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4- a… Otto e mezzo

Ieri sera a Otto e mezzo, la trasmissione su La7 condotta da Lilli Gruber, si è assistito a uno spettacolo indecoroso, da insufficienza grave in pagella.
Ospite Giorgia Meloni, attorniata da Monica Guerritore (che c’azzeca?) e Vittorio Zucconi, giornalista solo… vagamente schierato. Da che parte? Indovinate un po’.
Si sa che la “cultura” e l’intellighenzia abitano solo a sinistra. E si sa che la trasmissione della Gruber è considerata il salotto della sinistra, dove il pluralismo delle idee è considerato più fastidioso di uno sciame di mosche. Lo sappiamo, no? 😉

Ieri sera, credo che la maggior parte degli spettatori avesse come me voglia di conoscere il programma politico dell’onorevole Meloni, che lo si condivida o no.
E invece ci siamo visti propinare un trappolone teso dalla conduttrice che, gongolando neanche tanto nascostamente, ha buttato l’ospite in pasto a due assatanati ed esaltati che non l’hanno lasciata quasi parlare, sovrapponendosi villanamente a ogni sua frase, impedendole di essere la Giorgia Meloni che tanti conoscono, apprezzano e vogliono sentire.
A La 7 ho scritto, con la speranza che inoltrino alla Gruber:

Trovo vergognoso il trappolone ordito dalla Gruber a Giorgia Meloni. Vergognoso cercare di svilirla mettendole davanti una Guerritore, questa radical chic fuori dal mondo reale, che tira in ballo Creonte e Sofocle per svicolare dai problemi veri, e un saccente come Zucconi, che perde di rispetto a una donna prevaricandola solo perché non è di sinistra.
La Gruber chieda scusa per la maleducazione e la scorrettezza.
Inevitabile che fosse così, con una donna che sa il fatto suo come la Meloni.
Ce ne fossero.
Grazie

Diana Lanciotti

Alla fine si è scoperto che la Guerritore era lì semplicemente per il classico marchettone: per lanciare il suo nuovo fim. Film che non andrò a vedere, come le ho scritto via email ieri sera stessa:

Le giro quanto appena scritto a Otto e mezzo.
Le aggiungo che non andrò a vedere il suo film, dopo la partaccia da lei fatta in trasmissione, dove ha mostrato il suo lato peggiore prevaricando una donna. Una donna impegnata socialmente e politicamente, non una che parla di Sofocle e Creonte anziché dei problemi reali
(la Guerritore, per far vedere quanto è colta, ha tirato in ballo persino… Sofocle e Creonte, n.d.r.)
Se doveva promuovere il suo film, doveva accettare l’invito in un’altra serata, invece di togliere la parola a una persona che dovrà e potrà affrontare i problemi veri dell’Italia.
Le sue “opinioni” politiche, di cui possiamo fare volentieri a meno, poteva davvero risparmiarcele. Soprattutto in un’occasione seria.
Grande delusione.
Auguri

Diana Lanciotti

Zucconi , invece, era lì solo per dar fastidio, come sa fare tanto bene.
Non aggiungo altro, se non la mia solidarietà e la mia stima a Giorgia Meloni. Quando da ragazza facevo politica mi sono sentita dare a mia volta della fascista. Un’accusa strumentale, obsoleta, ridicola, se rivolta a persone che col fascismo non hanno mai avuto a che fare e che intendono semplicemente e finalmente riportare i valori dell’onestà, della patria (intesa come nazione a cui essere onorati di appartenere, non come stato che schiaccia i cittadini), della giustizia (quella vera, non quella che esce dalle aule colorate di rosso…)
Ripetuta oggi, l’accusa di fascismo è il chiaro sintomo di una sinistra che non ha altro a cui attaccarsi se non sventolare il fantasma di un passato che non potrà mai più rivivere.
Pensassero ai problemi veri… Ma non sanno nemmeno da che parte si comincia.

Diana Lanciotti

P.S. Oggi la stessa Meloni ha spiegato l’arcano della presenza della Guerritore. Ecco cosa scrive:

Se la trasmissione di ieri sera della Gruber vi ha fatto arrabbiare, allora tenetevi forte. Vi ricordate quanto si è sbracciata Monica Guerritore per dire che dobbiamo essere più accoglienti con gli immigrati? Ecco, vi spiego perchè: suo marito, Roberto Zaccaria, è il presidente del CIR (Consiglio Italiano Rifugiati), una onlus che prende finanziamenti pubblici dal Governo italiano e dall’UE, per occuparsi, indovinate un po’ di cosa? Di accoglienza. Direbbe Fantozzi: come è umana lei.

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