Fermiamo il “festival” della carne di cane di Yulin

Gentile Diana
sono una zoologa, naturalmente condivido con Lei un amore infinito per tutti gli animali, cani e gatti in particolare.
La ammiro moltissimo per tutto l’impegno e la dedizione che ha profuso in tutti questi anni per gli animali meno fortunati, che grazie alla Sua fondazione hanno potuto trovare tutte le cure e l’amore che meritano, creature meravigliose e pure da cui l uomo può solo imparare.
Le scrivo oggi per chiederLe cosa possiamo fare per fermare l’orrore di Yulin che ormai sta per iniziare. Vorrei firmare la petizione ma dal sito non sono riuscita a farlo, mi può aiutare per favore?
Le confesso che quando arriva il 21 giugno io mi sento male, inizio a piangere e non smetto per tutta la durata di questa barbarie, il solo pensiero mi spezza il cuore, non so veramente come fare, sono disperata per quello che si ripete ogni 21 giugno da 10 anni a oggi.
Ma non possiamo fare ancora qualcosa? A livello del nostro governo perché possa fare pressione, non so una manifestazione, qualcosa di concreto. Non è possibile che stiamo a guardare senza agire, è una cosa mostruosa cucinare vivi milioni di cani e gatti, rubati alle loro case, alle loro famiglie e poi torturati per giorni e giorni fino a essere cucinati vivi.
L’uomo non può fare questo a delle creature innocenti e meravigliose che vivono per noi tutta la loro vita.
Ho scritto all’onorevole Brambilla ma non mi ha risposto, pensavo l’avrebbe fatto…
Che dice, cosa possiamo fare? Spero tanto Lei potrà rispondermi…
Facciamo qualcosa, La prego.
La ringrazio tanto per l’attenzione, Le invio un grande abbraccio

Antonia L.

Carissima Antonia,
come ho già detto, la politica è sempre refrattaria a occuparsi di questioni considerate marginali e comunque scomode: con la Cina ci sono in ballo grandi interessi economici… e che cosa vuole che sia se qualche migliaio di cani viene rapito, ammazzato e messo in pentola? E poi c’è sempre qualcuno che alza la bandiera della… difesa delle tradizioni. Ma quello è un argomento su cui non perdo nemmeno più tempo. Ragionando così, saremmo ancora ai tempi della schiavitù e della ghigliottina…

In realtà non abbiamo fatto una petizione da firmare: prima di tutto perché ormai la raccolta firme come strumento di denuncia/protesta è purtroppo abusata e inflazionata, e poi perché dal punto di vista organizzativo per noi sarebbe complicato gestirla.
Siamo una piccola (anche se molto attiva) associazione, per scelta: non vogliamo pagare personale, sedi, attrezzature, ma trasformiamo tutti i fondi che raccogliamo in aiuti concreti ai rifugi. Ci occupiamo di questioni nazionali, e ogni tanto ci permettiamo di… mettere il naso fuori dai confini italiani. Ci sono già tante organizzazioni ben più strutturate che si occupano delle questioni internazionali e se lo facessimo anche noi ci sovrapporremmo a loro e distoglieremmo forze e risorse (che non sono mai abbastanza) alle iniziative su cui siamo impegnati.

Prenda la Campagna Antiparassiti, che ci occupa (e mi occupa personalmente) per almeno 4 mesi. Io di lavoro faccio ben altro, e il Fondo Amici di Paco è un’attività no-profit che esiste proprio grazie al fatto che come pubblicitaria metto a disposizione (gratuitamente) le risorse personali e della mia agenzia per fare campagne, raccolte fondi, libri per poter aiutare concretamente i rifugi a salvare e far adottare migliaia di cani e di gatti.
Ho il brutto vizio di voler seguire personalmente ogni attività del Fondo: per la Campagna Antiparassiti muoviamo diverse migliaia di euro donati dai nostri sostenitori. Mi sento totalmente responsabile del buon uso dei loro contributi: anche una confezione di prodotti in più o in meno fa la differenza. Lo sanno bene i nostri fornitori, che costringo a un tour de force, a fare e rifare proposte, preventivi. Per risparmiare il massimo, e poter dare il massimo.

Più di così, come Diana Lanciotti e come Fondo Amici di Paco, non saprei che cosa fare. Non potrei: non sono una “volontaria di professione”, come definisco coloro che si spacciano per volontari ma in realtà fanno del volontariato un mestiere… Per carità, niente da dire, ma io ho scelto diversamente. Come ho spiegato in “Paco. Diario di un cane felice”, il Fondo Amici di Paco è nato in seguito alla delusione nata dall’incontro con una grossa associazione. Un’associazione strutturata come un ministero, di quelle che con i fondi raccolti finanziano le proprie sedi, le proprie attrezzature, i propri mezzi di trasporto, i propri viaggi, il proprio personale, che chiedono soldi alle sezioni locali anziché darne… D’accordo, quando l’intento è benefico può andar bene anche questo, però io preferisco una gestione più “snella” e lineare e usare tutto quanto raccogliamo per dare aiuti concreti.

Sa quante volte mi sono sentita dire: ma perché non avete sezioni sul territorio, perché non fare manifestazioni, perché non avete volontari in giro…? Purtroppo ho scoperto che il mondo animalista è molto variegato, e il rischio è che se affidi ad altri la gestione di certe iniziative la situazione vada fuori controllo e finisca per snaturarsi lo spirito che ha dato vita all’associazione: diffondere il messaggio di amore e rispetto verso tutte le specie viventi e aiutare concretamente i rifugi che salvano animali gettati via come scarpe vecchie.
Ci sono troppi personalismi, troppi orticelli da annaffiare, troppa litigiosità, troppe invidie.

Non sono una “volontaria di professione”, ma neanche una politica stipendiata con i soldi dei contribuenti (i nostri) che, non dovendo preoccuparsi di portare a casa il pane quotidiano, possa dire di dedicarsi a tempo pieno agli animali…

Ecco perché, e mi scusi se l’ho presa larga, per Yulin credo di aver fatto quello che sono in grado di fare.
Ho scritto all’ambasciatore cinese (https://www.dianalanciotti.it/2016/06/festival-della-carne-di-cane-in-cina/), al nostro Presidente del Consiglio (https://www.dianalanciotti.it/2019/03/rapporti-italia-cina-e-diritti-degli-animali-lettera/), ne ho parlato sulla rivista “Amici di Paco” (https://www.dianalanciotti.it/2019/03/e-in-arrivo-amici-di-paco-71/), ho creato la campagna “Anch’io me lo mangio…” (https://www.dianalanciotti.it/2019/06/festival-della-carne-di-cane-di-yulin-fermiamo-la-strage/) di cui stanno parlando diverse testate. Per la prima volta ci ho messo… la faccia. Non amo comparire nelle campagne o sulle copertine dei miei libri. Ma per i cani di Yulin l’ho fatto.

Inutile che le dica: farò ancora qualcosa. Non posso permettermelo, perché non posso permettermi come fanno (bravi, ma anche fortunati a poterlo fare) tanti giovani che vanno là per una settimana a sottrarre centinaia di cani alla mattanza.
Io ho fatto quello che è in mio potere. Ma se saremo in tanti a farci sentire e a non abbassare la guardia, le cose cambieranno. Come sono cambiate, e tanto, da quando 22 anni fa Paco faceva la sua comparsa in tivù, sui giornali e in libreria e raccontava al mondo la barbarie del randagismo. Allora non se ne parlava, ma da allora è un fenomeno conosciuto, in deciso calo (anche se qualcuno barando dice che è in aumento…) e difendere i diritti degli animali non è più considerata un’eresia o una perdita di tempo.

Scusi se ho approfittato della sua email per chiarire alcune cose. Forse non le ho dato la risposta che sperava, ma non ho voluto farle promesse che non potrei mantenere.
Pubblico questa sua lettera e, insieme ad altri commenti, la farò avere al Presidente del Consiglio.
Grazie per avermi scritto e aver espresso i suoi sentimenti, che condivido in pieno.

Un caro saluto

Diana

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