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“Evviva” la democrazia sospesa!

Ieri sera in tv è andata in onda la capitolazione dell’informazione alla dittatura. Il consenso quasi entusiastico, e comunque acquiescente, verso un regime totalitario che, in piena democrazia, si è impossessato del potere a tradimento. Senza nemmeno dover ricorrere alla forza, o alle armi: sono bastati il sopruso e la mistificazione.
Ne abbiamo avuto la prova nella trasmissione Quarta Repubblica su Rete4 condotta da un sempre più smagliante Nicola Porro. Al quale il Covid deve aver fatto bene, perché da quando se l’è beccato non lo tiene più nessuno. Soprattutto online, dove la sua Zuppa di Porro è da gustare quotidianamente se si vuole capire che cosa succede dietro le quinte e non sul palco che l’informazione di regime ci mostra. Certo, in tv Porro deve un po’ contenersi, perché evidentemente si pensa che la suscettibilità degli spettatori sia maggiore dei navigatori della rete. Ma quel che conta è il pluralismo del dibattito che offre a chiunque abbia voglia di confrontarsi con tante idee e non solo col Pensiero Unico Dominante.


Ospiti della puntata erano imprenditori, costituzionalisti e giornalisti chiamati a commentare l’ultimo (speriamo) Decreto annunciato domenica sera dal sempre meno smagliante presidente del Consiglio Conte. Una performance penosa, in cui questo narciso assurto miracolosamente (per lui, non di certo per noi) alla guida del paese nel momento più sbagliato ha dato ancora una volta prova di un’inconsistenza imbarazzante.
Al pari di un imbonitore da televendita (che, Mastrota permettendo, potrebbe essere il suo futuro la volta che ce lo toglieremo dai piedi), l’abbiamo sentito sciorinare particolari che, sulla bocca di un presidente che si paragona a uno statista del calibro di Churchill, avevano un che di grottesco.
L’abbiamo visto impappinarsi come uno scolaretto che invece di studiare è stato a guardare il Grande Fratello, sproloquiare di congiunti purché stabili (non si sa se a stabilirlo sarà un’autocertificazione, e poi ancora non si sa se singola o in tandem), di ricongiungimenti con mascherina, di riunioni ma no party (nemmeno se c’è Martini…), di cibo da asporto da consumare tassativamente a casa (non sognatevi di piluccare un pezzo di piadina davanti alla pizzeria, sennò vi multano… anzi: chiudono di nuovo il rubinetto, come ha minacciato il presidente idraulico), di funerali a numero chiuso, non si sa se col morto o senza. Si è dimenticato di specificarlo.
Siamo però in attesa che al più presto vengano indicati marca, tipo, cilindrata e colore dei carri funebri, la ripartizione per sesso dei 15 (non si sa se compreso il morto) ammessi alle esequie, e se in caso di prevalenza maschile si ricorrerà alle quote rosa. Si attende anche che vengano indicate le varietà e le quantità di fiori ammessi e la lunghezza della tonaca del celebrante.
Silenzio sulle messe, per cui non è dato di sapere se i funerali si potranno celebrare con messa o se i defunti dovranno andare a farsi benedire direttamente al cimitero, senza passare dal via…
«Dall’estero ci hanno chiesto le copie dei nostri decreti!» ha riferito trionfante il grande statista. Non si sa se con dedica autografata o senza.

“Stavolta quale favola ci legge?” avevo scritto su Twitter all’annuncio della conferenza di Giuseppi in prima serata, a cavallo dei tg per assicurarsi l’audience che a un divo della tv compete. “Quanti verbi (al futuro), aggettivi e avverbi roboanti userà? Una bodenza di fuogo di insulsaggini e falsità. Può infiorarla con tutti i paroloni, la prosopopea e le promesse che vuole ma la sua inadeguatezza è… palesemente inadeguata.”
Qualcuno dice che sono stata irriverente: è pur sempre il “nostro” presidente del Consiglio… E invece è proprio quello il punto: NON è il nostro presidente, NON ci rappresenta, NON ci può imporre la sua volontà se non passa prima a farsela ratificare dal Parlamento. Per noi, a voler guardare, non è NESSUNO. Solo un usurpatore di poteri, che sta stravolgendo le regole della democrazia. Una fotocopia malriuscita di uno statista (avete presente quando la fotocopiatrice s’inceppa ed esce un foglio plissettato e con l’inchiostro sbavato?) che in un delirio di onnipotenza ne ha combinate talmente tante da non meritare il minimo rispetto.

Ma torniamo a Quarta Repubblica di ieri sera, al momento clou, quando Stefano Cappellini, giornalista di Repubblica, ha esordito con questa frase: «La Costituzione è chiaramente sospesa.»
Bene, ho esultato, finalmente qualcuno lo dice. E se a dirlo è un giornalista di Repubblica, perciò non un “populista”, “sovranista”, “complottista”, allora ci abbiamo visto giusto noi “populisti”, “sovranisti”, “complottisti”: la costituzione, la Bibbia della nostra democrazia, è sospesa. Mi sono seduta più comoda, in attesa della partenza lancia in resta in difesa delle libertà violate, un j’accuse pieno di patriottico vigore, un accorato appello al Quirinale affinché ripristini la “Costituzione chiaramente sospesa”…

«È chiaro che c’è un patto tacito», prosegue il giornalista di Repubblica, quotidiano sempre pronto a difendere la democrazia quando Salvini, per difenderla davvero, bloccava le navi degli “aguzzini dell’accoglienza” cariche di clandestini, «per cui i cittadini italiani in cambio della libertà di non finire intubati… in cambio di questa libertà si è accettata questa sospensione… Perché questa situazione funzioni serve una fiducia totale perché è un attimo che chi ha in mano la leva della sospensione si faccia scappare anche il piede della frizione…»
Eccoci. Ci siamo arrivati, ho pensato. L’ha presa un po’ larga, ma adesso dà l’affondo e, com’è nei doveri della stampa libera dal potere, spiega che la sospensione della Costituzione non è accettabile in una nazione che si fonda proprio sul sacro rispetto della Carta costituzionale. Eccoci… ci siamo quasi…

«Conte secondo me», prosegue il giornalista di Repubblica, quotidiano sempre pronto a difendere la democrazia quando l’opposizione chiedeva di chiudere gli aeroporti per salvaguardare la salute degli Italiani, «a parte qualche scivolone lessicale… anche a me ieri qualche espressione  (“vi concediamo”) non mi è suonata benissimo all’orecchio…»
Eccolo, eccolo che ci arriva. Forse si sta esercitando nella retorica, intesa come arte oratoria e, fingendo di voler negare, adesso ti schiocca la staffilata e denuncia ciò che un giornalista liberopensante non può non denunciare: che questa “sospensione della costituzione” è intollerabile, inaccettabile.
Eccoci… ci siamo quasi… adesso arriva…

«Non mi pare che Conte», prosegue il giornalista di Repubblica, quotidiano sempre pronto a difendere la democrazia quando l’opposizione a inizio pandemia chiedeva la chiusura delle scuole per evitare il contagio (ma ora non batte ciglio se le scuole, a causa della non chiusura di allora, non riapriranno fino a settembre), «stia spingendo il paese verso un’autocrazia, una dittatura…»
Nooo, non ce l’ha fatta proprio. Ho atteso invano. Avevo sperato in un afflato di dignità, un recupero della vocazione “missionaria” del giornalismo, inteso come ricerca della verità al servizio del pubblico, che il giornalista deve aiutare a crescere culturalmente mantenendone alto il livello di spirito critico.
Invece ieri sera abbiamo avuto l’ennesimo esempio di giornalismo non dico prono, che sarebbe esagerato, ma in ogni caso condiscendente. Quel giornalismo che strizza l’occhio al potere e chiude l’altro per non doverne vedere (e riportare) gli errori e le manchevolezze. Anche quando a rimetterci (economicamente, mentalmente e fisicamente) è proprio quel pubblico al quale ti rivolgi e a cui dovrebbero vincolarti i valori del rispetto e dell’onestà.
La libertà violata da Conte diventa accettabile per quelli che si sono sempre spacciati per “paladini” della libertà. Non è un paradosso?
Purtroppo è l’ennesima riprova che la maggior parte dei giornalisti allineati, stampelle o essi stessi artefici della propaganda di regime, stanno facendo un pessimo servizio alla professione. La stanno svilendo, svendendo. È in buona parte a causa loro se escono sondaggi in cui il gradimento di Conte supera il 60% (a parte che la mia professione mi insegna che i sondaggi sono non diciamo manipolabili, ma facilmente indirizzabili a seconda del committente e della teoria che si vuole dimostrare): tessendo le lodi più o meno sperticate di una persona dall’ambizione smisurata, che ha un insopprimibile bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione (basti vedere quali immagini di repertorio il suo ufficio stampa ha consegnato alle tv, con quella camminata interminabile lungo il corridoio di Palazzo Chigi, imitazione malriuscita della camminata marziale di Putin lungo i corridoi del Cremlino) le si dà la biada per nutrire il suo ego e farle credere di avere davvero tanti consensi a sostenerla. Cosicché questo, illuso da dati farlocchi e pompati, non ce lo toglieremo più di torno.
Sarà il primo zar d’Italia: Giuseppi I.

Fortunatamente, a risollevare le sorti dell’informazione e l’umore degli italiani gli altri ospiti hanno dato prova del loro pensiero libero e critico, in senso costruttivo.
Come sempre Daniele Capezzone va al cuore del problema, evidenziando come l’Italia non sia il modello per l’Europa come reclamizzato da Conte. Gli altri paesi europei hanno fatto esattamente il contrario: o non hanno mai chiuso tutto o comunque stanno già ripartendo tutti, anche se con le dovute cautele.
«In agosto ci hanno fatto una testa così per paura che Salvini prendesse i pieni poteri, e adesso si sente dire che è un accordo tacito e che la Costituzione è sospesa… Io non so se ad altro governo guidato da persona sgradita sarebbe stato permesso tutto questo impunemente… Conte non è il proprietario della nostra vita!»
Come dargli torto?
E poi Vittorio Sgarbi, che non deroga mai al suo amore per la libertà, snocciola tutte le azioni liberticide e insensate di questo governo e delle “task force” sulle quali la politica è pronta a scaricare tutte le responsabilità delle proprie scelte e dei propri errori.
E poi Alessandro Sallusti che stigmatizza il silenzio degli “intellettuali” e di tanti giornalisti dinanzi alle violazioni delle libertà fondamentali dell’individuo e dei principi della democrazia.
Chiarissimo e senza mezze misure il costituzionalista Alfonso Celotto: «La Costituzione si sospende in emergenza… 15 o 20 giorni al massimo… Le libertà personali possono essere limitate dal Parlamento. In una repubblica democratica il Parlamento rappresenta il pluralismo delle parti… è garanzia sostanziale della repubblica… Sentendo “Noi vi concediamo” mi venivano in mente le parole di esordio dello Statuto Albertino, in cui noi eravamo sudditi: “Con affetto di padre e lealtà di Re noi veniamo oggi a concedere…” È l’idea ottocentesca di questo potere che concede le libertà… ma di mezzo ci sono 150 anni di lotta per i diritti e le libertà. Queste decisioni adesso devono essere prese dal Parlamento. A me sorprende l’assenza del Parlamento… Mi sembra molto grave… il DPCM non passa dal Parlamento e neanche dal Presidente della Repubblica, quindi non passa dalle garanzie.»

Come spiega Celotto, il Parlamento è la garanzia di pluralismo e tutela dei diritti dei cittadini. Esautorarlo significa che la democrazia non è solo sospesa, è cancellata.
È perciò ora di un’opposizione forte e dura per mandare a casa questi personaggi che stanno distruggendo l’Italia (economicamente) e gli Italiani (economicamente e psicologicamente). Pensando di poter esercitare un’ “opposizione responsabile” non ne verremo mai fuori. L’opposizione deve decidersi a dare una scossa al baraccone e mandar via questi incapaci, se non vuole condividere con loro la responsabilità della rovina dell’Italia.
E, se non vogliono apparire collusi, o i lustrascarpe del potere, i giornalisti devono impegnarsi per denunciare queste prevaricazioni, lottare per la libertà e non vendersi per lo stipendio.
Tiziano Terzani diceva: «Certo ci sono colleghi bravi e dignitosi… ma complessivamente trovo una contiguità, un ossequio, un servilismo nei confronti del potere che sono il contrario di quel concetto di ‘quarto potere’ che dovrebbe caratterizzare il lavoro del giornalista… la distanza dal potere è vitale… e uno è distante dal potere se è economicamente indipendente. Ne acquista in dignità, e dal potere è rispettato.»
Parole sante.

Diana Lanciotti

4 commenti

  • GIUSEPPE LOI

    Cara Diana non ci sono parole per questo susseguirsi di eventi da parte di questi irresponsabili.
    La costituzione è sacrosanta e non è un gioco che puoi sospendere e/o modificare.
    Concordo pienamente con te, sul fatto di meschino i giornalisti appoggiano Conte e tutta la melma.
    Sono deluso enormemente da come Conte, Zingaretti e compagnia bella ci prendano in giro., senza contare che questi vigliacchi si sono auto eletti, perché non li abbiamo mai votati.
    Non so dove andremo a parare,
    Siamo senza governo, alla deriva, con un debito che sfiora 2.500 miliardi e questi si fanno la legge che con soli due anni di governo si assicurano il vitalizio.
    Altroché pensare al cittadino che non ha niente ed i lavoratori che non hanno più lavoro.
    Ci sarebbe da citare tanti problemi ma mi limito e concludo che mi piace il tuo modo di pensare, circa i diritti che ogni persona deve avere.
    Complimenti Diana, continua così.

  • Rosanna cantoni

    Come al solito un’esposizione molto chiara della nostra situazione con fatti e citazioni che condivido. Spero che l’opposizione si muova e si torni in parlamento. Grazie

  • Maria Vittoria

    Bravissima come sempre, Diana le tue analisi, i tuoi urticanti giudizi, cominciano a circolare e sono certa che la spallata finale arriverà.
    Anche certi prelati stigmatizzano Conte, la Cei e il papa, nonchè un folta schiera di vescovi.
    https://www.aldomariavalli.it/2020/04/29/vigano-va-posta-fine-allindecoroso-delirio-donnipotenza-dellautorita-civile/amp/
    Siamo sempre più simili nello scegliere e valutare giornalisti e opinionisti…
    Seguo spesso la zuppa di Porro (scatenato e avvincente),
    Capezzone con la sua quotidiana recensione della stampa, M.G. Maglie, Paragone ecc.
    Ti assicuro che anch’io ero molto curiosa (e speranzosa) che il giornalista di Repubblica, dopo una prima valutazione negativa del discorso di Giuseppi, si lanciasse in un liberatorio j’accuse per denunciarne tutti misfatti… ma ahimè, abbiamo aspettato invano!!!
    Il lupo perde il pelo, ma non il vizio!!

    Maria Vittoria

  • R.C.

    Siamo tutti in grave difficoltà… con il contributo fattivo di tutti noi possiamo evitare un grande disastro… siamo governati da incapaci…. grazie tanto.
    Un abbraccio

    R.C.

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