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Bimbo aggredisce cane. Ovvero: che cosa ci insegnano i cani e che cosa non ci insegnano gli uomini

Nelle scuole di giornalismo di solito si insegna che non fa notizia un cane che morde un uomo, ma un uomo che morde un cane. E… quando un bambino aggredisce un Pitbull? Nessuno ne parla. Quando ci sono di mezzo i bambini, a tenere banco è ancora la versione più diffusa, cioè il cane che morde il bambino, soprattutto quando sfocia in tragedia.
Ecco spiegato, forse, perché quando tre giorni fa su Twitter è comparso un breve video in cui si vede un cane che viene preso a bottigliate in testa da un bambino nessuno ha pensato di farne un articolo.
Lo faccio io.
Prima però vi lascio lì un attimo a macinare la notizia, lasciandovi tutto il tempo di immaginarvi la scena, con i pochi elementi che vi ho fornito, e di crearvi lo stato d’animo più adeguato all’idea che vi siete fatti.
La notizia, come ve l’ho data appositamente, è scarna e lascia tanto spazio all’immaginazione e alle domande.
Le intuisco, e vi do un indizio in più: il cane era un Pitbull.
E il bambino? Era piccolo, sui due-tre anni… “Mamma mia”, dirà qualcuno, aspettandosi un epilogo tragico.
Dov’è successo? Credo in America, in una grande città, come si arguisce dai grattacieli sullo sfondo.
E i genitori… dov’erano? Lì, ma non hanno fatto in tempo a intervenire.
Insomma, gli elementi per una tragedia c’erano tutti, ma per non tenervi col fiato sospeso vi tranquillizzo: per fortuna nessuno si è fatto male. A rimetterci è stato solo il buon senso, che qua è uscito pesantemente sconfitto.
Evito sempre di dare le notizie col sensazionalismo a cui ci ha abituati certa stampa, convinta che il pubblico abbia bisogno di scosse continue per mantenere un buon livello di attenzione. Stavolta l’ho fatto perché in effetti la notizia non è una gran notizia, però mi ha scatenato alcune riflessioni delle quali vorrei rendervi partecipi.
E, adesso che ho suscitato il vostro interesse… cerco di soddisfare la vostra curiosità.

Ecco com’è andata: il cane è in un luogo aperto e piuttosto affollato, dove si vedono persone che passeggiano o passano in bicicletta. Sta obbedendo a un comando del padrone, che gli ha chiesto di… mettersi su due zampe.
Alle sue spalle si avvicina un bambino che ha in mano una bottiglia, per fortuna di plastica, e gliela picchia sulla testa. Il padrone dice no, rivolgendosi sia al cane (per prevenirne una reazione) sia al bambino, per fargli capire che sta facendo qualcosa di sbagliato. Il bambino caracolla più in là, lo si vede prendere a bottigliate le mani di un adulto, ma poi decide che è molto più divertente prendere a bottigliate il capoccione del cane e torna sui suoi passi per assestargliene un’altra. Il Pitbull è ancora “in piedi” sulle due zampe, per soddisfare l’orgoglio di papà nel mostrare la docilità di cotanto cane. Al secondo colpo gira la testa per informare il bimbo che essere presi a bottigliate non è la sua aspirazione, almeno per quel giorno. Il bimbo fa per allontanarsi ma… forse solo allora la sua testolina elabora di avere uno spettatore (o forse anche più di uno, che però non compare nel video) che ride osservando la scena e un altro che lo filma col telefonino. Galvanizzato dal successo della sua performance, decide di prodursi in un tris. Altra bottigliata.
Il cane stavolta apprezza ancora meno e si gira per spiegarsi meglio, ma il padrone mette una mano tra il suo muso e il bimbo impedendogli qualunque spiegazione.
Ma ormai il piccolo umano è lanciatissimo nella gag e non può lasciare insoddisfatto il pubblico che si sta assembrando per godersi lo spettacolo e allora… bam, giù con un’altra bottigliata, e subito dopo un’altra.
Il Pitbull sembra stupito più che infastidito, ma alla quarta bottigliata forse si rende conto che le sue quotazioni di cane “pericoloso” sono in picchiata, così si gira abbaiando per evitare un crollo in Borsa e le legittime proteste degli azionisti. La prontezza del padrone nell’afferrargli il collare per bloccarlo ci e gli impedisce di conoscere l’esito dei suoi sforzi per salvare il pacchetto azionario.
Il bambino alza gli occhi verso il padrone del cane, come a chiedergli i motivi della reazione infastidita, poi al terzo bau (forse perché il bau di un Pitbull è più convincente di quello di un Barboncino) se la dà a gambe.
Risate di sottofondo.
Fine dello spettacolo.
Riguardo esterrefatta il video, in cerca di qualche particolare che mi chiarisca meglio l’accaduto, ma non ci trovo (perché non c’è) nulla di più di quanto vi ho appena descritto.
Passo a leggere i commenti degli utenti di Twitter. Diversi (tanti, troppi) sono delusi dall’epilogo incruento, dall’intervento del padrone del cane che ha sventato una “salutare” (a loro dire) lezione al bambino.
Si va dal “Se lo azzannava imparava a stare al mondo”, al “Dovevano mollare il cane”, al “Poi se il cane gli mastica la testa, abbattono il cane”, al “Fosse stato mio, il cane, non lo avrei trattenuto!”, al “Cane educato perfettamente, padrone anche troppo civile. Io al ragazzino gli davo un calcio in c… al primo colpo”, a “Il buongiorno si vede dal mattino….il grado di educazione che viene insegnato sin da piccoli è allucinante”, fino a “I genitori del marmocchio meritavano un bel morso”.
Poi qualcuno scrive:

“Cane vittima 2 volte: di un padrone che lo lascia libero in luogo pubblico e non previene il bambino, e dei genitori che non hanno insegnato al figlio che qualunque essere vivente va rispettato e che a fare gli scemi si rischia. E dopo è inutile frignare…”

Sono io. L’unica, a quanto pare, a vedere la faccenda da un’angolazione diversa. Purtroppo mi capita spesso.
Continuando a scorrere i commenti, ne leggo solo un paio che mettono in dubbio anche il comportamento del padrone del cane.
Nessun altro, invece, stigmatizza o pare comunque notare che il cane non è al guinzaglio in un luogo pubblico e, se fosse successo qualcosa, la responsabilità sarebbe stata del conduttore. Per non dire che non capisco come qualcuno possa sognarsi di far esibire il proprio cane (e perdipiù un Pitbull, che notoriamente non è un cagnolino da grembo e tantomeno da circo), in un luogo pubblico, in un numero circense facendolo stare su due zampe per mostrare a tutti quanto sia bravo e obbediente.
Negligenza che comunque non assolve i genitori dall’aver lasciato un bambino così piccolo a girare da solo in mezzo alla folla, e addirittura avvicinarsi a un cane per prenderlo a bottigliate. Come non li assolve dal non avergli insegnato che un cane non si picchia, neanche per scherzo.
Chi ha un cane deve tenere conto di mille variabili (bambini non educati, genitori scriteriati, eventi inattesi) ed è tenuto a osservare la massima prudenza per evitare di cacciarsi in situazioni difficili da gestire. L’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo e un padrone responsabile non può non tenerne conto, per tanto che sia sicuro dell’affidabilità del proprio cane.

I cani non sono giocattoli. E nemmeno clown. I cani sono cani e dovremmo davvero smetterla di dimenticarcelo.
Ne ho parlato proprio pochi giorni fa, a proposito della donna morta in seguito all’aggressione dei suoi due Rottweiler il giorno di Natale (v. https://www.dianalanciotti.it/rottweiler-sotto-accusa/)
Finché non accettiamo quella che io chiamo la caninità dei nostri cani, il loro sacrosanto diritto di essere naturalmente (e dovremmo dire splendidamente) cani, finché vivremo nell’eterno equivoco di poterli forgiare a nostra immagine e somiglianza (come se renderli uguali a noi fosse qualcosa di positivo) continueremo a relegarli in ruoli definiti dalla nostra presunzione e dalla nostra arroganza: a fare di loro (o pretendere che siano) dei soldatini obbedienti, dei pupazzi privi di reazioni, dei robotini scodinzolanti sempre pronti a compiacerci. Degli esseri innaturali e contronatura.
Quel cane, vittima di un padrone poco prudente e dei genitori scriteriati di un bambino, a sua volta vittima di una mancata educazione che gli poteva anche costare la vita, è stato bravo, ha saputo controllarsi ben al di là di qualunque sopportazione, dando segnali di fastidio che chiunque conosca un cane avrebbe dovuto capire. Si è comportato secondo il classico protocollo canino che aiuta i cani ad affrontare le situazioni di stress. Prima ha fatto finta di niente, sperando che il pericolo rientrasse, poi ha segnalato il proprio scontento, quindi si è agitato senza muoversi da dov’era, e solo all’ennesima aggressione ha deciso di reagire più platealmente. Era tutto previsto e prevedibile, purché si abbia un minimo di competenza in ambito cinofilo.
È andata bene. Però ci è mancato poco.
Quello che più mi rattrista è che ci siano tante persone che si dimostrano lontanissime dal mondo animale, dall’avere e cercare di avere qualche basilare nozione di cultura cinofila e animalista in genere, nonostante la diffusione massiccia di cani nell’attuale società (basti pensare che solo nella case italiane vivono oltre 7 milioni di cani, e la stima è senz’altro per difetto).

Non mi stancherò mai di ripetere che la cultura cinofila dovrebbe diventare materia scolastica. Non è una stravaganza animalista, ma una reale necessità per favorire una convivenza serena e pacifica con i cani, anche quelli piccolini che a volte sono ancora più reattivi di quelli di grossa mole. Sono convinta che se al posto di quel Pitbull ci fosse stato un Barboncino, o uno Yorkshire o un Jack Russel, non sarebbe stato così paziente. Certo, tra il morso di un cane di piccola taglia e il morso di un Molosso c’è una bella differenza, ed è il motivo per cui i proprietari di certe razze dovrebbero comportarsi in modo ancora più equilibrato e responsabile di tutti gli altri.
La cultura cinofila nelle scuole servirebbe in ogni caso per aprire la mente e il cuore a realtà che crediamo di conoscere solo perché magari il nostro vicino di casa ha un cagnolino che ci abbaia o ci fa le feste quando ci vede, che dorme sul divano e si mette a pancia per aria per farsela grattare e se gli diamo un biscottino si mette seduto. Ma più in là non andiamo, non siamo capaci. Non siamo capaci di vedere in un cane un essere completo, complesso, diverso da noi, non sempre disposto ad attenersi alle mille regole e regolette che pretendiamo di imporgli, e a farsi ingabbiare nei nostri assurdi recinti mentali dove pensiamo di confinarlo a nostro piacimento.

Sul fatto che portare a scuola la cultura cinofila sia importante ho infinite riprove da quando un bel po’ di anni fa (più di venti…) il libro di Paco, Paco, il Re della strada, venne introdotto nelle scuole come testo di narrativa. È un libro che gli insegnanti giudicano educativo e capace di far riflettere senza pugni nello stomaco, ma con il sorriso sulle labbra. Lo considerano la base di ogni discorso sul rispetto verso le altre specie viventi, utile a far ragionare su problemi sui quali io stessa, prima di Paco, non mi ero mai interrogata. Lo considerano un punto di partenza per avviare in classe la discussione sul rapporto uomo/natura/animali, argomento che viene successivamente approfondito, con tanto di dibattiti, ricerche, lavori di gruppo, finalizzati a comprendere nel modo più completo il significato dell’espressione “rispetto degli animali e della natura”. Per anni abbiamo addirittura organizzato il Premio Letterario Fondo Amici di Paco per gli studenti delle scuole medie, che ha visto la partecipazione di migliaia di ragazzi.
Gli insegnanti costruivano un “percorso didattico”: adottavano il libro, ne parlavano in classe, ci costruivano un lavoro e poi i ragazzi facevano il tema per partecipare al concorso, che diventava il logico corollario o a volte un punto di partenza per ulteriori approfondimenti. Purtroppo, visto l’impegno organizzativo che comportava, abbiamo sospeso il Premio Letterario, ma il libro di Paco costituisce tuttora la base di diverse attività didattiche.
Forse non dovrei essere io, l’autrice, a dirlo, però dai riscontri che ho dagli stessi professori, o dai ragazzi, ho scoperto che la lettura del libro non è considerata come uno dei soliti compiti “pizzosi” imposti dalla scuola, ma come un divertimento. E, intanto che si divertono, imparano a capire e amare gli animali (v. https://www.dianalanciotti.it/un-libro-il-suo-autore-serata-con-diana-e-gli-studenti-di-arese/).
Ma ci sono e ci sarebbero mille altre possibilità di approfondire a scuola la conoscenza degli animali, in particolare quelli domestici con cui bene o male conviviamo gomito a gomito, per far sì che il nostro e il loro mondo riescano ad armonizzarsi, evitando future incomprensioni se non addirittura tragedie.
Come quella che stavolta è stata sventata grazie allo zampino della fortuna, e non di certo al buon senso degli uomini.

Diana Lanciotti

Rottweiler sotto accusa

Un commento

  • Giovanna

    Diana cara, condivido parola per parola. Poteva davvero succedere una tragedia perché il padrone del cane è stato di una leggerezza ingiustificabile e i genitori del mocciosetto non hanno tutelato ed educato il proprio figlio. Per fortuna non è successo.
    Come hai scritto le vittime (per fortuna senza conseguenze) sono 3: il cane, il bambino e il buon senso.
    Con affetto

    Gio

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