Tempi maleducati: quando va in onda… la rissa

Ormai ogni giorno, per tutto il giorno, in tivù va in onda un ininterrotto spot pubblicitario per il vaccino Pfizer. E tutta la “narrazione” è unilateralmente orientata a pilotare il pubblico a… comprare il “prodotto” più pubblicizzato della storia dell’uomo.
Addirittura, forse per la fretta di chiudere le vendite entro Natale (evidentemente, come può capire chi lavora nel commerciale, hanno da fare il target), oggi qualcuno ha parlato di andare casa per casa per convincere i refrattari a vaccinarsi.
Manderanno i rappresentanti della Folletto? Magari insieme all’aspirapolvere e al kit vaccinale ci vendono anche un freezer a -80 gradi, di quelli che hanno comprato tanti ospedali ma da quando si son messi a inoculare in spiaggia si son resi conto che la recita non reggeva e se ne stanno liberando.
La vendita porta a porta però mi pare una buona idea. È giusto dare un a mano a questi solerti imbonitori delle televendite vaccinali: mica possono caricarsi tutto l’impegno sulle proprie spalle…


I talk show sono ormai confezionati su misura per vendere il miglior “vaccino” sul mercato, senza però le consuete offerte speciali di una televendita che si rispetti. No: i televenditori del vaccino sono così ben indottrinati che riescono a venderti un set completo (prima, seconda, terza… dodicesima dose) senza nemmeno dover aggiungere una batteria di pentole in acciaio inox triplo fondo. Tutt’al più ci abbinano la rissa, che alza sempre l’audience e quindi le vendite… E così ti buttano nell’arena un ospite noto per le posizioni fuori dal coro e lo prendono a mazzate, conduttore e ospiti amici coalizzati per mettere alla gogna l’importuno.
Tornando seri (anche se davanti a questa tragica farsa non si sa bene se piangere o ridere) mi chiedo, e diversi colleghi giornalisti si chiedono, come ci si sente a calpestare ogni giorno la dignità professionale?
Come ci si sente a invitare ospiti in trasmissione e aizzare la conflittualità, le offese, il turpiloquio? Dov’è finito il decoro, in senso estetico ma anche etico?

I miei genitori avevano molti amici e mia mamma spesso organizzava inviti per un tè, un aperitivo, un pranzo o una cena. Per me era un divertimento, a volte ben più che stare in compagnia dei miei coetanei, partecipare a questi incontri… queste “quattro chiacchiere” che in realtà lo erano solo nominalmente, perché in realtà erano tanti i temi (dalla politica, alla società, alla famiglia, alla salute) che venivano trattati in modo tutt’altro che superficiale.
Mia mamma era una vera signora, dai modi garbatissimi, un’educazione e una classe che permeavano ogni suo gesto, ogni parola. Sapeva tenere in piedi una conversazione, favorire lo scambio di vedute, mettere a proprio agio gli ospiti, dando a ognuno lo stesso peso e lo stesso spazio. Li faceva sentire graditi e importanti, anche se non con tutti era in sintonia, e anche se la pensavano in modo diametralmente opposto al suo. Per accoglierli, lei e il papà si vestivano sempre di tutto punto, e gli ospiti facevano altrettanto, in segno di reciproco rispetto.
“Una padrona di casa squisita”… quante volte l’ho sentito dire da chi aveva trascorso un pomeriggio o una serata in casa nostra, e il giorno dopo telefonava per ringraziare ed esprimere il piacere di essere stato in compagnia di persone così ospitali e piacevoli. Tutti andavano via sorridenti, distesi, per aver trascorso qualche ora di “chiacchiere” interessanti, stimolanti, allo stesso tempo distensive. Soprattutto quando l’argomento era la politica non tutti la pensavano allo stesso modo, ed era proprio quello che rendeva più interessante la questione.

Forse è lì che ho imparato quanto è bello ascoltare il parere di tutti, confrontarsi con gli altri perché tutti hanno qualcosa da insegnarti e non c’è mai nessuno che ha in sé la verità assoluta, ma ognuno è portatore di una parte di verità.
L’esempio di mia mamma, ma anche di mio papà, mi ha insegnato a crescere, a rispettare gli altri, a dialogare senza animosità ma con grande disponibilità d’animo per conoscere realtà e idee diverse, sviscerare i problemi, avere una visione la più ampia possibile e aprirsi al meraviglioso mondo che ci circonda. Senza pregiudizi, senza prevaricazioni, con la massima disponibilità.
Quando vedo i talk show televisivi, questi salotti in cui ci si dovrebbe incontrare per scambiarsi opinioni e far conoscere al pubblico le tante idee che si possono avere circa un determinato argomento, e dove invece ci si azzanna, ci si offende, si urla, mi viene da pensare con rimpianto ai “salotti” di mia madre. E penso che tutti questi zoticoni e zoticone che conducono queste trasmissioni avrebbero tantissimo da imparare da lei (già anche solo a vestirsi, così almeno ci risparmierebbero scollature, braccia, cosce e ascelle in vista).
Talk show dove i padroni di casa dovrebbero preoccuparsi di favorire un confronto educato, civile, utile per gli spettatori, dove invece a farla da padrona è la maleducazione. E spesso la disinformazione, che è a sua volta una forma di non rispetto: verso il pubblico e la professione di giornalista.

Un buon padrone di casa, mi ha insegnato mia mamma, dovrebbe mettere a suo agio l’ospite, non assalirlo e metterlo in difficoltà come stanno facendo i vari tenutari e le varie tenutarie di queste bordelli tv, dove si pratica l’uno contro tutti. Invitano un ospite di parte opposta e poi lo massacrano, lo incalzano, lo dileggiano, lo svillaneggiano, godono palesemente a metterlo all’angolo, schiumano di rabbia se questo non si lascia mettere i piedi in testa.
Credono di essere dei bravi conduttori. Sono solo degli zoticoni ben vestiti (e poi non sempre…)

Diana Lanciotti

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