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La Sicilia sotto attacco… animalista.

Internet è un grande strumento di informazione e comunicazione. Sarebbe inimmaginabile non usufruirne al giorno d’oggi: per lavoro, per informarsi, per il tempo libero, per restare in contatto con tante persone.
Per me, come per milioni di persone, è uno strumento di lavoro irrinunciabile, tant’è che quando capita di dover restare senza anche solo per un’ora a causa di un guasto ci crolla il mondo addosso e si annaspa in attesa che la linea sia ripristinata: chi lo usa per lavorare non può più farne senza. Triste ma vero.

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E però è proprio chi lo usa per lavoro che è più spesso vittima del proprio privilegio di poter usare internet. Mi spiego: siamo ogni giorno inondati di SPAM, cioè di vero e proprio pattume, che finisce per intasare la rete e inquinare le caselle di posta elettronica. È come se ogni giorno ci trovassimo la buca delle lettere piena zeppa di opuscoli pubblicitari sulle cose meno utili e meno interessanti per noi. Ma mentre chi non vuole ricevere materiale pubblicitario nella buca delle lettere può servirsi di un bel cartello in cui scrive a chiare lettere: NO PUBBLICITA’, su internet questo modo di difenderci dalle ondate di vera e propria immondizia non l’abbiamo.
E allora siamo costretti a mettere filtri sempre più “filtranti” che alla fine filtrano anche i messaggi che invece per noi sono importanti.
Tutto questo giro di parole per arrivare a dire quanto internet da strumento utilissimo che è se in mani sbagliate possa trasformarsi in una calamità. Per non dire di quando in mani sbagliatissime diventa un pericolosissimo mezzo di propaganda per vere e proprie organizzazioni criminali (v. Isis, per dirne una).
In mano a persone sbagliate può diventare un mezzo molto molto pericoloso, per fare proseliti, per ingannare, infamare.
A volte anche solo per far perdere tempo, come è il caso delle decine di notifiche di vincite alla lotteria, o proposte commerciali le più strampalate, oppure (e in questo il mondo animalista è principe) delle mail bombing, cioè di quelle mail inviate a tappeto a migliaia di persone e riportate con leggerezza da altre centinaia, finché migliaia se non milioni di persone vengono raggiunte da notizie che purtroppo alla fine si rivelano delle bufale e fanno solo male alla causa animalista.
È anche il caso delle mail che ogni anno qualcuno si sogna di inviare per mobilitare il mondo al boicottaggio di qualche regione italiana, in particolare la Sardegna. Il fatto che queste mail che infangano l’immagine della Sardegna arrivino con strana puntualità in coincidenza con l’avvicinarsi delle vacanze estive mi ha più di una volta insospettita.

Oggi però vorrei occuparmi di una notizia che riguarda la Sicilia e che ancora una volta, diffusa a tappeto online, getta fango e discredito su una regione italiana additandola al mondo intero (e in particolare alla stampa tedesca di infimo livello che ci sguazza sempre a sparlare dell’Italia, in ossequio a questa terza guerra mondiale combattuta a suon di colpi bassi artatamente sferrati per mettere in ginocchio la nostra economia) come luogo di barbarie e crudeltà infinita.
La notizia, intitolata “VERGOGNA SICILIANA… L’EUROPA VI GIUDICA”, è firmata da un signore che così scrive nell’introduzione della sua lunghissima lettera:
“Gentile Giornalista, le scrivo senza nessuna speranza, perché dopo aver scritto a tutti, Pontefice compreso, e non aver ottenuto alcuna attenzione, tranne che da alcuni giornali tedeschi, ( Bild), non mi resta che provare con un quotidiano di giornalismo di inchiesta e d’attacco, quale è il Vostro.”

Sembra una cosa seria, anche se l’accenno al Bild (noto giornalaccio tedesco, che tiene sotto tiro l’Italia da anni, divertendosi un mondo a gettare palate di fango sul nostro Paese) fa nascere qualche perplessità.
Ed ecco che il signore in questione inizia a snocciolare una serie di dati da… far accapponare la pelle.
Eccoli: “L’Oggetto della questione tanto macroscopico, quanto coperto da un silenzio assordante, è lo STERMINIO E LA PULIZIA ETNICA, che avvien Nel Centro e Sud Italia, specialmente nel Sud Italia, di 25 milioni di cani all’anno. Si Cani. Lei mi dirà e chi se ne frega??? A Nessuno Frega nulla ne dei cani ne delle proporzioni di questo Sterminio. Parliamo però di un Business, di cui non se ne conoscono, o meglio non se ne vogliono divulgare gli intrecci malavitosi. Parliamo di un Piano Criminoso scientificamente studiato a tavolino, organizzato nel minimi particolari, che coinvolge Amministrazioni Locali, Province, Regioni, e Gruppi di Potere sul territorio. Per esempio, parlando nello specifico del Caso Sicilia, (ma sarebbe uguale parlare di una qualsiasi Regione del Centro e Sud), ma restando sul Caso Sicilia, Parliamo di 6 milioni di cani ogni anno, trucidati e torturati, uccisi e Fatti Sparire ogni anno , e in particolare prima dell’arrivo dei turisti, al fine di nascondere il fenomeno.”

Mi fermo qui, per non dare spazio alle evidenti (mi spiace dirlo) e sgrammaticate farneticazioni di un mitomane. Ma ci si rende conto di quanti sono 25 MILIONI di cani? Ci si rende conto anche solo di quanti sono 6 MILIONI “trucidati e torturati, uccisi e Fatti Sparire ogni anno”?
La lettera parla poi di una legge regionale di re-immissione che agevola l’abbandono di 10 (sì dieci!) cani per famiglia al mese, parla di persone pagate per immettere femmine gravide perché ripopolino il popolo dei randagi, parla di “Squadroni della Morte” che si muovono nella notte per far sparire milioni di cani e gettarli nelle fosse comuni. E via di questo passo, fino ad arrivare all’apoteosi: l’invito a Renzi a percorrere “il Viale Regione Siciliana a Palermo, come da foto, con centinaia di carcasse di cani morti ogni 50 metri, mentre la gente indifferente vi circola accanto” (notare che la foto mostra i corpi di 4 cani morti, che potrebbero essere stati fotografati ovunque e comunque sono 4 cani morti, non centinaia…)

Per carità, di mitomani è pieno il modo, ma a farmi pensare è che ci siano così tante persone disposte a dar corda alle loro farneticazioni e a divugarle con tanta facilità, senza un briciolo di discernimento.
Ma che cosa si vuole ottenere diffondendo queste notizie? Certo, non possiamo dire che la situazione del randagismo sia rosea, soprattutto nel Sud Italia, ma a ingigantire un fenomeno che già di per sé è grave fino a farlo diventare di dimensioni inimmaginabili (e inverosimili) si rischia di gettare discredito sulla credibilità del mondo animalista… O è questo il risultato che si vuole?
Non serve a nulla sparare cifre a casaccio, gridare allo scandalo inventando di sana pianta numeri assurdi e infondati. Per fare un’azione di denuncia e sensibilizzazione seria, concreta ed efficace basterebbe riportare i dati reali. Che sono brutti, ma verificabili e veri. E quindi capaci di smuovere le coscienze ben più di una disinformazione così palesemente in malafede.

Le altre foto pubblicate dal sollecito e consenziente BILD mostrano un cane morto in strada e un cane magro da far paura, con le costole tutte in vista. Una visione che da sola basterebbe per far rabbrividire e correre ai ripari. Però… però, signori, diamoci un minimo di misura, mostriamo un po’ di equilibrio. E, soprattutto, non mettiamo in giro notizie lapalissianamente assurde, con cifre gonfiate a dismisura.
Come si fa, che senso ha mettere in giro notizie così palesemente inventate, dare numeri a vanvera invitando a banchettare la stampa straniera che non vede l’ora di dargli addosso all’Italia e agli Italiani? Non siamo già abbastanza malmessi, dal punto di vista economico? Possiamo permetterci di perdere turisti solo perché uno si sveglia una mattina e decide di dare letteralmente i numeri e trova chi gli dà corda e diffonde notizie tanto strampalate?
Che senso ha, ripeto? E che senso ha mandare in giro a migliaia di destinatari certe notizie, senza averne prima valutato la veridicità?
Ecco perché dico che Internet a volte è peggio della peggior pattumiera e sarebbe ora che non ci si prestasse al gioco di chi ne abusa nel modo più inutile e nocivo.
Usiamolo per far del bene alla causa animalista, non per coprirla di ridicolo o farla diventare una barzelletta.

Diana Lanciotti

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