Istigazione all’odio


Roberto Di Piazza, sindaco di Trieste:
“Spingeremo perché sia stabilito che il peso di eventuali nuove restrizioni gravi solo su coloro che non sono vaccinati, perché sono dei disertori. Se questa è una guerra, in una guerra c’è chi ha paura, non combatte, viene messo al muro e fucilato. Qui non fuciliamo nessuno, ma il peso di eventuali nuove restrizioni deve gravare esclusivamente su questi disertori, che mettono a rischio la salute di tutti. La pazienza è finita.”

Michelangelo Agrusti, presidente di Confindustria Alto Adriatico: “La ricreazione è finita e anche la pazienza dei cittadini. Il peso di un’eventuale restrizione gravi su coloro che non sono vaccinati. Se questa è una guerra, questi sono dei disertori. Non dobbiamo fucilare nessuno, ma dobbiamo far pesare la loro diserzione. Non ci saranno più ristori nel momento in cui dovessimo tornare nelle situazioni precedenti perché non ci saranno più i quattrini.”

Fabrizio Ernesto Pregliasco, medico igienista: “Non vaccinarsi vuol dire essere imboscati, come in una guerra. A suo tempo i soldati venivano fucilati sul posto se non andavano alla guerra, era un meccanismo trucido e devastante. È davvero l’elemento che fa pensare male la popolazione perché se il mio medico non si vaccina perché dovrei farlo io? In realtà è solo ignorante.”

Roberto Burioni, ospite fisso della Rai (pagata col canone): “Propongo una colletta per pagare ai novax gli abbonamenti Netflix per quando dal 5 agosto saranno agli arresti domiciliari chiusi in casa come dei sorci.”

Roberto Burioni (sempre lui, il cantastorie del coronavirus, quello che minimizza la sequela di problemi cardiaci postvaccino, parlando di “miocarditi rare e benigne” ): “I figli sono gioie, felicità etc. ma anche maligni amplificatori biologici che si infettano con virus per loro quasi innocui, li replicano potenziandoli logaritmicamente e infine li trasmettono con atroci conseguenze per l’organismo di un adulto.”

Matteo Bassetti, primario malattie infettive Ospedale San Martino di Genova (nominato coordinatore gestione pazienti Covid per il Ministero della Salute dal novembre 2020): “Occhio, non vaccinati, se provate a rovinare il Natale gli Italiani si inc… davvero.” (I puntini sono miei: il personaggio non eccelle in buona educazione…)

La Repubblica: “Under 50 e di destra: ecco l’identikit della minoranza No Pass. Dalle ricerche emerge la figura di un maschio, fra i 30 e i 50 anni, con basso livello d’istruzione. Residente nel Nord Est. Operaio o disoccupato.”

Quelle che avete appena letto sono solo alcune delle più recenti uscite degli adepti del Dio Vaccino (o, come qualcuno dice, del Dio Denaro) impegnati in una lotta all’ultimo sangue (è davvero il caso di dirlo) per sconfiggere l’odiato nemico “novax”. Alcuni di questi eroici propugnatori del vaccino a tutti i costi parlano a cuor leggero di “diserzione”, di “fucilazioni”, e anche se subito dopo stemperano la gravità delle loro affermazioni, il sasso dell’odio è già lanciato nello stagno, anzi nella palude di una pandemia che ha fatto affiorare il peggio del peggio del genere umano. Altro che “andrà tutto bene” e “ne usciremo tutti migliori”.

Eravamo partiti, un anno fa, con l’editto del Generale Figliuolo, commissario all’emergenza Covid allora fresco di nomina, il quale da sotto il suo cappello da alpino, la penna fremente di passione vaccinista, tuonava: “Staneremo gli indecisi per costringerli a vaccinarsi” (frase che non si sa se abbia pronunciato esattamente in questi termini, ma è diventata titolo dei tanti giornali portavoce del regime, che forse hanno pensato di agevolare l’avanzata del prode condottiero verso la conquista delle postazioni novax mettendogli in bocca parole temibili da far tremare le vene anche ai più ardimentoso degli oppositore alla campagna vaccinale).

Da lì è stata tutta un’escalation di frasi ad effetto, di parole dure, di anatemi scagliati contro chi non si piega alla religione vaccinista. Novelli Torquemada sono spuntati come funghi intimando agli infedeli di sconfessare il diavolo che si è impossessato del loro sistema immunitario per abbracciare la nuova fede. In premio la salvezza eterna. O a volte, più prosaicamente, un gelato, una pizza, una birra, un buono sconto per il ristorante. Ricchi premi e cotillon per far credere che sia una festa, e non che vogliano farti la festa.
Alimentare questi roghi virtuali da odierna Inquisizione è stato un invito a nozze, per i mass media. Ed è bastato che qualcuno dei presenzialisti della tv, dai virostar ai giornalisti che si credono esperti per aver condotto qualche trasmissione nazional popolare spacciandola per scientifica, pronunciasse qualche frase lapidaria perché loro la riprendessero, enfatizzandola, ampliandola, dandole la stessa eco che se si trattasse della dichiarazione di guerra tra USA e URSS. Col risultato di alimentare l’odio che cova sotto le ceneri tra “provax” e “novax”.
Che, anche queste, sono definizioni arbitrarie coniate dai media, perché una ripartizione così netta non esiste, è di pura fantasia, oltre che in perfetta malafede.

Quelli che definiscono provax (solo perché hanno fatto il “vaccino”) spesso sono persone per niente convinte ma obbligate col ricatto di non poter lavorare o fare una vita almeno apparentemente normale. Tra questi tanti medici, quelli che Fabrizio Ernesto Pregliasco definisce “ignoranti”, invece di chiedersi come mai tanti addetti ai lavori esprimono forti dubbi sulla sperimentazione di massa.
Mentre quelle che i detrattori definiscono novax sono spesso persone istruite (altro che “basso livello d’istruzione” come invece mistifica La Repubblica), che hanno la possibilità e la voglia di informarsi presso fonti attendibili (e non dai predicatori tv che annunciano il Verbo vaccinale dietro lauto cachet). Persone consapevoli, non disposte a fare da cavie, che pretendono di avere molte più garanzie di quelle finora fornite dalla politica e dalla “Scienza” e che la stessa sperimentazione di massa non sta dando, visto che le notizie di effetti collaterali da gravi a gravissimi si susseguono, anche se i media di regime si guardano bene dal diffonderle.
Eppure tutti i giornalisti e gli pseudoesperti magnificano la bellezza del vaccinarsi, come fosse un momento catartico. Una cosa semplice e sicura come bere un bicchier d’acqua. Tanto che l’estate scorsa, addirittura, in alcune località balneari l’hanno somministrata direttamente in spiaggia. Anziché coccobello… vaccinobello.

Una delle domande ricorrenti nei vari talk show televisivi, ormai tediosamente e indifferenziatamente dedicati alla campagna vaccinale, è: “Come possiamo convincere i novax a vaccinarsi?” Mentre la domanda da farsi, semmai, sarebbe: come mai tante persone non intendono vaccinarsi, e come mai resistono con tanta tenacia agli attacchi, alle discriminazioni, ai soprusi e ai ricatti a cui ogni giorno sono sottoposte?
La decisione di non “vaccinarsi” contro il Covid non è mai una decisione presa a cuor leggero. Spesso è una scelta sofferta, tutt’altro che di comodo, ma legata a tanti fattori: la storia clinica personale, i colloqui con i medici curanti che conoscono lo stato di salute e le problematiche dei loro pazienti, particolari patologie o, anche, la consapevolezza che non è questa la soluzione in grado di sconfiggere il covid, se è vero che dopo due anni e la stragrande maggioranza della popolazione “vaccinata” si parla ancora di emergenza.
Una parentesi: da mesi dichiarano che 8 milioni di Italiani non si sono “vaccinati”. Eppure strombazzano ai quattro venti che la campagna vaccinale sta andando a gonfie vele. Ma come mai, allora, quegli 8 milioni restano sempre 8 milioni?

Anche se non escono allo scoperto per timore di ritorsioni, sono davvero tanti i medici e i farmacisti contrari a questi “vaccini”. Ignoranti? O, piuttosto, realisti?
Non vaccinarsi non è mai indice di superficialità o, come si vuol far credere, ignoranza: davanti al bombardamento continuo di offese, minacce, ritorsioni, calunnie, la scelta più semplice sarebbe adeguarsi all’andazzo generale. Non farlo è a caro prezzo: di essere additati come irresponsabili e pagare pesanti conseguenze in termini lavorativi e sociali, a volte familiari (ci sono famiglie spaccate davanti alla scelta di vaccinarsi o non).

Anche vaccinarsi non è una scelta indolore, e nessuno dovrebbe permettersi di criticarla. Anche perché, come abbiamo visto, i condizionamenti e i ricatti sono tali da rendere la vita impossibile a chi deve lavorare per mantenere sé stesso e la famiglia.
E così come nessuno dovrebbe giubilare nello scoprire che dietro la marea montante di morti improvvise (per “malore”) c’è la vaccinazione, nessuno dovrebbe esultare quando è un non vaccinato ad ammalarsi. Non siamo allo stadio: non c’è una squadra contro l’altra.
Eppure succede: succede che i vaccinati godano dei problemi dei non vaccinati e li additino come capro espiatorio, ma succede anche che i non vaccinati godano dei danni subiti da chi si è vaccinato. A tanto hanno portato le contrapposizioni favorite dalla politica che ha fatto di una questione sanitaria una tigre da cavalcare, con la complicità dei media conniventi.
Non c’è nessuno che abbia totalmente ragione: se entrambe le scelte sono fatte con consapevolezza, liberamente, senza condizionamenti, sono parimenti rispettabili. Ma è proprio il rispetto a mancare.

I giornalisti, che in tutta questa faccenda hanno l’enorme responsabilità di aver esacerbato gli animi e attizzato le conflittualità, dovrebbero farsi un bell’esame di coscienza e ritrovare l’essenza della propria professione, la voglia di approfondire, di fare informazione vera e imparziale, di non piegarsi alle pressioni degli editori o della politica o della finanza. O, ancor meno, vendersi al miglior offerente.
La famosa pluralità dell’informazione si è ridotta a… singolarità.
È di pochi giorni fa la dichiarazione del numero uno mondiale del tennis, Novak Djokovic, preso di mira perché critico verso la campagna vaccinale e il modo di diffondere le notizie da parte dei giornalisti: «C’è sempre meno informazione libera e giornalismo indipendente. Sempre più testate sono controllate da una o due società. Così facendo, riescono a far passare la loro propaganda in favore dell’élite e di certi gruppi sociali. Di sicuro mi pesa questa cosa, ma non mi fermerà dall’esprimere la mia opinione su ciò che penso sia giusto».
E se lo dice lui, fino a ieri idolatrato da stampa e tv, e ora discriminato e additato come pericoloso novax…

Per quanto riguarda invece il sindaco di Trieste, che mostra una preoccupante incapacità di capire che le parole, soprattutto se pronunciate da chi ricopre ruoli pubblici, hanno un enorme peso, mi auguro che qualcuno voglia indagarlo per istigazione all’odio. Dio non voglia che l’aver additato come “disertore” chi non si vaccina possa armare la mano di qualche testa calda contro chi ha fatto la libera scelta di non sottoporsi a un “vaccino” sperimentale. Per cui, oltretutto, mai nessuno ha istituito l’obbligo.
Per quanto riguarda invece la ricerca pubblicata da Repubblica, che descrive il No Pass come il classico “ignorantone”, è l’ulteriore dimostrazione che gli istituti di ricerca… cercano il risultato voluto dal committente. Lo dico con cognizione di causa e quasi 40 anni di professione in campo pubblicitario. Il giochetto di tacciare di ignoranza chi è contrario al greenpass è palesemente truccato. Oltre che puerile.
E che sia proprio un giornale di sinistra (la parte politica che ha sempre blandito la classe operaia, gloriandosi di tutelarne i diritti) a classificare il nopass come “operaio”, con evidente intento spregiativo, è davvero il segnale di un degrado del mondo dell’informazione che ha raggiunto il livello più basso.

Se giornalisti, politici e presenzialisti in tv, anziché stemperare i toni e darsi TUTTI una calmata, continueranno a mantenere alta la conflittualità, finiranno per armare qualche mano contro chi non la pensa come loro. Davanti a tanta irresponsabilità, un appello a “provax” e “novax”: cerchiamo di non stare al gioco di chi vuol mettere l’uno contro l’altro, ma di capire e rispettare le rispettive scelte. Siamo tutti sulla stessa barca.

Diana Lanciotti

P.S. Spesso si confonde tra novax e nopass. I contrari al lasciapassare “verde”, che discrimina in base alle scelte individuali relative alla propria salute (che fino a prova contraria ci appartiene), sono sia non vaccinati sia molti vaccinati.
Il greenpass, la cui validità di 12 mesi è superiore alla durata del vaccino (un medico tedesco mi ha rivelato che in Germania stanno verificando che la copertura non va oltre i 2-3 mesi), non ha nessun fondamento scientifico, sanitario o legale, visto che i vaccinati sono liberi di girare, viaggiare, entrare in contatto con chiunque per un anno intero, cioè ben oltre l’effettiva copertura vaccinale. In pratica una vera e propria licenza di contagiare.

P.P.S. Proprio stamattina ho avuto la (ri)prova in diretta tv della mistificazione a cui arrivano i mass media, una capacità di deformare la verità che rasenta l’inverosimile. A Sky tg24 era in collegamento il professor Crisanti, al quale la conduttrice (accesa propugnatrice della campagna vaccinale) ha chiesto cosa ne pensasse della vaccinazione ai bambini tra i 5 e gli 11 anni. Crisanti ha risposto MOLTO chiaramente che non ci sono dati sufficienti per farsi un’idea, perché Pfizer ha testato un campione di 2.000 bambini, che sono troppo pochi. È preferibile aspettare i dati da Israele e Austria che hanno invece scelto di vaccinare i più piccoli. Ma per ora Crisanti non si è sentito di esprimere giudizi.
Non aveva ancora finito di parlare, che già sotto scorreva il titolo: “Crisanti: vaccini per bambini? Non sono pericolosi”.
Queste sono le notizie che ci propinano quotidianamente. Una manipolazione continua della realtà, che squalifica la professione di giornalista.
Informazione tutta da riformare.

 

 

 

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