Commento e domande di Esmeralda su “Paco, il Re della strada”

Gentilissima Signora Diana Lanciotti,
buongiorno!
Sono Esmeralda una pre-adolescente che frequenta la II media dell’Istituto Orsoline S. Carlo a Saronno.
Sono un’amante degli animali e per questo le volevo dire che il libro “Paco il re della strada” è un libro che ti apre il cuore e che ti fa percepire le emozioni e partecipare alle situazioni che ha vissuto Paco durante il periodo dell’abbandono.
Verso la fine il libro ti fa percepire anche l’importanza della famiglia.
Ha scritto un libro che in momenti molto forti ti fa commuovere e che ti fa capire lo stato d’animo di un cane abbandonato. Lei descrive anche il comportamento e il carattere di Paco.
Per questo le volevo fare alcune domande su di lui: quando avete preso Paco dal canile era felice? Cosa ha fatto quando ha visto per la prima volta Boris? Quanti anni aveva quando lo avete preso? Pensavate di adottare un altro cane al posto di Paco?
Oltre alle domande le vorrei dire anche la parte del libro che per me è stata più interessante. Mi ha colpito il modo di pensare di Paco perché invece di fissare qualcosa o di abbaiare, sbadigliava.
L’ultima cosa che mi è piaciuta di questo libro è stato lo stile che ha usato per descrivere la storia di Paco, è semplice e mi ha permesso di leggerlo in modo veloce.
Grazie per l’attenzione, spero di ricevere una risposta da lei.
Cordiali saluti

Esmeralda Dante

Carissima Esmeralda,
come ho già scritto ai tuoi compagni di classe, il piacere di ricevere le vostre email è davvero grande.
Chi scrive un libro, almeno è il mio caso, non sempre può immaginare l’effetto che avrà sui suoi lettori. Tra l’altro Paco, il Re della strada non nasce solo e tanto come libro per ragazzi, ma è rivolto a persone di tutte le età. È anche vero, come ho già detto, che difficilmente chi non ama gli animali cambia idea leggendo un libro, però in diversi casi è successo, così come è successo che chi ha letto un altro mio libro, La vendetta dei broccoli, rivedesse le proprie abitudini alimentari.
A volte siamo così abituati a un certo modo di vivere che sembra difficile riuscire a cambiarlo. Eppure con un libro a volte si riesce: non sempre a portare grandi cambiamenti, ma almeno a insinuare dei dubbi su quanto siano valide o sane le proprie abitudini e quanto certe problematiche possano essere approfondite con una riflessione obiettiva.

La storia di Paco ha funzionato così: l’ho scritta più che altro per dare risposta alle tante domande che avevamo sul suo passato, ma soprattutto per raccontare quanto amore e quanta riconoscenza un cane abbandonato possa donare alla sua nuova famiglia. Poi, come ho già spiegato, la storia mi ha preso la mano e sono andata a ritroso nel tempo a cercare informazioni sul suo passato. E, anche se è in buona parte frutto di fantasia, sono convinta che Paco mi abbia voluto guidare e ispirare nel racconto. Tra l’altro, quando scrivevo lui era sempre vicino a me, sdraiato sulla sua brandina sotto la mia scrivania, e… io sentivo la sua energia e la sua approvazione.
Ti sembrerà un discorso strano, ma dopo tanti anni a fianco degli animali credo che tra noi e loro si formi un rapporto più nascosto e sottile di quello che appare, una sorta di magia e di… trasmissione del pensiero che rende speciale il nostro legame. Basta avere la voglia e l’apertura mentale (e di cuore) per riuscire a coglierlo.
E credo che proprio i più giovani, non ancora appesantiti dai pregiudizi, siano capaci di aprire il loro cuore a creature prive di sovrastrutture mentali, e perciò più capaci di comunicare.
Ma adesso mi fermo, perché sennò scrivo un altro libro. Del resto parlare di animali è il terreno in cui mi muovo più facilmente. Fanno troppo parte della mia vita, da sempre.

Passo a rispondere alle tue domande.
Al canile Paco, che aveva circa un anno, non era di certo felice, anche se non si affannava a implorare attenzione come facevano gli altri cani. Era uno spirito troppo libero per accettare la prigionia. Del resto era stato un “Re della strada” e un Re non accetta mai di buon grado di perdere la sua… sovranità.
Poi quando ci ha visti per la seconda volta, dopo la nostra prima  visita al canile, si è trasformato in un cane felice. E l’ha dimostrato con manifestazioni che a ricordarle mi fanno venire le lacrime agli occhi. Al contrario di tanti cani che si legano in particolare a una persona, lui è diventato subito il cane mio e di mio marito. Non ha mai fatto differenze, mai preferenze.
Quando ha visto per la prima volta Boris, che è arrivato nel settembre del 1997, cioè 5 anni dopo di lui, l’ha accolto come se… lo conoscesse già. Una cosa molto strana, tanto che ne ho parlato, lavorando di fantasia ma forse ancora una volta “ispirata” da Paco, in Boris, professione angelo custode, dove ho raccontato in modo più approfondito alcuni episodi già narrati in Paco. Diario di un cane felice, il seguito di Paco, il Re della strada.
Condizionata da un cane che avevo visto in uno spot pubblicitario in tivù, io cercavo un “biondino pelosino”, ma Paco si fece notare con la sua immobilità, in mezzo a tutti gli altri cani festanti e saltellanti.
Per quanto riguarda gli “sbadigli” di Paco, col tempo ho imparato che si tratta di uno dei cosiddetti “segnali calmanti” a cui i cani ricorrono in situazioni di tensione.

Da Paco ho imparato queste e mille altre cose, tanto che ho iniziato a osservare con molta più attenzione i cani (ma anche i gatti) e ho potuto scrivere tre libri per aiutare tanti padroni a migliorare il rapporto con i propri amici con la coda: L’esperta dei cani, I cani non hanno colpe e Ogni gatto è un’isola.

Adesso ti saluto e ti invito a scrivermi quando vorrai. Per me è un grande piacere poter restare in contatto con ragazzi interessati a capire meglio il mondo che ci circonda.

Un abbraccio

Diana

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