bisogni, aspettative, timori, dolori.

In questi giorni su Sky Atlantic sto seguendo la serie Diavoli, ambientata nel mondo della finanza, delle banche, dei grandi investitori. Una fiction che può piacere o no, ma molto realistica. Che dimostra quanto, e sempre di più, la finanza sia uno strumento politico per manovrare i destini del mondo, capace di buttare sul lastrico non tanto il semplice individuo, quanto intere nazioni.
Come spiega la presentazione del libro di Guido Maria Brera da cui è tratta la serie tv “la finanza non è soltanto un vertiginoso gioco di prestigio, il livello dello scontro si è alzato oltre i limiti, e quello per cui si lotta non è più un profitto con molti zeri. È la sopravvivenza dell’Occidente così come lo conosciamo. Si dice sempre che i tessitori del nostro destino non hanno volto, che il loro trucco più diabolico è farci credere che non esistano”.
Il collegamento con ciò che è successo negli ultimi anni in Grecia e in Italia è agghiacciante. Si capiscono tanti eventi, e come sia possibile che i governi nazionali, se non fanno parte della cerchia “giusta”, dell’élite vampira europea, vengano stritolati dall’ingranaggio. È successo a Berlusconi: ricordate il sorrisino mefistofelico di Angelona Merkel e il suo degno compare Sarkozy durante quella conferenza stampa in cui fu chiaro a tutti che avevano deciso di scaricare il nostro allora Presidente del Consiglio, personaggio scomodo, non abbastanza malleabile e poco disposto ad amalgamarsi col vomitevole pasticcio europeo?
I successivi presidenti del consiglio, tassativamente NON eletti dal Parlamento ma imposti dal Quirinale (Monti, Renzi, ora Conte), sono invece la dimostrazione che se ti metti sotto l’ala “protettrice” (o meglio: negli artigli famelici) del Dracula europeo ti sostengono. Un’Europa vampira, che sostiene i governi italiani se portano via anche l’ultima goccia di sangue ai loro cittadini.
Sono questi, i diavoli. Sono coloro che muovono le leve del mondo e speculano sulla vita delle persone. Sono anche gli “aguzzini dell’accoglienza” che, spacciandoli per motivi umanitari, incoraggiano gli sbarchi clandestini.

A proposito di accoglienza, ricordo le dichiarazioni che l’arcivescovo di Veszprém, una delle principali autorità ecclesiastiche dell’Ungheria, rilasciò nell’aprile del 2016, avvertendo che l’invasione da parte dei cosiddetti migranti ha come scopo finale l’islamizzazione dell’Europa.
Le riporto, sintetizzandole.

“L’immigrazione illegale deve essere fermata in ogni modo. In un’Europa senza più identità, chi manipola l’informazione ci fa credere ciò che vuole. Questo è un terreno di conquista ideale per le orde musulmane, che si ritengono superiori a coloro che considerano infedeli. Chiunque lo neghi mente sapendo di mentire, oppure è in malafede. La migrazione di massa in atto non è frutto di avvenimenti casuali, ma è un disegno specifico. Chi parla di disperati in fuga dalle guerre mente oppure si sbaglia: la sovrappopolazione, la povertà o la guerra hanno solo un ruolo di secondo o di terzo piano in questo scenario. Nelle famiglie musulmane nascono 8-10 bambini prevalentemente non per amore ma perché si ritengono esseri superiori e la Jihad impone loro di conquistare in qualsiasi modo tutto il mondo. Nella Shari’ah (il sistema di diritto islamico) possiamo leggere che il mondo è costituito dal Dar al-Islam (che viene governato secondo la Shari’ah) e dal Dar al-Harb, un territorio di guerra che in qualche modo va occupato. Questo è scritto, i musulmani devono solo impararlo a memoria, discuterne è vietato, loro eseguono ciò che gli viene ordinato di fare dagli imam, i capi religiosi e politici. Attualmente lo scopo è quello di occupare l’Europa. La loro opera è favorita dal fatto che nel nostro continente sia stato appositamente creato un vuoto ideologico e spirituale, privo di tradizioni ed identità, favorito da un’informazione manipolata ad arte per farci credere ciò che qualcuno vuole: far dimenticare ai cittadini europei le loro origini, strapparli dalle proprie radici è il primo passo per creare un terreno fertile all’invasione islamica. Se l’Europa diventa Dar al-Islam, allora per come l’abbiamo conosciuta finora cessa di esistere. Possiamo scordarci le libertà e anche l’uguaglianza.”

Così parlò Gyula Márfi, arcivescovo d’Ungheria.
Qualcuno magari vorrà dare del complottista anche a lui. Io credo invece che non possiamo ignorare che tutto quanto sta succedendo, dall’immigrazione, alla pandemia, alla speculazione finanziaria, ai governi non scelti dai cittadini ma imposti dall’alto, faccia parte di un inquietante disegno.
Qualcuno mi chiede, sempre più spesso, che cosa possiamo fare. Mi verrebbe da dire la rivoluzione, ma gli Italiani sono troppo pacifici, troppo disciplinati (qualcuno dice egoisti e vigliacchi), troppo individualisti per riuscire ad aggregarsi in un’azione di forza collegiale. Per di più, la “divisione sociale”, che ci viene imposta come mezzo di salvezza, alla fine potrebbe sortire gli stessi effetti del vecchio “divide et impera” (o diviser pour régner).
Quello che possiamo fare a livello personale è tenere accesa la mente, non lasciarci anestetizzare dal Pensiero Unico Dominante e, insieme, incominciare a studiare delle forme di protesta massive, ben organizzate. Non limitarsi a sfogarsi sui social, ma usare i social (come tutto sommato hanno saputo fare le Sardine, a loro volta manipolate dai poteri forti) per creare un forte movimento d’opinione che, una volta affermato e forte, possa tradursi in movimento d’azione.
Incominciamo a pensarci, e a stabilire che cosa ognuno di noi può fare e che contributo può portare alla causa che in questo momento deve essere di tutti: difendere l’Italia. E perciò noi stessi.

Diana Lanciotti

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