Lettera da una studentessa di Saronno

Cara Diana,
mi chiamo Sofia Mantegazza, sono una studentessa della scuola Orsoline S. Carlo di Saronno e mi trovo in seconda C. La mia professoressa ci ha consigliato il Suo libro. Il libro mi è piaciuto molto, sia per la storia, ma anche per lo stile di scrittura molto originale. Mentre leggevo il libro mi venivano in mente molte domande che vorrei farle, una in particolare:” Perché quando lei e suo marito siete andati in visita al canile, Paco non faceva come gli altri cani ma se ne stava in disparte?”. Vorrei chiederle anche:” Come è stato stare con Paco?”. Io ho sempre voluto avere un cane, ma dopo aver letto il Suo libro mi è venuto ancora più desiderio di prenderne uno, perché mi ha fatto capire che un cane può dare tutto l’amore di cui si ha bisogno per stare bene insieme. Grazie al suo libro ho capito anche cosa vuol dire l’abbandono per un cane, anche se Paco, nella sua sfortuna se l’è cavata molto bene, grazie al suo coraggio e alla sua positività. La ringrazio di aver scritto questo libro perché mi ha insegnato molte cose ma allo stesso tempo mi ha entusiasmato e divertito. Continui così.
A presto!

Sofia Mantegazza

Carissima Sofia,
ricordo molto bene che la vostra professoressa lo scorso anno ci ha richiesto una certa quantità di Paco, il Re della strada per la vostra scuola. E ora, a distanza di tempo, è un piacere ricevere i tuoi commenti e quelli di altri tuoi compagni di classe che mi stanno scrivendo in questi giorni, ai quali risponderò in ordine di ricezione.
Quando ho scritto Paco, il Re della strada, intendevo scrivere la storia di Paco e di noi dal momento della sua adozione. Invece, come spesso succede quando si inizia a scrivere un libro, il racconto mi ha preso la mano e mi ha condotta in un’altra direzione. Così sono andata indietro nel tempo, cercando di rispondere alla domanda che mio marito faceva sempre più spesso al nostro Pachino: «Chissà com’eri da piccolo? E chissà che cosa ti è capitato?»
E così ho cercato di ricostruire la storia precedente di Paco, basandomi su indizi e poi, ovviamente, lavorando di fantasia. Anche se immaginare ciò che può succedere a un cane abbandonato e costretto a cercare di sopravvivere in mezzo a mille pericoli è abbastanza facile.
Però mai nessuno l’aveva fatto prima. Mi sono chiesta come mai. E sai che risposta mi sono data? Che ci voleva proprio Paco, un cane davvero straordinario come lui, a ispirare una storia da raccontare per far conoscere a tutti l’orrore dell’abbandono e l’ingiustizia di ogni crudeltà verso gli animali.
Paco era davvero speciale, e il giorno in cui lo presentammo, insieme al libro, al Circolo della Stampa di Milano, entrò subito nel cuore dei giornalisti presenti, che incominciarono a parlare di lui, aiutandoci a diffondere il messaggio di amore e rispetto che, attraverso lui, volevamo trasmettere. Era il 1997, e da allora tante cose sono cambiate. Allora occuparsi di cani randagi non era “di moda”, ma poi divenne qualcosa di normale, di importante, di necessario. E il rapporto tra uomini e animali è cambiato. Ci è voluto del tempo, e a tanto è servita la storia di Paco, che ha creato una nuova consapevolezza sul ruolo di noi esseri umani all’interno del Creato. Che deve essere di custodi, di difensori e non certo di predatori.

Cara Sofia, come tutte le volte in cui mi incammino in certi argomenti mi lascio prendere la mano, e non ho ancora risposto all tue domande.
Molte risposte sono in realtà contenute nel secondo libro di Paco, Paco. Diario di un cane felice, dove ho ripreso il filo del discorso e ho finalmente raccontato la storia che intendevo raccontare: l’incontro con Paco, la scelta, fino alla vita insieme. L’ho fatto con la formula della scrittura a… 2 mani e 4 zampe: cioè un capitolo scritto da me e uno da Paco. Lo stesso episodio raccontato da due diversi punti di vista: quello umano e quello canino.
Sarebbe bello se voleste continuare a leggere le gesta di Paco. Magari potete proporlo alla vostra professoressa, e saremo felici di farvi avere i libri.
In ogni caso cercherò di risponderti già qua. Io stessa mi sono chiesta come mai Paco avesse un comportamento tanto diverso dai suoi compagni di prigionia, e sono arrivata a pensare che facesse tutto parte di un piano: se lui si fosse comportato come gli altri, scagliandosi contro le sbarre delle gabbie per richiedere la mia attenzione, forse sarebbe stato uno dei tanti e non si sarebbe fatto notare. E invece il destino voleva che ci incontrassimo, ci innamorassimo, e facessimo qualcosa per cambiare il destino di tanti altri cani. Ho usato ben due volte la parola destino in una stessa frase, ma l’ho fatto di proposito. Credo molto nel destino, e tutto quanto è successo con Paco mi conferma questo mio sentire.

Mi chiedi com’è stato “stare con Paco”. Bellissimo. Sono stati 15 anni di gioia, amore, divertimento. Ma anche di grandi insegnamenti. Da parte di Paco, che ci ha insegnato tanto di un mondo verso cui noi umani spesso abbiamo una sorta di chiusura mentale.
Io ho sempre vissuto con cani e gatti, ma è stato proprio Paco, piccolo grande cane, ad aprirmi il cuore e la mente e farmi capire quanto possano essere grandi l’amore e la dedizione di un cane e quanto dobbiamo cercare di essere all’altezza per meritarceli.
Abbiamo vissuto straordinarie avventure (anche in barca: Paco era un bravissimo marinaretto, come ho raccontato nel libro In viaggio con Paco) e siamo stati in tante scuole a parlare ai ragazzi della tua età dei valori del rispetto e della comprensione, e ogni volta Paco è diventato il beniamino dei nuovi amici che incontravamo.
Quindici anni meravigliosi, che ci hanno lasciato ricordi indelebili.

Adesso ti lascio, sennò va a finire che scrivo un altro libro. A proposito: su Paco ne ho scritti in totale 4, e poi ne ho scritti anche altri (finora 18) su storie di animali, ma non solo. Se avrai voglia di farti un giretto sul mio sito, questo è l’indirizzo: www.dianalanciotti.it. E qui troverai l’elenco di tutti i miei libri: https://www.dianalanciotti.it/bibliografia-di-diana-lanciotti/

Scrivimi quando vuoi. Per me sarà un piacere risponderti. Magari mi scriverai che anche in casa tua è entrato un Paco… è l’augurio con il quale ti saluto.

Un abbraccio

Diana

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