9 aprile: stavolta la faccenda è seria

Il prossimo 9 aprile guai a sbagliare: stavolta non si scherza. Stavolta rischiamo davvero di vederci togliere le nostre libertà, rischiamo di veder annullato il credito che abbiamo acquisito all’estero, rischiamo di perdere le conquiste fatte, in tutti e dico tutti i settori, dall’economia al lavoro al diritto alla scuola.
In poche parole, rischiamo di tornare indietro.
E non di 5, ma di 50 anni!

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Se vanno su “quelli”, stavolta non si lasciano scappare niente. Non ce ne sarà più per nessuno (di libertà, intendo) a meno che non si sia “dei loro”.
Stavolta daranno un giro di vite strettissimo e useranno tutte le loro armi per annientare quelli che considerano i loro “avversari” (cioè chiunque non la pensi come loro).
Tasseranno tutto il tassabile: le case, i risparmi, il patrimonio, le eredità…(ricordate Amato, che arrivò a tassare i conti correnti?) I modi per rapinare i cittadini “quelli” li conoscono bene e sono pronti a usarli tutti.
Ci toglieranno piano piano ogni libertà, insinuandosi a tradimento in ogni settore della nostra vita, e noi, da liberi che siamo, ci troveremo di botto controllati, limitati, con uno stato che decide per noi, si impiccia di tutto e s’intrufola dappertutto.
Per anni, dal dopoguerra, hanno avuto in mano l’Italia e ne hanno fatto un’Italietta, un paese da barzelletta, senza immagine, senza credibilità, senza onore, senza un ruolo in ambito internazionale. E perché? Perché a loro della nostra cara e bellissima Italia non gliene frega un bell’accidente di niente.
E stavolta si sono presi una strizza troppo grande: dopo anni di sonni tranquilli, di governi dove rossi e bianchi se ne andavano a braccetto fingendo di essersi nemici, dopo che per anni si sono spartiti in perfetta connivenza l’Italia come una grande torta (una fetta a me, una a te… e gli Italiani che s’impicchino…), si sono visti portare via il potere. E da chi, poi? Non da un altro mestierante della politica come loro, ma da un… imprenditore… Come dire (usando un linguaggio a loro caro) un “cittadino comune”, non un unto dal Signore, non un politico di nascita. Non uno di loro: gente che nasce per fare politica e se la tiri fuori da lì è finita, gente che non ha mai lavorato sul serio un giorno, ma cosa dico, un’ora della propria vita. Gente venuta su nelle sezioni di partito e cresciuta pascendosi del “verbo” della politica, gente che non è al servizio dei cittadini, ma si serve dei cittadini per poter accedere alla stanza dei bottoni e partecipare alle grandi orge di potere di cui quei signori non sono mai sazi.
Dicevo: sì, un uomo qualunque li ha battuti e ha insegnato all’Italia ad avere fiducia, a essere ottimista, a riconquistare la dignità, a essere libera.
Quest’uomo ora ha bisogno di tutto il nostro appoggio, se vogliamo che l’Italia (e noi Italiani tutti) vada avanti. Da qui al 9 aprile “quelli” ne faranno di tutte per massacrarlo. Lo stanno già facendo. L’hanno fatto per anni, usando la mannaia della (in)Giustizia, ma non ci sono mai riusciti fino in fondo. Perché, anche se la dipingono di rosso, la verità prima o poi si dà una ripulita e viene a galla.
Ora vanno dicendo che lui sta dividendo l’Italia, mentre loro vogliono unirla. Che eresia. Ma se finora sono stati loro che hanno spaccato tutto lo spaccabile! Ora invece hanno la faccia tosta di cambiarsi il vestitino e mettersi la maschera da agnellini per chiederci il nostro voto. Gli spudorati.
E mentono, mentono sempre e su tutto, come hanno imparato e si tramandano di generazione in generazione, da bravi marxisti. Dicono che l’Italia va male. Sarebbe al collasso, a sentire la loro vergognosa propaganda. Ma come mai invece l’ISTAT ha appena fatto sapere che l’economia è in grande ripresa?
Berlusconi, col suo governo, di cose positive ne ha fatte, solo che per anni e tutti i giorni stampa e tv asserviti alla sinistra hanno fatto credere che no, che il governo non stesse facendo niente. Hanno fatto credere che il programma del Polo non sia stato realizzato, mentre chi non si lascia abbindolare da questi mentitori di professione sa che Berlusconi è riuscito a tener fede a gran parte degli impegni che si era preso con noi italiani, nonostante la grave congiuntura internazionale, nonostante l’enorme buco lasciato dall’amministrazione di sinistra, nonostante i suoi stessi alleati che, da bravi tiraindietro, non lo hanno di certo aiutato.
E poi, vogliamo, volete confrontare lo spessore di un Berlusconi con quello di un Prodi?
Non c’è confronto che tenga. Non c’è bisogno di mettere insieme una farsa di “duello” televisivo per capire chi è il migliore. Basta vederli in faccia. Ma non perché uno sia più bello dell’altro (in quanto a bellezza, tra tutti e due, poverini…), ma perché guizza all’occhio la differenza tra un uomo che sa quello che dice e ci crede, e uno che dice quello che i suoi compagni d’armi gli permettono di dire, ma è lui il primo a non crederci. Del resto, uno che sta dando ragione a tutti, a sindacati e Confindustria, a Chiesa e Rifondatori, come fa a essere credibile? Come si fa a votarlo? Ma, seriamente, ma l’avete visto in faccia? O quando parla? Senza energia, senza passione… Uno così può andar bene per farci quattro chiacchiere (noiose) al bar, ma niente di più. Qui si tratta di far funzionare l’Italia, una nazione, non una paninoteca.
Basta con le faziosità e le ideologie. Dobbiamo metterci in testa che una nazione, oggigiorno, va “amministrata”, né più né meno che se fosse un’azienda.
Va guidata con criteri manageriali, perché funzioni davvero, perché produca, perché dia reddito e frutti a tutti i cittadini onesti, non perché “tiri a campare” come è sempre successo in passato. Non dimentichiamocelo, per favore, quel passato. Un passato dove quello che ora si ricandida a presidente del consiglio (bel coraggio… l’ha già fatto il premier, e un gran male, per due anni ed è stato sconfessato e detronizzato dai suoi stessi compari) ha svenduto due tra le più grandi aziende italiane. Avete in mente la Cirio? E l’Alfa Romeo? E come mai nessun giornalista in campagna elettorale ha il coraggio di tirar fuori questi due scheletri dall’armadio del “professor” Prodi? Ma come, l’informazione non è tutta (dicono “loro”) in mano a Berlusconi?
No, lo sappiamo tutti, e lo sanno anche loro, che Berlusconi è troppo intelligente, troppo coerente, troppo liberale, per influenzare il libero pensiero dell’informazione. E così lascia che i centri del potere della comunicazione siano in mano alla sinistra, salvo qualche isola che tutti del resto conosciamo. E che il “libero pensiero” dell’informazione sia in realtà assoldato ai grossi padroni, o dell’industria o della politica, che se la fanno e se la dicono tra di loro. E credono di farci fessi.
La strategia marxista e comunista è quella di denigrare e infangare l’avversario per renderlo uguale a sé, non di migliorare se stessi per cercare di essere al suo stesso livello e combatterlo ad armi pari.
No, loro vogliono massificare e puntano sempre al basso, all’infimo.
Del resto, li vediamo, no?, come e chi sono, le facce impresentabili che hanno.
Vogliamo parlare di Fassino? Uno che porta sfortuna solo a guardarlo, uno che è passato tra mille scandali e, non si sa come, è sempre riuscito a uscirne. Ma non a testa alta, semplicemente perché “si è lasciata cadere la cosa”. Lo si vede pontificare in tv, ogni giorno sempre più arrogante, e più nessuno ci dice che fine hanno fatto le inchieste sulle intercettazioni telefoniche. Sennò lui si offende, pover’uomo, si offende per essere stato scoperto con le mani nella marmellata, però non ci ha ancora spiegato che cosa intendeva quando diceva “allora adesso siamo padroni di una banca”. Ah, già è vero… lui è quello che si è comprato un casale con podere in Toscana, ma con il mutuo… come se il mutuo non si dovesse pagare. A meno che, vista la commistione con le banche…
Vogliamo parlare di D’Alema? Uno che, approdato ai salotti buoni, se solo potesse farebbe carte false per prendere il posto di Berlusconi. Comunista lui? Ma come vi permettete? Lui è un democratico di sinistra (e dove stanno i democratici a sinistra? E’ una pura contraddizione) Lui è quel signore che indossa solo scarpe fatte a mano (quanti italiani di quelli che lui asserisce di voler rappresentare possono permettersele?) e c’ha la barca da 3 miliardi (o di più?), però dice di averla… in società con amici! Vogliamo parlare di Rutelli? Ex radicale ed ex tante altre cose, ora fa il centrista e tiene il piede in mille scarpe. Quando parla, lui per primo non crede a quel che dice (il sorrisino beffardo che gli spunta la dice lunga… Gli avversari credono che rida di loro, in realtà ride delle panzane che lui stesso racconta).
Vogliamo parlare di Mastella? Uno che è sempre in bilico, pronto a volare dalla parte di chi offre di più (più poltrone, ma anche più tavoli e più cene, visto che Striscia la Notizia ha rivelato che il signore avrebbe la bella abitudine di andare al ristorante e non pagare il conto).
Vogliamo parlare di Bertinotti? Quello che indossa solo capi di sartoria, e che gli operai gli fanno schifo, con quelle mani unte e le tute tutte sporche, lo stesso che ha messo in lista tipi come Caruso (il leader dei disobbedienti, per intenderci… insomma dei violenti, dei facinorosi, quelli che bruciano le auto e spaccano le vetrine, ma possono farlo perché portano avanti una lotta… e infatti i giudici sono subito pronti a perdonarli, senza neanche una lavata di capo… ma proviamo noi “cittadini comuni” a tirare un sasso contro un cassonetto… ci mettono dentro subito e ci lasciano lì).
E poi, che programmi hanno, questi venditori di fumo, questi imbrogliacarte della politica? Non si è ancora capito, perché non possono prendere posizioni chiare, sennò strada facendo perdono almeno la metà dei compari di un’alleanza che sta già facendo acqua da tutte le parti.
Che cosa ci fa, tutta insieme, questa gente, in questa orrenda scoalizione (sì, avete letto bene: ho scritto scoalizione, con la s davanti. Come si fa a chiamare coalizione una cosa che durerà giusto il tempo della campagna elettorale, e si sfascerà alla prima decisione importante? Quando, ad esempio, vorranno portare avanti i PACS, e allora Mastella si accorgerà che lui, cattolico, non può stare nella stessa ammucchiata con Vladimir Lussuria?)
Ma che gran minestrone indigesto. Che cosa c’entra Prodi con Bertinotti, e Di Pietro con il figlio di Craxi, e Rutelli con D’Alema, e Mastella con Diliberto?
Solo in una cosa sono uniti: nella disonestà intellettuale e nell’odio verso Berlusconi.
Lo vogliono distruggere.
Ora dicono che dà troppi numeri, che si nasconde dietro una cortina di cifre. Proprio loro, lo dicono, loro che si nascondono dietro una cortina di fumo sperando di disorientarci. Non li ho ancora sentiti fare un discorso concreto, solo proclami privi di qualsiasi programma, di qualsiasi aggancio con la realtà. Hanno paura dei numeri: perché i numeri che sta dicendo Berlusconi sono le cifre della realtà, quella realtà che loro invece un po’ non conoscono, un po’ vogliono manipolare.
Stanno usando e useranno tutte le armi per annientarlo. Adesso ci si è messo anche quel bellimbusto di Della Valle (che vergogna, io porto le Tod’s… sono così comode… Pazienza, smetterò) che dà del matto a Berlusconi, consigliando i suoi familiari di farlo riposare… Caro, ma che omino gentile (del resto con quella chioma così ben pettinata e laccata non può che essere un omarino gentile e premuroso…)
E ci si è messo anche Mieli, chiarendo definitivamente la sua posizione di servo della sinistra, che per fare un piacere ai suoi padroni si è schierato con Prodi e compagni. Per fortuna (e ben gli sta, a lui e ai suoi capi) i lettori hanno punito la sua presa di posizione, mollando il Corrierone e mettendosi a comprare Giornale e Libero o altri quotidiani. Anche se loro negano le perdite, qualsiasi edicolante potrà confermarvelo.
E ogni giorno se ne esce qualcuno (l’ultimo è stato Violante… un altro di quelli che ve li raccomando…) a dire che Berlusconi è disperato, un uomo finito.
Vorrebbero, loro! Loro che, invece, sono tutti lì che se la fanno nelle braghe per la paura. La paura di doversi inventare qualcosa, se anche stavolta gli va buca, e magari doversi congedare dalla politica e… cercare un lavoro onesto.
In realtà Berlusconi è più forte che mai, ha a sostenerlo tutte le forze positive del paese. Ha noi persone fiduciose nel futuro, noi che sappiamo quanto lavoro importante il Suo governo abbia prodotto in questi anni, nonostante i detrattori (gli avversari e troppo spesso i suoi stessi alleati… quei signori che varrebbero ancora quel poco che valevano un tempo, se non fosse arrivato Berlusconi a sdoganarli e a dargli spazio e importanza). Ha noi che non ci lasciamo influenzare dalla propaganda dei mistificatori della politica, quelli che sarebbero disposti a mandare l’Italia allo sfascio pur di riprendersi il potere.
Ha noi che lavoriamo onestamente, che non chiediamo appoggi ai politici per andare avanti, noi che siamo fieri del nostro pensiero libero, noi che crediamo che l’Italia possa e debba continuare nella strada intrapresa in questi anni per diventare una Nazione in cui essere fieri e felici di vivere. E se e quando succederà, credetemi, non sarà di certo per merito di Prodi e i suoi accoliti, ma sarà grazie a persone come Berlusconi, che impersonano l’Italiano che lavora, che produce, un po’ geniale e un po’ creativo, l’italiano sincero e non assoggettato al potere dell’informazione falsa, venduta e tendenziosa.
E, guardate, io non sono una dei tipici Berluscones, quelli che bacerebbero il terreno dove lui ha camminato. Un tempo non mi andava neanche tanto a genio. Ma da quando l’ho visto all’opera come capo di governo, mi sono semplicemente e visceralmente convinta che l’Italia abbia ancora bisogno di una persona con le sue capacità, che la sappia governare, una persona di larghe vedute, una persona stimata e rispettata anche all’estero, una persona che crede in quello che fa e ha la passione e le capacità per fare bene e comunque meglio di chiunque attualmente calchi la scena della politica italiana. E il fatto che non sia un politico di professione, ma un imprenditore (e che imprenditore!) prestato alla politica, depone fortemente a suo favore. L’importante è dargli il modo di lavorare per noi, come lui sa fare, per almeno altri 5 anni.
Credo di aver detto abbastanza.

Diana Lanciotti

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