Diritti d’autore sì o no?

Gentilissima Diana Lanciotti, avrei da porle una domanda: non m’è chiaro se Paco Editore essendo casa editrice non profit riconosce agli autori i diritti sui libri pubblicati e venduti. Ho pronto un manoscritto che ha per protagonista una tartaruga che salva l’oceano da un disastro ambientale di eccezionale gravità che mette a repentaglio la vita sul pianeta Terra.
Sarei molto ben disposto ad aiutare con il mio scritto un’associazione meritoria come Amici di Paco però devo confessarle che mi piacerebbe oltre a farmi comodo poter guadagnarci qualche cosina dal mio lavoro essendomi esso costato lavoro e sacrificio. Infine sono a chiederle: chiedete forse qualche forma di contributo in denaro per la pubblicazione dei testi?
Le sarei grato di una sua cortese risposta

Umberto

P.S. Le sarei grato se volesse spiegarmi il percorso da lei compiuto per pubblicare i suoi libri.

(clicca su “Leggi tutto” per leggere la risposta di Diana)

Gentilissimo Umberto,
parto dalla sua seconda domanda, alla quale rispondo subito, come ho già fatto in passato su questa rubrica, e come è specificato nella "Nota per gli autori" sul sito del Fondo Amici di Paco, alla pagina http://www.amicidipaco.it/index.php?p…&tc=0: NO, Paco Editore non chiede nessun contributo agli autori che pubblica.
Come ho già raccontato, quando nel 1995 finii di scrivere il mio primo libro, una raccolta di racconti (C’è sempre un gatto- Dodici gatti unici con finale a sorpresa), seguii la trafila che quasi tutti gli scrittori esordienti seguono: mi misi in cerca di un editore. Tralasciando i grandi, provai con i medi e con i piccoli. Dai medi non ricevetti nemmeno il classico cenno di risposta. Poi mi imbattei in un piccolo editore di Milano (consigliatomi da un conoscente che aveva pubblicato con lui), che dopo avermi esternato tutto il suo apprezzamento per i miei racconti, mi disse: «Il suo libro mi piace. Che cosa devo fare?»
«Lo pubblichi», gli risposi.
«Sì, ma lei è un’autrice sconosciuta, pubblicare un libro costa…»
Avevo già capito. «Quanto?» chiesi.
«Be’… sui tredici milioni.»
Parliamo di lire ovviamente. Ma tredici milioni erano sempre tredici milioni. Non ci pensai neanche per un attimo e gli dissi: «No, grazie.»
E feci bene, perché dopo pochi giorni ricevetti una telefonata da Mursia che, dopo aver letto il mio libro, mi proponeva di pubblicarlo nella collana Felinamente. Pubblicai con loro, nella collana arCANI, anche "Paco, il Re della strada", con reciproca soddisfazione. Ma quando decisi di continuare con la storia di Paco e scrissi "Paco. Diario di un cane felice" mi resi conto che era un peccato poter devolvere al Fondo Amici di Paco solo i diritti d’autore e non il resto dei ricavi, come invece era possibile fare con Paco Editore, che era nata nel frattempo e già stava pubblicando libri di altri autori. E così, in perfetta armonia, chiesi a Mursia di rescindere il contratto che mi vincolava a loro per otto anni. Mursia divenne, in cambio, nostro distributore per qualche anno.
Avendo quindi toccato con mano la realtà dell’editoria a pagamento (che considero un sistema per approfittare dei sogni e delle speranze di tanti esordienti) e la realtà delle case editrici serie (Mursia e, modestamente, Paco Editore), di richieste di contributi agli autori non voglio nemmeno sentir parlare.
Investire su un autore (soprattutto se sconosciuto al pubblico) e aiutarlo a essere conosciuto è oneroso. Ma fa parte dei "rischi d’impresa". L’importante è che l’autore sia ben conscio dei rischi e dell’impegno che l’editore deve affrontare.
L’ultima volta che ho contattato un editore è stato per il mio romanzo "Black Swan-Cuori nella tempesta", nel 2002. Non era un un libro sugli animali, perciò ancora non avevamo deciso se potesse essere adatto per Paco Editore, che finora aveva pubblicato solo storie di animali. Decisi di affidare la questione ai nostri consulenti editoriali (non potevo di certo decidere le sorti di un libro scritto da me all’interno di una casa editrice della quale sono direttore editoriale). Nel frattempo mi misi in contatto con alcuni editori. Longanesi mi rispose mesi dopo con una lettera preconfezionata, che rivelava che non c’era stata nessuna buonanima che si fosse presa la briga di aprire il mio dattiloscritto. Mondadori dapprima mi allettò, poi mi fece perdere un po’ di tempo, forse nell’intento di farmi desistere (strano, però, visto che il libro era piaciuto: a dir la verità ebbi l’impressione che ci fossero tensioni interne, fra le persone, e forse ne fui vittima. Ma ora non importa). Sperling & Kupfer mi rispose con una lettera scritta da qualche trombone che, dopo aver dissertato su qualcosa che aveva chiaramente sfogliato ma non letto, finiva dicendo che il libro rischiava di essere un iceberg lucente che avrebbe potuto non incontrare i gusti dei lettori. Non sono mai riuscita a capire che cosa intendesse il trombone in questione, ma non me ne sono mai preoccupata più di tanto, visto che poco dopo arrivò la risposta dei nostri consulenti che, dati alla mano, mi dicevano che "si poteva fare": la creazione di una collana "Argomenti umani" in Paco Editore ci poteva stare.
Me ne preoccupai ancor meno, della faccenda dell’iceberg lucente, quando di lì a poco il libro incominciò a vendere diverse migliaia di copie in prima battuta, a cui ne seguirono altre diverse migliaia nelle successive ristampe.
Come dicevo fu l’ultima volta che contattai un editore. Poi furono loro a contattarmi. I miei libri evidentemente non erano più "iceberg lucenti". Ma ormai il mio rapporto con Paco Editore è troppo bello e mi dà un mare di soddisfazioni (tra le quali poter devolvere tutto il ricavato, e non solo i diritti d’autore come succederebbe se pubblicassi con un altro editore).
Chiusa la parentesi. Che avevo aperto, però, per rispondere alla domanda del post scriptum e testimoniare quanto sia dura pubblicare, soprattutto in Italia, dove il mercato editoriale è una specie di museo delle mummie, che si anima solo quando qualche editore decide di fare il colpo grosso investendo una barca di soldi su un libro che grazie al battage sarà vendutissimo; salvo poi sentire o leggere i commenti delusi dei lettori che non hanno ancora capito che la promozione ad alto livello non corrisponda ad alti livelli di qualità. E’ dura, comunque, ma non impossibile.
Il problema non sono "le case editrici", ma le persone che ci lavorano dentro. Molti lo fanno con mentalità impiegatizia, accontentandosi solo di portare a casa lo stipendio, senza grossi rischi e scocciature. E "perdere tempo" con un esordiente, si sa, è rischioso (e per qualcuno… una vera scocciatura).
Lo sappiamo bene noi, che di esordienti ne pubblichiamo e ne abbiamo pubblicati. Sappiamo bene quanto impegno ci vuole, quanta dedizione, quanta energia serva per creare un rapporto di fiducia e collaborazione che porti a dare alla luce una creatura che possa avere felice e lunga vita.
Certo, è molto più facile, meno rischioso, meno impegnativo, meno stressante comprare libri stranieri già pubblicati, già testati, già sottoposti a editing… Quanta fatica in meno. Ma ragionando così ci si impantana nell’immobilismo, ci si appiattisce pubblicando libri tutti uguali, con lo stesso comune denominatore, di autori già pubblicati all’estero, che imitano altri autori già famosi (vedi le saghe sui vampiri, o i libri degli autori nordici…)
Ci sarebbe da parlarne per una settimana…

Per quanto riguarda i diritti d’autore, pur essendo nata per uno scopo benefico Paco Editore si comporta come gli altri editori: cioè corrisponde agli autori i diritti sulle vendite dei libri.
Alcuni dei nostri autori scelgono di devolvere tutti (io sono una di questi) o una parte dei loro diritti al Fondo Amici di Paco, ma questa è una loro libera scelta, per la quale li ringraziamo.
I diritti d’autore, a seconda dell’editore e del singolo contratto, possono andare dallo… 0 all’8%. Per quanto ci riguarda siamo in linea con le percentuali applicate dalla maggior parte degli editori.
Un’ultima precisazione: quando parliamo di ricavi, ci riferiamo a ciò che resta, detratte le spese di produzione, i diritti d’autore e la parte che spetta al distributore e al libraio, nel caso di vendita in libreria. Nel caso di vendita diretta, a Paco Editore resta una somma ovviamente maggiore, che va tutta devoluta al Fondo Amici di Paco.
Se dopo questa chiacchierata deciderà di proporci il suo dattiloscritto, può mandarmelo stampato su carta all’indirizzo che le indicherò in una mail a parte. Provvederò a sottoporlo a uno dei nostri consulenti editoriali per una prima valutazione. In genere questa fase richiede dai tre ai sei mesi.
Mi sembra di aver detto tutto. Se ha altri dubbi, io sono qua.
Cordiali saluti

Diana Lanciotti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *