La terza guerra mondiale


Una volta c’erano le guerre. Di conquista e di asservimento: per annettere nuovi territori e per… non è difficile capirlo, asservire i popoli. Altri popoli, questo è ovvio, e… il proprio. E questo è un po’ meno ovvio.
Del resto, se ci pensiamo bene, che cos’ha fatto Hitler se non asservire il proprio popolo, convincendolo che le leggi razziali erano cosa buona e giusta, e così pure le deportazioni, i campi di concentramento, lo sterminio degli Ebrei? Un mostro che ha saputo generare altri mostri: quasi un popolo intero, incantato, soggiogato, stregato dalla pazzia di un individuo che nell’arco temporale della storia dell’uomo è durato meno di una meteora, ma di cui si parla ancora a distanza di tanti anni.
Il male trova sempre più spazio del bene.
Le guerre servivano a (o comunque ottenevano il risultato di) concentrare l’attenzione del popolo verso pericoli “esterni”, facendo digerire, il più delle volte, l’inettitudine dei governanti e la loro incapacità di rispondere alle esigenze di benessere sociale a cui ogni cittadino di una nazione ha diritto, senza distinzioni. Servivano per compattare il popolo, impedire qualunque deriva insurrezionale, qualunque rivendicazione di diritti o libertà, concentrando ogni sforzo verso un nemico comune. Col risultato, che può sembrare paradossale, che in tempi di guerra all’interno delle singole nazioni c’era più pace, più fratellanza. Gli italiani erano fieri di essere Italiani, uniti contro il comune nemico prima francese e inglese e poi tedesco; i tedeschi erano fieri di essere Tedeschi contro il nemico russo, francese, polacco, inglese… be’ facciamo prima a dire il resto del mondo. E via dicendo.
Si fa presto a dare un’identità a un popolo quando lo chiami a raccolta e gli indichi un pericoloso nemico da abbattere o da cui difendersi. E per tutto il tempo in cui alimenti la presenza di quel nemico, otterrai un popolo… pacifico (nei confronti dei propri governanti, per tanto che siano delle mezze tacche), senza grilli per la testa, occupato solo a combattere il comune avversario.

Per anni siamo vissuti con lo spauracchio di una terza guerra mondiale, che si pensava sarebbe arrivata per le smanie di supremazia russe e americane. E invece persino quelli si sono messi tranquilli e così, anche se guerre in giro per il mondo ce ne sono sempre (fa parte del DNA umano), noi popoli occidentali ci siamo adagiati in un lungo periodo di pace, interrotto da intermezzi terroristici di varia matrice (Brigate Rosse, estremismo nero) che hanno distratto l’attenzione dai problemi interni, fino a serrare i ranghi contro la minaccia del fondamentalismo islamico (che esiste, nessuno lo nega, e però guarda caso si fa sentire proprio quando parrebbe far comodo), che meglio di tutti incarna il Male e più di qualunque terrorismo politico è capace di provocare orrore e fratellanza tra i popoli minacciati.

Siamo cresciuti, di numero e di età, portando l’aspettativa di vita oltre qualunque più rosea previsione. E però da una parte qualcuno dice che siamo in troppi e la pressione antropica sta facendo scoppiare il pianeta, dall’altra qualcuno stigmatizza la decrescita demografica. Si mettessero d’accordo.
Abbiamo superato la ristrettezza dei confini nazionali spostandoci da un continente all’altro con la stessa facilità con cui un tempo ci si spostava da una città all’altra, e tutti a dire quanto è bella la globalizzazione, quanti vantaggi porta ai popoli, quanto serve per esportare i modelli di democrazia e uguaglianza, quanto favorisce il libero scambio di idee.
Ci hanno fatto concentrare sui social che, al contrario, sono la negazione della socialità, l’illusione di avere un mondo di amici in tutto il mondo, mentre troppe volte sei solo con la tua solitudine, le tue frustrazioni, il tuo malanimo verso il prossimo.

Globalizzati o social-dipendenti, siamo comunque consumatori. Ed è questo che conta. Non siamo più persone, ma dati statistici utili per rappresentare un mondo che, anche se c’illudevamo di padroneggiarlo, ci è sfuggito di mano. Un mondo che ora è nelle mani di chi ogni giorno ci dice “fai questo, pensa quest’altro”. E se non fai e pensi quello che vogliono, te lo impongono per legge (o per… decreto legge).
Ci hanno ubriacati con i concetti di libertà e democrazia poi, appena abbiamo tirato un po’ il guinzaglio per prenderci la nostra libertà, ci hanno strattonati facendoci tornare alla dura realtà. Dalla globalizzazione a un inglobarsi dentro il proprio guscio, per sfuggire ai pericoli di un mondo che solo adesso stavamo scoprendo ma ora ci dicono che no, non dobbiamo, perché è pericoloso.
Hanno provato a compattarci contro un comune nemico (un virus!), contravvenendo al vecchio e saggio motto “divide et impera”, credendo di poter agire su una sola leva (la leva del terrore) per far muovere, uniti e compatti, interi popoli.
Ma, si sa, c’è sempre qualche bastian contrario che rompe le uova nel paniere, e si fa e fa domande… E non si accontenta della versione ufficiale propinata con la complicità dei mass media (quelli sì allineati e coperti, salvo qualche felice e scomoda eccezione), ma approfondisce, si informa da altre fonti, che però arrancano sempre più in difficoltà, perché la mannaia della censura li sta falcidiando.
Ogni giorno i social bloccano gli utenti che escono dal coro cercando di cantare da solisti, perché è inaccettabile che qualcuno non si conformi al resto del gregge, mostrando al gregge che fuori dal recinto ci sono prati verdi in cui scorrazzare e se arriva il lupo (che non è detto che arrivi) è molto più facile difendersi stando uniti che mettendosi l’uno contro l’altro. Ci vogliono gregge da comandare, ma nello stesso tempo divisi, homo homini lupus. Si mettessero d’accordo.

Non c’è stato bisogno di una terza guerra mondiale per conquistare e asservire. I veri padroni del mondo, che muovono i fili nascosti di chi ci governa, hanno scoperto che è molto più semplice e meno pericoloso sfruttare gli strumenti della democrazia per cancellare ogni libertà.
L’Informazione… basta comprarla e passare a tutti i media la stessa velina per condizionare l’opinione pubblica. Non tutti hanno sufficiente senso critico per capire se una notizia è vera o falsa.
La Cultura… vale lo stesso discorso dell’Informazione. La compri e poi, avvalendoti dei mezzi d’informazione, mandi ogni giorno in tv o sui giornali “l’intellettuale” che ammannisce al popolo la versione cara al padrone.
La Scienza… vale lo stesso discorso dell’Informazione e della Cultura. Metti a libro paga un manipolo di esperti, poi li mandi in tv a rotazione 24 ore su 24 e poco importa che a forza di girare di talk show in talk show gli giri la testa come a un ubriaco e dicano una cosa la mattina e la sera stessa siano pronti a smentirla. L’importante è metterli in mostra, e il pubblico, tenuto volutamente nell’ignoranza soprattutto in materia medica, a forza di vederli si affezionerà a queste virostar così come si affeziona ai concorrenti del Grande Fratello Vip.
La Politica… stesso discorso: metti (a libro paga) qualche signor nessuno nei ministeri chiave (i primi che mi vengono in mente sono gli Interni, gli Esteri, la Salute…), poi basta silenziare l’opposizione, trasformandola da cane da difesa dei cittadini a cagnolino da compagnia del potere, e più nessuno (o quasi) oserà criticarti e ostacolarti. Così, in questo generale clima da “volemose bene” sennò arriva il virus, la rappresentanza parlamentare diventa solo un ostacolo alla promulgazione di leggi e direttive giustificate con lo spauracchio dell’emergenza. Un’emergenza che porta dritto alla catastrofe, ma se qualcuno ostacola il processo decisionale opponendo idee e soluzioni alternative diventa un irresponsabile, un nemico della collettività. Tutti fratelli nella pandemia…

Non sto facendo un quadro così lontano dalla realtà. Guardate cos’è successo negli ultimi mesi in casa nostra: la gestione della pandemia è stata, su ammissione di tutti (a non ammetterlo sono solo coloro che ne sono responsabili e i loro conniventi) un totale disastro. Il precedente presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (un altro della triste lista dei primi ministri non espressi dal voto popolare tramite la rappresentanza parlamentare, ormai del tutto esautorata, ma frutto dei soliti giochetti tra partiti), era facile bersaglio delle critiche. Anche perché era chiaramente uno capitato lì per caso, il classico parvenu della politica. Però la faccenda non era ancora chiusa, la stretta sui diritti basilari dell’individuo solo agli inizi, tra lockdown, zone colorate, restrizioni e divieti assurdi. Perciò, per bloccare sul nascere qualunque tentativo di avvicendamento voluto dai cittadini, hanno sostituito un premier che a ogni uscita (fisica e verbale) offriva il fianco alle critiche con uno che guai anche solo a pensare di criticarlo. Da Conte a Draghi. Entrambi manovrati, anche se i fili non si vedono.
Diceva Roosvelt: “Dietro l’apparente governo siede un governo invisibile che non ha alcuna fedeltà e non riconosce alcuna responsabilità verso il popolo.”

Ora, col cambio della guardia, la stretta sull’informazione e sul dissenso si è fatta ancora più feroce. Ma… chi ha il coraggio di criticare colui che è stato presentato come il salvatore della patria? Colui che ha la reputazione di uomo competentissimo e stimatissimo (non si dice da chi, ma è facile intuire dall’ambiente delle banche e della Finanza da cui proviene), che basta pronunciarne il nome per vedere l’arcobaleno in ciel?
Funziona così da sempre: mettono sul trono un Re Travicello, poi quando il popolo si accorge della sua mediocrità lo sostituiscono con un re circondato da un’aura di grande autorevolezza… e quando ci si accorge che è un despota è troppo tardi. Ma ormai, col virus che ci assedia e bussa alle porte, chi può avere ancora voglia di libertà e di rivendicare i propri naturali diritti?…
È così che nascono le tirannie. Quando il popolo, terrorizzato e sfiancato, cede la propria autosufficienza, la propria sovranità ai governanti di turno. Quando li investe del potere illudendosi che lo eserciteranno a favore del popolo. Ma non è mai successo.

Qualcuno ora mi etichetterà come novax e negazionista, perché esprimere perplessità su quanto sta succedendo ti colloca immediatamente tra gli “indesiderati”, i più pericolosi eversori. In realtà, come ho avuto modo di chiarire più e più volte, non sono novax ma nemmeno adoratrice del vaccino: so bene quali siano i pericoli insiti in entrambe le posizioni e sono convinta che conoscere la verità possa aiutarci a fare scelte consapevoli, non dettate dalla paura o dall’ignoranza.
Il mestiere che faccio, il marketing e la comunicazione, mi ha insegnato che ciò che si vede e si dice non sempre è la verità e spesso, quando tutti raccontano la stessa storia senza nessuna sfumatura differente, dietro si nasconde un cumulo di menzogne. La mia formazione professionale mi porta ad approfondire e non fermarmi sempre e solo alla versione ufficiale, che spesso è la più comoda e fa più comodo. Non è una condizione privilegiata: a volte sarebbe molto più comodo adeguarsi, farsi trasportare dalla corrente, accontentarsi della rappresentazione messa in scena.
Posso capire tanti colleghi giornalisti, che accettano di essere i lustrascarpe del potere: per loro lavorare vuol dire mangiare oppure no. E dato che l’informazione è tutta concentrata in poche mani, a volte si è costretti a lavorare per editori a cui non interessa informare correttamente il pubblico ma continuare a godere dei favori della politica e della finanza e coltivare “amicizie” utili. Purtroppo gli editori liberi sono in estinzione. E se vuoi lavorare devi assoggettarti alle “linee guida” dettate dall’editore amico dei “potenti”, il quale a sua volta se le fa dettare da chi muove le pedine sullo scacchiere internazionale. La Finanza… finanzia tutto quanto può orientare l’opinione pubblica, i consumi, il modo di vivere e credere. Qualcuno pensa che il vero business siano i vaccini, ma quello non è che la punta dell’iceberg di un colossale movimento di denaro che arricchisce a aggiunge potere alle solite élites che hanno in mano le sorti del mondo.

Per fortuna non campo di giornalismo, ma di consulenza di marketing e comunicazione, perciò non devo sottomettermi a certe logiche editoriali. Ma trovo triste e imbarazzante vedere giornalisti che un tempo stimavo rinunciare alla loro credibilità per confezionare un’informazione viziata, omologata, e osannare i “potenti” con una piaggeria che disonora la categoria.
A stupirmi sono soprattutto quelli che da sempre si professano progressisti, dalla parte dei lavoratori, ma in occasione delle manifestazioni di migliaia di lavoratori contro il sopruso del greenpass li chiamano “manifestanti”, per sminuire la portata della loro protesta. Che non è finalizzata a ottenere una pausa caffè più lunga o i fiorellini sulla scrivania, ma a sopravvivere e mantenere le proprie famiglie.
Mi stupiscono quelli che si sono sempre spesi per la tutela delle minoranze e delle libertà costituzionali, tra cui la libertà di manifestare, e ora non battono ciglio davanti alla stretta autoritaria voluta dal governo, e non si strappano le vesti nel vedere insediarsi uno Stato di polizia senza precedenti, di cui persino all’estero, in paesi ritenuti meno “democratici”, si fanno meraviglie.
Ma le guerre si combattono e vincono anche così: impadronendosi dell’informazione, incanalandola, annientando il dissenso dopo averlo provocato, facendo credere ai cittadini di avere spazi di autonomia per poi negarglieli. Come diceva Talleyrand: “In fondo la politica non è altro che un certo modo di agitare il popolo prima dell’uso.”
Dobbiamo perciò rinunciare a far valere i nostri diritti? No, assolutamente. Non possiamo accettare di essere numeri o pedine. Prima o poi la Storia si rivolterà a chi finora l’ha scritta col sangue, i soprusi, le vessazioni, l’inganno.
Hai visto mai che questa sia la volta buona?

Diana Lanciotti

 

3 commenti per “La terza guerra mondiale

  1. Diana, grazie per essere la voce di chi non saprebbe altrimenti come far valere i propri diritti.
    Sarà una dura lotta ma vale la pena di combatterla.
    Con stima

    Giulio

  2. Lucidissima e coerente come sempre. E se poi qualcuno si permetterà di dire che chi è contrario a questi vaccini sperimentali è solo gente ignorante e disinformata, gli farò leggere questo articolo e tutti gli altri che hai scritto su questo argomento.
    Grazie!!!

    Marina

  3. Come non essere d’accordo con te Diana, ormai ci hanno reso talmente dipendenti alle menzogne che ormai è diventata un impresa trovare la verità.
    Al primo lieve dissenso verso una forza politica che spara baggianate a profusione o di fronte ad un legittimo dubbio in campo medico si passa per no vax. Etichettare per non argomentare. I grigi sono spariti. Solo bianco o nero. Ahimé la medicina è solo grigia, 1+1 non fa mai 2. Ma la fanno passare per una scienza esatta e così distruggono in un secondo le qualità che un medico deve avere: la curiosità, il dubbio, la continua ricerca delle cause di malattia.
    Ovvio così è più semplice per tutti, soprattutto per loro, i politici, che manco sanno che in un vaccino Rna non si trovano virus, ma insegnano alla popolazione come curarsi.
    È più semplice anche per i medici che così non devono faticare a spiegare come si fa a non ammalarsi, mangiando sano, prendendo poche medicine e avendo una vita serena.
    Una amica illuminata un giorno mi disse che un medico andrebbe pagato quando il paziente è in salute e non quando sviluppa una malattia. Come cambierebbero le cose…
    Oggi sentivo Macron dire “vaccinatevi e sarete liberi”. Una frase che mi ha terrorizzato. Non tanto per la paura di mancanza di libertà, ma soprattutto per il palese ricatto detto senza nessuna remora.
    PS: Probabilmente il “vaccinatevi o morirete” non va più di moda.

    Continua così Diana

    Un abbraccio
    Alberto

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