Racconti… semianimalisti

Vi ringrazio di aver letto i miei racconti. Inoltre sono felice e fiera che li abbiate giudicati interessanti.
Per quanto riguarda la vostra preoccupazione sulla pubblicabilità in Paco Editore, vorrei spiegarvi perché non condivido il vostro consiglio di riscrivere i racconti per far diventare protagonisti gli animali.
Mi auguro avrete la pazienza di leggere anche questa lettera, benché lunghetta, perché ci terrei a che voi conosciate la prospettiva del mio progetto.
Naturalmente, ho riletto i due libri che mi consigliate, perché ho in casa e ho sempre letto tutti i libri di Paco. Anzi, C’è sempre un gatto ce l’ho nell’edizione Felinamente del 1995.
Inoltre, potrei dire che è dalla lettura di uno di quei racconti (“Giochi proibiti”, nel quale il gatto compare e acquista un ruolo solo verso la fine), che ha cominciato a maturare in me il desiderio che chi scrive di animali lo faccia anche indirettamente, quasi casualmente, cosicché i suoi libri si possano rivolgere anche a chi non cerca libri sugli animali.
Per intenderci, un libro come il mio, gli animalisti lo regalerebbero agli amici indifferenti, per farli avvicinare senza preconcetti al mondo degli animali e alle sue problematiche e potenzialità. Infatti, otteniamo l’effetto contrario se regaliamo Jonathan Safran Foer , Se niente importa- Perché mangiamo gli animali?; o Quando gli elefanti piangono di Jeffrey M.Masson ; e affini.
Quanto ai racconti lievi sugli animali, li prendono per favolette più adatte ai bambini.
Per questo ho progettato di scrivere racconti che apparentemente parlino d’altro mentre in realtà parlano di animali. E non è stato semplice inventare trame che, centrate diversamente, tirassero in ballo delle problematiche animaliste.
Ai racconti più “aggressivi” ho voluto mescolarne altri più lievi, che permettano di riprendere fiato e invitino a proseguire la lettura senza accantonarla perché troppo platealmente animalista.
Secondo me sono pochi i miei racconti in cui gli animali risultano periferici: in quest’altri miravo a far emergere come gli animali sono presenti nella vita umana anche quando non sembra o non ci si fa molto caso.
Io credo nel mio progetto, credo nella formula che ho ideato, volutamente proponendo una strada in qualche modo “originale” alla scoperta, all’apprezzamento e alla difesa degli animali.
Ci tenevo a pubblicare con voi per collaborare alla vostra causa.
Ma se questo non sarà possibile, cercherò un altro editore perché, ripeto, credo in questo progetto, deciso a tavolino in anni di militanza a favore degli animali.
Grazie per la paziente attenzione

Lettera firmata

(clicca su “continua” per leggere la risposta di Diana)

Gentile signora, mi perdoni se pubblico la sua lettera (debitamente "depurata" da riferienti personali), ma la trovo un ottimo spunto per alcuni chiarimenti sulla linea editoriale di Paco Editore che sono in tanti a chiederci prima di inviarci un lavoro da valutare.
Per farlo, pubblico la risposta che le ho inviato via mail.
Eccola:

Gentilissima signora, ho letto con attenzione i suoi bei racconti e la sua lettera.
Mi fa piacere che lei abbia preso spunto da uno dei miei racconti per iniziare a scrivere i suoi. Tenga però presente che il libro "C’è sempre un gatto" non fu scritto per Paco Editore, ma per Mursia.
Infatti il Fondo Amici di Paco non esisteva ancora (lo fondammo io, mio marito e… Paco, nel 1997 e Paco Editore nacque un anno dopo). Quindi quando scrissi quei racconti non avevo per nulla l’idea di una collana editoriale che sostenesse le iniziative a favore degli animali bisognosi e divulgasse i valori del rispetto, della comprensione e dell’amore che sono alla base dell’operare del Fondo Amici di Paco.

Trovo molto ben scritti i suoi racconti, ma non posso che condividere quanto affermato nella scheda editoriale dal nostro consulente: "I racconti come sappiamo sono di ardua commerciabilità, a meno che non siano opera di autori già noti. Per Paco Editore, per il suo vissuto, il suo target e i suoi programmi, reputo onestamente difficile l’inserimento nella collana "Amici di zampa" di racconti nei quali l’animale non sia la figura centrale."

Come le dicevo, non posso che condividere: parecchi anni di impegno in questo settore mi hanno regalato una buona conoscenza del nostro target, che quando compra un libro da noi lo vuole con un determinato taglio.

Certo, abbiamo anche creato la collana "Argomenti umani", nella quale io stessa ho pubblicato quattro romanzi (storie umane che vedono però tra i personaggi principali un animale che… lascia un’impronta nella vita dei protagonisti).
Anch’io avevo fatto il suo stesso ragionamento: pubblichiamo libri più "generalisti" per avvicinare alla nostra causa anche chi non leggerebbe storie solo di animali.
Però mi sono accorta che i nostri lettori da noi si aspettano proprio storie dove gli animali siano protagonisti, tanto che nell’ultimo romanzo (Silver Moon-Lo stregone del mare) tutta la storia degli umani ruota intorno alle figure di un cane e di un cavallo. E poi, in ogni caso, dopo tutti questi anni ho il mio "parco" di lettori che mi segue ovunque il narrare mi porti. Quindi non faccio testo.

Un altro fattore da considerare è lo stato attuale dell’editoria: in un momento in cui il mercato non è così florido e in espansione, è giusto ritagliarsi una propria nicchia ed eccellere in quella.
Consideri, poi, che il racconto è di per sé di difficile vendibilità, a meno che non si abbia già una notorietà che faccia da traino.

Alla luce di queste considerazioni e del fatto che mi piace come lei scrive, non posso che invitarla a scrivere per noi. Non necessariamente rivisitando i suoi racconti, ma creando una storia che abbia per protagonisti gli animali.

Spero di avere presto sue notizie.

Con i più cordiali saluti

Diana Lanciotti
direttore editoriale

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