Il Giornale: articolo e intervista a Diana Lanciotti su Costa Paradiso

Di seguito il testo integrale. Il Paradiso non può attendere La località sarda che fu il nido d’amore della coppia Vitti-Antonioni e il rifugio via dagli occhi indiscreti di personalità dello spettacolo, della cultura e della moda, sta vivendo un momento di crisi per un problema banale. Ma la soluzione è a portata di mano… e a fornirla è la legge, come chiedono i proprietari delle case affacciate sui tramonti più scenografici del Mediterraneo. C’è un posto, nel nord della Sardegna, affacciato sul Golfo dell’Asinara, dove ogni sera il sole tuffandosi nel mare mette in scena spettacoli mozzafiato, dove nei millenni il vento e il mare hanno scolpito le rocce in forme incredibili, dove il mare se è arrabbiato esprime tutta la potenza della natura, e quando è calmo rivela fondali tra i più belli al mondo. Questo posto unico, famoso per i suoi tramonti e le sue rocce oltre che per il mare, si chiama Costa Paradiso. Nato negli anni ’60 grazie alla felice intuizione di Pierino Tizzoni, imprenditore italo-svizzero che lo concepì come insediamento residenziale privato, ha visto architetti del calibro di Alberto Ponis misurarsi nella progettazione di case create per non invadere l’ambiente ma per compenetrarsi con esso, in un continuum che solo qua raggiunge vette di perfezione. Otto milioni di metri quadrati di rocce monumentali, corbezzoli, lentischi, cisti, lecci, eriche, elicrisi, rosmarini e lavande selvatiche, dove le case si inserivano sommessamente, in punta di piedi, senza mai superare lo skyline e limitare la vista. Case che devi sapere che ci sono per vederle, tanto si mimetizzano con le rocce, sia per le forme che per il colori. La particolare scoscesità del terreno consente a ogni abitazione di godere di un panorama mozzafiato sul mare. Ognuna ha il suo, diverso da qualunque altra. Costa Paradiso fu il buen retiro di personalità della cultura, dello spettacolo, della moda, della politica, del giornalismo. Tra tanti, il regista Michelangelo Antonioni e Monica Vitti che proprio qua, per celebrare la loro storia d’amore, si fecero costruire una casa avveniristica: la celebre Cupola, progettata dall’architetto Dante Bini, divenuto famoso per le sue particolari costruzioni ispirate alle conchiglie marine. E, ancora, l’attrice Macha Meril, il pittore Sergio Vacchi, i fratelli Giuffré, il pellicciaio Sergio Soldano, la stilista Luisa Spagnoli, l’attrice Gina Lollobrigida, il console americano Hartley, Cino Tortorella (il famoso “mago Zurlì”). Tutti accomunati dall’amore per un posto che a poche ore dalla “civiltà” offriva un totale isolamento, in mezzo a una natura ancora selvaggia, sentendosi attori di una grande avventura appena agli inizi. Costa Paradiso, per l’unicità del territorio e la privacy assoluta favorita da case abilmente mimetizzare tra le rocce e la macchia mediterranea, divenne la risposta antimondana e distintiva (dove la distinzione era data dal buon gusto, dalla sobrietà e dal rispetto per l’ambiente) alla Costa Smeralda. Mondanità e prime pagine dei giornali, da una parte, una difesa a oltranza della pace e della privacy dall’altra, tanto che i paparazzi sguinzagliati sulle tracce della coppia Antonioni-Vitti venivano accuratamente tenuti fuori dalla sbarra. E le guardie erano incaricate di negare che lì ci fosse la casa di regista. Poi qualcosa cambiò, e negli anni Settanta una malaugurata modifica del piano regolatore, che finora prevedeva una sola casa per singolo lotto, permise di accorpare le cubature e di costruire piccoli e medi condomini. Era l’epoca della cementificazione selvaggia e anche questo angolo di Paradiso non fu risparmiato. Fine del sogno di Tizzoni e di coloro che lo seguirono investendo qua risparmi ed emozioni? Rivolgiamo la domanda a Diana Lanciotti, pubblicitaria, giornalista e scrittrice di grande successo con all’attivo venti titoli venduti in migliaia di copie (come la quadrilogia di Paco, i romanzi d’amore e avventura nel filone del “romanticismo d’azione”, il giallo vegetariano La vendetta dei broccoli). Alcuni dei suoi libri (tra cui Black Swan e Mamma storna), sono in parte ambientati nella località gallurese. Ed è proprio qui che la scrittrice gardesana ha deciso di vivere, insieme al marito Gianni Errico, architetto, dopo quasi trent’anni di assidua frequentazione. La Lanciotti è anche la fondatrice del Fondo Amici di Paco, associazione nazionale no profit per la tutela degli animali, da 22 anni una delle realtà più attive a livello nazionale, sia sotto l’aspetto degli aiuti concreti ai rifugi che quello della sensibilizzazione. L’associazione ha portato all’attenzione di istituzioni, media e cittadini le problematiche dei cani e dei gatti abbandonati rendendo noto il fenomeno del randagismo e altre crudeltà fino a prima taciute o ignorate. Il suo amore per la Sardegna la porta ad aiutare in modo particolare i rifugi sardi che salvano dall’abbandono migliaia di cani e di gatti. «Fine di un sogno forse per qualcuno. Ma ora a sognare sono molte più persone, tutte quelle che arrivano qua per la prima volta e restano incantate dalle rocce, dalla natura, dagli scorci mozzafiato che cambiano anche solo spostandosi di qualche metro, e decidono di passare qua buona parte dell’anno, se non tutto. Non esiste la monotonia, a Costa Paradiso, neanche fuori stagione. Le rocce e il mare, a seconda della luce, assumono sembianze continuamente diverse. È vero, c’è una parte densamente cementificata, anche se dire “densamente” non è del tutto esatto. La è per chi, come me, ha visto questo posto cambiare nel tempo, ma rispetto ad altre zone dove non si è guardato tanto per il sottile tutto sommato la densità edificatoria è ancora accettabile, e la parte più costruita occupa fortunatamente solo una parte del territorio. Restando all’interno del comprensorio, basta spostarsi di poco per immergersi di nuovo in una natura selvaggia, dove le case sono presenze discrete, e le rocce e la vegetazione la fanno da padroni incontrastati. Ci sono scorci e angoli che continuano a emozionarmi come quasi quarant’anni fa, quando arrivai qua per caso la prima volta.» È un posto molto amato dagli stranieri? «Sì, molti stranieri l’hanno scoperta negli ultimi anni: un posto in pieno Mediterraneo a un’ora di aereo, dove si sta in maniche corte quando a casa loro c’è mezzo metro di neve. Molti hanno comprato casa qui ed è su di loro, che fanno vivere l’isola per tutto l’anno, che bisogna puntare rendendo sempre più allettante il soggiorno, qualificando il servizio e le strutture.» Il vento a Costa Paradiso è una costante? «Più che una costante è una presenza importante, che ha permesso a questo posto di diventare così com’è. Qualcuno ha detto che il Maestrale ripulisce l’aria ma anche i pensieri. A Costa Paradiso è vero più che mai. Bisogna provare l’esperienza di sedersi su uno scoglio durante una maestralata per capirlo. Si potrebbero passare ore e ore, senza annoiarsi, sentendosi parte di una natura ancora selvaggia. Ci si sente vivi, in ogni cellula del nostro corpo, e la mente si rigenera. Poi però ci sono anche momenti di pace, con il mare calmo come olio o tutt’al più maculato dalla brezza. Il clima è buono per tutto l’anno e può capitare, in gennaio, di superare i 24 gradi. E c’è chi ne approfitta per fare il bagno…» A distanza di anni, che cosa rimane dello spirito che portò alla nascita di questo posto unico al mondo? «Resta l’incanto di una natura prorompente, con queste rocce di granito rosa scolpite dal maestrale nelle forme più spettacolari e impensabili, e la vegetazione che si compenetra con le rocce stesse creando un’architettura paesaggistica che nemmeno il più abile dei giardinieri saprebbe riprodurre. E poi i tramonti: ogni giorno dell’anno Costa Paradiso mette in cartellone un tramonto diverso, uno spettacolo che ho immortalato in migliaia di fotografie. È un posto magico, soprattutto fuori stagione, quando si può goderne la maestosità silenziosa, che mette soggezione e invita alla riflessione. Chi viene in agosto a Costa Paradiso, come nel resto della Sardegna, non si immagina quanto da ottobre fino a tutto maggio sia verdissima e fioritissima.» Però molto è cambiato. La Cupola di Antonioni, ad esempio… «Sì, la Cupola è ancora là ma ha cambiato proprietà e ora è ridotta a un’astronave abbandonata di cui più nessuno si prende cura. Nonostante sia fatiscente, conserva intatto il suo fascino. Basterebbe un attento restauro per riportarla all’originario splendore.» Ma anche il paradiso ha i suoi problemi. Da qualche anno è in corso una diatriba tra la Comunità di Costa Paradiso, che rappresenta oltre duemila proprietari ed elegge un proprio C.d.A., e il Comune di Trinità d’Agultu, di cui il comprensorio fa parte. La materia del contendere è il completamento dell’impianto fognario, che nonostante gli obblighi di legge non è mai stato effettuato. «Costa Paradiso sta scontando anni di amministrazioni “disordinate”», commenta la Lanciotti, «che hanno portato a una situazione di stallo da cui l’attuale Consiglio di Amministrazione sta cercando di portarci fuori. Ma c’è chi rema contro e alimenta una conflittualità insensata, facendo leva su interessi contrastanti che fanno capo all’imprenditoria, al Comune e ai proprietari stessi. Interessi che dovrebbero essere incanalati e indirizzati verso la soluzione dei problemi. Al centro di questi contrasti è l’annosa questione del completamento della fognatura, che secondo il Comune dovrebbe gravare sulle tasche dei proprietari, mentre la legge stabilisce diversamente. Purtroppo la situazione diventa sempre più ingarbugliata perché qualcuno ha deciso di “inquinare” le acque diffondendo notizie artatamente rielaborate, che gettano scompiglio. Ad esempio, che noi proprietari di case vorremmo far pagare la fognatura al Comune, e perciò ai cittadini di Trinità. Ma non è vero. La fognatura andrà fatta seguendo la normativa, con il coinvolgimento degli enti preposti (in questo caso Egas e Abbanoa) come in tutto il resto d’Italia. La legge è chiara. E una volta che ci si deciderà a ottemperarla, tutto rientrerà nella normalità e potremo davvero pensare, tutti insieme, a rivalorizzare questo splendido territorio e far ripartire l’economia, che sta risentendo della crisi generale e di questo stallo che dura da anni.» Insomma, non c’è pace nemmeno in Paradiso… «Arriverà anche qua. Basterà riportare la questione nell’ambito della legalità, e avere una visione meno “ombelicale”, tipica di chi pensa che il mondo sia confinato al proprio ombelico. Gli interessi in gioco sono importanti, ma ce n’è solo uno che conta: quello di un territorio splendido da cui qualunque intento speculativo va tenuto lontano. Per il bene di tutti, anche di quelli che ci lavorano.» S. R. Nelle foto: uno dei tramonti per cui Costa Paradiso è famosa, una roccia dalle sembianze umane, la scrittrice Diana Lanciotti con Benny, adottato al Rifugio I Fratelli Minori di Olbia, una casa progettata a fine anni ’60 dall’architetto Ponis e ristrutturata dall’architetto Gianni Errico, mirabile esempio di riqualificazione nel rispetto del territorio, e “Lu Diaulu”, con sullo sfondo la Cupola del regista Michelangelo Antonioni.