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Il reporter americano: “giustiziato” da una “bestia”?

La notizia dell’uccisione barbara e orribile da parte degli integralisti islamici del reporter americano James Foley ha dimostrato che il dialogo non è possibile con individui che si nascondono dietro la facciata della religione per giustificare i crimini commessi e il fanatismo più violento.
Non ho molto da aggiungere a quanto è stato detto per condannare un gesto di una disumanità inqualificabile.
Oltre al fatto in sé, però, c’è altro che mi disturba: il modo, o meglio le parole usate da alcuni giornalisti per dare la notizia.
Tra i termini usati ne ho sentiti due che stonano assolutamente con il contesto: “giustiziato” e “atto bestiale”.

Parlare di “bestialità” è tipico di certi giornalisti che, come spesso succede, vanno a cercare nel mondo animale la definizione di azioni che, invece, agli animali sono totalmente aliene.
Cari signori sempre in cerca di espressioni eclatanti, fatevene una ragione: gli animali non conoscono la crudeltà gratuita che è tipica degli esseri umani. Inutile addossare alle altre specie difetti, peccati, brutture e storture che sono appannaggio della nostra specie.
Ma a colpirmi è anche l’uso della parola “giustiziato”, scritta o detta con leggerezza ed evidente ignoranza della lingua italiana.
Come si legge sull’enciclopedia Treccani: “giustiziare v. tr. [der. di giustizia] (io giustìzio, ecc.). – Sottoporre a esecuzione capitale, in seguito a regolare condanna penale, e più genericam. in esecuzione di una condanna a morte: g. un criminale; i due traditori furono giustiziati all’alba. Erroneo l’uso del verbo nel sign. di uccidere, assassinare.”

Usare la parola “giustiziato” nel caso di un’uccisione di una barbarie inaudita sa di, appunto, ignoranza, o di giustificazione. Ma dato che non credo che tra i giornalisti nostrani ci sia qualcuno che può anche lontanamente pensare che l’uccisione del giornalista sia compatibile con qualche forma di “giustizia”, propendo per la prima ipotesi.
Ma perché prima di parlare o scrivere non vi chiedete se i vocaboli che usate sono idonei?
Eppure la lingua italiana offre un’infinità di opzioni… non vi vien voglia di scoprirle? Almeno per onorare la memoria di un collega e non far credere a qualcuno che sia stato ucciso dopo un regolare processo da un essere umano crudele come “una bestia”.

Diana Lanciotti

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