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Voltando le spalle al mare…

Ora che è estate e la Sardegna si riapre ai turisti, torna in auge un editoriale di Diana, che ricorda che la vera Sardegna non è solo mare, sole e spiagge… ma è molto di più!

 

Sabato ho voltato le spalle al mare e mi sono inoltrata all’interno della “mia“ Sardegna, che non ha nulla da invidiare alla costa.
Da Tergu a Nulvi, fin su a Osilo, e da qui fino alla splendida ma trascurata chiesetta di Nostra Signora Di Bonaria: uno splendore misconosciuto, in stato di totale disfacimento.
E ci si chiede perché e non si trovano risposte che non siano la superficialità, l’irriconoscenza verso ciò che i padri ci hanno lasciato, con fede, passione, fatica.
Lassù si gode di una vista strepitosa, che nei giorni limpidi che qua raramente mancano lascia spaziare lo sguardo fino, dicono le informazioni turistiche, “a metà Sardegna”. La vista è davvero incredibile, e dà un senso di pace mista a onnipotenza.
Poi ti giri a guardare la chiesa e subentra un senso di totale impotenza. E la voglia di fare qualcosa per frenare la decadenza di questo gioiello ereditato ma non apprezzato diventa qualcosa di urgente. E l’idea di creare un comitato per salvare dalla rovina questo splendore inizia a prendere corpo.


Certo, sminuendola la chiamano chiesa campestre, come se non avesse la stessa dignità di qualunque altro luogo di culto. Certo, forse architettonicamente non ha un grande valore, ma il fatto che sia arrivata fino a noi dal Seicento le dà un valore immenso. Come si fa a non capirlo? Come si fa a non capire che, invece di pensare a cementificare le coste sarebbe ora di ridare lustro e valore a ciò che già c’è, a ciò che parla di tradizione, storia, cultura, valori a cui oggi si preferisce anteporre l’offerta di servizi (a volte non tanto qualificati) a un turismo mordi e fuggi che invade l’isola per due mesi (due mesi di fuoco, in tutti i sensi) per poi dimenticarsene, oppure ricordarsene al momento di pubblicare le foto in costume da bagno sui social, o l’anno dopo, al momento della prenotazione delle vacanze: “Cosa dici? Ci torniamo? L’albergo era comodo, si mangiava bene, e poi la spiaggia era vicina”.

Si sa: la Sardegna è solo mare, per molti. E se gli parli dell’interno ti guardano sorpresi, sorpresi che ci sia un interno, che la Sardegna non sia fatta solo di spiagge e di mare che le lambisce cristallino. Un po’ come se fosse Cinecittà, o Hollywood, dove vedi le facciate degli edifici, ma dietro c’è il nulla.
Invece dietro la facciata che i più conoscono (mare, spiagge, ristoranti, discoteche) c’è molto, anzi tutto: c’è tutto un continente che solo una politica miope e distorta non fa conoscere. Una politica concentrata sul proprio ombelico, al di là del quale non concepisce altro. Una politica che non ha ancora realizzato che la Sardegna è un patrimonio dell’umanità da proteggere e valorizzare. Altro che due mesi l’anno di giostra e poi le luci si spengono fino alla prossima stagione…

Tutti dovrebbero aver voglia di venire in Sardegna, soprattutto fuori stagione.
Perché la Sardegna che si vive fuori stagione non ha nulla o comunque poco a che fare con la Sardegna di agosto. La Sardegna, credetemi, da ottobre a tutto maggio è verdissima (come la Scozia, o l’Irlanda) e fioritissima.
Facciamo l’esempio della chiesa di Bonaria. Ho scattato diverse foto, da lassù, e il paesaggio è assolutamente bucolico, il verde sfuma nel verde e ogni tanto s’interrompe per lasciare spazio al bianco delle greggi, ma poi riprende e sfuma ancora in mille intense tonalità fin dove l’occhio si perde.
Quando sono tornata a casa ho fatto una ricerca su internet per sapere un po’ di più della chiesa che oggi mi è entrata nel cuore, per capire il perché di questo sfacelo. E ho visto pubblicate diverse foto scattate in agosto dai turisti… “Ma come?” ho sussultato. Non poteva essere la “mia chiesa”, quella fotografata dai turisti. Non poteva essere, quello, lo stesso panorama che ho fotografato io: le mie foto mostrano una distesa infinita di verde squillante, le foto dei turisti mostrano campi aridi, bruciati, marron, marron, marron. Di verde neanche… un filo d’erba.
Quella è la veste estiva della Sardegna, quella che la mia meravigliosa isola indossa per poco tempo, per darsi un’aria dimessa che scoraggi le frotte di invasori e li faccia tornare da dove son venuti. La veste di cui, finita l’estate, la Sardegna si spoglia per rimettere quella che ama indossare per tutto il resto dell’anno: la veste verde e fiorita che chi viene fuori stagione conosce tanto bene.

 

Diana Lanciotti – 22 marzo 2016

2 commenti

  • Tessa

    Cara Diana. hai colto lo spirito e la bellezza della nostra Sardegna (di noi Sardi ma anche tua che la ami così tanto e di tutti coloo che la amano come te). La Sardegna è un mondo nel mondo, un luogo che non ha eguali ma che purtroppo viene considerata solo di vacanza. Ma tu lo sai quanto si sta bene in ogni momento dell’anno e come si riesca ad apprezzarla soprattutto fuori stagione, con questi autunni dolci e le primavere piene di energia che ti sveglia il cuore e l’anima.
    Grazie per l’amore che nutri per la nostra isola e per i libri che hai ambienato qua da noi.

    Tessa

  • Matteo S.

    Signora Diana, la seguo su twitter con grande attenzione dove apprezo i suoi tweet sempre molto efficaci sull’attualità e la politica. Non la sapevo appassionata della mia terra e sono lusingato nell’apprendere che una persona che stimo condivide l’amore per una terra non abbastanza apprezzata per quanto veramente vale.
    Volevo dirle che la seguirò con ancora maggiore convinzione. Una persona con la sua intellgenza non poteva che essere innamorata della vera Sardegna.
    Lei sarà sempre la benvenuta, in ogni momento dell’anno! Spero di avere occasione di incontrarla.
    Buone feste

    Matteo S.

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