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Vive la France! Liberté, fraternité… dis-egalité

“Allah è grande!” inneggiavano i 7 assassini che ieri a Parigi hanno fatto una strage ammazzando quasi 200 civili: civili, cioè persone come me, come voi, che si facevano gli affari loro in una tranquilla serata parigina. Persone con una vita di affetti, lavoro, passioni, valori, problemi, gioie, dolori, progetti. Persone con un passato alle quali è stato negato il futuro da chi il futuro, proprio o altrui, non concepisce che possa esistere.
Allah è grande? E in che cosa, qualcuno me lo spieghi, si manifesta questa sua grandezza?

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Forse nel fatto che permette che vengano al mondo e vivano (anche se per breve tempo… ma comunque sempre troppo) esseri dis-umani per i quali la vita ha il valore di… ecco, non so neanche che termine di paragone scrivere. Di niente: la vita per loro non ha nessun valore.
Allah non c’entra niente con questi folli assassini. C’entra la follia che è purtroppo insita nell’essere umano e che a volte si manifesta in modi così incredibilmente fuori da qualunque immaginazione. Come si fa a pensare di compiere una strage così immane avendo il cervello a posto? Impossibile. Non voglio scusarli o sminuirne le colpe dicendo che sono folli: credo che chiunque compia azioni del genere (ancora una volta fatico a trovare il termine giusto per descriverlo… qualcuno ha detto “bestiali”: già, ditemi qual è la bestia che si macchia di simili atrocità) non possa non essere giudicato pazzo.

E che cosa aspettiamo ad annientarli, questi pazzi? Perché se solo lo volessimo l’avremmo già fatto: non posso credere che le più grandi potenze mondiali siano tenute in scacco da un esercito raffazzonato, perché per tanto che siano organizzati non saranno mai in grado di competere con vere e proprie nazioni.
E allora… perché ci stanno riuscendo? Perché non c’è la vera volontà di bloccarli, e qui potremmo discutere per giorni sulle motivazioni. Forse la più plausibile è che fa comodo a molti assecondare una strategia del terrore che impedisce ai popoli, tenendoli soggiogati con la paura, di guardare con maggiore attenzione alle manovre politico-economiche condotte sulle loro teste e sulla loro pelle. Per esempio, vendere armi ai paesi arabi che foraggiano i terroristi che poi vengono qua ad ammazzarci… con le stesse armi che gli abbiamo fornito. Una nemesi vera e propria, per cui le colpe dei governanti ricadono sui governati…
A quanti, di quelli che ci governano, interessa veramente se un centinaio di giovani che una sera hanno deciso di passare un paio d’ore a sentire una band californiana vengono trucidati? Anzi, anzi: fa loro gioco, per poter poi comparire in tv a mostrare la faccina contrita e richiamare tutti all’unità nazionale e sovranazionale.
“Stringiamoci a coorte”… ma alla morte ci andiamo noi, noi “comuni cittadini”, mica loro.

Come possiamo accettare che continuino ad ammazzarci in nome di una religione che si sono inventati, che si sono creati su misura per giustifcare la loro pazzia, la loro incapacità di stare in un mondo civile, un mondo dove i valori di riferimento sono la pace e la fratellanza, e non la guerra e il fratricidio?
Una religione fasulla, una religione atea, che non ha un dio, perché nessun dio potrebbe accettare che suoi fedeli ammazzino in nome suo. Se Allah esiste (e magari, ammesso che esista un dio, è il nostro stesso Dio chiamato con altro nome) non è di certo lui il mandante di queste stragi, non è di certo lui ad armare le mani di questi assassini. È un dio che non comunica più con i suoi fedeli, un dio che ha interrotto tutti i rapporti con loro, un dio che ha visto i suoi fedeli prendere una strada alla fine della quale non c’è nessun paradiso, e non ci sono vergini in attesa di premiare gli “eroici combattenti”.

Oggi, oltre che addolorati nel più profondo di noi stessi per chi ha perso la vita o i suoi cari, siamo tutti più insicuri. La nostra vita è stata messa sotto assedio, il nostro modo di vivere reso più fragile.
È proprio il nostro modo di vivere che vogliono portarci via. Ma qual è il modo di vivere che questi delinquenti ci propongono? Qual è il loro modo di vivere? Farsi la guerra, pregare e ammazzare, tagliare qualche gola e farsi saltare per aria?
Non è detto che il nostro modello di vita sia il migliore, però è quello che ci siamo scelti e abbiamo tutto il diritto di viverlo senza che nessuno ce lo neghi.

E invece il nostro modo di vivere, più che un diritto, sembra diventato qualcosa di cui vergognarci, in nome del “politicamente corretto” e della multietnicità. Siamo arrivati al punto che i professori di una scuola di Firenze rinunciano a far visitare la mostra dove sono esposti dei capolavori come le crocifissioni di Chagall e Guttuso, la pietà di Van Gogh e la via crucis di Fontana perché “potrebbero urtare la sensibilità delle famiglie non cattoliche”.
Ci vergogniamo della nostra civiltà, dei nostri valori. Siamo disposti a capitolare, a rinunciare alle nostre radici per un malinteso senso di eguaglianza.

Liberté, egalité, fraternité? Belle parole… ma noi per primi le abbiamo private di contenuti, dando spazio a chi la libertà vuole togliercela e non ha nessuna idea di che cosa significhi la fratellanza. Per quanto riguarda l’uguaglianza, poi…
Forse saremo tutti uguali davanti a Dio, ma tra di noi non saremo mai uguali: io non sarò mai uguale a chi ammazza o a chi, comunque, persegue un credo che impedisce a me di credere come mi pare e piace.

Non siamo tutti uguali. Finché non lo capiremo e non la smetteremo di farci annientare psicologicamente oltre che fisicamente dai cultori della follia non potremo evitare altri venerdì 13 come quello di ieri a Parigi: una tranquilla serata come tante. Come non ce ne saranno più per tanto tempo.

Diana Lanciotti

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