I nostri migliori amici

Smettere di amare o amare ancora?

Ciao, sono una a cui piacciono gli animali, io adoro i gatti, ne ho adottato uno che qualche buona anima ha lasciato per strada: si chiama Toby ed è una peste.
Mi sono permessa di inviarti questa email perché ho acquistato e letto in un ora il tuo libro “La gatta che venne dal bosco”: è bellissimo, e mi ricorda il dolore della perdita del cane del mio papà. Sai che non riesce a guardare una persona che porta a passeggio un cane e visto che lui ha una certa età mi fa tanta tenerezza, non lo so se il tempo lo aiuterà.
Mia figlia voleva andare a prenderne un altro ma non vuole: dice che non gli sembra giusto.
Scusa per il disturbo, e leggerò sicuramente altri tuoi libri, ma scusa: c’è un seguito della micia Maggie?
Grazie.
Tanti abbracci ai tuoi animali

Marina

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Cara Marina, quanto amore sento quando parli di Toby dicendo che è una peste… La magia che ci lega ai nostri animali fa sì che nonostante si comportino a volte al limite della sopportazione non smettiamo di amarli, ma anzi consideriamo certe loro caratteristiche semplicemente come espressione della loro personalità.
Purtroppo non per tutti è così; e infatti qualcuno, non sopportando la “pestiferità” di Toby, ha pensato di disfarsene mollandolo per strada… tanto, si pensa in questi casi, c’è sempre qualcuno o qualcosa che se ne occuperà: o un’anima gentile che lo salverà… o una macchina che lo travolgerà mettendo fine a qualunque “problema”.
Per fortuna ci sono persone come te, e sono la maggioranza.
Anche se non me lo chiedi apertamente, immagino che tu desideri un consiglio per quanto riguarda tuo padre, di cui capisco perfettamente il dolore.
Premetto che è difficile dare consigli, perché ognuno vive i sentimenti (per i propri simili ma anche per gli animali) in modo soggettivo, com’è giusto che sia. Quindi quello che vale per me non è detto che valga per gli altri.
Però, sia per esperienza personale sia grazie alle testimonianze di tantissime persone che ho avuto l’onore e la gioia di raccogliere in tutti questi anni, so che questo grande dolore si può trasformare. Si può trasformare in amore, un amore nuovo, senz’altro diverso da quello che si è provato in precedenza, ma pur sempre amore.
Nessun cane, come sa chi ne ha amato uno e poi l’ha perso, può essere sostituito, però lo spazio che ha lasciato nel nostro cuore e nella nostra casa può essere riempito di nuovo.
Io non ci vedo un tradimento ma, anzi, un onorare la memoria di chi ci ha voluto tanto bene.
Se ogni volta che mi è mancato un animale avessi detto “No, basta”, ora non potrei guardarmi indietro e ripensare alla mia vita sempre così felicemente piena di presenze a quattro zampe.
Qualcuno ha paura di soffrire ancora, alcuni addirittura si stupiscono o si vergognano per le lacrime versate per un cane. Ma io credo che i nostri cani si meritino tutte le nostre lacrime, quando se ne vanno, e anche tanti sorrisi per le gioie che ci hanno procurato.

Come hai letto in "La gatta che venne dal bosco" (a proposito: grazie per averlo comprato e amato) dopo Boris anch’io mi sono fatta mille scrupoli. Non sapevo decidermi e mi sentivo in colpa nel desiderare tanto un altro cane. Poi il destino ha voluto che Joy avesse una grave malformazione all’esofago, problema che mi ha fatto superare tutte le remore. Da allora non ho più chiesto scusa a Boris, ma gli ho detto grazie per avermi permesso di aiutare (secondo il mio veterinario salvare) un cane che sembrava non aver futuro.
Ecco, non conosco tuo padre, però forse se lui avesse la consapevolezza che adottando un altro cane lo salverebbe non dico da una malattia, ma dalla solitudine di un canile, dalla condanna a vita dietro le sbarre… magari ci ripenserebbe.
Se vuoi, se puoi, fagli leggere la nostra rivista. Magari proprio il numero 56 che hai ricevuto, dove parliamo di tutti quei cani sardi salvati dall’alluvione. Magari tra di loro ce n’è uno che aspetta la mano di tuo padre per una carezza che gli faccia dimenticare tutte le ingiustizie subite senza avere altre colpe se non di essere nato cane.
Se vuoi chiamami, parliamone.
Intanto ti mando un caro saluto. Fai una grattatina da parte mia a Toby “la peste”: un gatto senz’altro fortunato.

Diana

P.S. Un seguito della storia della Maggie? Lo sto vivendo giorno per giorno e forse un giorno lo scriverò. Ora lei è qua che fa le fusa tra le mie braccia e la tastiera del computer, obbligandomi alle contorsioni per riuscire a scrivere… però è così bello averla qui!

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