Covid. Diana Lanciotti: “Il caso Sardegna non esiste”

Cosa c’è di vero dietro gli allarmismi sui contagi in Sardegna? Ce ne parla Diana Lanciotti, giornalista e scrittrice che vive sull’isola e ne conosce bene la realtà.

Da giorni i titoloni di giornali e tg riportano notizie allarmanti di contagi in Sardegna, che sembrerebbe diventata la regione più colpita dal virus. Diana Lanciotti, giornalista e scrittrice gardesana che da anni vive nell’isola di cui si è innamorata quasi quarant’anni fa, non ci sta a far apparire la sua patria d’elezione come “l’untrice” d’Italia, fornendo una lettura più realistica e meno allarmistica della situazione.

«La Sardegna è sotto attacco. Non so da dove e da chi sia partito l’ordine», afferma la Lanciotti, autrice di libri di grande successo, alcuni dei quali ambientati proprio in Sardegna. «Finora l’isola era definita covid-free, anche se a mio parere si trattava di una definizione ambigua: il virus spesso c’è ma non si palesa, e si trova solo stanandolo. Èd è quello che si sta facendo ora, con l’aumento dei tamponi sugli asintomatici. Invece i giornali preferiscono parlare di un’impennata di contagi, dimenticando che la Sardegna è la sestultima regione in Italia a registrarne. La stessa Repubblica pochi giorni fa titolava “Virus. La Sardegna spaventa”. In realtà sono questi titoli a spaventare, facendo il gioco di qualcuno che evidentemente vuole mantenere quel clima di terrore che per mesi ha annientato la capacità di agire e comprendere di molti Italiani. Il gioco però si scopre andando sul sito della GEDI, il gruppo editoriale di cui fa parte Repubblica, dove sono pubblicate le tabelle che riportano i dati dei contagi. In una si evince che la Sardegna è tra le meno colpite, addirittura al sestultimo posto. Quindi dove sta l’allarme? La contraddizione è palese, e un giornalista che non si limitasse a riportare quanto gli si chiede ma si prendesse la briga di approfondire le notizie l’avrebbe evitata.
Un’altra tabella sullo stesso sito spiega chiaramente il perché del cosiddetto “aumento” dei casi di positività: per quasi il 64% si tratta di screening e tracciamenti, solo il 30% di tamponi fatti sui sintomatici… anche se poi non si definisce la gravità dei sintomi e il quadro di salute generale dei colpiti. Chiaro che, più lo cerchi, più lo trovi. Come succederebbe con qualunque altro virus o batterio. Chi parla di “record di contagi” dovrebbe parlare in realtà di “record di tamponi”. Ciò non significa negare l’esistenza del Covid, ma dare una dimensione più realistica alla situazione attuale.
La solita guerra tra “esperti” (virologi, infettivologi, tuttologi) non aiuta a capirci molto. È in atto uno scontro, una sorta di guerra di religione tra chi vorrebbe mantenere altissimo il livello d’allarme (con l’intento di proseguire ad libitum lo stato di emergenza e favorire le manovre politiche e finanziarie di chi è alla guida del vapore e, come sono in tanti a pensare, rinviare elezioni regionali e referendum) e chi, pur raccomandando di non abbassare la guardia, cerca di riportare la discussione sui binari dell’obiettività, dimostrando che la situazione è molto diversa da quanto i media più diffusi e i politici al governo ci raccontano. In questa gara di colpi bassi si è arrivati a raccontare di fantomatici ricoveri in terapia intensiva di turisti provenienti dalla Sardegna, ma è bastato un semplice controllo per smontare il palco delle menzogne. Mi occupo di marketing e comunicazione (è il mio mestiere) da 36 anni e conosco molto bene le tecniche di manipolazione mentale. Le aborro, non le uso. Ma le riconosco. E vi dico che è in atto una manipolazione mediatica, e chi non è in grado o non ha voglia di verificare le fonti si abbevera alla più comoda, senza preoccuparsi se sia più o meno “inquinata”. È doloroso vedere come un intero popolo abbia rinunciato al pensiero critico per accettare la prima notizia, possibilmente allarmistica, che sente o legge, senza aver voglia di approfondire. È questa rassegnazione, questo portare il cervello all’ammasso il virus più pericoloso. Le colpe dei giornalisti stanno nel prendere le notizie e riportarle senza averle verificate. Come se ubbidissero a ordini di scuderia, anziché alla deontologia professionale.
Non voglio addentrarmi in dietrologie, ma mi pare ci siano tutti gli elementi per dire che qualcuno sta giocando uno scherzetto alla Sardegna, che sembrerebbe presa a simbolo dei “festaioli” e perciò da punire. Il problema è che queste notizie artatamente mistificate fanno presa sui più, e si sta di nuovo diffondendo il terrore di una seconda ondata. Che… guarda caso, partirebbe proprio dalla Sardegna dopo che, fortunatamente, ha visto l’arrivo inaspettato di milioni di turisti. Turisti che hanno scelto uno dei posti più belli del mondo per ricominciare a vivere quella vita che gli errori della politica e della sanità nazionale e internazionale hanno negato. Ed è inevitavìbile che avendo il ministro Boccia… bocciato come “anticostituzionale” il cosiddetto “passaporto sanitario”, qualcuno col virus sia arrivato. Ma il fatto che non si siano registrati casi gravi darebbe ragione a chi afferma che il Covid19 ha diminuito molto la sua carica virale. In ogni caso il mio pensiero è che il dono della vita vada onorato… vivendo! E non chiudendosi in una bara, isolandosi dal mondo e dai nostri simili, rinunciando a beni preziosi come la socialità e l’amicizia. Ora vogliono schiacciarci di nuovo sotto il peso della paura e della rassegnazione e per farlo “usano” la Sardegna, simbolo della rinascita, della voglia di vivere e di andare avanti? No, non ci stiamo e diciamo BASTA a queste notizie strumentali, a questa speculazione politica, a questa gestione fallimentare della sanità (e della nazione in genere) che ha portato l’Italia al tracollo.
Chi continuerà a seminare panico immotivato, allarmismo, notizie tendenziose e artefatte dovrà assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Pensateci, colleghi giornalisti, prima di prestarvi al gioco di chi vi usa per i suoi disegni, giocando con la pelle e il futuro dei cittadini, dell’Italia e… della Sardegna. Un grande della comunicazione un giorno mi disse che i giornali (e i telegiornali) sono degli scatoloni da riempire: cerchiamo per favore di riempirli con prodotti di prima qualità, non con merce avariata e contraffatta.»

 

Di Diana Lanciotti, autrice con all’attivo 21 libri di grande successo, è uscito in giugno “Antivirus. Emergere dall’emergenza” (Paco Editore), in cui ha raccolto una serie di riflessioni sui temi di attualità, mantenendo quell’indipendenza di pensiero che i suoi lettori apprezzano. Il libro ripercorre gli ultimi 15 anni della storia dell’Italia e degli Italiani, suggerendo una lettura critica del passato e del presente per affrontare più preparati il futuro. Diverse le sezioni: l’emergenza coronavirus, l’emergenza immigrazione, politica, attualità, cronaca e spettacolo; e infine i grandi amori di Diana Lanciotti, a cui sono dedicate due sezioni separate: la Sardegna e gli animali.
Un libro indispensabile per tenere allenata la mente e capire perché siamo arrivati a questo punto e che cosa possiamo fare per incidere sul destino nostro e della nostra nazione.
“Una sorta di… ricettario di esercizi mentali per mantenere attivi il cervello e lo spirito critico”.
Il ricavato (compresi i diritti d’autore) è come sempre devoluto al Fondo Amici di Paco per aiutare gli animali senza famiglia.

Diana Lanciotti, pubblicitaria, giornalista e fondatrice del Fondo Amici di Paco, è nota per i suoi libri sugli animali. Per chi ama i gatti: C’è sempre un gatto-Dodici (g)atti unici con finale a sorpresa e La gatta che venne dal bosco, storia piena di ironia, emozione e magia. Gli amanti dei cani la conoscono per la quadrilogia di Paco: Paco, il Re della strada, Paco. Diario di un cane felice, In viaggio con Paco e Paco, il simpatico ragazzo, bestseller che hanno per protagonista Paco, il trovatello testimonial del Fondo Amici di Paco. Grazie ai libri fotografici I miei musi ispiratori, Occhi sbarrati e Mostri canini si è fatta apprezzare anche come fotografa. In Mamma storna ha narrato la storia vera di un piccolo storno caduto dal nido. Boris, professione angelo custode è stato definito “la più toccante testimonianza d’amore per i cani”. Unendo i temi a lei cari, amore, mare, animali, ha scritto Black Swan-Cuori nella tempesta, White Shark-Il senso del mare, Red Devil-Rotte di collisione e Silver Moon-Lo stregone del mare, romanzi d’amore e di mare con i quali ha inaugurato il filone del “romanticismo d’azione”. Con La vendetta dei broccoli, “giallo vegetariano” di grande successo, ha aperto un importante dibattito sulle scelte alimentari. L’esperta dei cani, I cani non hanno colpe e Ogni gatto è un’isola sono dedicati al tema della comprensione dei nostri animali, al quale si dedica dal 2008 nella rubrica “Parliamone insieme” sulla rivista Amici di Paco. In Cara Diana ti scrivo ha raccolto 22 anni di corrispondenza con gli “amici di Paco” ma non solo. Antivirus. Emergere dall’emergenza è una raccolta di scritti per capire l’attualità partendo da ieri, mantenendo la propria libertà di pensiero. Titolare dell’agenzia Errico & Lanciotti, che firma gratuitamente tutta la comunicazione del Fondo Amici di Paco, è direttore responsabile della rivista Amici di Paco e direttore editoriale di Paco Editore. Vive in Sardegna e sul lago di Garda con il marito, tre gatti e tre cani. Il suo sito è www.dianalanciotti.it.

 

Simona Rocchi
ufficio stampa Diana Lanciotti
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5 commenti per “Covid. Diana Lanciotti: “Il caso Sardegna non esiste”

  1. Brava Lanciotti! La strategia della paura e del”salvatore” ha procurato nel secolo scorso terribili tragedie. Attacca adesso chi, in una situazione di dilagante criminalità ed insicurezza, scatena legioni di Carabinieri al degradante ruolo di guardoni su feste in case private.

  2. Gentile sig.ra Lanciotti,
    ho ricevuto la sua gradita email che mi avvisa del suo nuovo libro con relative istruzioni su come uscire dal virus della “rassegnazione” e dalle gabbie del “pensiero unico dominante” (quello fascista ce ne siamo per fortuna liberati; Lei intravvede forse all’orizzonte una nuova sorta di Minculpop??).
    Sarei curioso di leggerlo ma gradirei avere preventive, se possibile, delucidazioni riguardo alcuni passi del Suo pensiero relativo a “il caso Sardegna non esiste”. Più precisamente:

    “Ora vogliono schiacciarci (chi??) di nuovo sotto il peso della paura e della rassegnazione e per farlo “usano” (chi?) la Sardegna, simbolo della rinascita, della voglia di vivere e di andare avanti? No, non ci stiamo e diciamo BASTA a queste notizie strumentali, a questa speculazione politica, a questa gestione fallimentare della sanità (e della nazione in genere) che ha portato l’Italia al tracollo” (Le chiedo: Lei come si pone di fronte al fatto che in Lombardia il berlusconismo ha fatto danni irreversibili affidando la gestione-con conseguente sfascio- della Sanità pubblica ad un delinquente condannato per corruzione….o che lo stesso Silviuzzo sia stato condannato per frode nei confronti dello Stato….nonché fruitore della pletora di leggi ad personam fatte approvare dai suoi yes men parlamentari? Senza dimenticare la votazione della Camera sul caso Ruby dove pure la Meloni ha creduto fermamente alla desolante (per noi italiani) e ridicola (per il resto del Mondo) storiella della nipotina di Mubarak? Lei rimpiange “statisti” di tal guisa?).
    Ecco….mi convinca ad acquistare e leggere il suo libro anticipandomi, se vorrà, il Suo pensiero in risposta alle mie quattro domande….
    Grazie mille in anticipo!
    Cordiali saluti.

    Guido P.

    P.s.:
    sfortunatamente, la Sua email su “il caso Sardegna non esiste” mi è giunta proprio nel giorno in cui un ras discotecaro sardo è stato ricoverato a Milano per Covid….Proprio colui che qualche giorno fa attaccava pesantemente le scelte governative in tema sanitario (ora qualche colpetto di tosse gli impedisce di continuare). Ah…le coincidenze!

    1. Gentile signor P., non la conosco e chiederò al mio ufficio stampa a che titolo lei abbia ricevuto il comunicato stampa.
      È chiaro che a lei delle mie risposte non interessa il classico fico secco, ma intende solo provocare.
      Perciò vado alla fine, dispiaciuta di toglierle un po’ di soddisfazione per il ricovero di Briatore che, dato per grave, pare abbia solo lievi sintomi e sia in ospedale in osservazione.
      Sul resto, se non le dispiace, soprassiedo. Lei non ha nessuna intenzione di comprare il mio libro, né a me francamente interessa che lei lo legga. Perciò… perché perdere tempo?

      Buona serata

      Diana Lanciotti

  3. Grazie Diana, per la schiettezza e trasparenza con cui hai spiegato “il caso Sardegna” cosa che ormai pochi giornalisti fanno, condivido subito il tuo annuncio, grazie ancora.

  4. Brava Diana, come hai sempre fatto continua a divulgare la verità di tutte le cose che fanno per impaurirci più di quanto hanno fatto in passato. Di tutto questo servizio gratuito non possiamo ignorare e te ne siamo grati veramente.
    Ora condividerò a manetta il tuo annuncio.
    Ti ringrazio,
    Giuseppe Loi

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