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NON SIAMO SIGARETTE: la campagna del Fondo Amici di Paco contro il traffico illegale di cuccioli

 

Da 26 anni il Fondo Amici di Paco si impegna a contrastare il randagismo con importanti campagne di sensibilizzazione che hanno radicalmente mutato leggi, regolamenti e usi per contrastare il fenomeno dell’abbandono. Con la nuova campagna NON SIAMO SIGARETTE l’associazione no profit scende in campo contro il traffico illegale di cuccioli, un triste fenomeno che alimenta le casse delle organizzazioni criminali con un giro d’affari stimato intorno ai 300 milioni l’anno. Ne abbiamo parlato con Diana Lanciotti, scrittrice, giornalista e fondatrice del Fondo Amici di Paco e ideatrice di tutta la comunicazione dell’associazione.

Sottaciuto, ignorato, sottovalutato, il traffico illegale di cuccioli provenienti dai paesi dell’Europa dell’Est è un business colossale, che immette nelle casse della malavita organizzata una cifra che si aggira intorno ai 300 milioni di euro, con una movimentazione di migliaia di cuccioli (una stima della LAV parla di 300 mila cani l’anno importati e circolanti sul mercato nero). I cuccioli nascono in condizioni di esasperato sfruttamento in paesi in cui le leggi e i controlli non sono stretti o strettamente osservati. Le vittime di questo traffico, considerate alla stregua di prodotti da vendere, nascono in allevamenti a conduzione familiare o in vere “fabbriche di cuccioli”, dove le cosiddette “fattrici” vivono esclusivamente per sfornare cuccioli fino a sfinirsi. A un mese o poco più i piccoli sono strappati alle madri, privandoli del necessario imprinting materno, e partono per quelli che Diana Lanciotti, fondatrice del Fondo Amici di Paco, definisce viaggi della sofferenza o della morte. È proprio lei a parlarcene, in occasione del lancio della campagna “Non siamo sigarette”, da lei stessa ideata e realizzata dalla Errico & Lanciotti, l’agenzia di comunicazione di cui è contitolare insieme al marito Gianni Errico.
Importante figura di riferimento nel mondo dell’associazionismo e del no-profit, oltre che pubblicitaria la Lanciotti è giornalista (direttore editoriale della rivista “Amici di Paco”) e scrittrice, con all’attivo ventiquattro libri, alcuni dei quali diventati veri e propri cult, come Paco, il Re della strada, Boris, professione angelo custode, Black Swan-Cuori nella tempesta, La gatta che venne dal bosco, I cani non hanno colpe, Ogni gatto è un’isola. È a ragione considerata la più amata scrittrice italiana di libri a tema animale e la più attiva nella lotta ai maltrattamenti e al randagismo.

Diana, di traffico di cuccioli dall’est si sente parlare da decenni, soprattutto in occasione di qualche maxisequestro di cagnolini trovati morenti o morti sotto il doppio fondo dei cassoni di qualche camion. Che cosa si fa o non si fa per debellarlo?
«Lasciami dire innanzitutto che è un commercio vergognoso di cui pochi sono al corrente. Non ho mai sinceramente capito se non si voglia o non si possa intervenire in modo decisivo per debellarlo. Fatto sta che si parla di un volume d’affari per la malavita di centinaia di migliaia di euro. Come nel caso dei trafficanti di vite umane, che io chiamo “aguzzini dell’accoglienza”, anche per i trafficanti di cuccioli c’è chi ipotizza qualche connivenza con chi dovrebbe controllare nei paesi di partenza.»

Secondo uno studio della Commissione Europea sono 46 mila ogni mese i cuccioli venduti illegalmente in Europa, di cui entrerebbero in Italia per essere venduti al… mercato nero. Come si quantifica il fenomeno se la maggior parte delle transazioni avviene fuori dai canali ufficiali?
«Vorrei darti una risposta sensata, ma è difficile quando si tratta di cifre che non hanno un reale riscontro. Un po’ come quando a ogni inizio estate qualche associazione dell’ultima ora (quelle serie lo evitano) diffonde cifre a casaccio sugli abbandoni. Ma mentre le cifre dell’abbandono sono gonfiate ad arte per motivi che mi sfuggono, credo che per quanto riguarda l’importazione di cuccioli dall’Est Europa si tratti di cifre sottostimate, in quanto esiste una parte sommersa che non è in nessun modo valutabile.»

Al di là delle cifre, che vita fanno e che destino hanno questi cuccioli?
«Sono purtroppo cuccioli segnati sin dalla nascita da un destino infelice. Nascono in quelli che sono veri e propri “cucciolifici”, o fabbriche di cuccioli, da madri che vivono esclusivamente per sfornare due cucciolate l’anno (che è il massimo per una femmina di cane, visto che il calore ha cadenza semestrale). Privati di qualunque forma di affetto, della socialità, dei giochi e delle cose di cui normalmente gode un cucciolo, sono considerati come merci, e anche di scarso valore.»

In che senso? Ma chi ne fa commercio non ha tutto l’interesse a farli star bene?
«Relativamente, nel senso che “producendone” in grandi quantità, ci si può permettere di avere delle perdite, degli scarti. Questi poveri cuccioli non sono considerati merce di valore. Il conto economico di queste attività criminali impone di non investire su “articoli” come questi, prodotti su larga scala in quelli che alla fine non sono altro che allevamenti intensivi. Non se ne fa un discorso di qualità (figuriamoci perciò di umanità…) ma di quantità: si cerca di risparmiare al massimo sulla loro salute fisica e mentale, non li si sottopone a regolare profilassi vaccinale e li si sottrae alle mamme, sfinite per le troppe gravidanze, ad appena 30-40 giorni, privandoli del necessario imprinting materno e minando il loro sistema immunitario.»

È tutto profondamente disumano.
«Ma non è finita. I cuccioli, a decine alla volta, come se fossero sigarette di contrabbando vengono caricati nei bagagliai di auto, o in furgoni, o nascosti nei doppi fondi dei cassoni di camion che trasportano altre merci, e viaggiano così anche per giornate intere, che sia caldo o freddo non importa, senza cibo, senza acqua per dissetarsi, a rigirarsi nei loro stessi escrementi. Spesso arrivano disidratati, sfiniti, morti, o malati. Una volta arrivati e passati di mano dagli aguzzini che li hanno trasportati agli aguzzini che ne fanno commercio, il tempo di sottoporli a una rapida “imbellettata” e vengono immessi nei canali di vendita preposti a questo infame commercio: i negozi o internet, dove annunci con foto accattivanti promettono “l’affare del secolo” agli acquirenti che a prezzi “modici” possono aggiudicarsi il cucciolo di razza purissima. In realtà i prezzi non sono modici ma di poco inferiori a quelli di un allevatore serio e affidabile, e la purezza della razza spesso è solo sulla carta.»

Ci sono razze più sfruttate per questo traffico clandestino?
«Eh, sì. A comandare sono le mode, oltre alla comodità di trasporto. Si tratta perlopiù di cani di piccola taglia e, attualmente, in prevalenza Bouledogue francesi, Barboncini, Maltesi e Chihuaha. Non seguo certi (o certe) influencer ma mi dicono che spesso sono loro a lanciare le mode, e avere il cagnolino della stessa razza del cane della blogger più seguita è il sogno di tanti. Del resto quando Paco andava in tv come testimonial per la nostra campagna contro l’abbandono c’era chi cercava un cane della sua stessa razza, e trattandosi di un meticcio ripiegava su razze pelosette che lo ricordassero.»

E con i documenti come se la cavano?
«Sono organizzatissimi, non lasciano nulla al caso. Sui documenti riportano dati fasulli sullo stato vaccinale, la genealogia, l’età. Per legge i cani possono circolare sul territorio comunitario solo se accompagnati da un passaporto europeo per animali da compagnia in corso di validità, che attesti le avvenute vaccinazioni, in particolare l’antirabbica. Questa deve essere somministrata non prima delle 12 settimane, cioè 3 mesi. Cani di età inferiore alle 12 settimane non possono essere portati all’estero. Ma trattandosi come abbiamo detto di cani sui 30-40 giorni, che quindi non potrebbero viaggiare, si certifica il falso, dichiarando che hanno più di 4 mesi e hanno effettuato le vaccinazioni obbligatorie. Lo stesso dicasi del pedigree, importante anche per conoscere la genealogia del cane per risalire a eventuali patologie ereditarie. Tutto viene falsificato. Ci sono anche casi in cui, per vincere l’eventuale diffidenza di chi non vuole cani provenienti dall’estero, viaggiano senza documenti e una volta in Italia si provvede a costruirglieli ad hoc.»

Ma la fanno sempre franca, non ci sono controlli?
«I trasportatori difficilmente incappano in controlli, sanno bene come muoversi e se, attraverso opportune segnalazioni, vengono a sapere di essere nei pressi di un controllo cambiano strada o si disfano del carico. In tal caso c’è quasi da augurarsi che ci siano pochi controlli, proprio per evitare un’atroce fine ai cuccioli.»

Una vera e propria organizzazione malavitosa.
«Il maltrattamento degli animali e la truffa ai danni di ignari acquirenti sono i punti cardine di questo lucrosissimo traffico, la cui redditività è inferiore solo a quello della droga e delle armi. E in comune con altri traffici clandestini, come quello della prostituzione, utilizza per l’accesso in Italia i valichi del nord-est, cioè del Friuli. Ed è strano che si sappia perfettamente da dove passano e non si riesca a fermarli. Aggiungiamoci che le pene non sono così dure e soppesando rischi e guadagni la bilancia pende sempre a favore di questi ultimi.»

Quindi il gioco vale la candela. Che cosa si può fare, Diana, se dopo tutti questi anni il fenomeno continua a sussistere?
«L’Italia è l’unico stato membro della UE ad aver promulgato una legge (la n. 201 del 4 novembre 2010) contro i maltrattamenti di animali che punisce anche il traffico di cuccioli, introducendo il reato di “Traffico illecito di animali da compagnia”. Quindi una legge c’è. Bisognerebbe applicarla, inasprire le pene, intensificare i controlli e… controllare i controllori e i vari complici che chiudono un occhio e lasciano che questo traffico prosperi o addirittura lo favoriscono. E informare gli utenti, di solito disinformati, facendo loro capire, oltre alla crudeltà di tutto ciò, che se desiderano un cucciolo di razza non possono pensare di fare “affari” sulla sua pelle. È importante sensibilizzare e alzare il velo di indifferenza o complicità che nasconde l’orrore del traffico d cuccioli.»

Qualcuno dice che non bisognerebbe acquistare cani di razza e preferire le adozioni in canile.
«Io non disapprovo chi compra un cane, perché non ci vedo il male o l’errore. Ognuno è liberissimo di farlo. Ciò che conta è rispettarli, non maltrattarli, non abbandonarli. Le colpe non sono di chi compra un cane, ma di chi lo abbandona. Non ho nulla in contrario alle razze, in quanto frutto di impegno, passione, competenza. Basti pensare a razze splendide e importanti come il Pastore Tedesco, il San Bernardo, il Terranova, il Labrador, per citare solo alcune di quelle che da anni affiancano gli uomini offrendo i loro preziosissimi servigi. Certo, è sempre auspicabile l’adozione la canile, e a chi acquista un cane di razza consiglio sempre di affiancargli un cane adottato in un rifugio. Dove, non va dimenticato, si trovano purtroppo anche cani di razza.»

Cani di razza al canile? Non è un paradosso?
«Purtroppo all’origine di tanti abbandoni c’è la scarsa cultura cinofila, l’ignoranza delle caratteristiche delle varie razze, e l’incapacità di gestire il rapporto con il proprio cane. Soprattutto se si tratta di cani con un’indole e una mole impegnative. Dico da tempo che la cultura cinofila dovrebbe diventare materia scolastica, considerando che ormai gli animali domestici fanno sempre più parte della nostra vita ma a una diffusione così ampia non corrisponde un adeguato livello di conoscenza ed educazione.»

Tu insisti sempre tanto sull’educazione dei cani (e dei padroni) come deterrente all’abbandono.
«
È così. Considero sempre più indispensabile che ogni proprietario si assuma la responsabilità di educare sé stesso e il proprio cane per favorire una convivenza serena in ambito familiare ma anche in società, per far accettare i nostri cani anche a chi non ama gli animali.»

In proposito, Diana va ricordato il tuo importante contributo al tema dell’educazione cinofila, con la rubrica “Parliamone insieme” sulla rivista “Amici di Paco” e i libri “L’esperta dei cani e I cani non hanno colpe. Ma ora parliamo della bellissima campagna “Non siamo sigarette” che hai ideato e realizzato come sempre grazie all’impegno gratuito della tua agenzia di comunicazione, la Errico& Lanciotti, sul tema del traffico clandestino di cuccioli. O contrabbando, come fai notare tu.
«È una campagna nata per sensibilizzare e anche per informare, e come tutte le campagne del Fondo Amici di Paco privilegia l’effetto sorpresa, la riflessione attraverso il sorriso, invece del pugno nello stomaco. Come sempre ci siamo attenuti al nostro motto che è “persuadere con dolcezza”.»

Dopo un titolo incuriosente “Non siamo sigarette” e l’immagine del delizioso musetto di un cane, la campagna descrive efficacemente il dramma del traffico clandestino di cuccioli con un testo firmato proprio da te:
«Il traffico di cuccioli importati illegalmente dai paesi dell’est Europa è un grave reato e un’immane atrocità. Tenuti in condizioni non idonee a una crescita sana dal punto di vista fisico e psicologico, in vere e proprie “fabbriche di cuccioli” dove le madri sono sfruttate all’inverosimile per produrre cucciolate a getto continuo, i cuccioli vengono strappati alle loro mamme troppo presto e fatti viaggiare con documenti falsi. Non esistono controlli sanitari adeguati né durante la crescita né durante questi viaggi della sofferenza e, spesso, della morte. Come sigarette di contrabbando, i cani vengono stipati in furgoni, bagagliai, doppi fondi di camion, per viaggi che durano anche intere giornate, in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. Una buona parte arriva morta o gravemente malata. I sopravvissuti, spesso affetti da gravi patologie, entrano nel circuito della vendita tramite negozi o internet, e vengono smerciati a prezzi alti ma inferiori a quelli degli allevamenti professionali. Non cascateci, non alimentate questo traffico vergognoso: se volete un cucciolo di razza rivolgetevi a un allevatore che abbia tutti i requisiti per affidarvi un cane sano e ben allevato. Oppure visitate un rifugio dove troverete tanti bellissimi cuccioli. Anche di razza, perché purtroppo chi abbandona non è “razzista”.»

«Sì, abbiamo cercato di sintetizzare la questione, poi chi vuole approfondire può consultare le informazioni più ampie sul sito www.amicidipaco.it o sul mio. È una campagna sinergica alla nostra campagna “Non siamo giocattol, non regalarci a Natale”, perché spesso sono proprio questi cuccioli di contrabbando a finire sotto l’albero come regali natalizi per soddisfare il capriccio di un bambino. Si pensa di risparmiare, ma non si pensa o non si vuole pensare che cosa c’è dietro a questa realtà.»

Splendida la foto del cucciolo. Tua, vero?
«Sì, come tutto il materiale fotografico utilizzato nella nostra comunicazione. Oltre alla scrittura e agli animali, l’altra mia grande passione è la fotografia.»

A proposito di fotografia, vorrei ricordare il tuo nuovo libro fotografico: Cuori grandi così, il tuo secondo reportage all’interno di un rifugio per raccontare anche per immagini la crudeltà dell’abbandono.
«Sì, ho voluto farlo a distanza di quindici anni da Occhi sbarrati per raccontare attraverso storie e immagini di cani e di gatti salvati dalla strada ciò che ho imparato in tutti questi anni, e per accompagnare all’interno di un rifugio, almeno virtualmente, coloro che non ci sono mai stati. Per chi ama gli animali è un’esperienza che va fatta per capire e agire con maggior convinzione.»

Ricordo che come sempre il ricavato è devoluto al Fondo Amici di Paco per aiutare i cani e i gatti senza famiglia.
«Sì, e in questo caso specifico i diritti d’autore serviranno per finanziare parte dei lavori di ristrutturazione del rifugio Fratelli Minori di Olbia, dove ho scattato le oltre trecento fotografie contenute nel libro, e la creazione di un’oasi felina per i mici paraplegici.»

Simona Rocchi

 

Che cosa stabilisce la legge
La legge n. 201 del 4 novembre 2010 intitolata “Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13 novembre 1987, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno”, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 283 del 3 dicembre 2010, ha introdotto pene più severe per i reati di maltrattamento e uccisione di animali.
Inoltre introduce, per prima in Europa, il reato di “Traffico illecito di animali da compagnia”, stabilendo che “chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, reiteratamente o tramite attività organizzate, introduce, trasporta, cede o riceve cani o gatti privi di sistemi di identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie, e non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale è punito con la reclusione da tre mesi a un anno e la contestuale multa da 3.000 a 15.000 euro.”
La legge prevede un’aggravante nel caso in cui i cani o i gatti introdotti illecitamente siano cuccioli di età inferiore a dodici settimane o provengano da zone sottoposte a misure restrittive di polizia veterinaria.

Il Fondo Amici di Paco, fondato nel 1997 da Diana Lanciotti con il marito Gianni Errico in seguito all’adozione di Paco al canile, è una delle associazioni no-profit più attive a livello nazionale, sia sotto l’aspetto degli aiuti concreti ai rifugi che quello della sensibilizzazione. Sin dalla nascita, ha portato all’attenzione di istituzioni, media e cittadini le problematiche dei cani e dei gatti abbandonati rendendo noto il fenomeno del randagismo, un tempo ignorato.
Grazie a numerose campagne di sensibilizzazione (come quella di Natale: “Non siamo giocattoli, non regalarci a Natale”, o quella estiva: “Non abbandonare il tuo cane. Lui non ti abbandonerebbe mai”, o quella di Pasqua “Buona Pasqua anche a loro”, tutte realizzate gratuitamente dall’agenzia Errico & Lanciotti), ha saputo aprire la strada a una nuova coscienza nei riguardi degli animali e favorito la nascita di molte altre associazioni impegnate a difenderli, tanto che occuparsi dei diritti e del benessere degli animali è diventato un impegno diffuso e riconosciuto da tanti. In nome e nel ricordo di Paco, scomparso nel 2006, il Fondo Amici di Paco prosegue le sue attività sia nella direzione della sensibilizzazione che degli aiuti concreti ai rifugi che accolgono i cani e i gatti abbandonati. Non avendo spese di gestione (di cui si fanno carico i due fondatori), l’associazione può devolvere l’intero ricavato delle somme raccolte grazie alla generosità dei suoi sostenitori che da tutta Italia appoggiano le iniziative a favore degli animali più bisognosi.

 

Diana Lanciotti, pubblicitaria, giornalista e fondatrice del Fondo Amici di Paco, è nota per i suoi libri sugli animali. Per chi ama i gatti: C’è sempre un gatto-Dodici (g)atti unici con finale a sorpresa e La gatta che venne dal bosco, storia piena di ironia, emozione e magia. Gli amanti dei cani la conoscono per la quadrilogia di Paco: Paco, il Re della strada, Paco. Diario di un cane felice, In viaggio con Paco Paco, il simpatico ragazzo, bestseller che hanno per protagonista Paco, il trovatello testimonial del Fondo Amici di Paco. Grazie ai libri fotografici I miei musi ispiratori, Occhi sbarrati e Cuori grandi così si è fatta apprezzare anche come fotografa.
In Mamma storna ha narrato la storia vera di un piccolo storno caduto dal nido. Boris, professione angelo custode è stato definito “la più toccante testimonianza d’amore per i cani”. Unendo i temi a lei cari, amore, mare, animali, ha scritto Black Swan-Cuori nella tempesta, White Shark-Il senso del mare, Red Devil-Rotte di collisione Silver Moon-Lo stregone del mare, romanzi d’amore e di mare con i quali ha inaugurato il filone del “romanticismo d’azione”. Con La vendetta dei broccoli, “giallo vegetariano” di grande successo, ha aperto un importante dibattito sulle scelte alimentari. L’esperta dei cani, I cani non hanno colpe e Ogni gatto è un’isola sono dedicati al tema della comprensione dei nostri animali, al quale si dedica dal 2008 sulla rivista Amici di Paco. In Cara Diana ti scrivo ha raccolto 22 anni di corrispondenza con gli “amici di Paco” ma non solo.
Antivirus. Emergere dall’emergenza, Guariremo solo se… e Libera mente si occupano di tematiche politiche e sociali, con un approccio “fuori dal coro”.
Titolare dell’agenzia Errico & Lanciotti, che firma gratuitamente tutta la comunicazione del Fondo Amici di Paco, è direttore responsabile della rivista Amici di Paco e direttore editoriale di Paco Editore.
Vive in Sardegna e sul lago di Garda con il marito, due cani e cinque gatti. Il suo sito è www.dianalanciotti.it.

Per informazioni, acquisti e adesioni:
Fondo Amici di Paco tel. 030 9900732, paco@amicidipaco.it, www.amicidipaco.it
C/C BancoPosta n°15085251, C/C Bancario: IT44P0503454463000000045840 Banco BPM Ag. Desenzano d/G

Simona Rocchi
ufficio stampa Fondo Amici di Paco e Paco Editore
simona@amicidipaco.it

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FONDO AMICI DI PACO
Associazione nazionale per la tutela degli animali
Organizzazione di Volontariato – ODV
Tel. +39 030 9900732 Fax +39 030 5109170
paco@amicidipaco.it
www.amicidipaco.it

Devolvi il 5×1000 al Fondo Amici di Paco per aiutare tanti animali in difficoltà.
Il codice fiscale da indicare è: 01941540989.
Per informazioni: www.amicidipaco.it
Aiutaci ad aiutarli.
Grazie per la tua solidarietà.

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