Medicina o veterinaria?
Cara Diana, quest’anno sarà per me l’ultimo del liceo classico ma già ora sto discutendo con i miei genitori per la facoltà universitaria a cui iscrivermi. Io vorrei fare la veterinaria, in particolare nutrizionista, perché ho avuto un cane con gravi problemi di sensibilità alimentari e la materia mi appassiona molto. La mamma dice che è un lavoro da uomini (lei non ama molto gli animali… sporcano troppo) e il papà insiste che faccia Medicina, ora che hanno abolito il numero chiuso. Io ho un amore sconfinato per gli animali e mi sentirei realizzata proprio curandoli. In prima liceo la mia Kora mi ha salvata dalla depressione quando per il lavoro di papà fummo costretti a trasferirci. Cambiare città, scuola e amici a quell’età è stato un colpo tremendo e la vicinanza della mia cagnolina mi ha dato un grosso aiuto facendomi capire quanto sia importante avere accanto un animale soprattutto quando i tuoi sono più che altro presi dalle loro carriere. Adesso però si stanno interessando di me fin troppo, imponendomi una scelta che secondo me deve essere mia.
La nonna è tua sostenitrice da anni, ed è ovviamente dalla mia parte. Però lei sui miei genitori non ha molto potere. È lei che mi ha suggerito di scriverti per avere un aiuto. Come posso fare a convincerli che la scelta di Veterinaria è quella giusta per me?
Ambra
Cara Ambra, conoscerai anche tu il detto “Tra moglie e marito non mettere il dito”. Non so se… tra genitori e figli valga la stessa cosa. Forse dovrei farla valere, perché non è mai facile azzardare giudizi o dare consigli da fuori. Però conosco molto bene tua nonna, che mi ha parlato del momento di tensione che stai vivendo e non vorrebbe che tu dovessi soffrire per una decisione che potrebbe esserti imposta. La nonna ti vuole molto bene, e immagino che anche i tuoi te ne vogliano, però è anche vero che spesso è molto più difficile fare i genitori che i nonni. Da genitori sono molto più grandi e dirette le responsabilità, il timore di sbagliare, le apprensioni, e poi la vita lavorativa assorbe ancora buona parte del tempo e dei pensieri. Da genitori ci si sta ancora rodando, giorno per giorno, mentre i nonni il rodaggio l’hanno già fatto e concluso e possono contare su un’esperienza costruita anche sugli errori. Molti genitori rimproverano ai propri genitori di essere, con i nipoti, molto più permissivi, affettuosi, presenti e disponibili di quanto lo siano stati con i loro figli. Ma abbiamo appena elencato alcuni dei motivi per cui succede.
La sto prendendo alla larga, come vedi, perché non vorrei creare motivi di ulteriore tensione con i tuoi. Però mi metto nei tuoi panni e capisco molto bene il conflitto che stai affrontando. Ti faccio il mio esempio: io, amando molto la scrittura, avrei voluto fare la giornalista, ma all’epoca non esisteva la laurea in giornalismo e i miei ci tenevano molto che io mi laureassi. Quindi mi lasciai convincere anche da alcuni professori secondo i quali scrivere bene mi avrebbe agevolata (non so su quali basi la) a laurearmi in Giurisprudenza. Una facoltà dove mi trovai subito alle strette, frustrata nella mia creatività che scalpitava per trovare sfogo. Ressi per un anno e due esami, poi mollai. Purtroppo mi lasciai convincere a passare a Economia e Commercio, che era la facoltà scelta da mia sorella. I miei genitori accarezzavano l’idea che aprissimo insieme uno studio da commercialista. Per una che odia i numeri e la matematica era davvero una bella prospettiva. Feci 32 esami, odiandoli uno più dell’altro, e me ne mancavano due quando quasi per scherzo risposi a una ricerca di personale da parte di una grande multinazionale della cosmesi. Nel marketing, che in teoria secondo gli studi fatti avrei dovuto conoscere, ma che invece in pratica si rivelò tutt’altra cosa: una cosa che per fortuna mi piacque (e mi piace) tantissimo, che mi ha permesso di fare un’esperienza molto importante e formativa e di coltivare anche la mia passione per la scrittura, attraverso la comunicazione aziendale. Insomma, iniziò male, per finire molto bene: sono davvero soddisfatta della strada intrapresa e mi ritengo fortunata a non dovermi occupare di bilanci, contabilità, eccetera.
Credo che basterebbe il mio caso per far capire ai tuoi che prendersi la responsabilità di condizionare le scelte relative agli studi e di conseguenza lavorative dei propri figli a volte non si rivela una scelta sensata. Ognuno di noi ha dentro di sé delle motivazioni, delle inclinazioni che possono anche non essere condivise da chi ci sta accanto, ma che abbiamo il dovere di esplorare: ho capito dalla tua email, ma anche da quanto mi ha confermato tua nonna, che il tuo amore per gli animali è un valore importante e centrale, nella tua vita. Poter fare ciò che coincide con le proprie passioni è un privilegio che non tutti hanno la fortuna di avere. Le passioni vanno coltivate, onorate, non soppresse.
Posso capire i timori dei tuoi genitori (non tanto le argomentazioni con cui hanno cercato di dissuaderti) e vorrei far capire loro che la professione veterinaria è una splendida professione, non tanto diversa da quella di un medico di medicina umana.
Impedirti di seguire quella che dentro di te senti già come una missione rischia di renderti infelice e non realizzata. Ho conosciuto e conosco tanti veterinari e ogni volta mi dico: “Non poteva fare altro. L’ha nel sangue di prendersi cura degli animali”. E credo che sia così anche per te.
Se mi permetti, aspetta però a decidere di fare la nutrizionista: stai a vedere, nell’ampia rosa di studi che dovrai affrontare, se ci sarà qualcosa che ti farà battere il cuore più di un’altra. È l’unica raccomandazione che mi sento di darti. Per il resto, posso solo farti il più affettuoso in bocca al lupo. Certa che mi risponderai: “Evviva il lupo!”
Diana