I nostri migliori amici

Ancora sul cagnolino ucciso in Sardegna

Non credo di avere più parole… fatti come questi e simili, anche se non è la prima volta che li sento (e purtroppo non sarà nemmeno l’ultima), feriscono, amareggiano, ti fanno perdere il sonno.
E sì che con il mio lavoro di veterinario ne vedo tante di brutture che tante volte non sono disgrazie ma il risultato della cattiveria più pura.
E vi parlo dal Veneto industrializzato e acculturato, non dal paesino “sperduto” del profondo Sud. Ma se la cultura andasse di pari passo con l’umanità e l’intelligenza il mondo sarebbe da un pezzo un posto migliore.
Ho imparato, per far bene il mio lavoro, a sopportare tante situazioni difficili da digerire ai profani del mestiere. Ma la cattiveria gratuita è una cosa che mi sgomenta ogni volta, che mi fa venire un nodo in gola, il maldistomaco, il respiro corto e una rabbia furiosa che sfogo mandando i più fantasiosi accidenti al mostro di turno.
Rimediare a quei danni su quelle innocenti creature mi fa sentire come se cercassi di svuotare l’oceano con un cucchiaino da tè. Ma continuo perché, anche se non tutti, molti riesco a farli star bene e a trovar loro una famiglia, perché mi farebbe star peggio girarmi dall’altra parte più che far tutto per niente, perché ogni giorno sto a contatto con tante persone che per il loro amico animale farebbero di tutto.
C’è tanta brava gente, questo bisogna ricordarlo sempre. Se si cade nell’errore di credere che il peggio abbia la meglio passa la voglia di impegnarsi per cambiare le cose e questo è gravissimo! Non esiste solo il negativo come si ostina a dimostrare il tg! E’ vero: purtroppo “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”… ma la foresta silenziosamente cresce, appunto, e pian piano diventa una forza. Questo non dobbiamo dimenticarlo mai!
Affettuosi saluti e buona Pasqua

Chiara

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Carissima Chiara, la ringrazio per la sua accorata ma lucida testimonianza. Che dimostra che la cattiveria non alberga solo in certe zone, ma è un male diffuso.
Il male a volte sembra davvero prevalere, ma fa semplicemente più notizia del bene, scatenando le reazioni più negative in chi assiste impotente.
È il caso del cagnolino massacrato a Irgoli: di certo lui per primo si stupirebbe (e non vorrebbe) che qualcuno, per il crimine di due persone, se la prendesse con un intero popolo: il popolo sardo che, per primo, ha manifestato la sua condanna verso il gesto barbaro di quei due pastori. Proprio domenica a Cagliari si è tenuta una fiaccolata in memoria di Amore (così è stato chiamato il cagnolino ucciso) e sono stati i sardi a promuoverla.
Domenica sono stata al rifugio I Fratelli Minori di Olbia a consegnare gli antiparassitari donati grazie ai sostenitori del Fondo Amici di Paco e ho conosciuto Bringio, un altro cane vittima di un gesto “bestiale” (che aggettivo assurdo e improprio… come se esistessero bestie capaci di azioni così ingiustamente efferate…)
Avevo letto (un po’ distrattamente, vista la quantità di appelli che ricevo ogni giorno) la sua storia. Ma averlo conosciuto, con la sua allegria contagiosa, il suo amore per la vita, per gli umani e… i gatti, mi ha fatto riflettere: perché un animale, per tanto che gliene si faccia, ha sempre il perdono pronto, mentre noi umani siamo solo capaci di chiedere vendetta?
Il modo migliore per vendicare Amore e Bringio e tutti gli animali vittime incolpevoli della barbarie umana è rispondere con amore e impegno rinnovati verso gli animali.
E per quanto riguarda la giustizia, la punizione più giusta sarà condannare quei due e chiunque commetta crimini verso gli animali a un anno (o di più) di lavori in un canile, a contatto con la sofferenza, la sofferenza incapace di trasformarsi in odio ma sempre pronta a ripagare con l’amore.
Grazie per la sua lettera e per ciò che fa per aiutarli.
Un caro saluto

Diana

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