Occhi sbarrati

Ciao Diana,
mi sento sciocco a scriverti dopo cinque anni dalla pubblicazione del tuo libro “Occhi sbarrati”.
Ma dovevo dirtelo, l’ho trovato stasera in biblioteca e l’ho letto.
Ad ogni pagina sfogliata era una lacrima di commozione, anche ora mentre ti scrivo ho gli occhi bagnati, bellissimo.
Ho già un cane, non preso al canile ma dal negozio, ma il prossimo verrà dal canile.
Grazie di aver fatto un libro così bello.

Stefano

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Caro Stefano, potrei dire che non è mai troppo tardi per leggere e apprezzare un libro. Più che il libro, spero, il messaggio che vuole comunicare: la bellezza che c’è dentro e dietro gli occhi di un cane e che c’è anche quando questi occhi sono sbarrati. Dalle sbarre di un canile, dalla paura, dalla disperazione, dallo sgomento.
"Perché sono qua?", sembrano chiedersi gli occhi di quei cani che, nati spesso per i capricci degli umani, si trovano scartati come scarpe vecchie e consunte, a consumare le loro vite dietro le sbarre, senza mai darsi pace.
Abbiamo fatto del cane (uno degli esseri più degni d’amore e rispetto), una creatura in tutto dipendente da noi: una specie di schiavo capace di renderci i più grandi servigi (persino la propria vita). Eppure troppo spesso lo ricambiamo con la moneta peggiore: l’indifferenza o addirittura la crudeltà.
Spero, con la mia testimonianza, con le foto scattate al Rifugio dei Fratelli Minori di Olbia (uno dei pochi canili, comunque, in cui si vedono cani felici e allegri), di aver reso a mia volta un servigio ai nostri grandi amici, mostrando la loro solitudine e la grandezza dei loro cuori.
Un caro saluto

Diana

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