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L’articolo su "Mamma storna"

Cara Diana, giovedì scorso ho finito di leggere il tuo “Mamma Storna” ed ho deciso di scrivere una lettera complimentandomi con te. Sono una tua assidua lettrice, non ho perso un tuo libro ed in ognuno ho apprezzato la tua capacità di scrivere e di far partecipare il lettore. Quando inizio la lettura di un libro da te scritto non riesco a staccarmene fino a che non lo finisco. Devo dire che amando immensamente i cani amo anche tutti i libri che parlano di loro, di queste magnifiche creature, però i tuoi libri li metto sopra a qualunque altro che ho fino ad ora letto.
Devo dire che quando sulla rivista ho visto questo tuo “Mamma Storna” ho avuto un attimo di perplessità. Infatti non mi pareva possibile che un uccellino potesse essere un personaggio interessante sul quale scrivere un libro. Avevo letto “Luisito” della Tamaro un anno fa e anche se ne avevo sentito parlare bene ne sono stata invece assai delusa. Non mi ha presa, mi ha lasciato così.
Però non potevo lasciarmi scappare un libro tuo e perciò l’ho acquistato con fiducia. Tutti i miei dubbi se ne sono andati già dalle primissime pagine e l’ho letto in una notte trovandomi a ridere e a piangere con te come succede ogniqualvolta che leggo un tuo libro… solo che questa volta c’è qualcosa di più per me, questa volta credo che tu abbia raggiunto… la perfezione!!!
Diana, non sono tanto brava a scrivere, ma voglio che tu sappia che per me ma spero per tutti il tuo “Mamma Storna” è un libro veramente straordinario, che come tu dici insegna che anche nella più piccola delle creature c’è tutto un mondo. Dovrebbero leggerlo anche a scuola perché i nostri giovani hanno proprio bisogno di guardare più profondamente le cose che gli stanno intorno e questo libro li aiuterebbe.
Complimenti sinceri Diana!!!
Dopo però che ho finito di leggere il tuo “Mamma Storna” proprio il giorno dopo ho letto un articolo sul Venerdì, l’inserto che esce con il quotidiano Repubblica, che parlava proprio di “Mamma Storna” e ci sono rimasta piuttosto male. Leggendo quello che hanno scritto mi sono venuti seri dubbi che parlassero dello stesso libro che io avevo appena finito di leggere. Ho letto delle cose imprecise tipo che tu hai trovato Oreste in un tombino e hai deciso di portarlo a casa (invece tu l’hai trovato in un tombino ma nel tuo giardino e lo descrivi molto chiaramente), e poi che Oreste non impara bene a volare, e non spiegano quasi niente di tutta la storia straordinaria che hai scritto. Ma è alla fine che ci sono rimasta proprio male, quando parlano di una triste conclusione della storia di Oreste. Ma triste dove? Come tu dici la storia finisce come doveva finire e non è affatto triste. E poi scusami una cosa: l’esperta della Lipu non si capisce bene se si riferisce a Oreste quando dice che nel 90 per cento gli uccellini lasciano presto il nido, e di stare attenti a portarli via perché è un rapimento o che bisogna rivolgersi alla Lipu. Ma allora che cosa dovevi fare? Lasciarlo lì? E’ esattamente il contrario di ciò che tu dici ed io condivido pienamente: che non bisogna voltarsi dall’altra parte di fronte alle creature che hanno bisogno.
Mi sono chiesta se prima di scrivere quell’articolo hanno letto il tuo libro o l’hanno solo sfogliato.
Scusami Diana, ma tu l’hai letto quell’articolo? Non puoi chiedere come credo si fa in questi casi una rettifica?
Il tuo “Mamma Storna” è una storia gioiosa e di speranza, commovente ma non triste. Dopo averlo letto mi capita spesso di sorridere agli uccellini che vedo volare ed appoggiarsi sulla ringhiera del mio balcone e di osservarli con un’ attenzione che prima di ora non avevo mai avuto.
Un sincero saluto

Fabiana

(clicca su “Leggi tutto” per leggere la risposta di Diana)

Carissima Fabiana, ti ringrazio veramente tanto per la tua lettera e sono felice che Mamma storna abbia saputo non solo sciogliere i tuoi dubbi, ma superare addirittura le tue aspettative.
La storia con Oreste mi ha coinvolta profondamente, come ho scritto, facendomi provare sensazioni ed emozioni inimmaginabili e proprio per questo tanto forti e preziose. Emozioni che non mi lasceranno mai, e che provo ogni volta che osservo il volo libero e allegro degli uccelli.
Ormai Orestino fa parte della mia vita, come tutti gli animali che ci sono entrati o l’hanno sfiorata lasciandomi un segno e la voglia di fare qualcosa di più per loro. Io lo faccio attraverso la scrittura, che è la cosa che più mi piace e che forse mi riesce meglio, e sfrutto questa mia capacità con l’intento di far riflettere tante persone e ritrovarmele accanto in questo straordinario cammino di avvicinamento alle meraviglie del mondo che ci circonda.
Per quanto riguarda l’articolo su Venerdì di Repubblica l’ho letto. Diciamo innanzitutto che si tratta di un articolo nella sezione "Scienze" e non nella sezione libri, e quindi l’intento era di dare nozioni sull’allevamento (o meglio sul… non allevamento) degli uccellini caduti dal nido. L’articolo contiene informazioni molto importanti su cosa fare o non fare (più che altro non fare…) quando si trova un uccellino. Sono informazioni preziose, che si ritrovano anche sul sito della Lipu, e alle quali mi sono attenuta scrupolosamente dopo che ho constatato l’assoluta impossibilità (ma non da parte mia…) di affidare Oreste a un centro di recupero…
Come sai, avendolo letto nel libro, quando ho telefonato mi hanno detto che dovevo rivolgermi a un veterinario o alla Forestale. Cose che ho diligentemente fatto, anche se alla fine mi sono ritrovata a dovermi arrangiare da sola, seppure con il supporto costante del nostro veterinario.
Al di là di quanto è scritto nell’articolo, tu che hai letto il libro sai che Oreste aveva pochissimi giorni, che non era semplicemente andato a farsi un giro, ma che era proprio caduto dal tetto senza possibilità di salvarsi.
Ma, appunto, tu hai letto il libro. Ed è questo il punto. Né il giornalista né la signora della Lipu l’hanno invece letto. Capita, purtroppo, nella grande maggioranza dei casi, quando un caporedattore decide di fare un servizio su un libro (che è un caso diverso da una recensione, ovviamente… lì s’intende che li leggano, o almeno lo si pretenderebbe…) o su un fatto di cronaca e lo affida quindi a un collaboratore esterno, senza fornirgli informazioni basilari sulle quali lavorare.. Il tempo per leggere il libro o per indagare non c’è, e allora si fa un’intervista telefonica che ha tutti i limiti di tempo e distanza che puoi immaginare.
Nel caso specifico il giornalista si è ritrovato a dover confezionare un articolo non solo senza aver letto il libro, ma addirittura senza nemmeno averlo avuto prima in mano, trattandosi di un collaboratore esterno (il libro era invece in redazione). In queste condizioni credo che abbia fatto, nonostante i difficili presupposti, un buon lavoro. Del resto mi ricordo, durante l’intervista, di aver osservato che la storia di Oreste era talmente complessa che era difficile da sintetizzare in pochi minuti al telefono. Non per niente ci ho scritto un libro di oltre duecento pagine.
Succede spesso: i tempi giornalistici sono sempre molto stretti e per forza di cose non consentono i dovuti approfondimenti. Ma non è successo nulla, mi pare, per cui dover chiedere una rettifica.
La questione della "triste conclusione" è un giudizio personale di chi ha dovuto scrivere l’articolo nelle condizioni che ti ho spiegato.
Ma io che l’ho scritta, e soprattutto vissuta, e tu che l’hai letta sappiamo che la storia di Orestino non ha affatto una triste conclusione.
Un caro saluto

Diana

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