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DIAMANTI DI GUERRA, L’INGANNO DI SAN VALENTINO

Non tutti sanno che i diamanti spesso hanno una provenienza che, se solo le donne lo sapessero, non li accetterebbero in regalo.
Ecco un comunicato stampa di Amnesty International che fa chiarezza sulla situazione.

COMUNICATO STAMPA AMNESTY INTERNATIONAL

In occasione di San Valentino, i rivenditori reclamizzeranno i diamanti come il più importante simbolo di amore e devozione. Tuttavia, secondo Amnesty International, gli acquirenti avranno ben poche certezze di non aver acquistato un prodotto della guerra e delle violazioni dei diritti umani. Da una ricerca tra i rivenditori e i fornitori di diamanti in Australia e in sei paesi europei è emerso che neanche un’azienda su cinque `e in grado di fornire un quadro significativo della propria politica per evitare il commercio dei diamanti provenienti da zone di conflitto. Questo deludente risultato giunge a oltre due anni dall’impegno assunto dall’industria dei diamanti nei confronti di un sistema di autoregolamentazione che comprendeva l’emissione di garanzie scritte e l’attuazione di un codice di condotta a sostegno dello Schema internazionale di certificazione noto come "Kimberly Process"."Il commercio dei diamanti provenienti da zone di conflitto come Angola, Liberia, Repubblica Democratica del Congo e Sierra Leone ha gi`a causato la distruzione di intere nazioni ed `e costato milioni di vite umane. Ci`o nonostante, alcune aziende hanno risposto di ‘non essere preoccupate, ci sono altre cose pi`u importanti nella vita’" – ha dichiarato Alessandra Masci di Amnesty International. Tra luglio e dicembre 2004 Amnesty International ha contattato 291 rivenditori di diamanti in Australia, Belgio, Francia, Germania, Italia, Olanda e Svizzera. Il 69% non ha risposto. Dalle 94 risposte `e emerso che: – il 63% ammette di non avere una politica sui diamanti provenienti da zone di conflitto; – il 76% di coloro che invece hanno dichiarato di avere questa politica, non ha fornito dettagli sul tipo di garanzie richieste nle procedure e misure di controllo adottate per rafforzarle; – il 57% non ha mai, o quasi mai, chiesto a fornitori di dare garanzie sulla provenienza dei diamanti; – meno del 20% fornisce regolarmente ai clienti una garanzia. Questa ricerca segue quella svolta la scorsa estate nel Regno unito e negli Usa. Comparando i risultati, l’industria dei diamanti in Europa e in Australia `e ancora pi`u indietro in termini di risposta complessiva e di attuazione dei codici di condotta. Per questo, `e urgente che i governi controllino in modo pi`u incisivo il sistema di autoregolamentazione dell’industria dei diamanti. In particolare, i governi dovrebbero svolgere controlli e ispezioni per assicurare che l’industria dei diamanti applichi le regole che si `e data e, soprattutto, che sia fermato veramente il commercio dei diamanti provenienti da zone di confitto. Anche i consumatori possono giocare un ruolo importante nel sollecitare i gioiellieri a impegnarsi per contrastare questo tipo di commercio. San Valentino `e dunque un giorno importante per sollevare questo argomento. Al momento dell’acquisto, i consumatori dovrebbero chiedere garanzie scritte che attestino che i diamanti non provengono da zone di conflitto e dunque non contribuiscono al compimento di abusi dei diritti umani. FINE DEL COMUNICATO Roma, 14 febbraio 2005 Per ulteriori informazioni, approfondimenti e interviste: Amnesty International Italia – Ufficio stampa Tel. 06 4490224 – cell. 348-6974361, e-mail: press@amnesty.it

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