HO VISTO UNA LEPRE FUGGIRE…

In questo periodo in cui, in seguito al maltempo che ha devastato tante regioni italiane, si parla di sospensione della caccia (io stessa, per il Fondo Amici di Paco, mi sono fatta promotrice di una richiesta ai Presidenti delle regioni più colpite, v. Richiesta sospensione caccia e Lettera Provincia di Bolzano) mi sono ricordata di un articolo che avevo scritto per il n° 29 di Amici di Paco, nell’aprile del 2005, dopo una sconvolgente stagione di caccia che nella nuova casa di Padenghe, al limitare di un bosco imperversato dai cacciatori, avevamo dovuto subire. Dopo di allora, finché siamo rimasta in quella casa, per anni abbiamo subito le angherie e le minacce dei cacciatori, i loro comportamenti fuori legge (come sparare verso casa nostra, passare a pochi metri dalla nostra recizione col fucile in mano e altre amenità, fino a calarsi i pantaloni per mostrarci il deretano, in risposta alle nostre proteste), tanto da arrivare a fare denuncia presso i Carabinieri. Ma non è servito a molto.
Abbiamo trovato pace, finalmente, andandocene. E ora ripenso con angoscia a tutte le domeniche in cui io, Gianni e i miei genitori, dovevamo starcene chiusi in casa come se ci fosse il coprifuoco, mentre quelli sparavano indisturbati. E ripenso a tutte le volte che, sentendo uno sparo, mi sentivo trafiggere lo stomaco e il cuore. E ci sto ancora male.
Ripubblico l’articolo, sperando che serva come spunto di riflessione. Allora avevamo lanciato una petizione che aveva raccolto diverse migliaia di firme. Ma a cosa è servita, se non a rendersi ancora più conto che troppo spesso la politica va in direzione opposta rispetto alla vera volontà degli elettori?

HO VISTO UNA LEPRE FUGGIRE…
Ho visto una lepre. Embé, direte, voi, sai che notizia!
Ma per me era la prima volta che vedevo una lepre dal vivo. Ne avevo viste in tv o fotografate sui libri, ma dal vivo mai. Ho visto le sue orecchie ritte e mobili, il suo musetto guizzante, la sua coda bianca a pon pon, che vibrava come un piumino di cipria al vento, le sue zampe che correvano veloci.
E dietro la lepre ho visto dodici cani, dodici belve scatenate che davano la caccia a una lepre. E dietro ai dodici cani ho visto un uomo, con un fucile imbracciato e l’aria trionfante di chi sta per catturare chissà quale preda.
Una lepre. Una lepre per dodici cani. E un idiota di umano.
Potrebbe essere il titolo di un film, ma è la rappresentazione di una realtà che ho visto con i miei occhi e mi rimarrà impressa per sempre nella mente. E per non essere retorica e banale non dico anche nel cuore, ma dico nello stomaco, perché la stretta, l’aggrovigliarsi di stomaco che ho provato dinanzi a quella scena è stato qualcosa di raramente provato.
Perché prima di vedere la coda graziosa, di quella lepre, ho visto il suo sguardo. Uno sguardo terrorizzato, allucinato dalla paura, uno sguardo che chiedeva perché e diceva “Voglio vivere!”

Io ero nel giardino di casa, della casa in cui abito da agosto. Confina con un bosco, e per anni il bosco e il terreno dove ora c’è la mia casa sono stati regno incontrastato dei cacciatori. Ne sono la prova le centinaia di cartucce lasciate sul terreno ad arrugginire e inquinare, in barba alla legge che prescrive ai signori sparatori di raccoglierle. Ma tanto loro della legge se ne fregano, visto che un giorno hanno sparato a 25 metri dal mio naso, procurandomi una paura da infarto, e la legge, ancora una volta, lo vieterebbe. Ma questa è un’altra storia.
Torniamo alla lepre. È dicembre e io me ne sto con Paco e Boris a raccogliere sassi in giardino, quando all’improvviso sento un tramestio di là dalla rete di confine. Sono abituata: tra fagiani, ricci, uccelli di vario genere il bosco è pieno di vita, un po’ come quello incantato delle fiabe che tanto amavo da piccola. A primavera probabilmente tornerà ad abitarci Gastone, il cuculo nato in un nido incastrato nel muro, nel foro di scarico della caldaia quando la casa era in costruzione. Almeno lui tornerà e ripartirà nel periodo in cui la caccia è chiusa. A meno che, come vorrebbero fare, non amplino il periodo di apertura della caccia. Ma anche questa è un’altra storia.

Torniamo alla lepre. Ero lì, e sento un tramestio diverso dal solito, più persistente, in avvicinamento (di solito i tramestii si allontanano quando chi li provoca mi vede o avverte la mia presenza: mica l’ho scritto in fronte che amo gli animali e, con i brutti ceffi armati di fucile che girano per di qua, nessun animale del bosco si fida di noi umani). Alzo gli occhi e la vedo. Un siluro di pelo che schizza… veloce, appunto, come una lepre.
Paura e agilità si mescolano in quella palla di nervi in fuga dalla morte che la insegue. Provo una grande emozione nel vederla, e vorrei poterla prendere tra le braccia, accarezzarla, invitarla a pranzo. Ma dietro a lei arriva un’orda famelica: quarantotto zampe lanciate al galoppo, dodici code che sferzano l’aria, dodici musi frementi che divorano il terreno.
Ho odiato quei cani. Bellissimi e fieri cani da caccia, eleganti nel loro pelo lucido e raso. Io che amo i cani, quella volta ho fatto una clamorosa eccezione.
Ma poi è arrivato lui, il babbeo, l’idiota, tappato nella sua tuta mimetica da cacciatore dei miei stivali. Anche lui cercava di assumere la stessa aria fiera dei suoi cani, ma quando si ha la faccia e la testa di un cretino si fa fatica. E ho capito che non dovevo odiare i suoi cani. Poveretti, loro non facevano altro che fare ciò che ogni cane fa per compiacere il proprio padrone: lui voleva che andassero a prendere una lepre e loro ci andavano. È quello il bello ma anche il limite dei cani: che non metterebbero mai in discussione le intenzioni, buone o cattive che siano, dei loro umani.
E così ho smesso immediatamente di odiare quei poveri cani.
Ho urlato. Ho urlato alla lepre di scappare, di mettersi in salvo. E ho urlato a lui, al cretino, al mentecatto mentale, di andarsene via, lui e i suoi poveri cani. Dodici intelligenze, dodici fedeltà sprecate.

Non mi piace urlare. Amo gli animali ma non sono un’animalista fanatica, che urla e sbraita. Preferisco il dialogo, la riflessione. Provo una gran gioia a convincere attraverso il ragionamento.
Ma quella volta ho urlato. Ancora adesso ricordo a malapena quello che gli ho detto. Ma credo che nemmeno lui, nonostante il suo fucile che lo rendeva così fiero e sicuro di sé, si sia sentito tanto felice di essere impallinato dalle mie parole.
C’è da notare che il portatore scemo di fucile era in tutto e per tutto fuori regola: cacciava violando la distanza di sicurezza dalle case e con dodici cani, quando la legge ne consente tre.
Che sportivone. Chissà, uno così, come deve sentirsi macho.

Dopo un’ora, stando in casa, sento un urlo straziante provenire da un campo vicino. Corro sul terrazzo a vedere che cosa succede, chi è che strilla. Poi vedo tre cani che si avventano su qualcosa, o qualcuno, nascosto nell’erba alta.
E poi arriva l’idiota, fucile in spalla, e con gesto regale allontana i musi dei cani e si china a raccogliere qualcosa. O qualcuno. Mentre si rialza, mi vede. Allora, lo rivedo nella moviola della mia mente, solleva la mano sinistra da cui pende un fagottino inerme e me lo mostra con aria di sfida, facendolo dondolare un paio di volte.
Assassino, gli ho urlato. Vattene via, delinquente assassino. Queste parole ricordo molto bene di avergliele dette. E ricordo ancora bene l’ondata di dolore e rabbia che mi ha travolta.
Ero troppo lontana per capire se era la lepre. Ma al momento ho pensato, o mi sono illusa, che fosse un fagiano e mi sono sentita in un certo senso risollevata. Ma poi mi sono vergognata. Perché la lepre no e il fagiano sì? Forse che il fagiano non tiene famiglia? Forse che il fagiano ha meno diritto di vivere? Forse non ha un cuore, un cervello, forse non prova dolore e paura?

È stato, per me, come quando quel sabato di fine febbraio di tredici anni fa sono entrata per la prima volta in un canile. Allora avevo solo sentito parlare di randagismo, ma non l’avevo mai toccato con mano. Non sapevo niente dell’orrenda barbarie che ogni anno centinaia di migliaia di (dis)umani compiono nei riguardi dei nostri “migliori amici”. Ma quando l’ho vista, quando l’ho annusata, quando me la sono sentita raccontare, allora la mia coscienza si è rivoltata e da quel giorno mi è stato impossibile non fare niente per salvare, o almeno cercare di salvare, un po’ di quei cani e gatti meno fortunati del mio Paco.
Allo stesso modo, fino a quel giorno dello scorso dicembre non avevo mai toccato con mano, o visto dal vivo, e sentito lo strazio della barbarie della caccia.
Non dico che ora farò un’associazione, come ho fatto con il Fondo Amici di Paco. No, non ce n’è bisogno. Ce ne sono già che lavorano bene. Però, per quanto mi sarà possibile mi adopererò per svegliare gli animi, e fare in modo che, come l’abbandono, anche la caccia diventi un retaggio del passato.

La stragrande maggioranza degli italiani la pensa come me, lo dicono anche recentissimi sondaggi, e allora perché quando anni fa c’è stato il referendum contro la caccia non l’hanno votato tutti compatti? Perché la maggioranza degli italiani deve sottostare alla volontà di 700.00 sparatori legalmente riconosciuti. Non lo sapevate? Sono così pochi i cacciatori in Italia, però loro e l’indotto delle armi sono un bel bacino di voti e finora nessun (e dico nessun) governo se l’è sentita di rinunciare a quei miseri voti macchiati di sangue.
Mi rivolgo al nostro Presidente del Consiglio, e a tutte le persone che nel suo governo hanno fatto cose buone per gli animali: non lasciatevi strumentalizzare da quei pochi. Rinunciate a quei voti e avrete tanti più consensi da tanti altri italiani. Bloccate quell’iniqua legge “sparatutto” che uno sparuto gruppo vorrebbe far passare.
Dite un bel no, giriamo pagina e andiamo avanti, tutti insieme, per la strada del rispetto verso ogni specie vivente e l’ambiente in cui viviamo.

Diana Lanciotti
da Amici di Paco 29 – Aprile 2005

 

Petizione

FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE PER COPRIRE I LORO SPARI
La caccia è praticata da un’esigua minoranza di italiani, gli unici individui a cui la legge permette di girare impunemente armati. La maggioranza degli italiani è contraria alla caccia. In parlamento si sta per votare una legge che rende più “libera” la caccia, allungando la stagione della caccia, aumentando l’elenco delle specie cacciabili, autorizzando anche altri strumenti di caccia ora illegali.
Firmando questa cartolina chiedi al Presidente del Consiglio non solo di bloccare in ogni modo il disegno di legge che estende la caccia, ma di adoperarsi personalmente per abolire definitivamente la caccia in Italia.

 

 

 

2 commenti per “HO VISTO UNA LEPRE FUGGIRE…

  1. Gentile Signora, riguardo la caccia la penso esattamente come Lei. Io vado molto in montagna (anche se siamo vicini di casa a Costa P.) e quando ho il piacere di vedere marmotte, stambecchi, camosci correre tra le rocce non so descrivere il piacere che provo, poi nel periodo di caccia, in valle si vedono camosci esibiti come trofei appesi a tavole di legno dai vari Rambo fieri di aver abbattuto un meraviglioso essere, che riesce a sopravvivere nelle peggiori condizioni dove neanche le capre lo farebbero, e sopratutto senza dare nessunissimo danno a nessuno. Il problema è che ci sono troppi interessi economici dietro a tutto ciò, e non si riuscirà mai a fermarli. Un cordiale saluto.

    1. Gentile signor Quarello, purtroppo ha ragione: ci sono troppi interessi e i politici non rinunceranno mai ai voti dei cacciatori e a quelli provenienti da tutto l’indotto delle armi.
      Ma a pensarla come noi sono in tanti… speriamo di stimolare qualche riflessione e qualche presa di posizione che non venga solo dal mondo puramente animalista: gli animali sono creature da tutelare e custodire, come qualunque altro bene esista su questa Terra di cui ci riteniamo padroni.
      Cordialmente

      Diana Lanciotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *