Commento di Lara sul libro “Paco, il Re della strada”

Cara Diana,
noi abbiamo letto “Paco il re della strada” con la mia classe e mi è piaciuto molto. Ho capito, grazie a questa lettura perché abbandonare i cani è sbagliato, perchè bisogna amare gli animali come se fossero delle persone con dei sentimenti e che non sono degli oggetti ma degli esseri viventi.
Tutti i fatti della storia sono veri? Se si, come ha fatto a ricostruirli?
Le immagini di Paco che ha inserito nel libro sono proprio belle!
Il suo modo di scrivere mi ha molto appassionato, soprattutto la parte della descrizione del cane Blanco e la sua foto (bellissima😍)

Cordiali saluti

Lara Chiodini

Carissima Lara,
sono davvero felice che il mio libro sia piaciuto e abbia fatto riflettere te e i tuoi amici su situazioni di cui raramente si parla, soprattutto nelle scuole.
Per fortuna ci sono insegnanti sensibili come la vostra, che hanno voglia di impegnarsi a sensibilizzare gli studenti su certe problematiche.
Quando scrissi il libro su Paco, nel 1997, di randagismo e abbandono non si parlava, come non si parlava di diritti e benessere degli animali. Si pensava che i cani, i gatti e gli animali in genere non soffrissero, non provassero sentimenti. Faceva comodo non pensarci, non porsi nemmeno il dubbio.

Venendo alle tue domande: quando ho adottato Paco al canile di Verona, nel marzo del 1992, di lui si sapeva solo che era stato un vagabondo che per almeno 4 mesi aveva gironzolato in un paese vicino riuscendo sempre a sfuggire alla cattura, cibandosi di avanzi che trovava nei cassonetti e altro che riusciva a rubacchiare in giro. Dicevano che era troppo furbo per farsi acchiappare.
Poi, quando lo portammo con noi, ci accorgemmo che era già vissuto in una casa, perché sapeva aprire le porte azionando le maniglie ed era abituato a dormire sul divano.
Quindi il nostro Pachino una casa l’aveva già avuta. Ed è tremendo pensare che un cagnolino abituato ad avere una casa e una famiglia si ritrovi un bel giorno (anzi un brutto giorno) in mezzo a una strada. Non sappiamo molto altro di lui, ma sono sicura che Paco sia stato messo sulla nostra strada dal destino che, usando la mia… penna, ha voluto che la sua storia, che è la storia di tutti i cani abbandonati, arrivasse a tante, tante persone.
Diciamo che nella storia di Paco ho messo anche tante storie di abbandono che negli anni ho appreso, frequentando i canili e approfondendo la conoscenza di un fenomeno orribile come  il randagismo. Così ho fatto di Paco un simbolo dei cani abbandonati che può aiutare i suoi simili meno fortunati di lui.
Sono convinta di essere stata lo strumento di un disegno più grande, voluto per cambiare il rapporto tra esseri umani e animali. Ha funzionato, e lo dimostra il fatto che anche nelle scuole se ne parla e si legge la storia di questo piccolo grande cane che ha cambiato il destino di tanti altri cani ma anche di tante persone.
In questi ventun anni la salvaguardia e il rispetto per gli animali hanno fatto grandi passi avanti, nella direzione indicata da Gandhi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”.
Siamo ancora lontani da questa “grandezza”, ma prima o poi ci arriveremo. E una parte del merito va proprio al mio straordinario Pachino, e all’esempio che è stato per tanti.

Cara Lara, la storia di Paco ha un seguito in Paco, Diario di u cane felice e In viaggio con Paco. Se il primo libro ti ha appassionata, sono certa che ti piaceranno anche gli altri.
Scrivimi quando vuoi. Sarò felice di restare in contatto con te.
Un abbraccio

Diana

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