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Un libro scomodo


Nei giorni scorsi, parlando con Simona, la bravissima ragazza che da anni si occupa come volontaria dell’ufficio stampa del Fondo Amici di Paco, di Paco Editore e anche del mio, ci chiedevamo come mai sui giornali, in radio e in tv non si parli tanto del mio nuovo libro La vendetta dei broccoli come di solito succede con tutti i miei libri.
Un libro che fortunatamente sta vendendo e piacendo, nonostante lo strano silenzio dei media.
Da anni, a ogni mia novità editoriale i giornalisti (bontà loro) hanno dedicato sempre tanto spazio, e non credo tanto per merito mio (magari un pochino sì, via…) ma soprattutto per merito di quel grandissimo cane che è stato Paco.
Da quando, nel giugno del 1997, presentandosi al mio fianco alla conferenza stampa che tenemmo al Circolo della Stampa di Milano per presentare il suo (il nostro) primo libro, Paco, il Re della strada e con l’occasione il neonato Fondo Amici di Paco, scatenò l’interesse dei giornalisti, che si innamorarono letteralmente di lui, del suo muso, dei suoi occhi, della sua storia.

Paco aveva un carisma e una personalità che non ho mai più trovato in nessun cane: era impossibile restargli indifferenti. E infatti nessuno riusciva a resistergli: chi lo vedeva non poteva non avvicinarsi, tendere la mano per una carezza, specchiarsi nella profondità dei suoi occhi.
Ecco, sono convinta che, così come il Fondo Amici di Paco ha preso forza e importanza dal mio meraviglioso cagnone, anche la mia “carriera” di scrittrice abbia avuto una buona spinta da lui. I giornalisti prima e i lettori poi si sono appassionati a leggere le sue (le nostre) gesta scritte a… due mani e quattro zampe, per sensibilizzare tante persone sul problema del randagismo, dell’abbandono e delle ordinarie crudeltà degli uomini contro gli animali.
Libri di denuncia, come sapete, scritti in modo soft, senza pugni nello stomaco, con l’intento di far riflettere attraverso il sorriso più che col pianto, di far capire divertendo più che scioccando. Amore anziché orrore, per avvicinare tante persone al mondo degli animali. Per “persuadere con dolcezza” che è il motto del Fondo Amici di Paco, e anche il mio.

E perciò, ogni volta che esce un mio libro sono tanti i giornalisti che ne chiedono una copia per recensirlo e presentarlo. È importante, importantissimo, il loro sostegno (di cui non li ringrazierò mai abbastanza), in un mondo dove i piccoli editori rischiano ogni giorno di essere spazzati dallo strapotere dei grandi, dove se non sei il personaggio del momento che va in tv un giorno sì e l’altro anche non hai grandi possibilità di farti notare.
Anche questa volta è andata così: Simona, con la sua solita bravura, scrive il comunicato stampa, lo manda ai giornalisti e questi rispondono chiedendo di ricevere la copia del libro, assicurando di leggerlo e presentarlo sulle loro testate.
Alcuni lo fanno, ne parlano in termini entusiastici… però un po’ pochi rispetto al solito. Passano i mesi e lo strano silenzio ci inquieta… vuoi vedere che non è piaciuto? Eppure… eppure i lettori ne sono entusiasti. Non dovrei dirlo io che ne sono l’autrice, però è la verità.
Tutti sono colpiti dal cambio di direzione, dall’argomento trattato, dall’originalità. Anche gli appassionati di gialli mi riempiono di complimenti. Era proprio il loro giudizio che mi impensieriva, perché era la prima volta che mi cimentavo col genere “giallo”, con cui non ho molta dimestichezza. Eppure pare che abbia funzionato.
Anche perché l’argomento mi premeva così tanto che evidentemente ce l’ho messa tutto per far sì che raggiungesse il più persone possibile, col mio solito sistema di raccontare e sensibilizzare divertendo.

La sapete, no, la storia: è un “giallo vegetariano” che narra di un serial killer che decide di eliminare i più famosi cuochi italiani in modo cruento, firmando ogni delitto con un broccolo.
Insomma, allora perché questo strano silenzio dei media?
Il mistero si svela alcuni giorni fa, quando ricevo una telefonata da una giornalista che da anni segue con interesse ogni nostra iniziativa, sia editoriale che del Fondo Amici di Paco. Una signora molto simpatica, con cui ho frequenti scambi di email ogni volta in cui riceve un comunicato stampa da Simona, e vuole approfondire gli argomenti rivolgendosi direttamente a me per poter scrivere i suoi articoli. Stavolta, invece di scrivermi, mi telefona. Non l’avevo mia sentita al telefono, quindi è una sorpresa. Il tono è piuttosto imbarazzato. La prende larga, mi chiede quali novità, quali iniziative stiamo promuovendo, se sto scrivendo un nuovo libro… Poi finalmente, arriva al dunque:
«Sai… forse ti sarai sorpresa che non ho scritto niente della Vendetta dei broccoli…» Non le è piaciuto, penso. E invece lei continua. «È un libro che personalmente ho amato molto… non sono riuscita a chiuderlo finché non sono arrivata alla fine. Complimenti davvero. Il titolo poi… Era da tempo che non mi capitava di leggere un libro che mi prendesse così tanto. Figurati, poi: anch’io sono vegetariana. Però… però ho dei problemi a presentarlo. Sai… i nostri inserzionisti…»

Eccolo lì, il problema. Gli inserzionisti, cioè i produttori di carni e salumi, se sapessero che quella testata parla bene di un libro che… parla male degli allevamenti intensivi e punta il dito sull’industria della carne, non sarebbero molto contenti.
Il giorno dopo Simona, con la faccia tosta che riesce ad avere e io non riesco, fa un giro di telefonate e di email ad altri giornalisti che di solito presentano il mio libro e stavolta, invece, non l’hanno presentato.
E tra frasi lasciate in sospeso, reticenze e rivelazioni vere e proprie, scopre che anche loro, pur avendolo apprezzato, non se la sentono di parlare di un libro che mette sotto accusa il nostro modo di cibarci e potrebbe far vacillare più di una coscienza.
«È troppo bello…» confessa un’altra giornalista a Simona «e sono sicura che getterebbe un bello scompiglio… darebbe una svolta… ma non me la sento di essere io a provocarla. Sai, devo salvaguardare gli inserzionisti…»
E così i mio libro, la mia Vendetta dei broccoli, piace ma fa paura. Piace, ma è un libro scomodo. Meno male… temevo che non fosse piaciuto!

Diana

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