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In guerra per motivi umanitari? Ma fatemi il piacere!

La guerra è sempre una sconfitta, e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Non esiste una guerra che sia giusta: quando si ammazzano esseri viventi di giusto non c’è mai niente. E’ vero: la storia di ogni stato moderno si basa sulle guerre che sono servite a stabilire i confini e a respingere le invasioni straniere… ma anche qui sarebbe tutta da vedere, perché non essendoci allora gli stati, era anche difficile stabilire chi fossero gli invasi e chi gli invasori. Diciamo che le smanie egemoniche sono sempre appartenute al genere umano, e da che mondo è mondo l’uomo vorrebbe sempre avere ciò che non gli appartiene, possibilmente soffiandolo a qualcun altro.

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La guerra è sempre una sconfitta, e sfido chiunque a dimostrarmi il contrario. Non esiste una guerra che sia giusta: quando si ammazzano esseri viventi di giusto non c’è mai niente. È vero che la storia di ogni stato moderno si basa sulle guerre che sono servite a stabilire i confini e a respingere le invasioni straniere… ma anche qui sarebbe tutta da vedere, perché non essendoci allora gli stati, era anche difficile stabilire chi fossero gli invasi e chi gli invasori. Diciamo che le smanie egemoniche sono sempre appartenute al genere umano, e da che mondo è mondo l’uomo vorrebbe sempre avere ciò che non gli appartiene, possibilmente soffiandolo a qualcun altro.

L’uomo è geneticamente incapace di accontentarsi di ciò che ha, di convivere in pace, di impiegare i grandi tesori che gli sono stati dati (l’ingegno, l’intelligenza, la creatività, la manualità) a fin di bene. Quante energie, quante intelligenze vengono impiegate per nuocere agli altri, anziché per aiutarli?
Anche la tanto osannata unità d’Italia (comico che all’improvviso persino i detrattori dell’idea di patria e del tricolore, al quale hanno sempre anteposto la bandiera rossa con falce e martello, ora diventino i più strenui sostenitori dell’unità d’Italia) ci si dimentica che è frutto di stermini, di guerre anche fratricide, e che Garibaldi e i suoi, ora commemorati come eroi, ne fecero di cotte e di crude. Certo, ora la storia ce li consegna tutti come impavidi eroi, ma a volte mi chiedo dove stia l’eroismo se per difendere, anzi, per strappare un fazzoletto di terra a qualcuno si devono ammazzare delle persone.
Con questo non voglio denigrare, svilire o misconoscere l’apporto dei tanti giovani che, credendo nei propri valori, si immolarono per la libertà della propria nazione e del proprio popolo. Però faccio fatica ad accettare che la propria libertà si possa conquistare solo uccidendo altri.
E’ l’essere umano che è sbagliato, e la Storia ne è la testimonianza millenaria.

Ma veniamo alla guerra in Libia. La prima domanda che viene da farsi è: che c’azzecca la difesa dei diritti civili con l’entrata in guerra di Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e… Italia? A proposito: non era Barak Obama, presidente degli Stati Uniti, ad aver ricevuto il Nobel per la pace? E non era l’Italia ad aver firmato un trattato di cooperazione e non belligeranza con la Libia?
Ma andiamo oltre.
Dopo le prove generali in Tunisia e in Egitto, dove si è visto che i popoli, se ben sobillati, sono capaci di far cadere i dittatori, ringalluzzita dal successo la Francia, capeggiata dal piccoletto emulo di Napoleone, ha pensato bene di rivolgere le proprie attenzioni alla Libia, facendoci credere di aver scoperto all’improvviso quanto Gheddafi è brutto (è vero) e cattivo (è vero). Però, come dice Vittorio Sgarbi, lo è sempre stato, brutto e cattivo, eppure negli ultimi anni tutti si erano prostrati davanti a lui (non solo Berlusconi, che si è reso ridicolo con quel baciamano, ma prima di lui Prodi e prima ancora Craxi) fingendo di dimenticarsi i suoi trascorsi (e il suo presente) di dittatore sanguinario, facendolo quasi passare come un mattacchione solo un po’ svitato.
Ci andava così tanto bene, quel buon vecchio simpaticone di Gheddafi, che la Libia è stata addirittura chiamata a presiedere non so quale conferenza sui diritti umani. Un po’ come se affidassimo al lupo la difesa del gregge.
Ma ora all’improvviso Gheddafi ha mostrato il suo vero volto e Sarkozy e compagnia cantante hanno deciso di dargli una bella lezione.
Dopo aver fatto balenare il dubbio che il dittatore libico abbia addirittura nei suoi arsenali qualche fantasmagorica pericolosissima arma chimica (ricordate le famose “armi di distruzione di massa” irachene di cui, pur andando a rumare persino nella spazzatura, non hanno trovato la minima traccia in tutto l’Iraq? In proposito vi consiglio un film molto bello, inquietante e purtroppo realistico: “Green Zone”, dove con la scusa del film d’azione la spiegano bene, la molto probabile verità), si sono creati l’alibi per intervenire, e di brutto.

Se ne stanno sentendo di tutti i colori, e alcune indiscrezioni hanno quasi il sapore del gossip. Qualcuno va dicendo che il presidentino francese abbia deciso di far guerra a Gheddafi, soprassedendo a qualunque tentativo di intermediazione, da quando un figlio del dittatore libico ha rivelato che la campagna elettorale di Sarkozy sarebbe stata finanziata con fondi libici. Immagino l’ira di Sarkò e di Carlà, che, vistisi scoperti, in fretta e furia si sono precipitati a dare l’incarico all’esercito di andare, con le buone o le cattive, a recuperare i pizzini che lo provano e di bruciarli nel camino della casa al mare di Gheddafi… Al di là della comicità della situazione, potrebbe anche essere. Come potrebbe anche essere (ed è senz’altro) che a tutti fanno gola il petrolio e il gas libici.
Devo dire che ieri ho apprezzato molto l’intervento in tivù del sottosegretario alla difesa Crosetto che, ben lontano dai toni tronfi e guerrafondai del suo ministro (il quale, per non far la figura del signor nessuno, sta dichiarando col petto gonfio d’orgoglio che anche i caccia italiani stanno partecipando alle operazioni di guerra… c’è proprio da farsene un vanto!), ha ammesso con estrema razionalità che l’approvvigionamento delle risorse per l’energia è per le nazioni alla stessa stregua dell’approvvigionamento del cibo per qualunque essere umano e, quindi, alla base di ogni confitto c’è e ancor più in futuro ci sarà proprio l’obiettivo di assicurarsi le risorse prelevandole laddove stanno (indipendentemente da dove stanno, aggiungo io). Legittimo, per carità, ma allora che non ci vengano a dire che siamo in guerra con la Libia per proteggere il popolo libico dalla tirannia.
Mentre non ho apprezzato le dichiarazioni di Napolitano il quale, cappello di feltro ben calato in testa, ha dichiarato che “Non siamo in guerra”. Già: i nostri aerei vanno in Libia armati di caramelle e le postazioni della contraerea le inondano di cioccolatini.
La verità è che a nessuno interessa un fico secco dei rivoltosi. Anche perché, ma è un’idea mia, i rivoltosi sono solo quattro gatti disorganizzati che sono stati sobillati (sulla falsariga di quanto già fatto in Egitto e in Tunisia) a lottare contro un regime supermilitarizzato (è come mettere un moscerino contro un elefante) da chi aveva interesse affinché si verificasse questa situazione che, una volta creatasi, avrebbe giustificato e autorizzato l’entrata in guerra delle Nazioni Unite.

Io mi sono fatta quest’idea: che della libertà dei popoli non gliene freghi un bell’accidente a nessuno (mentre a tutti interessa il petrolio), e che comunque alla base di questa decisione ci siano gli interessi dei singoli.
E per singoli intendo i governanti, più che gli stati da loro governati.
Da una guerra tutti hanno da guadagnare. E il guadagno va dal distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da problemi nazionali interni, al crearsi un ruolo di spicco nell’ambito di un’alleanza in cui si sente di rappresentare poco (o non quanto si vorrebbe); dal crearsi un consenso popolare in vista delle elezioni, spacciandosi come il paladino della libertà dei popoli oppressi, all’assicurarsi commesse miliardarie da parte del prossimo governo che si è aiutato a insediarsi, una volta sconfitto il tiranno; dall’impiegare giovani disoccupati (che in patria rappresenterebbero solo un problema… Vietnam docet) facendoli andare in guerra e, poi, a gestire il dopoguerra; dall’accaparrarsi le ricchezze (in questo caso gas e petrolio) dello stato che si asserisce di voler “liberare”, fino all’assicurarsi lavoro per la ricostruzione di ciò che con le proprie bombe (tutt’altro che intelligenti) si è distrutto.
Iraq docet.
Una pulce in questi giorni mi è entrata nell’orecchio per mettermi in testa questa strana idea: che, visto com’è andata in Giappone e che ora il nucleare è sotto accusa, sarà difficile far digerire ai popoli la costruzione di nuove centrali. Ed ecco che il petrolio libico diventa di colpo tanto ma tanto interessante, da giustificare una guerra, la distruzione di una nazione e la soppressione di vite umane. Perché anche se ci verranno a dire che a essere colpiti saranno solo gli obiettivi militari e che i bombardamenti sono “chirurgici e intelligenti”, noi sappiamo che non è vero. No, non lo è.
Che non mi vengano a dire che lo fanno per liberare la Libia, che forse non aveva nessun bisogno di essere liberata, e comunque forse non con tutta questa forsennata (e sospetta) urgenza. Anche perché il dopo Gheddafi è offuscato dalle nebbie dell’incertezza. Sappiamo infatti a chi andrà il potere? Sappiamo quale delle tribù prevarrà sulle altre? Siamo sicuri che non andrà al potere qualche fondamentalista islamico?
Vi ricordate Tito? Finché c’era lui a tenere unite etnie tra loro tanto diverse tutto sommato le cose andavano avanti; una volta scomparso Tito, i Balcani sono esplosi in mille guerre.
Per concludere, avrei alcune domande da fare ai signori che hanno deciso di andare in guerra, decidendo al di sopra delle nostre teste: se Gheddafi è così cattivo e possiede davvero armi pericolose, perché avete aspettato così tanto a intervenire? Perché non l’avete neutralizzato prima?
E poi non avete pensato che, reso cattivo e vendicativo dall’aggressione, ora potrà usare ogni tipo di vendetta contro i paesi che lui giudica traditori (Italia in primis, che gli ha voltato le spalle dopo averlo blandito e coccolato)? Se mi metto nei suoi panni farei come lui minaccia di fare: mi vendicherei di questa ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano.
E ancora: avete pensato alle orde di clandestini che si riverseranno (e si sono già riversate) sulle coste italiane? Ah, ma tanto il piccolo presidente francese, al ministro Maroni che chiedeva aiuto agli alleati europei ha fatto dire “Emmerdez-vous: arrangiatevi, fatti vostri, io sono occupato a far la guerra coi libici e l’amore con Carlà”.
Già, Carlà: la pacifista. Chissà che cosa ne pensa dell’interventismo del maritino?
E vorrei chiedere anche: vero che bisogna essere solidali, ma provate a farvi un giro a Lampedusa, e poi mi dite. Anzi, perché non vi prenotate là le vacanze di quest’estate? Fanno sconti speciali per le coppiette in luna di miele (lo dico per Sarkò e Carlà, magari gli interessa).
Infine: visto che ci tenete tanto ai diritti civili, perché non fate una capatina coi vostri aeroplanini da guerra (armati di bombe e… caramelle) anche in Cina, in Bahrein e in tutti gli altri paesi al mondo dove i diritti civili vengono regolarmente, brutalmente, allegramente calpestati? Non per far guerra, per carità, ma una visitina di cortesia.

Diana Lanciotti

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