Mostri canini
Cara Diana, sono un’allevatrice di Labrador Retriever che partecipa a esposizioni nazionali e internazionali con cani che ottengono sempre ottimi piazzamenti. Un’amica, credendo di provocarmi, mi ha regalato “Mostri canini” e lì per lì stavo quasi per offendermi. Mi aspettavo una sparata contro gli allevatori o comunque i proprietari di cani che portandoli alle esposizioni li sottopongono a sacrifici inenarrabili per puro egoismo e bieco business, mi aspettavo foto di cani praticamente seviziati o ridicolizzati, insieme ai loro padroni. Non sa quante volte parlando con questa mia amica animalista mi sento rinfacciare di essere una di quelle persone spregevoli che sfruttano i propri cani per vil denaro, per non dire che a suo avviso non dovrei proprio allevare o addirittura avere cani di razza ma adottare i cani abbandonati nei canili.
Quindi può figurarsi lo stato d’animo con il quale ho preso in mano e iniziato a sfogliare il suo libro. E invece devo dire che mi sono ricreduta: ho visto foto bellissime di cani bellissimi, immagini spontanee e divertenti, per nulla offensive, e momenti di tenerezza e complicità tra cani e padroni. Ha saputo cogliere lo spirito che anima tanti di noi (non dico tutti) per i quali partecipare alle esposizioni è un momento di condivisione, spesso di divertimento, con i nostri cani. Poi sono d’accordo con lei che c’è chi esagera e sottopone i propri cani a tosature e agghindaggi che li privano della dignità. Sono soprattutto alcune razze, penalizzate dagli standard imposti e anche dai gusti dei giudici che apprezzano soprattutto cani che sembrano tanti peluche. Quindi giusto farlo notare perché finalmente qualcuno si faccia delle domande.
Ecco… le ho voluto scrivere per dirle che il suo libro mi è piaciuto in modo inaspettato, una bella sorpresa che consiglierò anche ad altri allevatori e ai padroni dei miei cuccioli, perché è bello, fa sorridere e riflettere. Grazie.
Le mando un cordialissimo saluto
Marina
Cara Marina, felice di averla sorpresa. Conosco diversi allevatori che allevano con passione e partecipano alle esposizioni perché è il modo più semplice e diretto per farsi conoscere e far apprezzare da potenziali clienti i propri cani,s soprattutto se di razze poco diffuse. So di aver inanellato in una stessa frase parole e concetti che farebbero imbestialire la sua amica animalista e tutti gli animalisti che vorrebbero… abolire le razze. Magari per legge. Come ho spiegato più volte non sono per nulla contraria alle razze che, anzi, considero un patrimonio da non perdere. L’impegno degli uomini in questo senso ha dato origine a razze splendide e importanti come il Pastore Tedesco, il San Bernardo, il Terranova, il Labrador, il Malinois.
Suscitando scandalo tra gli animalisti che sentenziano “adotta, non comprare”, non faccio e non ho mai fatto differenze tra cani di razza o acquistati o trovatelli. L’importante è che vivano felici, amati e rispettati. Gli stessi sputasentenze sono capacissimi di fare crociate contro chi sceglie un cane di razza, e per avere garanzie sulla sua salute si rivolge a un allevatore serio, più che contro chi i cani li maltratta e abbandona.
Certo è che il mondo va a velocità davvero diverse ed è pieno di contraddizioni: da una parte cani trattati come una scarpa vecchia, privati della loro dignità, vittime di crudeltà e atrocità inconcepibili. Dall’altra cani trattati come gingilli, viziati e a volte privati, anche se in modo diverso, della loro dignità. I primi, a vivere gran parte della loro vita con le zampe immerse nel fango, o sulla ghiaia o sul cemento, gli altri con le zampine curate che sembrano appena uscite dalla manicure, abituate a calpestare nulla di più duro del velluto dei divani o della moquette.
La disparità di trattamento è abnorme e inquietante. E se con il mio libro sono riuscita a rilevarla e far riflettere è già un buon risultato.
Lei giustamente parla di standard imposti e di giudici che hanno predilezioni verso cani imbellettai da parere finti. Anche su questo aspetto mi auguro che Mostri canini favorisca una profonda riflessione, perché purtroppo certi standard, impostati su canoni estetici (il più delle volte arbitrari e per me non condivisibili), creano grossi problemi di salute a diverse razze, penalizzate appunto dai gusti e dalle mode. Gusti spesso discutibili, ai quali gli allevatori, i veterinari e i padroni stessi dei cani dovrebbero ribellarsi per far valere aspetti più legati al benessere che all’estetica.
Per quanto riguarda le esposizioni, che non condanno, a volte mi fa sorridere, o addirittura indignare, che i cani debbano sottostare a vere e proprie torture ed essere agghindati come tante damine per potersi presentare in tutto il proprio splendore al cospetto dei giudici. Facciamo l’esempio dello Yorkshire Terrier, per citare una delle razze più “trattate” con bigodini, lozioni, fon e chissà cos’altro, pensandolo un cane da salotto e non l’indomito cacciatore che in realtà è: anziché piazzarlo per ore su un tavolino a imbellettarlo, basterebbe qualche colpo di spazzola per renderlo bello e meno “finto”. Mi chiedo se è davvero il caso di sottoporre i cani che partecipano alle esposizioni a trattamenti “cosmetici” estenuanti e a tosarli in modo a volte irrispettoso della loro dignità. Per il resto, evviva ANCHE i cani di razza.
Un caro saluto
Diana