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In Sardegna è già Epifania

Lunedì ero in Toscana, e ho passato qualche ora in Versilia e in Garfagnana, per finire con un giro a Lucca.
Spiagge ancora affollate, ristoranti e locali aperti, un via vai di stranieri.
Però… guardando il mare di Forte dei Marmi mi sono accorta di assumere un’espressone di sufficienza: io tutti i giorni apro e chiudo gli occhi sullo splendido “mare nostro” (il mare sardo che è di tutti noi che lo amiamo) e non capisco come tante persone possano scegliere di passare le proprie vacanze in un mare così… “mediocre”.
Bello, vero, essere abituati al meglio?
E allora come mai là è ancora pieno di gente, e negozi, locali e alberghi sono ancora tutti aperti mentre qua in Sardegna, che è il posto più bello del mondo, c’è aria di sbaraccamento?

Come mai a metà settembre la spina del presepe è già staccata e l’atmosfera vacanziera è già quasi un ricordo?
“Epifania tutte le feste porta via”. Già: in Sardegna le feste sono passate e chi vive (o vivacchia) di turismo ha già tirato giù la serranda.
Eppure c’è ancora un sacco di gente in giro e anche in arrivo.
Credete forse che le frotte di persone che ho visto girare per Lucca, entrare nei negozi, nelle gelaterie (mica solo a guardare… anche a comprare…) o già sedute al ristorante alle 6 di sera non sarebbero felici, dopo essersi fatte due piedi così a girare per i vicoli della città, di potersi fare un bel bagno in uno dei mari più belli del mondo? O scoprire, addirittura, che la Sardegna non è solo mare?
Perché vogliamo continuare a far credere ai turisti che la Sardegna sia solo mare, quando è un intero continente (ambiente, tradizione, storia, cultura, gastronomia) da scoprire?
Come scrivevo alcuni mesi fa sul mio sito (v: https://www.dianalanciotti.it/2016/06/voltando-le-spalle-al-mare/ ):

…dietro la facciata che i più conoscono (mare, spiagge, ristoranti, discoteche) c’è molto, anzi tutto: c’è tutto un continente che solo una politica miope e distorta non fa conoscere. Una politica concentrata sul proprio ombelico, al di là del quale non concepisce altro. Una politica che non ha ancora realizzato che la Sardegna è un patrimonio dell’umanità da proteggere e valorizzare. Altro che due mesi l’anno di giostra e poi le luci si spengono fino alla prossima stagione…
Tutti dovrebbero aver voglia di venire in Sardegna, soprattutto fuori stagione.
 Perché la Sardegna che si vive fuori stagione non ha nulla o comunque poco a che fare con la Sardegna di agosto. La Sardegna, credetemi, da ottobre a tutto maggio è verdissima (come la Scozia, o l’Irlanda) e fioritissima.

Come mai, invece, tutte quelle persone che ho visto girare in Versilia e a Lucca non sappiamo farle arrivare fin qua in Sardegna, e come mai quelle che ora vengono qua trovano il sipario già calato?
Perché chi sceglie di venire in Sardegna fuori dalla ressa agostana dev’essere punito con la chiusura della maggior parte dei locali? Ecché, i loro soldi forse non sono buoni?
Anzi, è proprio sulla clientela fuori stagione (quella che non viene per risparmiare, ma per godere delle bellezze della nostra isola in santa pace) che bisogna puntare. Ma per farlo bisogna impegnarsi, “studiare”, crearsi una cultura che richiede tempo, lungimiranza, sacrificio, amore: amore per la propria terra che va valorizzata e non spremuta per due mesi l’anno e poi dimenticata, con la scusa che “bisogna salvaguardarla”. Ma da che? Forse dagli errori dei politici e dalla loro visione miope e assistenzialista (che porta voti ma non dà futuro) che fa comodo a tanti, meno che alla Sardegna. Intesa come terra, non come abitanti.

Io sono nata e vissuta fino all’anno scorso sul Lago di Garda, dove la cultura del turismo negli ultimi vent’anni ha fatto passi da gigante. I negozi, gli alberghi, i locali, restano aperti tutto l’anno, tutti i giorni della settimana nel 90% dei casi. Forse anche di più.
Se vivi di turismo non puoi accontentarti di vivacchiare: cioè di lavorare per due mesi l’anno, dando magari un servizio così così a un turismo mordi e fuggi. E se non vuoi essere invaso, allora seleziona il tipo di turista e in base a quello il tipo di servizio (che deriva dal verbo servire… che non vuol dire “servirsene” o “approfittarsene”…)

Adesso qualcuno mi risponderà: “Non ti va bene? Tornatene a casa tua”, come qualcuno ha fatto con quel turista che lamentava le carenze della Sardegna (v.  https://www.dianalanciotti.it/2016/08/articolo-nuova-sardegna-sulle-critiche-dei-turisti-alla-sardegna/ ) o come qualcuno sta dicendo a Briatore (che non mi è simpatico, però a volte dice qualcosa di giusto v.  http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2016/09/25/news/offese-no-la-verita-e-non-sono-certo-io-il-nemico-dei-sardi-1.14152650?refresh_ce )

In ogni caso io qua in Sardegna SONO A CASA MIA. E non mi sono mai sognata, da lombarda DOC, di far sentire ospiti o forestieri i non lombardi che vengono a vivere nella mia regione natìa.
È arrivato il momento di uscire dai regionalismi isolazionisti, di aprirsi al mondo e accettare che chi ne sa di più (anche solo per motivi di esperienza) possa dare il proprio contributo alla crescita di una regione che potrebbe diventare un punto di riferimento per il turismo internazionale.

Diana Lanciotti

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