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Abbandono estivo: mito o realtà?

L’abbandono estivo, in coincidenza con le vacanze, si è ridotto notevolmente grazie all’impegno del Fondo Amici di Paco. Ne parliamo sul numero 80 di Amici di Paco.

ABBANDONO ESTIVO: MITO O REALTA?

Il Fondo Amici di Paco è stato la prima associazione, 26 anni fa, a contrastare l’abbandono con importanti campagne di sensibilizzazione che hanno radicalmente mutato leggi, regolamenti, usi e abitudini a favore di chi vive con un cane o un gatto, rendendo più facile viaggiare con loro e riducendo gli abbandoni. Ne abbiamo parlato con Diana Lanciotti, scrittrice, giornalista e fondatrice del Fondo Amici di Paco che ci spiega come il fenomeno dell’abbandono sia mutato nel tempo.

Adottati o acquistati a Natale per soddisfare i capricci di un bambino, e mollati tra gennaio e marzo, o tra metà giugno e metà settembre, con l’arrivo delle vacanze. È stato per anni il destino di migliaia e migliaia di cani e di gatti, scelti con leggerezza e poi abbandonati con altrettanta leggerezza e, soprattutto, con elevatissime  probabilità di morire di stenti, schiacciati da un’auto o essere vittime di violenze.  Poi arrivò lui, Paco, e tutto cambiò. Cambiò perché Paco, che aveva subito lo stesso destino di quelle migliaia di cani e di gatti, incontrò chi vide in lui un cane straordinario e, in seguito, l’opportunità di svelare a tutti il volto tragico del randagismo e cambiare i destini di tutti i cani e i gatti che, grazie a lui, si salvarono e tutt’oggi si salvano. Paco fu adottato da Diana Lanciotti e dal marito Gianni Errico nel marzo del 1992 al canile di Verona. Il resto è storia conosciuta: Paco, cane dal carisma straordinario e dalla personalità straripante, divenne il protagonista del più cult dei cult della narrativa animalista, Paco, il Re della strada. Un libro adottato anche nelle scuole, che ha aperto gli occhi, la mente e il cuore di adulti e ragazzi. Paco divenne un mito, colui che incarna la speranza di riscatto per tutti i cani e i gatti vittime di soprusi. Al primo libro ne seguirono altri tre, che hanno incoronato Paco non solo re della strada, ma re del cuore di migliaia e migliaia di lettori di ogni età. Grazie a Paco e in nome di Paco, in questi 26 anni di attività il Fondo Amici di Paco ha inciso profondamente sui rapporti tra uomo e animali, creando una consapevolezza e un rispetto nuovi verso i nostri amici più sinceri.
Importante figura di riferimento nel mondo dell’associazionismo e del no-profit, oltre che esperta di comunicazione, Diana Lanciotti, fondatrice dell’associazione, è giornalista (direttore editoriale della rivista Amici di Paco) e scrittrice, con all’attivo ventiquattro libri, come il già citato Paco, il Re della strada, Boris, professione angelo custode, Black Swan-Cuori nella tempesta, La gatta che venne dal bosco, I cani non hanno colpe, Ogni gatto è un’isola. Il più recente, Cuori grandi così, è un toccante fotoracconto ambientato ai Fratelli Minori di Olbia, uno delle decine di rifugi sostenuti dall’associazione. Iniziamo proprio da questo, per parlare più estesamente del fenomeno dell’abbandono, di com’è cambiato, e che cosa si può fare per debellarlo.

Diana, Cuori grandi così è la tua più recente testimonianza sul randagismo, la summa, direi, di tutte le tue esperienze di questi 26 anni di impegno a favore degli animali. Come è stato accolto dai tuoi lettori?

«Molto bene, anche se qualcuno all’inizio ha avuto il timore che si trattasse di un libro choc e che, essendo ambientato in un rifugio, mostrasse immagini di cani o gatti martoriati, sofferenti. In realtà ho cercato di evitare, come faccio sempre, di prendere i miei lettori a pugni nello stomaco. Se vogliamo far passare un messaggio per indurre dei cambiamenti non possiamo ficcarlo a forza nelle teste martellandole con immagini o concetti che alla fine provocherebbero una reazione di rifiuto.»

Tutto secondo il tuo motto che è “persuadere con dolcezza”.

«Esatto, l’ho fatto mio sin dall’inizio e continuo a pensare che sia la strada più efficace per affrontare temi tanto sensibili e far sì che quante più persone abbiano voglia di approfondirli. Cuori grandi così, come hai detto, è la summa di tutte le esperienze che ho accumulato in questi 26 anni. Credo che l’esperienza di visitare un rifugio sia fondamentale per capire esattamente che cosa significa per un cane o un gatto essere abbandonato. Considerando, oltretutto, che lì si trovano quelli che si salvano dai pericoli della strada. Ma una buona parte non ce la fa. Purtroppo non tutti reggono alla vista di cani o gatti privati di una casa e una famiglia, perciò nel libro ho voluto mostrare immagini che diano l’idea di quanti cani e gatti vengono buttati via come scarpe vecchie, senza preoccuparsi della fine che faranno. Sarò immodesta, ma credo che un libro come Cuori grandi così valga più di qualunque campagna contro l’abbandono per far comprendere la realtà del randagismo. E lo dico pur avendo io stessa realizzato tante campagne di sensibilizzazione.»

Anche perché alle foto accompagni le tue riflessioni, ed è impossibile non sentirsi partecipi.

«Non solo. Oltre che riflessioni ho pubblicato, condensandole in un paio di pagine ognuna, tante storie di cani e gatti salvati, strappati alla morte grazie allo spirito indomito di Cosetta, la fondatrice dei Fratelli Minori. Una donna di una tempra fortissima, capace di scommettere sulla guarigione di cani o gatti che molti davano per spacciati. Scommesse che vince quasi sempre.»

Tu che vai spesso nei rifugi, che cosa provi? 

«Un misto di commozione, indignazione e gratitudine. Commozione nel vedere tanti musetti che hanno rischiato di morire per colpa di persone senza cuore, irresponsabili e aride. Indignazione nei riguardi di questi incivili, quindi, e gratitudine verso tutti i volontari che sacrificano il loro tempo e le loro energie per salvare tante vite.»

Ecco, Diana, arriviamo all’argomento che vorrei approfondire con te: l’abbandono ormai non conosce stagioni.

«L’abbandono estivo, inteso come il cane di casa mollato in autostrada o in aperta campagna perché la famiglia deve partire per le vacanze, è pressoché scomparso. È una figura tristemente leggendaria, a cui si pensa quando si parla di abbandono, ma per fortuna non trova quasi più riscontro nella realtà. Chi per anni ci ha sentiti parlare di abbandoni proprio in concomitanza con le vacanze penserà che sto dando i numeri. In realtà i numeri li dà chi, in malafede, continua a diffondere ogni estate le cifre di cui, con cognizione di causa, parlavamo noi 26 anni fa. Ma da allora tante cose sono cambiate.»

Se oggi si parla tanto di abbandono e maltrattamenti è grazie a te e Paco, che avete svelato una realtà che quasi nessuno conosceva.

«Paco è stato il cane del destino, per noi ma anche per tutti i suoi simili di cui è diventato il simbolo e il paladino. La sua “discesa in campo”, 26 anni fa, ha creato una profonda sensibilizzazione sui temi animalisti, da cui deriva che si parli molto più oggi che in passato di abbandoni e crudeltà contro gli animali. Soprattutto sui social se ne parla spesso, e perciò si tende a credere che il fenomeno sia in crescita. In realtà sono cambiate le modalità con cui gli animali vengono abbandonati: molto meno per strada, molto più spesso direttamente nei rifugi, lasciandoli legati ai cancelli, o “confezionati” in uno scatolone, o nelle mani dei volontari raccontando di improbabili “ritrovamenti” nei boschi  o sulle strade a scorrimento veloce. I rifugi, molti dei quali al collasso, sono costretti a lanciare appelli attraverso i social, dove vengono  diffusi e amplificati. Cosa che fa pensare a un aumento degli abbandoni. Del resto non c’è altro modo per far conoscere la loro realtà e incoraggiare le adozioni.»

Qual è oggi la vera dimensione dell’abbandono?

«In cifre non è più possibile stimarla. Però sappiamo che si è notevolmente ridimensionata, anche grazie ad anni di impegno e campagne di sensibilizzazione, a partire da quelle in cui Paco è stato il perfetto testimonial di come un cane possa viaggiare felicemente con i propri padroni (Diana ha scritto In viaggio con Paco, Paco Editore, in cui narra le avventure in barca a vela di Paco, marinaretto a 4 zampe, n.d.r.). Però posso dirti che quando mi fermo qualche ora al rifugio di Olbia, per esempio, l’arrivo di cani o gatti recuperati dalla strada o da situazioni di degrado è incessante. E non è più legato alla stagione delle vacanze.»

In effetti oggi è più facile andare in vacanza col cane o col gatto. 

«Grazie a Paco e alle campagne di cui è stato testimonial, oggi sono sempre più diffusi i mezzi di trasporto e le strutture ricettive pet friendly (un brutto termine che purtroppo è diventato identificativo delle strutture che accettano cani e gatti). Alberghi, pensioni, B&B dove prima ancora che ai padroni si pensa al benessere dei cani e dei gatti ospitati, mettendo a disposizione dal kit con ciotola, copertina, asciugamano, alle lezioni di educazione cinofila, alle aree destinate al gioco, alla toelettatura, al veterinario. Insomma, ormai non ci sono più scuse per lasciare a casa o, peggio, abbandonare il proprio cane o gatto perché si va in vacanza. In vacanza ci si va insieme. Oppure ci si organizza per lasciarlo a casa accudito da persone fidate o, se proprio non è possibile, in una pensione.»

Qual è, oggi, l’identikit del cane abbandonato?

«Il cane di casa oggi viene considerato un compagno di vita, un componente della famiglia trattato con amore e rispetto. A essere abbandonati sono, in piccola parte, animali vecchi e malati, ma soprattutto cuccioli nati da cani o gatti non sterilizzati, in particolare al Sud e nelle isole maggiori. Basta avere contatti quotidiani con i rifugi per capire che il vero problema è la mancanza di controllo e di sterilizzazioni, che causa la nascita di cani e gatti di cui ci si libera come se fossero scarpe rotte. Al rifugio Fratelli Minori di Olbia, in cui ho ambientato Cuori grandi così, ogni giorno, per tutto l’anno, arrivano intere cucciolate, di pochi giorni o pochi mesi, sottratte alle mamme che, per pigrizia, ignoranza o mancanza di mezzi non sono state messe al sicuro o sterilizzate. Si tratta soprattutto di cani da pastore o da caccia, considerati “strumenti da lavoro” che devono rendere tanto e costare poco. I rifugi del Sud sono strapieni di queste cucciolate difficili da far adottare proprio perché nate da cani da lavoro e difficilmente inseribili in un contesto cittadino. Lo stesso vale per i gatti: li si lascia vagare senza sterilizzarli e quando sfornano i micetti non ci si fa scrupoli a disfarsene. Cala il randagismo in termini quantitativi, ma aumentano gli abbandoni al canile. Possiamo dire che in generale il fenomeno è in calo ma potrebbe calare sensibilmente con campagne istituzionali di sterilizzazione e informazione, soprattutto in quei contesti dove la sterilizzazione rappresenta l’unica misura contro le nascite incontrollate.»

Ci hai spiegato come non sia più il cane di casa a essere abbandonato, ma i cuccioli indesiderati. Come mai tante resistenze alla sterilizzazione?

«Per risponderti ti leggo un passo di Cuori grandi così: “Qualcuno pensa che sia una crudeltà sterilizzare i propri cani e i propri gatti. Già, e invece non è crudeltà farli accoppiare come capita e poi strappare i cuccioli alla madre e abbandonarli al loro destino. Che non è mai un bel destino. O lasciarli nei pressi di un rifugio, magari confezionati in un bello scatolone, nella speranza che qualche anima buona li trovi e li porti in salvo, dove però ci sono altre decine, se non centinaia, di cani e gatti da accudire perché altri irresponsabili se ne sono disfatti. E se invece non arriva l’anima buona a salvarle, se non muoiono di stenti o sotto un camion, spesso queste povere creature rifiutate e condannate dal più crudele dei giudici si riuniscono in branchi, perdendo qualsiasi parvenza di domesticità. E l’uomo, da compagno di vita da proteggere e da cui farsi proteggere, diventa una minaccia, un nemico.” Un’altra cosa, infatti, a cui non si pensa è che i cani che sopravvivono all’abbandono si raggruppano in branchi e spesso si rinselvatichiscono, diventando un pericolo.»

Non mi hai ancora parlato di educazione: so che per te è un punto nodale.

«Assolutamente sì. Penso e dico da tempo che l’educazione cinofila dovrebbe diventare materia di studio a scuola. E non è, come qualcuno potrà pensare, uno dei soliti eccessi animalisti ma una presa di coscienza del fatto che, poiché nelle case degli Italiani vivono oltre sette milioni di cani, è necessario farne dei cittadini modello in una società che non è tagliata su misura per loro, alla quale si devono però adeguare. È sempre più indispensabile che ogni proprietario si assuma la responsabilità di educare il proprio cane per favorire una convivenza civile e rispettosa con il prossimo, anche quello che non ama gli animali.»

Come ogni estate, anche quest’anno associazioni e giornali riportano le cifre dell’abbandono. E spesso non sono neppure omogenee. Che credibilità hanno?

«Nessuna. È una gara a chi la spara più grossa per fare “audience”. Certo che fa scalpore scrivere: “Legati in strada senza poter scappare e senza acqua, buttati in un sacchetto come immondizia, lasciati in casa soli da chi va in ferie e non ha tempo né voglia di organizzarsi: è il destino di molti animali da compagnia che, come ormai da triste consuetudine, vanno verso una fine certa”. Sono frasi vecchie e stantie, che denotano uno scollamento con la realtà. Continuare a parlare di abbandono estivo fa comodo a tanti per promuovere campagne e lanciare raccolte fondi (non si capisce bene per che cosa) ma è indice, se non di malafede, di scarsa o nulla conoscenza del problema. Anche perché questi signori, che d’estate riempiono i giornali di cifre sull’abbandono, per il resto dell’anno tacciono e fingono che il problema, passata la stagione, sia risolto. Sennò come farebbero ogni estate a lanciare una nuova campagna e far parlare di sé sui mass media? Se andassero, come io faccio spesso, a farsi un giro nei rifugi si renderebbero conto del macroscopico errore che stanno compiendo e reiterando, dando un’informazione assolutamente sbagliata. »

Chiudo questa chiacchierata, Diana, leggendo un passo dal tuo libro Cuori grandi così. Si intitola “Vigliacchi”. “Chi abbandona un cane o un gatto è un vigliacco: sa perfettamente che lo sta condannando a morte, però non ha il coraggio di eseguire lui stesso la condanna ma lascia che sia un’auto o un camion a farlo per lui. Ci vorrebbe una legge che condanni questi esseri disumani ai “lavori forzati” in un rifugio. Non servirebbero mesi: basterebbero anche solo pochi giorni per farli rinsavire e pentire. A liberarsi dei cani sono in prevalenza i pastori, i cacciatori, o i proprietari che non custodiscono i propri cani e lasciano che si riproducano liberamente. L’idea di sterilizzarli, per costoro, è inconcepibile come l’idea di camminare sull’acqua. Eppure tanti rifugi promuovono la sterilizzazione gratuita. Uno di questi è proprio il rifugio I Fratelli Minori di Olbia.” Direi che sei stata chiara: chi abbandona è un vigliacco.

«Vigliacchi, superficiali, ignoranti… qualcuno li definisce bestie… ma qual è quella “bestia” che abbandona la propria prole, qual è quel cane che abbandona il proprio padrone? Il termine bestia per definire chi abbandona un cane o un gatto è un’offesa. Alle bestie.»

Paola Cerini Amici di Paco n°80

Scrittura, animali, fotografia: una passione al servizio dell’altra
Diana Lanciotti, pubblicitaria, giornalista e fondatrice del Fondo Amici di Paco, è particolarmente nota per i suoi libri sugli animali. Per chi ama i gatti: “C’è sempre un gatto-Dodici (g)atti unici con finale a sorpresa” e “La gatta che venne dal bosco”, storia piena di ironia, emozione e magia. Gli amanti dei cani la conoscono per la quadrilogia di Paco: “Paco, il Re della strada”, “Paco. Diario di un cane felice”, “In viaggio con Paco” e “Paco, il simpatico ragazzo”, bestseller che hanno per protagonista Paco, il trovatello testimonial del Fondo Amici di Paco. Grazie ai libri fotografici “I miei musi ispiratori”, “Occhi sbarrati”, “Mostri canini” e “Cuori grandi così” si è fatta apprezzare anche come fotografa. In “Mamma storna” ha narrato la storia vera di un piccolo storno caduto dal nido. “Boris, professione angelo custode” è stato definito “la più toccante testimonianza d’amore per i cani”. Unendo i temi a lei cari, amore, mare, animali, ha scritto “Black Swan-Cuori nella tempesta”, “White Shark-Il senso del mare”, “Red Devil-Rotte di collisione” e “Silver Moon-Lo stregone del mare”, romanzi d’amore e di mare con i quali ha inaugurato il filone del “romanticismo d’azione”. Con il giallo vegetariano “La vendetta dei broccoli” ha aperto un importante dibattito sulle scelte alimentari. “L’esperta dei cani”, “I cani non hanno colpe” e “Ogni gatto è un’isola” sono dedicati al tema della comprensione dei nostri animali, al quale si dedica dal 2008 sulla rivista “Amici di Paco”. In “Cara Diana ti scrivo” ha raccolto 22 anni di corrispondenza con gli “amici di Paco” ma non solo. “Antivirus. Emergere dall’emergenza”, “Guariremo solo se…” e “Libera mente” si occupano di tematiche politiche e sociali con un approccio “fuori dal coro”. Titolare dell’agenzia Errico & Lanciotti, che firma gratuitamente la comunicazione del Fondo Amici di Paco, è direttore responsabile della rivista Amici di Paco e direttore editoriale di Paco Editore. Vive in Sardegna e sul lago di Garda con il marito, due cani e cinque gatti. Il suo sito è www.dianalanciotti.it.

IL FONDO AMICI DI PACO
Il Fondo Amici di Paco, fondato nel 1997 da Diana Lanciotti con il marito Gianni Errico in seguito all’adozione di Paco al canile, è una delle associazioni no-profit più attive a livello nazionale, sia sotto l’aspetto degli aiuti concreti ai rifugi che quello della sensibilizzazione. Sin dalla nascita, ha portato all’attenzione di istituzioni, media e cittadini le problematiche dei cani e dei gatti abbandonati rendendo noto il fenomeno del randagismo, un tempo ignorato.
Grazie a numerose campagne di sensibilizzazione (come quella di Natale: “Non siamo giocattoli, non regalarci a Natale”, o quella estiva: “Non abbandonare il tuo cane. Lui non ti abbandonerebbe mai”, o quella di Pasqua “Buona Pasqua anche a loro”, tutte realizzate gratuitamente dall’agenzia Errico & Lanciotti), ha saputo aprire la strada a una nuova coscienza nei riguardi degli animali e favorito la nascita di molte altre associazioni impegnate a difenderli, tanto che occuparsi dei diritti e del benessere degli animali è diventato un impegno diffuso e riconosciuto da tanti. In nome e nel ricordo di Paco, scomparso nel 2006, il Fondo Amici di Paco prosegue le sue attività sia nella direzione della sensibilizzazione che degli aiuti concreti ai rifugi che accolgono i cani e i gatti abbandonati. Non avendo spese di gestione (di cui si fanno carico i due fondatori), l’associazione può devolvere l’intero ricavato delle somme raccolte grazie alla generosità dei suoi sostenitori che da tutta Italia appoggiano le iniziative a favore degli animali più bisognosi.

 

Per informazioni, adesioni o per richiedere la rivista “Amici di Paco”:
Fondo Amici di Paco tel. 030 9900732,paco@amicidipaco.it,www.amicidipaco.it
Per devolvere il 5×1000 al Fondo Amici di Paco per aiutare tanti animali in difficoltà il codice fiscale è:01941540989

Simona Rocchi
ufficio stampa Fondo Amici di Paco

 

Cuori grandi così – Fotoracconto tra gli angeli dimenticati – NOVITA’

Un commento

  • Federica

    Sono volontaria in un rifugio al sud che tu aiuti da diversi anni con la campagna antiparassiti e purtroppo la situazione è proprio come l’hai descritta. Se capissero di sterilizzare i propri cani e i gatti non saremmo sempre in emergenza… non si fa in tempo a fare una bella adozione che subito arriva una cucciolata e come dici tu sono quasi sempre cani da pastore o da caccia che hanno poche richieste e passeranno la loro vita in una gabbia.
    Mi si stringe il cuore ogni volta che arriva un cucciolo futura taglia grande perché so che il suo destino è segnato. A volte mi chiedo se non sarebbe meglio che non sopravvivessero all’abbandono… so che è un pensiero da non fare ma nessun animale merita di passare la vita in gabbia.
    Diana, ne approfitto per dirti un GRAZIE immenso e dirti quanto ammiro quello che fai.

    Fede

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