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Sono passati tre anni

Il 23 novembre 2014 moriva Marco Dalzovo, il nostro veterinario per 24 anni. “Il dottore”, come lo chiamavamo e come l’ho sempre chiamato nei miei libri dov’è stato, così come nella nostra vita, una presenza costante. Un amico, una guida, un caposaldo. Un’ancora a cui aggrapparsi con fiducia nei momenti drammatici che chiunque ami i propri cani e i propri gatti inevitabilmente deve affrontare.

Fu lui a imprimere una svolta alla nostra vita (mia, di Gianni e, ovviamente, di Paco), nel febbraio del 1992, consigliandoci di andare al canile ad adottare un cagnolino. Fu grazie a lui che nella nostra vita entrò Paco, quel “simpatico ragazzo” (la definizione è del dottore) che ci avrebbe fatto passare “tante belle serate” (frase che fu sempre lui  a pronunciare).
Ma fu una svolta anche per tutti i cani e i gatti che in questi vent’anni (da quando è nato il Fondo Amici di Paco) hanno visto cambiare in positivo la propria sorte. Grandi cambiamenti e grandi progressi che abbiamo vissuto (spesso provocato) giorno dopo giorno, anno dopo anno. Tanto che ora, al contrario di allora, occuparsi del benessere e dei diritti degli animali è un impegno diffuso e riconosciuto da tutti.

Come scrissi tre anni fa, ricordando Marco Dalzovo su questo sito (v. https://www.dianalanciotti.it/2014/11/il-mio-veterinario/):

Andarsene è stata l’unica fregatura che ci ha dato in tutta la vita.
Come ha detto Alberto, suo grande amico e discepolo, ci ha lasciato dei valori incorruttibili, che siamo tutti chiamati a onorare e diffondere. Il compito non è facile.

Di persone come lui dovrebbero essercene tante, tante di più, per fare migliore questo mondo. Noi nel nostro piccolo continuiamo nella strada percorsa insieme per tanti (anche se sempre troppo pochi) anni. Lui ci ha insegnato a non mollare mai, a non allontanarsi mai dai valori in cui si crede, a coltivarli ed esserne testimoni verso gli altri, affrontando rinunce, ostacoli, misconoscimenti.
Ci ha insegnato a rispettare, senza dubbi, compromessi e ripensamenti, gli impegni verso creature che hanno bisogno d’aiuto, amandole e rispettandole senza però mai dimenticare il rispetto e l’amore per gli esseri umani.

Proprio due giorni fa, mandando per l’ennesima volta in ristampa Paco. Diario di un cane felice, ho riletto un episodio che lo riguardava, quello da cui tutto ebbe inzio:

…Telefonai al dottor Dalzovo, per informarlo della finalmente avvenuta scelta e per chiedergli qualche nominativo di allevatori di West Highland White Terrier.
Mi diede due indirizzi. E un consiglio: «Io, fossi in voi, proverei ad andare al canile; sapesse quanti cani abbandonati ci sono, e hanno tanto bisogno di una famiglia…»
Misi da parte i due indirizzi e mi tenni il consiglio.
In effetti la mia “Unica Soluzione” poteva diventare “Una delle Tante Soluzioni Possibili”.
Quella semplice, inoffensiva frase, che pareva buttata lì quasi per caso, stava facendo vacillare il castello delle mie decisioni. Le mie certezze, acquisite dopo giorni e giorni di ricerche, controricerche, documentazioni, iniziarono a crollare una a una. Evidentemente non erano delle certezze proprio così certe…
Cani abbandonati? Cani randagi? La mia fino allora soddisfacente frequentazione del mondo canino non mi aveva mai messa di fronte a una simile realtà, quella degli abbandoni e del randagismo. E mai mi era passato per la testa di potermene occupare o preoccupare.
Ma il dottor Dalzovo aveva guardato lontano, e doveva aver visto in me e Gianni due persone che un giorno avrebbero potuto fare qualcosa per le migliaia di cani vittime della crudeltà o dell’indifferenza degli umani. Aveva visto due cuori pronti a battere forte alla vista di un musino triste, di due occhi soli e disperati.
Potevamo provarci.
«Facciamo così», propose il dottore, prendendo in mano le redini della situazione quando gli ritelefonai. «Voi andate a vedere se c’è un cane che vi piace. Lo scegliete, non lo portate a casa, poi io vado a visitarlo per controllare che non abbia malattie gravi e vi do il mio parere.»
Non ci disse che cos’avremmo trovato al canile. Giustamente lasciò che quell’esperienza fosse solo e soltanto nostra, che quel primo impatto ci cogliesse così, senza che fossimo in qualche modo prevenuti e preparati. Quello che avremmo provato dovevamo provarlo solo noi, sulla nostra pelle, senza filtri, schermi protettivi, difese.
Così doveva essere.
E così fu.
Il sabato successivo saremmo andati al canile municipale di Verona. A vedere per la prima volta i cani rifiutati dalle bestie umane. I migliori amici dell’uomo abbandonati dal loro peggior nemico.

E così andò come lui aveva previsto.
Grazie, dottore, per esserci stato.

Diana

4 commenti

  • Boratto Paola

    Ciao Diana,
    Nell’estate 2014 ci siamo conosciute. In quei pochi giorni mi hai raccontato di Paco, della vostra esperienza al canile, gli insegnamenti di Paco negli anni che avete trascorso insieme. Mi hai fatto riflettere sulla mia titubanza nell’entrare in un canile per la paura di non saper scegliere un cane invece che un altro…. Febbraio 2015, esattamente sabato 7, io e Giorgio siamo entrati per la prima volta in un canile e siamo stati scelti dalla nostra amata Chloe…. Grazie Diana e Gianni

    Paola

    • Diana Lanciotti

      È così, cara Paola: in fondo, anche se indirettamente, anche voi siete “vittime” della lungimiranza del dottor Dalzovo… Quando ci ha mandati al canile sapeva bene che cosa ne sarebbe venuto fuori.
      Vi aspetto tra poco più di di un mese per… le famose “lezioni” di nontiroalguinzaglio… E comunque per farci qualche bella passeggiata.
      Un abbraccio a voi, a lei una coccola e una scodinzolata dai miei ragazzi

      Diana

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