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Ci risiamo con la caccia…

Molti se ne ricorderanno: il 27 gennaio di quest’anno il Senato aveva votato un articolo che prevedeva la cancellazione degli attuali limiti della stagione venatoria permettendo l’estensione della caccia oltre l’attuale durata di 5 mesi (durata per la quale l’Italia è già stata sottoposta a diverse procedure di infrazione in materia di caccia da parte dell’Europa).
Il Fondo Amici di Paco, oltre a sostenere le iniziative dell’onorevole Gianni Mancuso su questo tema, aveva aderito all’appello dell’Associazione Vittime della Caccia al Presidente Berlusconi.

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Personalmente avevo scritto al Presidente del Consiglio una lettera, pubblicata sul mio sito, e avevo inviato un messaggio a tutti i parlamentari interessati al voto, chiedendo, a nome del Fondo Amici di Paco e dei cittadini italiani (in grande maggioranza contrari alla liberalizzazione della caccia) che la legge non venisse approvata dalla Camera.
Molti deputati avevano ricevuto il mio libro “Mamma storna”, e avevano dichiarato la loro adesione ai principi in esso contenuti.
Grazie alle nostre pressioni e a quelle di numerose altre associazioni, il 21 aprile la Camera ha rigettato l’articolo votandone invece uno che introduce importanti novità per la tutela della natura e degli animali selvatici, tra cui una maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli.
Per l’occasione mi ero sentita in dovere di ringraziare i deputati che con il loro voto avevano evitato che si compisse l’ennesimo sopruso nei confronti degli animali e della natura in genere.

Sembrava che finalmente, dopo tanti tentativi più o meno trasparenti da parte dei soliti politici filocaccia, l’argomento fosse chiuso e quelli che l’avevano presa sui denti si fossero messi finalmente il cuore in pace. Invece, quando si tratta di caccia (cioè di ammazzare esseri viventi per puro ed egoistico divertimento), la pace è solo una pia illusione.
Proprio ieri, navigando su internet tra gli atti del Senato, scopro che un gruppetto di senatori ci ha riprovato, anzi: ci sta riprovando. In sordina, nel buio, nella speranza che, pur essendo gli atti parlamentari ufficiali, nessuno si prenda la briga di andare a controllare giorno per giorno che cosa ci combinano quei signori che pretenderebbero di rappresentarci ma che, giorno dopo giorno, ci stanno dimostrando che degli Italiani e dell’Italia gl’interessa quanto un fico secco a cena.
Del fatto che gli Italiani abbiano dimostrato più volte di essere contrari alla caccia a loro non interessa, appunto, un fico secco. A loro interessa poter continuare ad andare a caccia, ad ammazzare esseri viventi facendolo passare per sport o, addirittura, “riequilibrio della natura”, a commettere angherie verso la proprietà privata, verso i proprietari dei fondi dove loro imperversano come fosse casa e cosa loro, a disturbare la quiete dei cittadini, ad ammazzare persone (sono già 24 le vittime della caccia dall’inizio di questa stagione, per non parlare degli animali domestici uccisi, l’ultimo un cane di famiglia nel vicentino). E guai se qualcuno li disturba.
E allora, per poter continuare a cacciare indisturbati, che cos’hanno escogitato questi signori? Che luminosa idea hanno avuto? Di proporre un disegno di legge, ed esattamente il DISEGNO DI LEGGE n. 2306, che prevede l’ “Introduzione dell’articolo 660-bis del codice penale, in materia di turbativa, di ostacolo ed impedimento agli atti di caccia, di pesca ed alle attività degli impianti di cattura della fauna selvatica”.

Nella relazione introduttiva si legge:

“Onorevoli Senatori. – Le pratiche della caccia e della pesca hanno connotato e condizionato la vita dell’uomo da tempo immemorabile: per secoli la sopravvivenza della specie umana è stata garantita proprio dalle catture degli animali selvatici e dei pesci a scopo di alimentazione.
In particolare, la caccia intesa in senso moderno, ovvero quella praticata con l’uso di armi da fuoco tecnologicamente affidabili, si è sviluppata ed evoluta in special modo a partire dai primi anni del secolo scorso, con connotazioni decisamente diverse dalle epoche precedenti.   Anche la pesca – in maggior misura quella praticata professionalmente – ha risentito dei progressi tecnologici.  Superata in gran parte la necessità di integrazione alimentare, oggi la pratica venatoria ha assunto valenze di segno diverso. Da un lato essa si connota come patrimonio culturale tramandato di padre in figlio, elemento di una tradizione legata fortemente alla terra ed ai valori della ruralità, oggi in significativa riaffermazione, sia pure provata dagli inevitabili sviluppi imposti dalla società moderna che vede una notevole parte della popolazione vivere e lavorare nelle città e nei centri urbani e metropolitani. Per altro profilo, l’attività venatoria risponde ora più che in passato ad esigenze di carattere tecnico-gestionale, nel cui contesto si inserisce quale fattore di interazione con le dinamiche delle popolazioni di fauna selvatica. Attraverso la caccia, esercitata nelle sue diverse forme, è possibile coadiuvare infatti la ricerca e la conservazione di un equilibrio che le mutate condizioni ambientali non potrebbero da sole più garantire.”

Non voglio commentare la portata di certe argomentazioni, come quelle che ho evidenziato in grassetto: “patrimonio culturale tramandato di padre in figlio”… forse dicevano la stessa cosa gli schiavisti ai propri figli? O i boia che impiccavano e decapitavano i condannati, quando l’impiccagione e la decapitazione erano pratiche legali? O che si affidi alla caccia il compito di “coadiuvare la ricerca e la conservazione di un equilibrio che le mutate condizioni ambientali non potrebbero da sole più garantire”. Insomma, la caccia come soluzione ai problemi ambientali…
Argomentazioni talmente astruse e puerili che si commentano da sole.
Ma la relazione prosegue, in politichese stretto, con altre perle di pari pregio; altrettante risibili affermazioni che dimostrano quanto taluni siano disposti ad arrampicarsi sui vetri e a cadere nel ridicolo (o, in questo caso, nel tragico) pur di continuare a esercitare ciò che ritengono un loro diritto: il diritto di ammazzare.
Dopo tutta questa grottesca e tragicomica messa in scena, dopo questa serie di incredibili castronerie, ecco che arriva il bello, cioè la proposta di legge:

1. Dopo l’articolo 660 del codice penale, è inserito il seguente:
«Art. 660-bis. – (Ostruzionismo agli atti di caccia, di pesca ed alle attività degli impianti di cattura della fauna selvatica). – Chiunque, nei luoghi in cui si praticano l’attività venatoria e piscatoria, compie deliberatamente atti in qualunque modo idonei a turbare, ad ostacolare o ad impedire azioni di caccia o di pesca, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 1.200 euro.
La sanzione di cui al primo comma si applica altresì a chiunque deliberatamente turbi, ostacoli o impedisca l’attività degli impianti di cattura della fauna selvatica di cui all’articolo 4, commi 1 e 3, della legge 11 febbraio 1992, n. 157.
Se i fatti di cui ai commi primo e secondo sono commessi da due o più persone si applica la pena dell’arresto fino a dodici mesi e dell’ammenda fino a 2.400 euro».

L’iniziativa, datata 28 luglio 2010, è firmata dai senatori CARRARA, TOMASSINI, ASCIUTTI, STANCANELLI, POSSA, FOSSON, PINZGER, COLLI, CUFFARO, GRAMAZIO, DIGILIO, ESPOSITO, BONFRISCO, BODEGA, MASSIDDA, D’AMBROSIO LETTIERI, FIRRARELLO, CAMBER, BENEDETTI VALENTINI, ORSI, CORONELLA e LENNA.

Leggendola mi rendo conto, se ancora ne avevo bisogno, quanto quei signori che siedono là su quegli scranni, mantenuti da noi, siano diversi e lontani da noi “cittadini comuni” come qualche giornalista ci definisce. Per loro siamo solo dei peones, buoni solo per votarli e subito dopo da buttare alle ortiche.
In base a quel disegno di legge, se per disgrazia venisse approvato, vorrebbe dire che quando i cari “amici” cacciatori vengono a svegliarmi alle 6,30 del mattino sparando sotto le mie finestre, o sparando a pochi metri da casa mia, senza mai rispettare regole e buon senso, se mi azzarderò a “disturbarli” dicendogli di andarsene fuori dai piedi, potrei essere arrestata per “turbativa agli atti di caccia”. Vuol dire che, nonostante il diritto di manifestare il proprio pensiero sia riconosciuto dalla costituzione, manifestare il proprio dissenso nei riguardi dei cacciatori diventerà illegale? Facendolo si rischierà la prigione. Evviva la democrazia!

Ho sempre detto, e lo sostengo ancora, che il Fondo Amici di Paco è un’associazione apartitica e apolitica. Perciò voglio concedermi considerazioni del tutto personali: che squallore, che disonestà, che voglia di mandarli a casa. Non sto facendo politica: sto solo dicendo che non tanto la politica, ma ciò che ne hanno fatto i malauguratamente nostri politici è diventata una cosa infame, una presa in giro nei riguardi dei cittadini.
Il Parlamento è diventato (o lo è sempre stato?) un covo di profittatori, impostori, riciclati, traditori della fiducia degli elettori che dovrebbero, TUTTI, nessuno escluso, andarsene a casa. C’è bisogno di aria nuova, di un repulisti deciso e drastico.
Basta, signori, avete fatto in lungo e in largo i vostri comodi, vi siete arricchiti sulle nostre spalle, portando l’Italia ai livelli più bassi. Adesso fate il piacere, TUTTI (di destra, sinistra, centro… alto e basso), di farvi da parte.
A casa, signori, a lavorare seriamente, a guadagnavi il pane onestamente.
Lasciate il posto a facce nuove, mai viste, a gente che abbia davvero voglia di impegnarsi per il bene e il futuro dell’Italia. Gente diversa da voi… ammesso che ce ne sia. Perché… mi viene l’atroce dubbio: non è che per far politica si debba per forza essere come voi?

Diana Lanciotti

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